Nel recente lavoro scientifico apparso in una rivista specializzata, un team di ricercatori britannici ha dimostrato che il basilico cresciuto a 25°C contiene circa il 70% in più di sostanze odorose rispetto ad un basilico cresciuto a 15 °C, dimostrazione confermata sia da un panel di degustatori allenati che da un test sui consumatori. In questo caso, come potete immaginare, è facile crescere delle piantine di basilico in ambiente controllato (cioè: stesso tipo di terreno, stessa esposizione alla luce, stessa quantità d’acqua, etc..) dal momento che l’unica differenza è appunto la diversa temperatura.

Più in generale, l’oggetto di un qualsiasi studio è costituito da un sistema. Un sistema può essere più o meno esteso: l’universo, il sistema solare, l’uomo, una mela. Ogni sistema è caratterizzato da variabili, più sono le variabili che lo caratterizzano, più il sistema è complesso e quindi difficile da studiare. Nel mio bel laboratorio, ad esempio, per studiare una qualsiasi reazione chimica posso determinare l’influenza di una variabile tenendo le altre inalterate. Se, ad esempio, voglio studiare l’effetto della temperatura, mantengo tutti gli altri parametri costanti e vario solo la temperatura. In questo caso è abbastanza facile perché il pallone di vetro dove avviene la reazione è un “sistema chiuso”, quindi, tappandolo e tenendolo a temperatura diversa in due bagni ad acqua, sono sicuro che tra gli esperimenti è cambiata solo la temperatura.

Con gli organismi viventi (vegetali, animali, umani) le cose si complicano perché sono necessariamente, per loro natura, “sistemi aperti”, vale a dire che interagiscono continuamente con l’ambiente circostante. Per questi sistemi le variabili da considerare sono davvero tante e quindi bisogna fare maggiore attenzione.

Invece, stabilire se delle mele, in particolare della cultivar Golden delicious da agricoltura biologica, contengano più o meno antiossidanti delle stesse mele ottenute da agricoltura convenzionale risulta più difficile. E’ quello che hanno notato alcuni studiosi tedeschi e svizzeri sempre nella stessa rivista (Journal of the science of food and agricolture, 2009), guardando agli studi già riportati nella letteratura scientifica: infatti, in alcuni studi si attribuiva un maggior contenuto di polifenoli, i famosi antiossidanti, alle mele da agricoltura biologica mentre altri non trovavano differenze tra le mele da agricoltura biologica e convenzionale.

Cosa hanno fatto i nostri?

Hanno preso in esame ben 5 coppie di fattorie biologico/convenzionale, paragonabili per caratteristiche, e hanno analizzato il contenuto di polifenoli delle mele per 3 anni. In un solo anno il contenuto di polifenoli delle mele bio era significativamente più alto che nelle mele da agricoltura convenzionale. Non nei restanti 2 anni. Invece, il potere antiossidante delle mele bio è stato più alto di quello delle mele convenzionali per 2 anni (+ 15%). Ma il dato più significativo è che la variazione nel potere antiossidante da un anno all’altro per una stessa fattoria è maggiore (20%) della differenza biologico/convenzionale.

Questo significa che i fattori climatici (precipitazione, irraggiamento, temperatura media) influiscono sul contenuto di antiossidanti più del tipo di agricoltura utilizzato. Ora, se consideriamo la variazione di polifenoli anno per anno, mangiare mele bio o convenzionali non comporta differenze significative nella quantità di antiossidanti ingurgitati. Ma, prendendo per buone le conclusioni degli studiosi tedeschi e svizzeri, nella quantità di quattrini sborsati forse sì.

[Fonti: Journal of the Science of Food and Agricolture, immagine: Cavoletto di Bruxelles]

commenti (33)

Accedi / Registrati e lascia un commento

  1. Avatar Kapakkio ha detto:

    Scusate l’errore, il secondo studio, quello delle mele, è su Journal of Agricultural and Food Chemistry.

    1. Avatar francorugby ha detto:

      Di conseguenza: chi mi restituisce il gruzzolo di talleri spesi per il bio?

  2. Io credo, e non voglio essere faceto, che il messaggio più importante dovrebbe essere: mangiate mele, o convenzionali o biologiche che siano, perchè tra mangiarle e non mangiarle è la vera differenza, mentre mangiarle biologiche o convenzionali è la differenza minore.
    Grazie Kapakkio per aver introdotto in Dissapore un po’ di razionalità scientifica, ne sentivamo la mancanza.

  3. C’era una volta l’alta fedeltà. Gente che spendeva cifre spropositate per comprarsi cose che riproducessero al meglio musica già di per sé incisa artefatta.

    Comprai nel 1982 dei cavi di collegamento tra apparati di produzione artigianale giapponese che, come qualità aggiunta, avevano perfino stampigliato il verso di collegamento, cioè il senso di scorrimento del flusso elettronico migliore. Già, esatto. In un metro di filo di rame coassiale. Quando potetti, portai in laboratorio il cavo e, con un ohmetro digitale al decimillesimo di ohm, riscontrai che era vero, in un senso c’era una differenza di pochi decimilionesimi di ohm rispetto all’altro. Una inezia assolutamente inudibile, in ogni caso. Eppure, ho ancora i cavi collegati secondo il verso consigliato e, sapete una cosa? Sono psicologicamente più tranquillo. Esattamente come mi succede con il bio.

  4. Avatar luk ha detto:

    salve Kapakkio,
    una curiosità: potresti postare l’articolo che citi, o il working paper al limite, sarei interessato a capire quale tecnica di selezione hanno operato per trovare fattorie organic e convenzionali comparabili (la statistica non è opinione).

    In più tendenzialmente sarei più cauto nel fidarmi ciecamente nelle relazioni pubblicate da un giornale pubblicato e ergo finanziato dalla

    Society of Chemical Industry

    piccolo dubbio anche sulle conclusioni che vengono tratte nel pezzo, secondo un’altra fonte (università della georgia http://www.uga.edu/organic/StudentResearchPapers/Newberry.pdf
    l’articolo che tu citi sarebbe, al contrario di quanto viene dedotto, pro-bio. In più lo scritto che cito fa una interessante rassegna di 18 lavori scientifici e trova che nel 71 % dei casi si supporta (in modo statisticamente significativo) una presenza più alta di antiossidanti e polifenoli nelle coltivazioni organic di frutta.
    saluti

    1. Avatar Kapakkio ha detto:

      Non posso perchè il full text del lavoro è a pagamento quindi non posso divulgarlo gratuitamente ma dall’abstract si capisce chiaramente che le variazioni dovute a fattori climatici sono superiori a quelle dovute al tipo di agricoltura.

    2. Avatar Kapakkio ha detto:

      In più, il lavoro citato è pubblicato dall’American Chemical Society e non dalla SCI come dtu dici(mi sono corretto nel primo commento) ed è stato interamente finanziato con soldi pubblici(Agenzia federale tedesca dell’agricoltura e dell’alimentazione) quindi mi spiace per i dietroogi ma non ci sono conflitti di interesse.

    3. Avatar luk ha detto:

      Si mi ero accorto a posteriori di aver confuso le fonti (comunque pensavo agli editor ed ai referee più che ai ricercatori)in ogni caso, ero più interessato alla robustezza econometrica dei risultati che citavi, così pura curiosità.

      Un panel di 5 imprese (5 per gruppo intendo) osservate per 3 anni mi sembra piuttosto limitato per poter inferire che la relazione causale metodo di agricoltura – risultato sia totalmente indifferente.
      saluti

  5. Avatar bacillus ha detto:

    Bello questo post. Al di là del soggetto e delle conclusioni, fa riflettere.
    Sì, su quella roba là… il “metodo”!

  6. Avatar bacillus ha detto:

    …ah, Kappkkio, visto che ci sei, riesci a tirar fuori un’analoga esperienza che confermi o smentisca il mito (o la certezza) che le fasi lunari abbiano un’influenza sulla crescita delle piante nell’orto (biodinamico), (o delle unghie, o dei capelli), sulla rifermentazione dei vini, o sui risultati al ballottaggio delle comunali?
    Ciao!

    1. Avatar Kapakkio ha detto:

      Dammi tempo, sono solo al mio terzo post!! 😀

  7. Avatar francesca ciancio ha detto:

    e allora parliamo dei “fattori climatici endogeni”, ovvero di quanto tempo giace la merce fresca in camion, camioncini, ape e in generale del tempo che diventa denaro per l’anonima trasporti spa, della mafia dei pomodorini ciliegia nel bel articolo di attilio bolzoni su repubblica di oggi

  8. Avatar frhack ha detto:

    Un frutto biologico coltivato a Nord può avere meno polifenoli di un frutto non biologico coltivato al sud. Non mi stupisce affatto.

    Quale dei due ha meno sostanze potenzialmente dannose per la salute ?
    Indipendentemente dalle condizioni climatiche, la frutta biologica e’ meno tossica: meno pesticidi e concimi chimici.

    Dallo studio e’ risultato che a parità di condizioni climatiche, quello biologico ha più polifenoli, almeno il 15% in più (per tutti i 3 anni dei 3 dello studio).

    1. Avatar Kapakkio ha detto:

      Solo in 2 su 3 e non “almeno” ma circa il 15%. I pesticidi, sono tuttaltro discorso.

    2. Avatar gianluca ha detto:

      secondo me sarebbe interessante approfondire il discorso pesticidi – residui – tossicità.
      magari con un altro post a riguardo 😉

    3. Avatar frhack ha detto:

      No, proprio 3 su 3, rileggi.

      Per un anno il contenuto di polifenoli delle mele bio e’ stato significativamente superiore e per gli altri 2 e’ stato superiore del 15 %.

      Certo che i pesticidi sono un discorso a parte, ma va ricordato.
      Che me ne faccio di antiossidanti se poi mi becco il cancro !?

    4. Avatar Kapakkio ha detto:

      Confondi potere antiossidante con contenuto di polifenoli. Il contenuto di polifenoli e il potere antiossidante sono 2 cose diverse. E comunque essendo la variazione al di sotto di quella dovuta alle condizioni climatiche, i valori non sono significativi. Perchè se c’è una variazione in contenuto di polifenoli da un anno all’altro superiore al 20% nello stesso posto non è necessario invocare il discorso sud-nord ma semplicemente il contenuto può essere divero in due valli vicine con microclima diverso.

    5. Avatar frhack ha detto:

      Mi sembra che trai delle conclusioni forzate come la seguente:

      “E comunque essendo la variazione al di sotto di quella dovuta alle condizioni climatiche, i valori non sono significativi. ”

      Quello che dici e’ sbagliato. Lo studio dice solo che in un anno la concentrazione di polifenoli e’ stata significativamente maggiore e negli altri due le differenze sono state non significative (ma dai numeri che vedo comunque maggiori).

      Lo studio dimostra che “In generale, il metodo di produzione ha un impatto minore nella variazione del contenuto di polifenoli e della capacità antiossidante rispetto alle differenze climatiche annuali.”

      Non mi pare ci siano elementi per affermare che “Ora, se consideriamo la variazione di polifenoli anno per anno, mangiare mele bio o convenzionali non comporta differenze significative nella quantità di antiossidanti ingurgitati.”

      Anzi dai dati risulta il contrario: chi mangia mele bio assume più polifenoli rispetto a chi mangia mele non bio coltivate nello stesso luogo.

      In sostanza il fatto che il metodo di coltivazione influisce meno dell’andamento climatico non mi pare sia un dato che svilisce l’effetto del metodo di coltivazione, visto che:
      – e’ dimostrato che il metodo di coltivazione e’ importante
      – visto che l’andamento climatico e’ difficilmente condizionabile
      – visto che e’ non e’ escluso sia possibile abbinare le due condizioni sommandone gli effetti: coltivare mele bio in condizioni climatiche favorevoli

    6. Avatar Kapakkio ha detto:

      fhrack:
      1) I numeri che vedi riportano una cosa che si chiama errore sulla misura, se la differenza nel contenuto di polifenoli biologico/convenzionale è inferiore alla barra di errore le variazioni non sono significative e correttamente gli autori dicono che solo nel 2005 il contenuto delle mele bio è significativente più alto.
      2) il 15% in più e una quantità che si ottiene facendo la media sulle 5 aziende. Quindi è vero che a parità di condizioni climatiche mediamente le mele bio hanno un 15% in più di polifenoli ma dovresti cibaarti sempre di mele provenienti da luoghi con condizioni climatiche sempre paragonabili cosa, credo, abbastanza inattuabile.
      Inoltre non ho detto una cosa più importante le mele bio sono mediamnte più piccole di quelle convenzionali quindi per recuperare la modesta quantità di polifenoli in meno basta mangiare una mela da 115 grammi invece che una da 100.

    7. Avatar Kapakkio ha detto:

      Infine, il dato del bio può essere dovuto semplicemente alle condizioni climatiche più favorevoli di 2 aziende su 5 ad esempio e non al tipo di coltivazione. Io non voglio affermare nulla con certezza assoluta ma mi sembra chiaro che non ci sono, nella letteratura scientifica, dati sufficienti per affermmare che ci sia una quantità di nutrienti superiore a quella del cibo da agricoltura convenzionale. Anzi sembra chiaro che ci siano fattori più importanti se in uno stesso meleto ci sono variazioni del 20% di anno in anno a seconda del clima è lecito pensare che basta spostarsi di pochi chilometri cambiando esposizione ad esempio per ottenere risultati diversi.

    8. Avatar frhack ha detto:

      “Infine, il dato del bio può essere dovuto semplicemente alle condizioni climatiche più favorevoli di 2 aziende su 5 ad esempio e non al tipo di coltivazione.”

      ma no, no !
      Che studio sarebbe !? Le 5 aziende si trovano nelle stesse condizioni climatiche, altrimenti i dati non sarebbero “paragonabili”.

      Non facciamo confusione.

    9. Avatar frhack ha detto:

      “Quindi è vero che a parità di condizioni climatiche mediamente le mele bio hanno un 15% in più di polifenoli ma dovresti cibaarti sempre di mele provenienti da luoghi con condizioni climatiche sempre paragonabili cosa, credo, abbastanza inattuabile.”

      Kapakkio, ma che ragionamento e’ questo?

      Lo studio ci dice che a parità di condizioni climatiche le mele bio hanno più polifenoli.
      Per me questo significa che chi sceglie mele bio ha più probabilità di ingurgitare più polifenoli.
      O vogliamo sostenere che le coltivazioni bio si trovano normalmente in condizioni climatiche sfavorevoli !?

      Quello che e’ inattuabile e’ proprio la scelta di mele coltivate con metodo convenzionale in condizioni climatiche favorevoli. Come faccio a sapere se sono state coltivate in condizioni climatiche favorevoli ? le faccio analizzare ? aspettiamo l’annata giusta ? ci avvisi tu ?

      quindi :
      – se compro mele bio ho probabilità maggiore che abbiano più polifenoli
      – se compro mele convenzionali ho probabilità minore

      questo dando per buono il fatto che non ci sia una correlazione tra metodo di coltivazione e andamento climatico, cosa che mi sento di escludere: le aziende bio/convenzionali sono equamente distribuite nelle zone climatiche.

      Certo se dal fruttivendolo ci fossero due cassette:
      – mele bio
      – mele convenzionali clima favorevole
      se si vuole massimizzare il potere antiossidante si dovrebbero comprare le convenzionali.
      Ma non e’ così.
      Ma soprattutto da questo studio non si può dedurre il fatto che il costo maggiore della frutta bio non sia giustificato. Dovremmo considerare almeno anche le proprietà organolettiche e la tossicità.

    10. Avatar Kapakkio ha detto:

      Certo che sono nella stessa zona, ma essendoci delle variazioni del 20% NELLO STESSO POSTO (non dalla Sicilia ad Helsinki) da un anno all’altro è ragionevole pensare che terreni alla stessa latitudine ma con condizioni microclimatiche diverse (esposizione, precipitazioni dovute a vicinanza di rilievi, etc) ifluenzino il contenuto di polifenoli in misura maggiore del tipo di agricoltura.

    11. Avatar frhack ha detto:

      Se le 5 aziende si trovassero in condizione microclimatiche diverse allora le mele non sarebbero paragonabili e lo studio non dimostrerebbe niente.

    12. Avatar bacillus ha detto:

      Kapakkio, hai voluto farci un post? ‘mo ne subisci le conseguenze! 🙂
      Oh! ricordati che ti devo ancora massacrare sul discorso dei contributi ai bieticoltori, eh!

    13. Avatar Kapakkio ha detto:

      Fhrack, alla fine hai capito. Esattamente lo studio non dimostra niente, cioè non dimostra che le mele bio hanno più plifenoli perchè gli effetti climatici hanno un influenza maggiore del tipo di agricoltura. Dei terreni si può analizzare il suolo ma se tu hai un metodo per avere 2 terreni che abbiano esattamente la stessa quantità di precipitazioni, stessa quantità di luce al giono, stessa temperatura media etc..credo che potresti comunicarlo direttamente agli autori del lavoro.
      @bacillus
      ma quella, scusami è una questione meramente politica e non tecnica, perchè mi semba che su quest’ultimi aspetti siamo quasi sempre daccordo. 🙂

    14. Avatar bacillus ha detto:

      Kapakkio, sui temi specifici di questo post, lo sai, non ho nulla da eccepire. Trovo, tra l’altro, che tu stia facendo un ottimo lavoro.
      Era più che altro per ricordare a me stesso che ti dovevo una risposta su un tema, appunto come dici tu, che è essenzialmente politico.
      Ciao!

    15. Avatar frhack ha detto:

      ” Esattamente lo studio non dimostra niente, cioè non dimostra che le mele bio hanno più plifenoli perchè gli effetti climatici hanno un influenza maggiore del tipo di agricoltura.”

      Questa mi sembra una tua interpretazione.

      Comunque ti chiedo, questo studia dimostra che le mele bio NON hanno più polifenoli delle mele convenzionali ?

      A me non sembra, quindi mi appare immotivata la tesi del post “mangiare bio non e’ meglio, e costa di più”

  9. Kapakkio@
    premetto che i tuoi post sono precisi ed interessanti.
    Pero credo che non sia una novita.
    Nel senso che fin d’ora tutti i post che si sono fatti sul biologico o erano per controbattere lo scenziato B.
    oppure per confrontare i nutrienti vari che contengono in piu o in meno tra bio o convenzionale.
    Mentre il punto che tutti evitano di parlare (ad avviso di molti, piu interessante) e’ sti benedetti fitofarmaci sulla nostra salute, sulle ripercussioni all’ambiente.
    Ricordate quella puntata di report, dove in un laboratorio di analisi avevano trovato su quasi tutti i campioni di vino da un minino di 6 fino anche a 10 differenti farmaci , tutti dentro la bottiglia, che il consumatore beve regolarmente.
    A me sembra molto piu importante questo aspetto che i polifenoli o antiossidanti, che poi come tu hai ricordato anziche mangiare 100 g. di mela ne mangio 200 anche 300 g. ……cosa ne pensi?

    1. Avatar Kapakkio ha detto:

      Sono daccordo, volevo solo scaldare l’ambiente, tornerò sulla questione ed anche lì i risultati non sono per nulla scontati.

  10. un post davvero interessante soprattutto di questi tempi. sono più o meno d’accordo con quanto esposto ma secondo me la conclusione è un pò troppo scientifica e non lascia niente a tutte quelle energie che non sono misurabili con metodi tradizionali ma solo con la Cristallizzazione Sensibile utilizzata per valutare la maggior vitalità, quindi qualità, di un alimento. Questo metodo è molto usato in Biodinamica e rileva diffrenze significative analizzando un alimento prima e dopo la cottura, prima e dopo il codice a barre, prima e dopo il microonde, convenzionale o bio o biodinamico…
    uno studio condotto in svizzera e durato 25 anni che ha riguardato l’analisi dei terreni su coltivazione convenzionale, biologica e biodinamica, ha dimostrato che l’unica vera e tangibile differenze si ottiene praticando biodinamica. questo perchè? la biodinamica a differenza del bio, non lotta la natura come si fa nel convenzionale ma tende invece a ristabilire equilibrio in un sistema monovarietale come un vigneto. il rame e lo zolfo tout court dato nella lotta biologica difendono sì la pianta ma alterano la struttura del terreno, intervenire invece con 500, 501, tisane, macerati, decotti, microorganismi antagonisti ed effettivi….un sistema molto semplice ma che richiede l’accettazione che esistono delle forze superiori a tutto quello che vediamo….
    generlamente preferisco consumare bio e non passare il mio cibo al lettore ottico perchè semplicemenete credo che in un’azienda bio o biodinamica ci siano logiche più umane volte a valorizzare anche l’uomo oltre che la natura e il lavoro dell’uomo dovrebbe costare caro sempre…
    se qualcuno volesse approfondire riguardo alle analisi che dicevo, potete sentire la sede nazionale di Agribio di cui stiamo aprendo la sede toscana. chiunque può inviare prodotti da fare analizzare ad un costo ragionevole. http://www.agribionotizie.it
    buon lavoro filippo