di mara pettignano 24 Novembre 2015

Pietra bianca, isola nell’isola, divisa da un ponte dal resto della città greca, Ortigia è una zona a sé rispetto a Siracusa: è il viso della città pulito, frequentato, curato.

Sebbene anche al di fuori di Ortigia si inizi a intravedere qualcosa di interessante da un punto di vista gastronomico, è ancora l’isoletta a rappresentare la zona della movida siracusana. Nelle vie più frequentate, negli ultimi anni, alle vecchie trattorie dai sapori superati si è sostituito un brulicare di locali dall’indiscusso gusto contemporaneo, in tipico stile da ‘non ristorante’.

Non avrete pertanto che l’imbarazzo della scelta, e qualunque sia la vostra decisione, in rare eccezioni avrete la sensazione che manchi qualcosa.

La chiave che difficilmente si trova nella ricezione di Ortigia è quella più scontata: la rivisitazione contemporanea della tradizione culinaria siciliana. Quella combinazione dei tanti opposti che se incastrati in maniera geniale dà risultati così sorprendenti da sembrare nata in maniera naturale.

Nei locali di Ortigia si insiste spesso su un elemento trascurandone l’altro, e così viene meno quell’ equilibrio tra modernità e tradizione che fa di un locale un buon locale.

CHI SCENDE

O’ SCINA’

Se vi sembra accettabile un’attesa di venticinque minuti in un locale semivuoto per una porzione di torta scadente, allora questo è il posto ideale. In caso contrario rifuggite da questo locale apparentemente carino ed alla moda in cui grande assente è la qualità.

O scinàLa filosofia è innovativa, certo, ma questo non basta se il progetto gastronomico non ha basi robuste.

La proprietaria accoglie i clienti gironzolando come una trottola tra gli altri due locali di sua proprietà: “Lo Schiticchio” e “Scialai”, distanti pochi metri l’uno dall’altro e dal target differente.

Tra una battuta forzatamente spiritosa e l’altra prende le ordinazioni, e l’attenzione a ciò che succede in sala è minima: spesso i camerieri e la stessa proprietaria danno informazioni differenti e contrastanti.

Cannolo scompostoInnovazione senza qualità dicevamo: evidente nella proposta di un cannolo scomposto, già visto altrove ma dalla scorza secca e invecchiata, rotta e gettata in mezzo alla ricotta per caso. Forse prima di cimentarsi con quello scomposto bisognerebbe imparare a far bene un cannolo semplice.

PUNTO G

Aldilà di ogni valutazione sul nome, ammiccante richiamo a gusto, gastronomia ecc, il Punto g è un ristò-pub certamente contemporaneo, ma è anche uno di quei luoghi dove entri  diffidente e non riesci a lasciarti andare, perché all’intuito subentra la conferma.

puntoginsegna (1 di 1)Due sale interne, in una delle quali i clienti vengono abbandonati a sé stessi, propone una  altisonante “degustazione di arancini” assolutamente da evitare. Tanto vale ripiegare sulla soluzione accomodante e infelice delle crocchette di pollo surgelate.

Nel complesso il locale è bocciato. Seppure molto frequentato, rimane un luogo senz’anima dove non c’è gusto né gastronomia.

LA PUTIA DELLE COSE BUONE

E’ un vero peccato che un locale con un’anima così profondamente unita, come la bella famiglia che lo gestisce, non abbia una cucina all’altezza.

Originale, sfiziosa e volutamente naïf, la piccola “putia” si fa amare e osservare con meraviglia e innocenza  fanciullesca.

A putia delle cose buoneDieci piccoli tavoli quadrati circondati da un’esplosione di fantasia: sedie diverse in forme e colori, piatti in ceramica tutti differenti che richiamano la Sicilia delle nonne, bicchieri colorati.

L’arredamento rispecchia perfettamente la filosofia di vita della famiglia, che pone al centro del proprio mondo i bambini.

La figlia viaggia infatti insieme al suo piccolo da Firenze alla Sicilia, pur di essere presente nel proseguimento del progetto e continuare a fare la madre. La nonna, vero punto cardine della putìa e inflessibile nelle cucine, abbandona ad altri il compito di controllare i piatti in uscita solo per giocare teneramente con il nipote.

Eppure l’atmosfera è spezzata improvvisamente da un menu poco divertente e troppo legato alle tradizioni casalinghe dei proprietari.

Le scaloppine di vitello insieme a una normale insalata verde, lo sgombro con una presenza preponderante di acciughe sott’olio e insalata di arance, i gamberoni su macco di fave e pancetta, rappresentano dei sapori troppo  forti e persistenti, inadatti alla filosofia del locale ed alle nuove esigenze dei clienti.

Gamberoni e macco di faveNe sono consapevoli anche i proprietari quando si dichiarano fermi oppositori del progresso gastronomico, ma è una scelta che non condividiamo.

Prima o poi è col progresso dei palati che bisogna fare i conti, facili a stancarsi di gusti eccessivamente sapidi e appesantiti.

CHI SALE

LE VIN DE L’ASSASSIN

Quella di Salvo e Rosario, titolari del le vin de l’assassin, è la bella storia di destini che si incrociano.  Un insegnante, di madre parigina, e un architetto, entrambi made in Siracusa, si incontrano per la prima volta nella capitale francese e decidono di dare una svolta alla loro vita. Tornano finalmente a casa e portano un po’ della loro Parigi a Ortigia.

levinrosario (1 di 1)
Ne viene fuori questo bistrot di cui è facile innamorarsi, che coniuga l’atmosfera e la tecnica della cucina francese con gli ingredienti siciliani. Questo mix ci piace parecchio perché non avventato, ma legato intimamente alla storia di chi intraprende l’iniziativa e alla qualità indiscussa dei piatti.

Beajoulais Nouveau

La sala, dalle luci soffuse e dai colori intensi in cui predominano il verde e il rosso, è il regno di Rosario. Raffinato e garbato, affidabile come un concierge, viene in aiuto per la scelta del menu, in un modo così sentito e semplice nel pronunciare quei ‘buono, buonissimo’, riferendosi alle proposte del menu.

La cucina, bene in vista, è il luogo in cui Salvo, misterioso chef, trasforma gli ingredienti siciliani con tecniche francesi da bistrot e aggiungendo un aroma tutto parigino.

madame (1 di 1)Gli odori e l’atmosfera informale sono il piatto ideale per chi abbia nostalgia della città della torre Eiffeil. La sera dopo viene già voglia di tornare per riassaporare il croque madame (con uovo fritto) o il fagottino con burrata e gazpachio di pomodoro e semi di sesamo nero. Le porzioni? nutrite ma belle.

La carta dei vini propone anche una timida selezione di vini d’oltralpe. La selezione dei dolci è forse l’unica nota meno parigina del locale.

LE COMARI – CANTIERE VEGETARIANO

A “Le comari” potete trovare una Sicilia essenziale, intrufolata, mai eccessiva, simpatica e vera. Aggiungeteci anche l’ effetto sorpresa della cucina vegetariana.

Qui la contaminazione tra la Sicilia pura e la voga vegetariana è davvero ben riuscita.

Le comari, termine che in Sicilia rimanda alle macchiette (personaggi femminili sempre sul punto di fare la rivelazione più importante del mondo) sono le tre titolari.

Credibili perché arcigne, caratterizzate da uno sguardo che miscela miracolosamente curiosità a apparente indifferenza.

Le comariTutte vestite di nero, sostenute ma bizzarre e per nulla vegetariane, mentre cucinano tirano fuori la loro verità: assaggiano e modificano i piatti proposti divertendosi, senza mai prendersi troppo sul serio.

Basterà stuzzicarle un attimo e, se la serata permette, lasceranno la loro cucina per chiacchierare con i clienti.

Zupa di porro e lenticchieLe pietanze sono gustose e per nulla scialbe, il menu cambia una volta a settimana. Da provare il piatto unico con vari assaggi del menu, molti dei quali caratterizzati dal classico impanato e fritto.

Morbida e delicata la vellutata di patate, porri e scaglie di grana. Interessante anche la proposta del dessert: una cheesecake rivisitata con i fichi d’india.

Cheesecake ai fichi d'indiaE’ diversa l’aria che si respira fuori da Ortigia, tutta l’attenzione e la cura sembrano concentrarsi nell’isoletta.

Ma la pietra bianca, porosa e salata, come forme di ricotta, ci accompagna ancora.

Torneremo a Ortigia e a Siracusa per parlare delle trattorie vecchio stampo, delle pizzerie e dei ristoranti più rinomati, torneremo di nuovo alla ricerca della qualità che ha reso indimenticabili le nostre serate.

[Crediti | Immagini: Mara Pettignano]