di Lucia Bargione 12 Dicembre 2015
Ristoranti musica

Charles Spence, un docente di psicologia sperimentale all’Università di Oxford, ha studiato il rapporto inconscio tra musica e cibo.

Da ex collaboratore di Ferran Adria, lo chef ancora definito “il migliore del mondo” malgrado il ritiro dall’attività, e di Heston Blumenthal del Fat Duck, star di prima grandezza nel circuito dei cuochi inglesi, il professore è uno che se ne intende (sì è l’inventore di Sound of the Sea, il piatto che devi mangiare indossando le cuffie di un iPod e ascoltando una colonna sonora “marina”). 

E se dice che ci sono generi musicali che rendono migliori determinati piatti è meglio prenderlo sul serio.

Per dire:

Classica e lirica si sposano alla perfezione con la pasta.

La musica pop vi fa venire voglia di mangiare piatti thailandesi e cinesi.

Il rock amplifica il piacere del piccante e dello speziato, in particolare della cucina indiana.

E se provate a mangiare sushi con in sottofondo una colonna sonora jazz vi sembrerà di volare.

Insomma, l’errore che facciamo è pensare che un solo suono esalti tutti i sapori. Con l’aspro vanno bene gli acuti, mentre il dolce chiede suoni ricchi e meno spigolosi. L’amaro s’accompagna a toni più profondi, con mordente maggiore. L’abbinamento con il salato è il più complicato, va bene qualcosa di pulsante ma il risultato del test non convince del tutto.

Oggi Spence, da  direttore del Crossmodal Research Laboratory, ha scoperto che il suono giusto non accresce solo il piacere di mangiare certi alimenti ma pure di bere un determinato vino:

«Per esempio le canzoni di Bryan Ferry sono l’ideale per una certa marca di champagne».

Dallo studio cui si sono sottoposti  700 volontari, è venuto fuori che “Nessun dorma” e in generale la lirica e la classica, dalle Quattro Stagioni di Vivaldi a Prokofiev, sono il complemento ideale per spaghetti, maccheroni e ogni genere di pasta.

Mentre tutti i ristoratori italiani, spesso accusati di sbagliare sottofondo musicale, dovrebbero considerare che “Dancing in the dark” di Bruce Springsteen o “We will rock you” dei Queen sono canzoni da abbinare al cibo speziato, dall’indiano al messicano, che durante l’ascolto è risultato il 4% più saporito.

Spostiamoci sul pop. Taylor Swift (“Blank space”) ed Ed Sheeran (“Sing) sono consigliatissimi per la cucina cinese e orientale.

Ma è combinando motivi di grande classe come “Feeling good” di Nina Simone o “One for my baby” di Frank Sinatra con i piatti di sushi o con la cucina giapponese che avrete il condimento ideale

Altri generi come rhythm and blues, hip hop e disco music non alterano i piaceri della tavola.

Ancora una cosa: se pensate di suonare le canzoni di Justin Bieber per migliorare la vostra prossima cenetta vi sarà utile sapere che secondo Spence toglie la voglia di mangiare qualsiasi cosa.

[Crediti | Link: Giuardian, immagine: New Yorker]