madernassa guarene 2019

Mancano tre giorni alla presentazione della Guida Michelin 2020: il tondeggiante omino di copertoni prosegue il suo tour emiliano nato dalla collaborazione tra l’Ente Destinazione Turistica Emilia e Michelin Travel Partner srl e, dopo Parma, tocca a Piacenza ospitare quello che a tutti gli effetti è il capodanno gastrofregno. A noi, invece, toccano i pronostici.

Nella Primogenita d’Italia si stanno attrezzando, e la stampa locale parla di un investimento di 100.000€ (ci tengono a sottolineare “122mila contando l’IVA”: bravi, l’evasione si combatte educando) che porterà il gotha della cucina italiana dal Teatro Municipale, luogo della presentazione, alla Galleria Ricci Oddi e alla galleria d’Arte Volumnia, per pranzo e cena di gala. L’evento incombe e già ci sono diversi temi da approfondire per darvi autorevolezza nelle vostre chiacchiere da bar o nei flame su Facebook, e sapete quanto ci teniamo a farvi fare bella figura. Quindi, ecco le nostre considerazioni sulla Guida Michelin 2020 (fino ad ora) e i nostri pronostici su chi prenderà o dovrebbe prendere le benedette stelle.

I Bib Gourmand: premio all’astuzia (di chi premia)

“Il Bib Gourmand, ovvero la faccia sorridente dell’Omino Michelin che si lecca i baffi, è il pittogramma che indica un ristorante che propone una piacevole esperienza gastronomica, con un menu completo a meno di 35€.”

Questa la definizione ufficiale. Al netto del pubblico che si scanna perché in questo o quel locale si spenda più della cifra indicata, ritengo il nuovo entusiasmo riguardo questo riconoscimento come una vittoria della comunicazione Michelin. Diciamocela tutta: storicamente sulla Rossa o eri stellato o non esistevi. Se il “macaron” valeva una carriera, qualsiasi altro tipo di segnalazione si perdeva nel rumore di fondo; ma l’annuncio anticipato di questi locali selezionati in base al rapporto qualità/prezzo gli ha dato risalto e dignità. E se l’ultima volta ci avete speso 37 euro pazienza.

I ristoranti etnici

E proprio i Bib Gourmand (eccoli, regione per regione) mi hanno anticipato su una delle mie fisse annuali in periodo di annuncio della guida, ovvero il ruolo che i ristoranti etnici dovrebbero ricoprire nella scena gastronomica ritratta dalla Michelin. Con tre nuovi Bib Gourmand assegnati alle cucine asiatiche di Kanton Restaurant (Capriate San Gervasio), Nove Scodelle (Milano) e Green T (Roma), la guida Rossa sembrerebbe prestare una maggiore attenzione alla ristorazione etnica, quella che non si riscontra nel fine dining.

Parlando di stelle, per un Iyo che resta l’unico rappresentante stellato italiano della categoria, un Bon Wei scalpita. E che Wicky’s non sia ancora candidato per la seconda è uno scandalo.

Ma è anche vero che avere tra i propri contatti un conoscitore di tavole del mondo significa soprattutto l’accesso a emozioni forti low-cost. Giusto quindi valorizzare questi locali trovandogli anche una collocazione tra i Bib. Va detto che nella comunità di appassionati un posto come Nove Scodelle è gia nel novero dei posti “fighetti”, soprattutto per il design decisamente minimal e metropolitano, ma stiamo pur sempre parlando della Rossa. Ci vorrà ancora un bel po’ prima che i suoi ispettori colgano il fascino del pragmatismo sino-kitsch di un Impressione Chongqing. Ovviamente l’esordio tra i Bib dei locali etnici non li esclude dal panorama stellato.

Le pizzerie

Parlando di esclusi dal panorama stellato, il direttore della guida Sergio Lovrinovich ha già anticipato, in un’intervista a Scatti di Gusto, una delle pochissime certezze tra le solite dichiarazioni sibilline: anche quest’anno niente pizzerie stellate. Mentre nel resto del mondo spuntano bancarelle e street food con la stella, servendo pasti con conti inferiori ai due dollari, il cibo più famoso del pianeta resta orfano di riconoscimenti. La cosa è ormai inaccettabile e quando arriveranno saranno sempre in colpevole ritardo. Che sia pizza gourmet o napoletana poco importa, da qualche parte bisognerà pure cominciare, Simone Padoan e Franco Pepe sono i miei candidati ideali.

Le nuove stelle Michelin: i nostri pronostici

Sia chiaro, non abbiamo fonti di intelligence e non diamo credito ai ristoratori che dicono di avere già ricevuto fantomatiche telefonate. Ma in redazione possiamo dire di essere moderatamente sul pezzo e così, dopo un rapido brainstorming, abbiamo buttato un realistico elenco di nomi. Più che pronostici, i nostri auspici.

Nuovi 3 Stelle

Non è detto che ce ne siano, personalmente voto Danì Maison a Ischia, le voci di corridoio danno anche Seta come potenziale candidato.

Nuovi 2 stelle

madernassa guarene

  • Lido 84. Il 2019 è stato l’anno della consacrazione internazionale per i fratelli Camanini, qualsiasi ragione gli ispettori avessero avuto per mantenerlo monostellato è ormai pretestuosa. Questa almeno è la nostra opinione (che forse avrete intuito dalla mia recente recensione).
  • La Madernassa. Michelangelo Mammoliti pare pronto per la seconda stella Michelin; con il suo nuovo menu degustazione, M@d 100% Natura (in copertina) si è decisamente superato, imprimendo un suo stile, sempre più definito, e liberandosi da qualche barocchismo che ricordavamo. Purtroppo io non ci sono andato nel 2019, ma chi c’è stato, dalla redazione, mi dice di scrivere esattamente così.
  • Il Cambio. Baronetto è un predestinato, e un bi a Torino manca. Ci si può credere.
  • Metamorfosi
  • Il Palagio del Four Seasons
  • Angelo Sabatelli. Uno dei padri della rinascita gourmet della Puglia, due stelle ci starebbero eccome.

I nuovi ristoranti stellati (?)

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[Immagini | Chiara Cavalleris per Dissapore; nell’ordine: La Madernassa, Iyo, La Madernassa, Condividere]

commenti (5)

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  1. Avatar Mattia C. ha detto:

    Mangiato oggi all’imbuto per concludere in bellezza il Comics (diciamo che ho messo in questo pranzo tutto il budget). Prima volta in uno stellato, ne è valsa assolutamente la pena.
    In tal proposito io non riesco però a capire se la stella l’abbia ancora o meno: sul sito la menziona, sulla guida non appare nemmeno (strano passare da stella a niente…), però non vedo articoli che menzionino l’averla persa negli ultimi anni, ma al tempo della vostra recensione pare l’avesse.
    Sono confuso. Stella o non stella è stata una bellissa esperienza e sono curioso per l’uscita della nuova Rossa.

    1. Avatar Mattia C. ha detto:

      Probabile, in fondo tutti i menù sono rincarati di 20€, forse han giudicato che a quel prezzo non valeva più altrettanto

  2. Avatar Andrea Martano ha detto:

    Leggo “Il Cambio. Baronetto è un predestinato, e un bi a Torino manca. Ci si può credere” e mi esce un porco grande che non so neppure misurarlo.
    Sono tornato dopo molti anni a magiare al Del Cambio sabato a mezzogiorno e per me non dovrebbe averne neppure una di stella, figuriamoci prendere la seconda. Servizio in alcuni momenti a dir poco ingenuo, cameriere che serve il pane da destra passando col braccio davanti alla mia commensale che stava portando una forchetta alla bocca, ma peggio il menù degustazione Piemonte è stata una completa delusione vista l’aspettativa. In dettaglio:
    Foglia di pane e salsiccia: insignificante e con un abbinamento di consistenze di dubbio successo.
    Antipasto misto piemontese: appena passabile, la trippa e la bagna cauda imbarazzanti.
    Vitello tonnato: lo faceva meglio la buon’anima di mia madre, troppo cotta la carne, troppo asciutta, salsa al di sotto dell’aspettativa. Baronetto, vai a imparare da Milone come si fa una rivisitazione del vitello tonnato.
    Agnolotti* alla piemontese: li abbiamo sostituiti con taglierini all’uovo con l’idea di aggiungerci il tartufo. Arrivati al tavolo la salsa era rappresa ed erano difficili da girare senza creare una mappazza.
    Filetto e testina di vitello con le sue salse: sostituito da un lesso di faraona, buono ma la quantità era misera anche per un menù degustazione.
    Selezione di formaggi piemontesi: pochi piemontesi, alcuni banali.
    Bonèt: sarà che mi aspettavo una versione classica, non male ma non mi ha soddisfatto.
    I sommelier invece sono stati all’altezza delle aspettative.
    Con due calici di Champagne come aperitivo e un’altra bottiglia (€80) a pasto abbiamo chiuso con un conto di € 446 che spendo volentieri ma che vorrei mi facessero godere molto di più. Poi, per curriosità, abbiamo guardato le recensioni su Tripadvisor e il numero di quelle decisamente negative, e posso capire il motivo, è piuttosto alto. Se questa è la qualità media la seconda stella da dove nasce?