TripAdvisor: in carcere per le recensioni false, è la prima volta

Lo avessero chiesto a noi, o a voi che Dissapore lo leggete, avremmo risposto senza esistazioni che le recensioni false sono un reato. Tanto più se diffuse su piattaforme popolari come TripAdvisor.

Invece c’è voluta una sentenza del tribunale penale di Lecce, arrivata ieri e che i giornali si affrettano a definire “storica”, per stabilirlo a termine di legge

Il caso riguarda la vendita dei famigerati pacchetti di recensioni fasulle su hotel e ristoranti italiani, che Dissapore denuncia addirittura dal 2012, questa volta da parte di PromoSalento.

[Se TripAdvisor è il più grande sito di viaggi sul web, io sono Lady Gaga]

[Ma bravo TripAdvisor, ti mancava giusto la risposta stizzita per ritirare l’attestato Filantropo dell’Anno]

[Se imbrogliare è peccato lo è anche farsi imbrogliare da TripAdvisor Success]

Il proprietario è stato condannato a 9 mesi di carcere e al pagamento di 8mila euro, per spese e danni. È la prima volta che la truffa delle recensioni false porta qualcuno in carcere.

A differenza di quanto accadeva un tempo, quando TripAdvisor smentiva ogni addebito arroccandosi sulla difensiva, sembra che questa volta il portale di recensioni si sia costituito parte civile nel processo, fornendo agli inquirenti le prove delle false recensioni.

Se siete curiosi di sapere come hanno lavorato i tecnici di TripAdvisor ecco la risposta:

“Identificate a rimosse le false recensioni, abbiamo inviato una segnalazione alle strutture coinvolte, penalizzandole e declassandole. Quando ci siamo accorti che alcune recensioni sospette non accennavano a diminuire, abbiamo applicato un bollino rosso per informare i viaggitori del tentativo di manipolazione delle recensioni”.

[Crediti | La Stampa]

Anna Silveri

12 settembre 2018

commenti (3)

Accedi / Registrati e lascia un commento

  1. Ho sempre utilizzato lo strumento passivamente, senza avere un account per recensire.
    Considerando sponsorizzazioni-amicizie-influencer-marchette-ecc, ho sempre pensato che TA, se interpretato correttamente, sia uno strumento plausibile e valido.
    Per me, l’unico modo di renderlo più affidabile è quello di far registrare tutti gli utenti con un documento di identità valido.
    Mi fanno ridere i ristoratori che si lamentano di TA pur vantando molte recensioni 5 palle da utenti dubbi con una sola recensione attiva.

    1. Perché una carta di identità dovrebbe renderlo più affidabile? Le guide e le recensioni sulla stampa, nella maggior parte dei casi, sono scritte da persone identificabili e non mi sembra proprio siano più affidabili di TA, nonostante la firma, magari blasonata 😉

    2. Vero quello che dici per le firme eccelenti degli “esperti”
      Ma se gli utenti TA fossero tutti registrati e rintracciabili, forse ci sarebbero meno recensioni uniche e marchette.
      Di sicuro sarebbe un deterrente per chi vuole falsificare.
      In fin dei conti come per una PEC, il provider vuole verificare che la persona fisica esista davvero.
      Se mi registro in piattaforma con il mio codice fiscale o numero di Carta d’Identità forse ci penso prima di dichiarare il falso.
      O forse inizierebbero le recensioni finte coi documenti dei morti? 😉

«