Prima dei bambini, c’è una lista di persone a cui vieterei l’ingresso al ristorante

Ma davvero i bambini al ristorante sono il vostro principale problema?

Prima dei bambini, c’è una lista di persone a cui vieterei l’ingresso al ristorante

Ogni tanto (anzi, più di ogni tanto) salta fuori qualcuno che dice che il male della ristorazione sono i genitori che si portano dietro i bambini. Succede di solito quando non si hanno scontrini con voci di costo milionarie, quando nessuno si lamenta che i giovani lavorano troppo poco e non hanno più voglia di vivere in cucina, insomma, quando i proclami acchiappalike latitano un po’, e c’è bisogno di rispolverare qualche tema di quelli che piacciono a tutti.

Et voilà: via i bambini dai ristoranti. O meglio – che guai, in fondo i bambini non si toccano – via i genitori che non li sanno educare. Quelli che li piazzano davanti a un cellulare per farli star buoni, o che occupano un posto ordinando un piatto di pasta al sugo per loro, o che li lasciano vociare o peggio ancora magari piangere.

Insomma, tenetevi sti bambini a casa, perdio. E lo sapete cosa? Lo dico da mamma, prima ancora che da frequentatrice di ristoranti: avete ragione voi.

I bambini rompono le scatole. Dio se lo sappiamo, noi genitori. Tu provi a educarli, ma quelli di tanto in tanto, di solito senza preavviso, decidono di fare di testa loro, di farsi venire le paturnie, di disubbidire facendo valere il loro diritto a essere bambini.

E sì, li abbiamo messi al mondo noi, e noi ce li dobbiamo tenere, per dirla in maniera pulita. Ne riparleremo quando i nostri figli pagheranno le pensioni di tutti noi, ma questa è un’altra storia, non siamo mica qui a dire chi dà più fastidio a chi.

Un ristorante multa i clienti per i danni fatti dai loro bambini Un ristorante multa i clienti per i danni fatti dai loro bambini

Perché se lo fossimo, allora ci sarebbe una lista di persone a cui noi – genitori e frequentatori di ristoranti – vorremmo vietare l’ingresso prima di appendere i cartelli con su scritto “non si accettano bambini”. Ah, peraltro, quei cartelli e quei proclami sono discriminatori, e non sappiamo più come dirlo: è semplicemente non corretto, e pure sul filo se non della legalità quantomeno della rettitudine, dire che non si fa entrare un’intera categoria di persone, a prescindere da come si comportano quelle persone. Perché dire “non si accettano bambini” significa dare per scontato che tutti i bambini sono maleducati, rumorosi, che tutti i bambini faranno pasticci a tavola, romperanno bicchieri di cristallo, scorrazzeranno per la sala facendo inciampare i camerieri. E no, non è affatto così. E, semplicemente, non lo si può presumere.

Le categorie che vorremmo fuori dai ristoranti (e grazie)

E allora eccoci qui, a dirvi chi non vorremmo trovare più nei ristoranti, prima di impedire l’accesso ai bambini. Perché io vi giuro che nella mia lunga e assidua frequentazione dei ristoranti, i bambini sono generalmente stati l’ultimo dei problemi, soprattutto in quelli di fine dining. E indovinate un po’ perché? Perché il fine dining costa caro, ed è un luogo generalmente da cena d’eccezione, e i bambini rompono le scatole, e indovinate un po’ chi sono i primi a non aver voglia di rotture di scatole durante una cena d’eccezione? I genitori.

Giuro, mai mi è capitato di trovare bambini molesti in un ristorante d’alta cucina. Mi è capitato di vedere famiglie, con bambini evidentemente abituati a quel tipo di ristorazione, che se ne stavano tranquilli a tavola ad assaggiare animelle e caviale, e magari a un certo punto sì, venivano sedati con un cellulare in mano, ma senza che nessuna di queste cose riguardasse o infastidisse il mio tavolo. Mi è capitato di portarli, i miei bambini, nei ristoranti stellati, e hanno generalmente assaggiato, seduti composti, gradito o meno quello che avevano nel piatto, conversato (a un tono di voce generalmente adeguato), senza alzarsi mai dalla sedia, e quando non ne hanno potuto più dei lunghi tempi della ristorazione di quel tipo abbiamo semplicemente rinunciato alla piccola pasticceria e ce ne siamo tornati tutti a casa.

Chissà se quelli del tavolo a fianco hanno pensato che fossimo matti, o dei rompiscatole. Non credo, e nel caso forse dovrebbero chiudersi in un convento, alla ricerca di silenzio assoluto e di gente che non ha intenzione di riprodursi).

Insomma, i bambini al ristorante vi giuro che nella mia personalissima esperienza sono l’ultimo dei problemi che ho incontrato. Ma oh, sarò fortunata io. Ho incontrato invece (e vorrei non incontrare mai più, se bastasse un cartello a mandarli via e se ci fosse un criterio con un senso di gente che non vogliamo vedere più al ristorante, molto prima dei bambini):

  • clienti molesti che avevano bevuto troppo, e stavano continuando a bere. Barolo o vino da tavola, poco cambia.
  • clienti palesemente accompagnati a cena non dalla loro moglie, non dalla loro fidanzata, probabilmente neanche dall’amante. Ci siamo capiti, no?
  • clienti maleducati con il personale, tipo che attirano la loro attenzione con uno schiocco delle dita.
  • tavolate di clienti troppo rumorosi, evidentemente fuori a cena per un ritrovo tra amici di vecchia data, o forse per il ritiro annuale dell’associazione nazionale di quelli che parlano a voce alta.
  • clienti in ciabatte (sì, questo è un problema mio, ma di solito la situazione è: io che passo una mattinata a cercare l’outfit giusto per quella cena, e sgrido mio marito perché lui non è abbastanza elegante, e poi arriviamo al ristorante e lui passa il tempo a farmi notare che quella signora è in infradito, e quel signore ha i calzini spaiati, e allora la prossima volta anche lui potrà ben vestirsi come vuole, e niente, la nostra cena romantica è rovinata).

Forse ho finito. Forse. Ma questi sono i clienti che più mi hanno infastidito negli anni al ristorante. A voi invece no, a voi danno fastidio i bambini. Perfetto, la prossima volta possiamo fare a cambio: a me i bambini, a voi l’ubriacone danaroso e cafone del tavolo due.

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