di Anna Silveri 31 Gennaio 2019

Vittime dei fast food i bistrot di Parigi, protagonisti di una lunga e gloriosa storia, terreno fertile per generazioni di artisti, tra tavoli minuscoli, fumo di sigarette e camerieri sbrigativi, sono calati di un terzo in 10 anni.

O per essere più precisi, si sono ridotti da tremila ad appena mille, ha scritto ieri Repubblica.

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Per salvarne l’autenticità dai tiri mancini della globalizzazione, e dallo stile di vita che anche a Parigi sta inevitabilmente cambiando, la sindaca della città Anne Hidalgo ha annunciato ieri la classifica dei 100 bistrot più tipici della capitale, di cui un terzo gestito da donne.

Tra questi non mancano alcuni tra gli indirizzi più apprezzati dagli italiani, come Chez Georges, Bistrot Valois o Le Bougainville.

I bistrot –che oggi rappresentano solo il 14% dei punti di ristoro della capitale francese– sono un misto tra ristorante e bar, si può mangiare con servizio al tavolo, ma i clienti possono anche prendere al bancone caffè o altre bevande.

Un tempo frequentati dagli operai, hanno in genere prezzi contenuti: la media è di 15 euro per un piatto con un bicchiere di vino e caffè.

Rispetto alla maggior parte dei ristoranti, i bistrot hanno la cucina sempre aperta: è possibile mangiare a qualsiasi ora del giorno. Di conseguenza, l’impegno richiesto per chi li gestisce è assoluto.

I menu degli indirizzi più autentici, si concentrano ancora oggi sui classici della cucina parigina, ad esempio cavolfiore farcito, testina di vitello, uovo con maionese, mousse al cioccolato.

[Crediti | Repubblica]