di Luca Iaccarino 29 Ottobre 2018

L’altro giorno un amico con frequentazioni statunitensi mi spiegava che in America non puoi pensare di aprire un locale di successo se non hai un socio vip che renda il locale comunicabile.

“Se vuoi fare il botto ti ci vuole un Leonardo di Caprio.”

Ma pensa te ‘sti americani. Poi, per carità, lo capisco: se sei in una città da tanti milioni da abitanti con centinaia di migliaia di ristoranti ti serve qualcosa per distinguerti, per finire sui giornali. Non sempre cucinare bene, avere un buon servizio basta.

E in Italia?

[Dove collocate il ristorante frequentato dalle celebrità in una scala da 1 a attraente?]

In Italia mi viene in mente Chiambretti –il più americano degli showman italiani– che già lustri fa entrò in società con i fratelli Ferrari e tutt’oggi ha una manciata di ristoranti a Torino (solidità sabauda, mica come Belen-Bastianich che son scoppiati in un amen).

Poi mi sovviene Antonio Albanese, che fu socio del Ratanà a Milano, non posso non pensare alla coppia Lapo-Cracco, ma anche alla mitica Pasticceria Bellavia di Napoli che può vantare Germano Bellavia –il Guido di “Un posto al sole”– come testimonial (il negozio è di famiglia).

[Anche Charlie Sheen: il senso delle celebrity per i ristoranti italiani]

Se fossi un imprenditore della ristorazione, mi chiedo, chi vorrei come socio? Valentino Rossi? Mara Venier? Massimo Giletti? Ermal Meta? Fabri Fibra? Sergio Castellitto? Barbara d’Urso? Sfera Ebbasta? Fedez?

Io ci ho pensato e ripensato e alla fine ho la mia scelta: Luca Argentero.

Ironico, serio, professionale, tranquillo. Quel tipo di uomo cui affiderei mia figlia.

E anche il mio ristorante (certo non lascio le chiavi a Fedez che poi lancia gli agnolotti).