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Osteria da Carla, recensione: un ristorante lontano dai pregiudizi su Venezia

La nostra recensione dell'Osteria da Carla, ristorante a pochi passi da Piazza San Marco a Venezia: il menu, i prezzi, la cucina e tutto ciò che dovete sapere prima di andarci.

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L’Osteria da Carla potrebbe assurgere a simbolo volto a smentire tutti i pregiudizi (stantii, per la verità) sull’offerta ristorativa a Venezia. Nell’ordine: si mangia male e solo proposte turistiche, è troppo cara, i locali storici sono tutti ormai passati a gestioni straniere, non esiste passaggio generazionale a causa dello scarso (o addirittura assente) entusiasmo con cui i figli di ristoratori “storici” accolgono l’idea di proseguire il lavoro dei genitori, ed infine – ultima in elenco, ma spesso in cima alla lista – a San Marco qualsiasi locale è inavvicinabile e i clienti vengono regolarmente spennati (segue post rabbioso con pubblicazione dello scontrino incriminato che riporta il prezzo dei cappuccini).

Ebbene, ubicata in una piccola corte (corte Contarina, una di quelle corti in cui ogni straniero sognerebbe di imbattersi in una visita a Venezia, scoprendo un luogo poco turistico ad un passo da una delle piazze più frequentate del mondo) che dà su Calle Frezzaria e che praticamente significa essere in Piazza San Marco, l’Osteria da Carla è un indirizzo nascosto, sorprendente perché in grado di ribaltare ogni cliché.

Il locale

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La corte, si diceva. Ebbene non solo la corte, ma soprattutto l’insegna, con quel “Pietro Panizzolo” in giallo su fondo rosso, che rimanda ai primi decenni del ‘900, 1935 per la precisione e che tratteggia una dimensione ormai pressoché introvabile in città e rintracciabile solo in libri come “Osterie Veneziane”, più volte citato nelle nostre recensioni. Si fa riferimento infatti al tratto più autentico del bacaro-osteria con cucina, quello che si tenta spesso di riprodurre artificialmente oggi ma che in realtà non esiste più e che univa indissolubilmente cibo e socialità, vita privata e lavoro. Da Carla è stato per decenni esattamente uno di questi luoghi, riferimento onesto a cui rivolgersi per cicchetti e piatti della tradizione, da parte di una clientela locale, prevalentemente legata alle attività commerciali che gravitavano attorno a piazza San Marco. Del resto, difficile arrivarci per caso a meno di non perdersi tra le calli (ma è difficile, visto che il percorso attorno a San Marco è praticamente guidato) o, piuttosto, di non avere a disposizione app e simili. Così, se in passato erano i veneziani a rappresentare la clientela in modo quasi esclusivo, oggi la proporzione si è ribaltata a favore dei turisti.

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Complice anche l’evoluzione (o involuzione) del modello-bacaro, l’identità dell’Osteria da Carla da qualche anno è cambiata: la rotta si è spostata verso una ristorazione dall’animo più contemporaneo e alla guida del timone è arrivato anche il figlio della titolare, che ha inevitabilmente impresso uno stile più fresco, che rilegge i classici e ad essi affianca proposte meno scontate. Anche l’ambiente ha seguito il rinnovamento impresso: se le dimensioni sono ridotte (una decina scarsa i tavoli, distribuiti tra il piccolo ingresso in buona parte occupato dal bancone e la seconda sala) si è giocato con cromie e arredi. Travi a vista, specchi ad ampliare i volumi, contrasti bianco/nero enfatizzati dalle luci che riescono a trasformare i tavoli in spazi “intimi”, un tendaggio vagamente teatrale a separare la cucina, supporti per le bottiglie e opere di artisti locali in linea con lo stile del locale. Cortesia nel servizio.

Il menu e i piatti

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Un’occhiata generale alla carta rivela immediatamente la direzione imboccata: due o tre riferimenti alla tradizione (saor, nero di seppia, frittura) riletti in modo divertente, proposte di carne ad affiancare quelle di pesce (che vedono la versatilità dei “pesci-bistecca” a servizio di contorni e salse), idee vegetariane e riferimenti nazional-popolari (soprattutto tra gli antipasti – ecco i salumi – e i secondi – la bistecca, non a caso scelta dalla clientela americana). Complessivamente i piatti più interessanti fanno capolino tra antipasti e primi, grazie all’utilizzo di validi co-protagonisti, tra tecniche e ingredienti (marinature, gin di laguna, erbe aromatiche e polveri). Tra i dolci, se è impensabile eliminare biscotteria e tiramisù, sono le altre proposte ad attirare l’attenzione. I prezzi: antipasti (numericamente maggiori rispetto alle altre portate) sui 17-30 euro, primi a 19-20 euro, secondi dai 25 a 37 euro, dolci a 9 e 10 euro. Buona la carta vini che non scivola sulle banalità.
Tra gli antipasti la scelta cade su “come delle sarde in saor”, rilettura molto accattivante del classico piatto della tradizione. Indubbie la qualità e la freschezza delle sarde, avvolte da una frittura croccante e priva di untuosità e che potrebbero far storia a sé: sono invece ulteriormente valorizzate dalla cipolla di tropea, a conferire la nota agrodolce oltre che un bel tono rubino, e rese più golose dall’accostamento con la maionese al lime e dal gel di sedano. La cialda di pinoli arriva a dare la nota croccante, per un piatto che è decisamente ben eseguito per bilanciamento di sapori, consistenze e colori. Tra i primi, le pappardelle di spinaci con anatra: convince decisamente il ragù di anatra, delicato, ma leggermente penalizzato dalla consistenza delle pappardelle, che a causa di una cottura superiore di un minuto o due rispetto al necessario, risultano leggermente troppo cotte e scivolose. Una mano un po’ più leggera con l’arancio avrebbe valorizzato ancora di più il sugo. Piccola nota aggiuntiva, infine, sull’impiattamento, penalizzato dalla presenza delle piccole gocce di crema di spinaci a lato della pasta fresca. Nei secondi, si abbandona per una volta il pesce a favore della carne, scegliendo l’anatra. Plauso per qualità e cottura del petto, che non si vede facilmente tra le carte cittadine. Tra gli accostamenti a corredo, funziona bene quello con gli champignon, rimane lieve quello con il cioccolato fondente, mentre non è forse completamente centrato quello con la crema al cardamomo che invece di dare note speziate aggiunge ulteriore dolcezza, stancando un po’. Si recupera decisamente con i dolci: l’opzione consigliata è quella di “hugo d’estate”, traduzione – riuscita – in dessert di uno degli aperitivi estivi più ruffiani, e che rilegge il classico spritz regalandogli l’eleganza del sambuco e la freschezza della menta. Qui – nonostante la presenza leggermente disordinata della gelatina – funziona tutto: se l’apertura è affidata al cremoso al cioccolato bianco (con yuzu e yogurt greco) e alla sua delicatezza, arrivano poi le note del sambuco in gelatina e l’emulsione di menta a pulire il palato. E, per il gioco di consistenze, la masticabilità è resa dal pan di lime, dai toni agrumati e rafforzata dalla croccantezza del biscotto burro e limone.

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Opinione

ristoranti

A pochi passi da Piazza San Marco, nel centro più turistico della città, l'Osteria Da Carla è un indirizzo che ha saputo rinnovare la vecchia veste di bacaro-osteria ed evolvere in modo intelligente, senza piegarsi ad un'offerta banale, assai comoda per la posizione. La tradizione rimane sottotraccia e riletta con modernità e ad essa si affiancano proposte meno classiche e più contemporanee.


PRO

  • Rapporto qualità prezzo decisamente buono

CONTRO

  • Alcuni accostamenti ed impiattamenti da correggere per valorizzare meglio le preparazioni

VOTO DISSAPORE: 7 / 10
VOTO MEDIO UTENTI:
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Osteria Da Carla

indirizzo Corte Contarina, 1535, 30124 Venezia, Venezia VE, Italia

telefono +39 041 523 7855

Prezzo medio: 70 - 100 €