di Anna Silveri 11 Dicembre 2017

Stronzi, ricchioni, lesbiche, ciccione e puttane. Non vi stiamo sintetizzando un convegno moderato da Vittorio Sgarbi. Sono solo alcune delle poco auliche sentenze dispensate negli anni sugli scontrini italiani e non.

La sottile disciplina dell’insulto sulla ricevuta, una realtà di stordente interesse sociologico, è talmente frequentata da indurre noi di Dissapore a istituire una rubrica apposita: “Scontrineide”.

[Scontrineide: stronzi non è l’unico insulto scritto su uno scontrino]

Oggi la dittatura della bruta cronaca impone un nuovo caso accaduto a Roma durante il ponte dell’Immacolata, con due clienti chiamate «ciccione» sullo scontrino di un ristorante giapponese, il «Jinja Parioli».

Obiettivo dell’insulto quattro giovani turisti in visita nella città eterna, che al momento del conto si sono ritrovati descritti, certo in modo poco zen, come: «ciccione».

Ma lo sappiamo, la generazione dei millenial è sempre connessa, così Elisa Barbolini, da Sassuolo, ha subito sbattuto lo scontrino sul suo profilo Facebook, abbastanza inviperita da preoccuparsi di nascondere che la raffinata tecnica dell’insulto mediante scontrino apparteneva proprio al «Jinja Parioli».

(Queste sono le ultime recensioni sul Jinja Parioli che si trovano su TripAdvisor, se non riuscite a trattenere la curiosità).

[Stronzi a chi? A chi non ama il mio Valpolicella. Lo scrive sullo scontrino il cameriere permaloso]

La grancassa mediatica cominciata con i primi articoli online, ha indotto un amico della determinata Elisa a chiamare il locale giapponese ai Parioli per avere spiegazioni. Classico caso di toppa peggiore del buco:

E oggi, inevitabilmente, gli scontrinisti tornano in prima pagina mentre la casistica si allunga: a omofobi, sessisti, malati di calcio, evangelisti e vendicatori si sono aggiunti gli esteti.

[Crediti | Il Giornale]