di Nunzia Clemente 6 Gennaio 2017

Saperne molte sul peperoncino richiede studio e applicazione. Va preso sul serio, il peperoncino. Talmente tanto che Dissapore, sul tema, ha approntato una comoda guida.

A pensarla come noi è Salvatore Marturano, nativo di Gerace, nella città metropolitana di Reggio Calabria, ma da trent’anni residente a Torino. Insieme alla sua Calabria, Marturano ha portato con sé molte varietà di peperoncino.

Prima gestiva una gastronomia di prodotti tipici del Sud, poi l’ha trasformata in un ristorante. Un ristorante rinomato proprio per la sterminata varietà di peperoncini piccanti che impiega. Nome del ristorante? Eloquente: “Rosso Piccante“.

Un nome e un ristorante che, a quanto pare, stimolano i giovani a sfidarsi in prove di triviale machismo da cui lo stesso Marturano ha deciso di tutelarsi.

Inventando nel suo ristorante una liberatoria per il piccante.

Insomma: se volete fare i duri con il peperoncino dovete firmare.

Non è un documento valido a termini di legge, ma funziona per scoraggiare gli aspiranti macho: se vedono che c’è qualcosa da firmare ci pensano due volte e spesso rinunciano.

Marturano racconta il caso che lo ha portato a prendere la decisione.

Il piccante ha una scala che si misura in quindici livelli, ma dopo il settimo, in sostanza, non ha più senso misurarlo. Un ragazzo ha voluto provare l’ottavo, ed è finito all’ospedale. “Voleva fare il duro con la fidanzata. Ora faccio firmare a tutti una liberatoria, per tutelarmi: io li metto in guardia, poi decidano loro.”

Una volta ingollato il peperoncino invece di chiedere assistenza al ristoratore il ragazzo è scappato via, Marturano è stato avvertito da una dottoressa, come prevede la prassi quando si sta male a causa di alimenti ingeriti in un pubblico esercizio.

L’accorto ristoratore calabrese, tuttavia, ci tiene a precisare che non lo fa per presunzione ma per tenerezza nei confronti dei “poveri ignari: “Sa com’è, noi calabresi sopportiamo meglio per una questione di abitudine, mangiamo peperoncino fin da bambini”.

E se proprio qualcosa dovesse andare storta? Qualche sorso di latte oppure un po’ di crema di pistacchio di Bronte. Così si scongiura il rischio del fiato corto, o la crisi di panico.

Ma nemmeno Marturano, nonostante i grappoli di peperoncino che pendono dal soffitto del suo locale, o la “struncatura calabrese”, una pasta con alici, olive, capperi, prezzemolo, mollica di pane e, manco a dirlo, peperoncino che occhieggia dal menu, va oltre il terzo grado della scala Scoville, la metrica internazionale per misurare la piccantezza.

Il senso è dare gusto, non stare male.

Ma se volete dare prova di virilità attraverso il peperoncino il ristoratore calabrese mantiene aperta una sfida: “Cena gratis a chi riesce a mangiare le alette di pollo immerse nella nostra salsa entro venti minuti”.

[Crediti | Link: Dissapore, La Stampa]