di Giuliano Bormioli 7 Maggio 2021
Senza Fondo a Roma; recensione

Siamo andati a provare Senza Fondo, nel cuore di Roma, osteria sulla bocca di tutti per la formula “innovativa”: è un all you can eat, come ci hanno abituati a dire con disinvoltura i cino-giapponesi, ma incentrato sulla cucina romana.

In virtù di ciò ha fatto notizia, per quanto, invero, i “magna cacio e pepe finché non scoppi pagando una cifra fissa” fossero già presente in città. Sarebbe stato più innovativo, in uno dei quartieri più belli e centrali della Capitale, offrire i natali a una trattoria verace di cucina locale (credibile, magari).

Ma tant’è: i proprietari del ristorante “Navona Notte” hanno voluto trasformare il proprio locale facendo, appunto, un passo in più rispetto alla tradizione: adattare il concetto di “all you can eat” alla cucina resa famosa nel mondo da piatti come carbonara e amatriciana. Un’idea non nuova ma potenzialmente vincente, specie se come location si sceglie quel meraviglioso dedalo di strade alle spalle di piazza Navona, della maestosa chiesa di Sant’Agnese in Agone del Borromini e a pochi passi dal Chiostro del Bramante. 

Il Locale 

Senza fondo esterno 2Senza Fondo - Immagine esterna locale

Arrivati in via del Teatro Pace, il ristorante salta subito all’occhio: tavolini in strada, camerieri “in borghese” che corrono fra i tavoli dando rigorosamente del “tu” ai clienti, tovagliette monouso e posate appoggiate ai tovaglioli di carta. Il tutto però, per chi a Roma c’è nato, risulta già dal primo impatto finto, artificioso, creato ad arte per far credere al viandante di aver trovato quel luogo della tradizione, non per turisti, tanto sognato prima di sbarcare nella città eterna. A giudicare dai tavoli pieni e dalle difficoltà per prenotare l’obiettivo è stato raggiunto.  

Menu e prezzi

tavolini senza fondo Menu senza fondo 1 menu senza fondo 2

Preso posto in uno dei tavolini lungo la strada (forse troppi visto che le auto faticano a transitare) ci dedichiamo a spulciare il menu. Vasto, va detto, e contenente tutti i piatti più noti della nostra cucina. Ci sono i fagioli con le cotiche, le bruschette, le immancabili polpette al sugo e di bollito, i fritti. E poi amatriciana, carbonara, cacio e pepe, e la gricia, anche nella versione ai carciofi. Stessa solfa anche per i secondi, fra cui spiccano la trippa alla romana, i saltimbocca e la coratella con i carciofi. C’è anche una sezione dedicata alla pizza mentre, oltre al vino della casa bianco e rosso, il menù delle bevande propone una ristretta selezione di bottiglie.

La formula, come detto, è quella dell’all you can eat: 19,50 euro, fino alle 18 salvo i festivi, e di 25,50 euro la sera. Vini e bevande non sono compresi nel prezzo così come i piatti che non vengono consumati interamente (l’attenzione a non sprecare il cibo è sempre un merito). 

I piatti

Senza fondo - Le tremende Senza fondo - fagioli cotiche

 

Vista la natura del ristorante, non potevamo certo esimerci dall’assaggiare tutti i piatti tipici della tradizione romana. Partiamo dagli antipasti, anche se dobbiamo confessarvi che, forse per la confusione dei primi giorni di apertura, ci sono stati serviti nel corso dell’intero pasto. Per prime sono arrivate le bruschette, tremende: in teoria piccantissime ma nella realtà davvero poco saporite e con una crema di pomodoro non adeguatamente lavorata e condita. Non pervenuto il peperoncino.

Ma il primo grande passo falso lo muovono i fagioli con le cotiche dove, oltre la sapore nudo e crudo del cannellino – temiamo in barattolo –  altro non si percepiva. Non pervenute le cotiche, se non per due tristi e solitari assaggi della nostra amata cotenna. Pochi passi avanti anche sui fiori di zucchina in pastella, unti e dal ripieno vagamente acquoso, per usare un eufemismo. Neppure il trittico dei primi testati rende giustizia alla tradizione.

Senza fondo - amatricinaSenza fondo - carbonaraSenza fondo - Interno polpette bollitoSenza fondo - polpette al sugo

Amatriciana scotta (riscaldata?) con pomodoro dal sentore acido e pancetta. Esatto, nutriamo qualche dubbio che quello, a giudicare dal sapore, fosse guanciale. Quanto ai tonnarelli cacio e pepe, la sfoglia non è stata tirata a dovere e dunque prevale il gusto della farina accompagnato da un vago sentore di pecorino e qualche accenno di pepe. Per non parlare della carbonara dall’uovo (non proprio ben lavorato e quindi pochissimo cremoso, anzi piuttosto solido).

E qui sorge una prima riflessione: certo è che possiamo apprezzare o meno un piatto, criticarlo, ma di sicuro non possiamo far passare una ricetta per quello che non è. Se nell’involtino alla romana l’assenza del prosciutto la consideriamo una svista, nel così chiamato pollo alla cacciatora poco richiamava ai sapori della tradizione: a condire i “bocconcini” rimanevano soltanto un paio d’olive nere, per giunta denocciolate, mentre rosmarino e olio di cottura forse erano rimasti in cucina.

Che dire poi delle polpette al sugo. Niente, stendiamo un velo pietoso. Va un po’ meglio con le polpette di bollito. Anzi, la “singola” polpetta di bollito, forse il piatto migliore assaggiato, nonostante fosse difficile distinguere gli ingredienti dell’impasto. Però, alla fine, il gusto complessivo non è così male. Avremmo voluto assaggiare anche la trippa e la coratella ma, viste le premesse, non abbiamo voluto correre il rischio. C’è poi da fare un appunto complessivo: le porzioni sono dei veri e propri assaggi, come ci tengono a specificare anche gli stessi camerieri ad ogni momento.

L’opinione

A pochi giorni da una nuova apertura è certamente difficile dare un giudizio completo su un locale ma, per quel che abbiamo potuto assaggiare, l’osteria “Senza fondo” non è assolutamente fra quelle che consiglieremmo. Anzi, fa male pensare che molti turisti, non avvezzi al gusto della cucina romana, torneranno a casa con un’idea agli antipodi della tradizione. Tradizione che in questo caso è possibile ritrovare solo nei nomi delle pietanze. In conclusione, a venirci in aiuto nel giudizio complessivo è una delle statue della fontana dei fiumi di piazza Navona progettata da Bernini. Data la rivalità con il contemporaneo Borromini, secondo la leggenda, ma è solo una leggenda, Bernini volle far realizzare la statua rivolta verso la chiesa di Sant’Agnese in Agone, quella del Rio de la Plata, con le fattezze di un uomo aggrottato, spaventato, intento a ripararsi dalla possibile caduta del luogo di culto costruito dal rivale.

Informazioni

Indirizzo: Via del teatro Pace 44

Telefono: 06/6869278

Tipo cucina: “tradizionale”

VOTO: 4/10