Le domande da fare al colloquio di lavoro in un ristorante, se il reddito di cittadinanza non vi basta

Volete lavorare in un ristorante, uno dei tanti che adesso ha bisogno di cuochi e camerieri. Al colloquio di lavoro che vi spetta c'è qualche domanda da fare, oltreché da aspettarsi.

Le domande da fare al colloquio di lavoro in un ristorante, se il reddito di cittadinanza non vi basta

Metti che sei una cuoca, un cameriere, una sommelier o un lavapiatti, e cerchi lavoro: quali sono le domande che devi assolutamente fare a un colloquio? Aspetta un attimo, rileggi… sì sì, è giusto. Abbiamo scritto “le domande che TU devi fare”, non le domande che devi aspettarti di ricevere, e per le quali devi prepararti. Il mondo sta andando al contrario? Forse: almeno nel settore della ristorazione.

Non è che si siano ribaltati i rapporti di forza, eh, però un minimo si percepisce il mutamento: inatteso quando gradito effetto collaterale della pandemia. Da quando sono iniziate le riaperture, in tarda primavera, i gestori dei locali hanno dovuto affrontare un problema inedito: non trovavano personale. Molte delle figure che si erano (o erano state) allontanate dal lavoro nell’anno e mezzo precedente, non avevano più intenzione di rientrare. O meglio: di rientrare a determinate condizioni, che in certi casi erano addirittura peggiori di quelle pre-pandemia. Ci sono state polemiche, ci sono state lunghe settimane di cliché, in cui l’andazzo era “i giovani non vogliono lavorare perché preferiscono il reddito di cittadinanza”. 

Certo quella misura di sostegno ha contribuito a far scoppiare il bubbone, ma viene sempre da pensare che se è preferibile un’elargizione di poche centinaia di euro, le condizioni economiche proposte dai ristoranti devono fare veramente schifo. E difatti abbiamo cercato di raccontare un punto di vista diverso, quello delle lavoratrici che non trovano un’offerta decente, quello degli stagionali che dopo anni di in e out preferiscono cambiare completamente settore. Abbiamo anche raccolto le voci – rare ma non inesistenti – di imprenditori della ristorazione che dicono sì, siamo noi a dover cambiare mentalità.

Nel frattempo, altrove, le cose si muovevano: negli Usa per esempio la paga media nella ristorazione toccava vette mai raggiunte prima. Ed è sempre dagli Stati Uniti, dal magazine Eater, che arriva questa guida in forma di lista di suggerimenti per i lavoratori che vanno a fare il colloquio in un locale. Consigli raccolti da esperti nel settore, per rendere i lavoratori più consapevoli dei propri diritti e delle proprie capacità, ma che alla fine vanno anche a beneficio dei ristoratori.

Parla di soldi

Non bisogna aver paura a parlare di soldi: alla fine in tutti i lavori ci vuole passione e competenza, ma la contropartita è sempre quella, il salario. Quindi il discorso economico deve essere il primo da affrontare, anche perché l’incertezza sul termine genera ansia e stress, cose di cui certo nessuno ha bisogno. Chiedi informazioni su retribuzione, giorni liberi, permessi, eventuali benefit, gestione delle mance, e tutto quello che attiene al lato economico. Ma ovviamente, prima di tutto questo, rifiuta se puoi impieghi in nero e pretendi l’applicazione dei contratti collettivi nazionali.

Informati sull’organizzazione

cuoco

Anche il lato organizzativo è da tenere in considerazione, soprattutto nei posti non piccolissimi, e dotati di un minimo di struttura e gerarchia. Chiedere qual è la struttura proprietaria e quella organizzativa; chi è il diretto superiore e a chi riporta; qual è il processo per fornire feedback ai manager e alla direzione; chi è in grado di prendere decisioni importanti per il ristorante.

Indaga sulle misure di sicurezza

Importanti sempre, le misure di sicurezza e di protezione sanitaria in tempi di Covid sono ancora più fondamentali. Scrive Eater che “l’alto livello di esposizione che il personale dell’ospitalità deve affrontare ogni giorno, anche se molte persone sono state vaccinate di recente, rende più importante che mai formalizzare un piano per mantenere i lavoratori della ristorazione (e per estensione i clienti) al sicuro e in salute”. 

Ecco le informazioni da prendere: cosa fa il ristorante per proteggere i dipendenti? E per i clienti? Esistono protocolli di sicurezza? Come viene tenuto pulito il ristorante? Il personale indossa ancora mascherine, guanti e rispetta distanziamento sociale? In che modo vengono protetti la salute e il lavoro dei lavoratori se qualcuno nel ristorante prende il COVID-19? Quali ristrutturazioni o migliorie sono state apportate al ristorante per ottenere una buona ventilazione e delle postazioni di lavoro adeguatamente distanziate? Se un cliente non segue i nostri protocolli di sicurezza, il ristorante si schiererà dalla parte dell’ospite o del dipendente?

Benessere non fisico

Il benessere non è solo salute fisica. Riconsiderare il proprio lavoro e la propria vita è stata una delle opportunità offerte dalla pandemia: che cosa fanno i locali per evitare ai propri dipendenti di andare in burn-out? In che modo il tuo ristorante dimostra di avere a cuore il benessere del proprio personale? E, in fase di colloquio, è possibile parlare con altri membri del team per conoscere la loro esperienza di lavoro?

Crescita professionale

Comprendere il proprio ruolo e la propria posizione all’interno dell’organizzazione è importante, ma anche il futuro non è da trascurare: quali sono le opportunità di crescita? È possibile fare carriera, avanzare non solo nello stipendio ma anche nelle mansioni? Ci sono margini di cambiamento o miglioramento per quanto riguarda gli orari? Ci sono opportunità di fare formazione e aggiornamento?

Infine, sempre secondo gli esperti intervistati da Eater, il potenziale dipendente dovrebbe anche informarsi sul rapporto tra il ristorante e la comunità in cui è inserito, perché dare da mangiare è anche una impresa sociale. E non da sottovalutare è anche il rapporto tra un ristorante e i propri concorrenti/colleghi nella zona. 

Ora se tutto questo vi sembra pura utopia, beh probabilmente avete ragione, nel concreto e nell’immediato. Ma iniziare a parlarne è l’unico modo per mettere in discussione lo status quo, e poi cambiarlo