di Chiara Cavalleris 22 Giugno 2018

Cos’hanno in comune piazza Navona, Villa Pamphili, Galleria Borghese e la Fontana di Trevi oltre al fatto di trovarsi tutte sotto lo stesso cielo romano?

Che una volta viste, Baedecker alla mano (o altra guida turistica di vostra preferenza), bisogna allontanarsene prima che sopraggiunga la fame: ci costringerebbe a mangiare quel che passa al convento. Pizze surgelate, perlopiù.

Noialtri che —ne va dell’onore— ci bulliamo di evitare le trappole per turisti, abbiamo scovato una serie di cinque locali romani dislocati nelle zone di maggior richiamo della Capitale che, a parte questo, propongono ingredienti bio, produzioni sostenibili, chilometro zero e una cucina salubre ma sfiziosa.

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Sono i 5 locali di Vivi Bistrot (Villa Pamphili, Piazza Navona, San Silvestro, Galleria Borghese, Rinascente-Tritone) tutti impostati secondo un preciso copione ma flessibili in base ai diversi luoghi.

A Villa Doria Pamphili il take-away diventa un cestino da pic-nic, ovviamente biodegradabile, per godersi il parco a przanzo e di sera.

Al piano terra della Galleria Borghese, invece, il format si adatta alla caffetteria del museo, dove fare colazione dopo la visita.

Ma cosa si mangia di preciso in questi esempi di ristorazione biologica alla portata di tutte le tasche nati dalla tenacia imprenditoriale di due giovani donne?

Se bio è il mantra, il focus è su bagel, club sandwich, risi integrali, insalate irrobustite dai superfood del momento, semi di chia, polline, alga spirulina (tra i 10 e i 12 euro), creme di verdure mediorientali, piatti senza glutine e centrifughe (6 euro)

Per una volta il legame con la tradizione locale viene lasciato ai centurioni buttadentro dei locali limitrofi: niente amatriciane o cacio e pepe, ma, come spesso accade nei locali vegan friendly, la cucina è internazionale si prende la scena, dal brunch dolce e salato (18 euro) con rimandi etnici e doverosa impronta italiana perlopiù nei primi piatti: risotti e paste fresche artigianali.

Quindi l’occhio cade sul gazpacho (8 euro), che vegano lo è volente o nolente, sulle trofie con pomodorini saltati, stracciatella di bufala e granella di noci (12 euro) e sugli hamburger della casa, tra i 14 e i 15 euro, sullo straripante spinto.

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Noi siamo stati nel locale di piazza Navona, con la Fontana dei Quattro Fiumi a riempire lo sguardo e un paio di idee ce le siamo fatte.

Siccome nei dintorni dei cinque locali la sòla è sempre in agguato, per scelta degli ingredienti e prezzi sempre abbordabili, ViviBistrot risulta il classico approdo sicuro. Ma con ambientazioni al top e una proposta gastronomica è vivace, originale, parecchio allettante anche sul dolce.

Vuoi per le torte, specie quella al cioccolato con glassa cioccolato e lamponi (6 euro a fettona), squisita pur essendo vegana (si scherza, suvvia) e per la varietà di miscele di tè che chiamano il grande assortimento di cookies e biscottini.

Peccato per il beverage: smoothie e vini biologici non riescono a distogliere l’attenzione dalle bevande gassate mainstream e dalle birre industriali, che affliggono buona parte del menù, improntato su naturalità e artigianalità, comunque la si pensi sull’etica vegana.

In conclusione, ViviBistrot, fresco e leggero negli arredi e nel sapore, è un polmone verde nel centro (anzi, nei centri) per trovare riparo dal solleone del vostro prossimo week-end romano.