di Sonia Ricci 9 Marzo 2021
ristorante

Il parere del Comitato tecnico scientifico è netto: ristoranti e bar vanno chiusi nei weekend. Gli esperti si sono riuniti questa mattina per formulare indicazioni su richiesta del Governo, preoccupato per l’andamento dell’emergenza Covid.

Dopo il nuovo dpcm (in vigore fino a Pasqua), il Cts ha suggerito di istituire un lockdown generalizzato nei fine settimana, una formulazione molto simile a quella già sperimentata durante le festività natalizie, senza la deroga agli spostamenti per due persone in una singola abitazione privata come fu previsto dal Governo Conte. Una zona rossa nazionale che impatterebbe ovviamente anche su colazioni, brunch, pranzi e cene fuori, che verrebbero proibiti insieme a qualunque tipo di spostamento se non per motivi di necessità, lavoro e salute.

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Un’altra delle proposte avanzate rischia di impattare sulle attività dei ristoratori. Il Cts propone che lo stesso criterio con il quale oggi si dispone la chiusura delle scuole – 250 contagi ogni 100mila abitanti – sia preso come riferimento per decretare le zone rosse. In sintesi, qualora il parere venisse accolto dal governo, il passaggio di Comuni, Province e intere Regioni nella più alta fascia di rischio sarebbe più semplice, e le chiusure per le attività di ristorazione si moltiplicherebbero. Misure che secondo i tecnici sono necessarie, insieme a un’accelerazione della campagna vaccinale, a interrompere la catena di contagi, particolarmente preoccupante per l’insorgere e la diffusioni delle varianti a più alta trasmissibilità come quella inglese.

La stretta potrebbe essere decisa già nei prossimi giorni. Sul tavolo anche l’ipotesi di un lockdown generalizzato per tutto il Paese per almeno tre settimane, proposta che tuttavia al momento trova contrari alcuni dei partiti che sostengono il governo di Mario Draghi.

Come successo nelle scorse settimane, Pierpaolo Sileri ha lanciato una proposta parzialmente in contro tendenza rispetto alla direzione cui sembra incamminarsi l’esecutivo. “È ora di pensare a riaprire i ristoranti la sera”, ha detto il viceministro della Salute. “Ma non si può fare ovunque – ha specificato – non si può fare in questo momento, ma bisogna almeno iniziare a programmare”. Probabilmente però bisognerà aspettare ancora a lungo. ”Immagino che in analogia con quello che è avvenuto nel periodo natalizio è probabile che a Pasqua ci possa essere qualche ulteriore stretta”, ha detto il presidente dell’Anci e sindaco di Bari Antonio Decaro.

Altre cattive notizie, dopo che dalla settimana scorsa il governo aveva introdotto una piccola novità per venire incontro anche alla programmazione dei ristoratori, facendo scattare il cambio di fascia delle Regioni non più dalla domenica, ma dal lunedì. D’altronde, anche con le regole attuali, la situazione rischia di aggravarsi nel giro di pochi giorni. Secondo i parametri individuati da Governo e Regioni, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Marche da lunedì prossimo rischiano di passare in zona rossa, Lazio e Puglia in arancione.

Allo studio, ma per il momento senza conferme ufficiali, lo spostamento del coprifuoco dalle 22 alle 20, che renderebbe di fatto impossibile l’asporto e il delivery a cena. Almeno fino a Pasqua, dunque, altre restrizioni aspettano esercenti e clienti. Resta solo da capire quali.

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