di Cinzia Alfè 16 Giugno 2016
cliente contrariato al ristorante

E alla fine arriva alla nostra redazione una mail che è quasi uno sfogo, una prece, una richiesta di aiuto da parte di una ristoratrice ormai allo stremo per le richieste e gli adempimenti a cui la brigata di cucina devono sottostare quando in sala si paventa lui:

Il finto celiaco.

L’ipocondriaco, quello che non ha nulla ma che si sente addosso tutti i mali del mondo celiachia compresa, e come se non bastasse è pure modaiolo e trendy, quindi ancora più fintamente celiaco, perché oggi “senza glutine” è come vegan: fa figo, anzi, di più!

Eccovi quindi uno stralcio dell’email ricevuta dalla logorata ristoratrice, ormai preda allo sconforto.

” Cari voi di Disspore, perché non fate un bel pezzo su cosa succede nella cucina di un ristorante quando dici che sei celiaco, per esempio che:
— una zona della cucina viene completamente pulita
— una persona si stacca e si dedica solo a preparare il cibo del celiaco dopo avere cambiato giacca e lavato accuratamente le mani fino alle braccia
— il cameriere porta il piatto del celiaco separatamente dagli altri

e che quindi quando vedi il sedicente celiaco scofanarsi le cozze al pangrattato del compagno di tavola, o sforchettare allegramente nella pasta del vicino “non si preoccupi non sono proprio celiaco, preferisco mangiare senza glutine”, visto tutto il lavoro che ti sei dato tu, un po’ ti girano?

Essere celiaci non è e non deve diventare una moda, è e deve restare una malattia”.

Ovvio che, quando il cliente inizia una frase con “Scusi, io sono celiaco”, già alla prima “c” il ristoratore sia preso da comprensibile stravolgimento di budella, ma di fronte alla malattia, all’intolleranza non si guarda a nulla e si attivano tutte le procedure che garantiscono il sacrosanto diritto al godimento di un pasto, ci mancherebbe altro.

Ma quando l’ospite non è sicuramente celiaco? Quando, secondo la sua stessa ammissione, preferisce soltanto pasteggiare no-gluten?

Quando cioè al nostro sembra solo di avere un’intolleranza al glutine, non supportata da analisi mediche o referti clinici, e il massimo che gli è capitato è stato avvertire una lieve pesantezza di stomaco quando ha buttato giù tre pizze e due “pane e panelle” a strozzo per il tubo dell’esofago?

Non lo sa, il tapino, a che lavoro sottopone una brigata di cucina oltretutto nelle ore più calde del servizio.

Vuole solo tutelarsi per una sua idea di intolleranza ma, soprattutto, vuole fare il diverso con gli amici, anzi, il diverso alla moda. Cosa c’è di meglio? E cosa c’è di più facile grazie all’assist dell’intolleranza al glutine?

Bene, finto celiaco che non sei altro, ora non hai più scuse. Ora sai cosa succede quando accenni in un locale che “forse” sei intollerante al glutine.

Mettiti una mano sulla coscienza, vai da uno bravo e torna solo con esami inconfutabili alla mano. Tu e la tua “forse” intolleranza.