di Luca Iaccarino 4 Aprile 2018

In un’era lontana le trattorie pascevano i lavoratori e i ristoranti borghesi davano da mangiare a industriali e banchieri il cui ufficio accessoriato di ficus e poltrona in pelle umana stava in zona.

Eran tempi semplici: per le osterie bastava far da mangiare bene, tenere i prezzi bassi e aver vicino una fabbrica; i locali eleganti erano pochi, non dovevano contendersi i colletti bianchi a padellate.

Poi tutto è cambiato.

[10 cose da sapere prima di aprire un ristorante]

Il numero di esercizi è schizzato in alto come l’ago della mia bilancia, la gastronomia è diventata di massa, i social hanno prodotto una tempesta mediatica perfetta.

In questo nuovo mondo così saturo di licenze e di hashtag, un ristoratore potrebbe chiedersi: ma per farmi vedere HO BISOGNO DI UN PR? DI UN UFFICIO STAMPA? DI UN SOCIAL-MEDIA-QUALCOSA?

Insomma: basta esser bravi o bisogna per forza COMUNICARE? (capisco quelli che scrivono sempre in maiuscolo: DÀ UNA SENSAZIONE POTENTE!).

Questa cosa della comunicazione, d’altro canto, potrebbe risultare molto frustrante: uno potrebbe pensare “sono bravo, ma non ho i mezzi per fare comunicazione dunque nessuno mi fila.”

Io la vedo così: per emergere “basta” essere bravi.

Non c’è bisogno di social-media-pr-stampa-press-as-much-as-you-want. La critica è assetata di novità e sufficientemente curiosa e capillare per andare a scovare un nuovo localino, magari anche sperduto, dove c’è un talento.

[Il Buonappetito: taggati tua sorella]

Certo, magari un minimo di intraprendenza aiuta: far sapere in giro che hai aperto, che esisti. Ma non è indispensabile affidarsi a una struttura, basta qualche mail e qualche telefonata. Basta dire: ci sono.

È invece più difficile consolidare la propria visibilità (che in questo mondo serve a tutti).

Nell’orda di ristoranti, di aperture, di novità è un attimo passare nel dimenticatoio: critica e cronaca cercano cose fresche e magari riprovano un locale trascorsi due, tre, magari pure cinque anni (se non è sotto stretta osservazione).

Nella fase di consolidamento sì, secondo me avere qualcuno che continua a tenere viva la fiamma è utile. Non dico indispensabile, ma utile sì.

Infine: è necessario non solo il pierraggio ma addirittura il lobbismo –ove per lobbismo si intende un’attività legale ma persistente e continua di convincimento dei decisori– per arrivare ai vertici assoluti?

Io credo proprio di sì.

[È importante come i ristoranti comunicano su Internet]

Non c’è niente di male, capita in tutti i settori: gli scrittori partecipano ai premi, i registi ai festival, i cuochi ai congressi. Tutte le attività economiche di una certa dimensione si occupano delle proprie relazioni in maniera consapevole.

Dunque: ci vuole un PR per arrivare al top? Secondo me sì, ci vuole un PR.

Ma le figure che ci vogliono davvero, quelle proprio senza le quali non si può stare, sono un cuoco, un maitre e un sommelier capaci.

Il fumo profuma solo se l’arrosto è buono.