Mancano tre giorni alla presentazione della Guida Michelin 2020: il tondeggiante omino di copertoni prosegue il suo tour emiliano nato dalla collaborazione tra l’Ente Destinazione Turistica Emilia e Michelin Travel Partner srl e, dopo Parma, tocca a Piacenza ospitare quello che a tutti gli effetti è il capodanno gastrofregno. A noi, invece, toccano i pronostici.
Nella Primogenita d’Italia si stanno attrezzando, e la stampa locale parla di un investimento di 100.000€ (ci tengono a sottolineare “122mila contando l’IVA”: bravi, l’evasione si combatte educando) che porterà il gotha della cucina italiana dal Teatro Municipale, luogo della presentazione, alla Galleria Ricci Oddi e alla galleria d’Arte Volumnia, per pranzo e cena di gala. L’evento incombe e già ci sono diversi temi da approfondire per darvi autorevolezza nelle vostre chiacchiere da bar o nei flame su Facebook, e sapete quanto ci teniamo a farvi fare bella figura. Quindi, ecco le nostre considerazioni sulla Guida Michelin 2020 (fino ad ora) e i nostri pronostici su chi prenderà o dovrebbe prendere le benedette stelle.
I Bib Gourmand: premio all’astuzia (di chi premia)
“Il Bib Gourmand, ovvero la faccia sorridente dell’Omino Michelin che si lecca i baffi, è il pittogramma che indica un ristorante che propone una piacevole esperienza gastronomica, con un menu completo a meno di 35€.”
Questa la definizione ufficiale. Al netto del pubblico che si scanna perché in questo o quel locale si spenda più della cifra indicata, ritengo il nuovo entusiasmo riguardo questo riconoscimento come una vittoria della comunicazione Michelin. Diciamocela tutta: storicamente sulla Rossa o eri stellato o non esistevi. Se il “macaron” valeva una carriera, qualsiasi altro tipo di segnalazione si perdeva nel rumore di fondo; ma l’annuncio anticipato di questi locali selezionati in base al rapporto qualità/prezzo gli ha dato risalto e dignità. E se l’ultima volta ci avete speso 37 euro pazienza.
I ristoranti etnici
E proprio i Bib Gourmand (eccoli, regione per regione) mi hanno anticipato su una delle mie fisse annuali in periodo di annuncio della guida, ovvero il ruolo che i ristoranti etnici dovrebbero ricoprire nella scena gastronomica ritratta dalla Michelin. Con tre nuovi Bib Gourmand assegnati alle cucine asiatiche di Kanton Restaurant (Capriate San Gervasio), Nove Scodelle (Milano) e Green T (Roma), la guida Rossa sembrerebbe prestare una maggiore attenzione alla ristorazione etnica, quella che non si riscontra nel fine dining.
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Parlando di stelle, per un Iyo che resta l’unico rappresentante stellato italiano della categoria, un Bon Wei scalpita. E che Wicky’s non sia ancora candidato per la seconda è uno scandalo.
Ma è anche vero che avere tra i propri contatti un conoscitore di tavole del mondo significa soprattutto l’accesso a emozioni forti low-cost. Giusto quindi valorizzare questi locali trovandogli anche una collocazione tra i Bib. Va detto che nella comunità di appassionati un posto come Nove Scodelle è gia nel novero dei posti “fighetti”, soprattutto per il design decisamente minimal e metropolitano, ma stiamo pur sempre parlando della Rossa. Ci vorrà ancora un bel po’ prima che i suoi ispettori colgano il fascino del pragmatismo sino-kitsch di un Impressione Chongqing. Ovviamente l’esordio tra i Bib dei locali etnici non li esclude dal panorama stellato.
Le pizzerie
Parlando di esclusi dal panorama stellato, il direttore della guida Sergio Lovrinovich ha già anticipato, in un’intervista a Scatti di Gusto, una delle pochissime certezze tra le solite dichiarazioni sibilline: anche quest’anno niente pizzerie stellate. Mentre nel resto del mondo spuntano bancarelle e street food con la stella, servendo pasti con conti inferiori ai due dollari, il cibo più famoso del pianeta resta orfano di riconoscimenti. La cosa è ormai inaccettabile e quando arriveranno saranno sempre in colpevole ritardo. Che sia pizza gourmet o napoletana poco importa, da qualche parte bisognerà pure cominciare, Simone Padoan e Franco Pepe sono i miei candidati ideali.
Le nuove stelle Michelin: i nostri pronostici
Sia chiaro, non abbiamo fonti di intelligence e non diamo credito ai ristoratori che dicono di avere già ricevuto fantomatiche telefonate. Ma in redazione possiamo dire di essere moderatamente sul pezzo e così, dopo un rapido brainstorming, abbiamo buttato un realistico elenco di nomi. Più che pronostici, i nostri auspici.
Nuovi 3 Stelle
Non è detto che ce ne siano, personalmente voto Danì Maison a Ischia, le voci di corridoio danno anche Seta come potenziale candidato.
Nuovi 2 stelle
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- Lido 84. Il 2019 è stato l’anno della consacrazione internazionale per i fratelli Camanini, qualsiasi ragione gli ispettori avessero avuto per mantenerlo monostellato è ormai pretestuosa. Questa almeno è la nostra opinione (che forse avrete intuito dalla mia recente recensione).
- La Madernassa. Michelangelo Mammoliti pare pronto per la seconda stella Michelin; con il suo nuovo menu degustazione, M@d 100% Natura (in copertina) si è decisamente superato, imprimendo un suo stile, sempre più definito, e liberandosi da qualche barocchismo che ricordavamo. Purtroppo io non ci sono andato nel 2019, ma chi c’è stato, dalla redazione, mi dice di scrivere esattamente così.
- Il Cambio. Baronetto è un predestinato, e un bi a Torino manca. Ci si può credere.
- Metamorfosi
- Il Palagio del Four Seasons
- Angelo Sabatelli. Uno dei padri della rinascita gourmet della Puglia, due stelle ci starebbero eccome.
I nuovi ristoranti stellati (?)
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- Dina (Gussago, BS), la nostra recensione.
- Da Gorini (San Piero in Bagno, FC), la nostra recensione.
- Petit Royal (Courmayeur, AO)
- Radici Terra e Gusto (Padova)
- Wicky’s (Milano)
- Serica (Milano)
- Borgo Sant’Anna (Monforte d’Alba, CN)
- Al Malò (Rovato, BS)
- Rose Salò (Salò, BS)
- Casa Leali (Puegnago sul Garda, BS), la nostra recensione.
- Condividere (Torino), la nostra recensione. (Pure La Limonaia, nella stessa città, potrebbe meritare la stella Michelin, e probabilmente più di altri che già la detengono, ma questo è probabilmente l’anno di Condividere).
- Retrobottega (Roma)
- Zia (Roma)
- Jacopa (Roma)
- L’Arcade (Porto San Giorgio, FM)
- EAT (Assisi, PG)
- Sum (Catania)
[Immagini | Chiara Cavalleris per Dissapore; nell’ordine: La Madernassa, Iyo, La Madernassa, Condividere]