di Andrea Soban 31 Gennaio 2019

E non dite che non vi avevamo messi in guardia.

Pensateci due volte prima di fare i critici gastronomici –abbiamo detto e ripetuto– specie se pensate di fare dell’obiettività di giudizio la vostra bandiera: con la critica seria si campa assai peggio che con altri lavori legati al mondo del cibo.

[Come puoi parlare male di un ristorante se non paghi?]

Pr, uffici stampa, intermediari, comunicatori di ogni genere, redattori di promozionali mascherati da informazione, biografi, ghostwriter, promoter, organizzatori di eventi.

TUTTI, indistintamente, vivono vite migliori del povero critico, costretto a trascinarsi dietro le palle al piede dell’oggettività e dell’autorevolezza mentre gli influencer di Instagram limonano felici nel mare magnum del conflitto d’interessi.

Ecco: gli influencer di Instagram.

[Ecco perché ti chiediamo, caro lettore, di disinstallare Instagram]

“Gli influencer, con oltre 100mila seguaci, ci impiegano un nanosecondo ad avere pranzo o cena free” con il nuovo metodo di pagamento che si sta affermando tra i ristoranti italiani, scrive oggi Valentina Conti su Leggo.

Attenzione, cliccate con cautela voialtri che poi il critico gastronomico l’avete fatto lo stesso, malgrado le nostre avvertenze, è la cosa più triste che vi capiterà di leggere in tutto il 2019.

Iniziamo dal primo incubo, materializzatosi a Milano lo scorso ottobre. Si parla di This is not a sushibar in via Lazzaro Papi, che al momento del conto calcola il diritto alle portate gratuite dei clienti in base al numero dei seguaci che hanno su Intagram. Iniziativa che, accolta con successo, è stata estesa a tutti i ristoranti della catena.

[Andreste nel primo ristorante dove si paga in follower?]

È così che prende il via la “nuova economia culinaria”.

Perché a This is not a sushi bar si è aggregata presto Trattoria Toscana Elite, ancora a Milano. La città che può vantare una pagina Facebook –Milano da Scrocco– dove vengono segnalati eventi per mangiare e bere gratis.

Vabbè, ma è una roba milanese –starete pensando– dove 15 minuti di successo non si negano ad alcuna tendenza.

Eh, magari fosse così.

Dopo Milano, il pagamento in follower ha contagiato anche Kinkhao Thai Street Food –racconta Leggo– locale di cibo thailandese situato a Forlì. E poi Pepe nero, a Galatina, primo ristorante pugliese a essersi accodato alla moda dilagante.

Poteva mancare all’appello Roma? No di certo, anzi la capitale si segnala per un certa creatività.

Badia Gazometro Garum, braceria in zona Ostiense specializzata nei fritti romani, coccola anche i “nanofollower”.

“Dai 1.000 follower, con uno scatto della portata postato su Instagram, si ottiene un piatto gratis, dai 5mila in su due piatti, dai 15mila tre piatti, dai 30mila quattro”.

Insomma, ordini il piatto che preferisci, lo posti su Instagram taggando il ristorante, accumuli un buon numero di follower e mangi gratis.

Diciamocelo: chi ha più bisogno di un critico gastronomico?

[Crediti | Leggo, Scatti di Gusto]