di Luca Iaccarino 19 Settembre 2018

Ieri mattina sono stato al varo del ristorante Identità Golose Milano a ––indovinate un po’?–– Milano.

Se seguite il circo della gastronomia ben conoscete Identità: è il principale congresso tricolore con vetrine in giro per il mondo, è una guida on line, un sito di informazione e, da dopodomani quando sarà aperto al pubblico, un ristorante.

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Di certo qualcuno più preciso di me nei prossimi giorni racconterà su Dissapore per filo e per segno il locale, io mi permetto solo due considerazioni. La prima è che l’edificio che già ospitava la Fondazione Feltrinelli è molto bello ed è stato ristrutturato con gusto (ha un giardino/serra che è uno splendore).

La seconda, più sostanziale, è quella che segue.

C’è una cosa che secondo me Identità Golose è riuscita a fare più di ogni altro: rete. Ha creato un tessuto connettivo tra i grandi cuochi italiani prima portandoli a confrontarsi, con il congresso, poi all’Expo a presentarsi e ora nello stesso posto a cucinare: ai fornelli sovrintesi da Andrea Ribaldone dal mercoledì al sabato si susseguono chef ospiti (la prossima settimana parte Cedroni, già sold out).

Tutto questo è stato possibile grazie, anche –lo dico con l’invidia del torinese– in quella che è indubbiamente la metropoli più viva d’Italia, anche dal punto di vista gastronomico: Milano.

Tante altre città del nostro paese sono ricche di protagonisti ma spesso sono Identità Gelose: ogni campanile crede di essere il migliore, ogni parrocchia disdegna le altre, persino l’ultima rosticceria guarda in cagnesco la pizzeria la porta accanto.

La lezione di Identità Golose è che a mettersi assieme c’è solo da guadagnare, tanto per un territorio quanto per un imprenditore (la premiata ditta Marchi&Ceroni non è certo un’opera pia).

L’invidia, la diffidenza sono nemiche della gastronomia e più in generale dell’impresa. Lo cantava persino Nada: che male fa la gelosia!

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