di Dario De Marco 31 Gennaio 2021
Scannabue ristorante museo

Una vicenda distopica ambientata in un futuro remoto, in cui non solo le persone non vanno più al ristorante, ma non ricordano neanche più cosa siano, i ristoranti. Che pertanto sono stati trasformati in musei, con tanto di visite guidate all’interno di uno stupefacente passato. Non è la trama del prossimo blockbuster sci-fi in arrivo nelle sale cinematografiche (anche perché, come dire, anche i cinema…) ma il breve  video che è comparso ieri sulla pagina Facebook del noto ristorante torinese Scannabue.

Un video ironico e amaro su un domani che non vorremmo mai vedere.

Il video parte con una guida, che accoglie i visitatori del museo proprio come la direttrice di sala accoglieva i  “clienti”. Descrive la vita in quei tempi assurdi in cui durante l’aperitivo “tutti prendevano le noccioline dalla stessa ciotola”, le persone per salutarsi “si stringevano la mano e addirittura si baciavano sulle guance”, e i ristoranti, incredibile a dirsi, erano diffusi in tutto il mondo: anche negli Stati Uniti fonti archeologiche ci parlano di ristorazione, solo un po’ più veloce.

Amici, partecipate anche voi alla visite guidate alla scoperta dei luoghi di aggregazione sociale ormai dimenticati….

Posted by Scannabue Ristorante & Gastronomia on Saturday, January 30, 2021

 

Tra risolini ironici e ooooh di meraviglia, la visita prosegue in cucina e in sala, dove ai visitatori – un gruppo eterogeneo e internazionale, ma rigorosamente dotato di mascherina, e limitato nel numero a non più di 5 persone – viene mostrato un menu. Non prima di averlo sanificato con una spruzzata di disinfettante, ovvio.

Proprio in sala avviene il colpo di scena: dopo aver parlato di pazzesche tavolate di 12 persone, la guida del museo ricorda l’antica usanza di porre un cestino del pane a centro tavola, cestino dal quale tutti attingevano. E quando a un cliente scappa detto “che schifezza!”, lei annuisce comprensiva e aggiunge: “Ma non dobbiamo essere troppo severi con loro, stiamo parlando di… un anno fa”.

Il video è dichiaratamente ispirato a un’analoga boutade di “sconosciuti francesi”, Bienvenue au musée du restaurant. Come nota di merito, va dato atto a Scannabue, non si percepisce il minimo accenno polemico nei confronti delle misure governative, nessun #ioapro neanche sottinteso. In questo futuro da scongiurare, è la pandemia ad aver relegato i ristoranti nei musei, non la buonanima di Conte.

In chiusura, permettete anche a me di fare un po’ amara ironia, da buon emigrante di vecchia data ma non meno disadattato. Per me la cosa più fantascientifica del video avviene quando la guida, parlando del momento del conto, spiega che spesso i commensali facevano a gara per pagare. Ma dove, a Torino?