di Cinzia Alfè 26 Luglio 2016
coppia al ristorante

Se siete plebee come la sottoscritta e ogni volta che andate in un ristorante in dolce compagnia pagate la vostra giusta metà e, anzi, siete talmente cretine da insistere pure, forse non avete mai sentito parlare di ristoranti che adottano una pratica tanto cavalleresca quanto desueta: quella del “doppio menù”.

E con doppio menù non s’intende il menu economico per il pasto di mezzogiorno e quello più corposo per le cena.

S’intende il fatto che vi venga presentato un menù ordinario, con nomi delle pietanze e relativo prezzo stampato accanto, e un menù in bianco, “puro”, cioè con solo il nome delle portate senza nessun accenno a volgari prezzi, argomento troppo basso per essere accostato a leggiadre braciole di maiale e soave coniglio in porchetta.

Bene, di tale secondo menu, il menu senza prezzi, è omaggiato esclusivamente il gentil sesso.

A questo è destinato il menu senza prezzi: permettere  alla gentil dama di gustare in pace il pasto senza il pensiero dei soldi da scucire a fine pasto, non sia mai le vada di traverso.

Una galanteria, un atto di cavalleria che pone l’onere della romantica cenetta a esclusivo carico dell’uomo di turno, permettendo alla gentil dama di mantenere la mente libera, forse per dedicarsi in miglior modo, finita al cena, ad altri sollazzi.

Va detto che tale riguardo è previsto solamente nei ristoranti di più alto livello, difficilmente troverete questa piccola perla nella trattoria sotto casa; tuttavia, il trattamento è abbastanza diffuso e vale la pena parlarne.

Chiedendosi se anche  il gentil sesso in versione 2.0 gradisca o meno questa piccola delicatezza, se quest’occhio di riguardo proveniente da altri tempi sia ancora percepito come tale o sia invece catalogato senza tanti indugi nei biechi trattamenti discriminatori, e come tale rifiutato e aborrito dalle dame d’oggigiorno, che si fanno beffe delle quote rosa e di ogni altra iniziativa che rimandi ad una disparità di genere.

Bene, stando a un sondaggio informale svolto nella sua pagina Facebook dallo scrittore e critico gastronomico Camillo Langone, pare evidente che l’universo femminile, almeno al 70 per cento, gradisca questo trattamento di riguardo, e sia più che contento di non metter mani al portafogli, nemmeno per la propria parte, archiviando così decenni di battaglie femministe e di reggiseni bruciati in piazza.

(Peraltro ne vien fuori una lista interessante di ristoranti dove la pratica è ancora in uso, non limitata alla sola alta ristorazione: Reale Casadonna – Castel di Sangro (L’Aquila); Le Calandre – Padova; Dal Pescatore – Runate (Mantova); San Domenico, Imola, Pierino Penati – Viganò Brianza (Lecco); Il Convivio Troiani – Roma; Riviera – Venezia, Rodrigo – Bologna; Terrazza Costantino – Sclafani Bagni (Palermo); Hosteria 700 – Cremona; Trattoria Antichi Sapori – Gaione (Parma), Osteria dei Vespri – Palermo; Papà Giovanni – Roma).

Anche chi scrive non avrebbe problemi ad ingozzarsi in santa pace lasciando l’incombenza danarosa a chi si è preso la briga di portarla fuori a cena, non considerandolo affatto un atto discriminatorio o un’implicita sottomissione.

Ci si chiede però se la pratica abbia ancora un senso al giorno d’oggi, quando spesso il conto del pasto formalmente pagato dall’uomo portatore di menù con prezzi, viene poi diviso per due appena fuori le mura del ristorante.

O quando è la donna a pagarlo per intero (è così improbabile?)

Oppure quando la coppia, invece che da due scapoli/zitelle impenitenti, e’  composta da marito e moglie, magari pure in comunione di beni, in modo che l’esborso da parte di un componente corrisponde comunque a un pari aggravio nel bilancio familiare di entrambi.

Ma tant’è, il menù per sole donne esiste, e signore e signorine paiono apprezzare parecchio senza paura alcuna di venir tacciate di conformismo, braccino corto o vetustà.

Fate parte anche voi della categoria?

O il riguardo dei ristoratori perché le signore non debbano badare ai costi è una biasimevole e anacronistica abitudine da abbandonare quanto prima, un noioso, rancido, inutile ancorarsi a qualcosa che tanto non esiste più, rimpiazzato dal “paga chi ne ha voglia”, o il “facciamo alla romana”?

Che è sempre meglio del “mangia e sta zitta!”.