di Cinzia Alfè 22 Agosto 2017
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Non sarebbero neanche proibitivi, 300 dollari, per cenare una tantum nel ristorante di Daniel Humm a New York, il migliore del mondo, con tanto di sigillo della World’s 50 Best Restaurants 2017.

Del resto lo chef nato a Zurigo ha reso il ristorante che ha scalzato l’Osteria Francescana di Massimo Bottura dal podio della celebre classifica, cioè Eleven Park Madison, un posto pieno di stelle, pieno di prenotazioni e pieno del sollucchero di chi ha la costosa fortuna di mangiarci.

Detto questo, non tutti possono permettersi di spendere certe cifre. Made Nice è una possibile alternativa.

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Made Nice, ve lo abbiamo già presentato, è la versione “fast and casual” del più esclusivo Eleven Park Madison, specializzato in una sorta di fast food che costa al massimo 20/25 dollari, però sano e gustoso, soprattutto ispirato nei piatti al ristorante migliore del mondo e al terzo locale di cui Humm è proprietario insieme al socio Will Guidara, cioè NoMad.

Al Made Nice vige una regola: il cibo viene servito entro dieci minuti dall’ordinazione, fatta indicando al cameriere munito di tablet uno degli otto piatti raffigurati sulle pareti. Si resta attorno alla postazione di consegna dove, una volta sentito il proprio nome, il pasto viene ritirato, servito su un vassoio pieghevole multicolor.

Una formula diffusa nei fast food, posti dove si mangia in modo veloce e senza troppe pretese, ma stavolta a fare la differenza è ciò che sta sopra quei vassoi: Humm e Guidara hanno requisito il migliore sous-chef dall’Eleven Madison Park, Danny Di Stefano, mentre spesso è lo stesso chef svizzero che dirige la brigata.

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Pete Wells, critico del New York Times, è da poco stato al Made Nice, e ha scritto per il quotidiano una recensione non esattamente positiva.

Il maialino da latte confit, vanto dell’Eleven Madison Park, è diventato uno “strano centrotavola attorniato da insalata di mais, grano e crescione”, il pollo farcito di pane abbrustolito, memorabile al NoMad, si è trasformato in “carne gommosa come chewing gum”.

Del resto, osserva il critico, non si può pretendere troppo da un piatto pronto in cinque minuti che costa 22 dollari e che, nella versione originale, rientra in un menù da circa 295 dollari.

Al Made Nice non ci sono solo copie mal riuscite di piatti grandiosi, ma pure nuove pietanze che, parola di Pete Wells, meritano eccome. Per esempio l’insolita insalata di anguria e quinoa, con formaggio feta e pistacchi croccanti.

Oppure la “Bistecca con broccoli arrostiti e lime”, o ancora il “Salmone affumicato con patate fritte a cubetti”.

Infine il dessert: “Sundae (gelato allo sciroppo) di latte e miele, servito con  bocconcini croccanti al prezzo di 6 dollari.

L’enorme cucina del Made Nice non si occupa soltanto della trentina di coperti disponibili nella sala, ma ha anche il compito di smaltire le lunghe file di persone in attesa di ritirare la propria ordinazione. Tutte le ricette, infatti, sono state congegnate per essere impacchettate nei cartoni e trasportate senza perdere sapore.

Il critico del New York Times, che ha consumato il pasto in ufficio, riferisce che nonostante la salsa di capperi della “Nizzarda di tonno”, venduta a 12 dollari come le altre insalate, si fosse spalmata sul maialino confit, le pietanze erano ancora calde, la lattuga non si era ammosciata e i piatti sembravano preparati da un food stylist, talmente erano belli.

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Tra luci e ombre, mangiare al Made Nice significa non arrendersi alla triste insalata da ufficio né al panino alla veloce ingurgitato davanti alla TV.

L’importante è essere consapevoli che gli originali proposti nel ristorante migliore del mondo sono un’altra cosa.

[Crediti | Link e immagini: New York Times]