di Sara Porro 20 Settembre 2010

Non pensate che io voglia rubare il mestiere ai sociologi, ma ogni tanto ho la sensazione che la nostra sia una società in cui l’ideale di felicità è strettamente connesso alla quantità di sesso che ciascuno di noi pratica. Come molte donne, leggo un’infinità di giornali femminili: sono tutti pieni di consigli e indicazioni per farlo di più, per farlo meglio, per farlo qui e là e in ogni configurazione compatibile con l’anatomia umana. Un topos ricorrente in questo genere di letteratura è il binomio sesso e cibo, sempre immensamente popolare, che spazia dalle ricette strappamutande agli alimenti afrodisiaci.

I titoli di norma contengono stanchissimi doppi sensi tra l’alimentare e il carnale, e impazzano espressioni come “pepe tra le lenzuola”, “notti bollenti” e “dolci momenti di passione”. A corredo c’è in genere una foto che ritrae una bocca femminile languidamente socchiusa, pronta a carpire una fragola/una ciliegia/un cioccolatino. La concentrazione di questi articoli tocca l’apice in prossimità di San Valentino, e dicono tutti le stesse cose: w gli alimenti afrodisiaci, cioè peperoncino, frutta, cioccolato, ostriche, zenzero, e ovviamente la star di tutte le evoluzione erotiche al glucosio, la panna montata (avviso: il link potrebbe essere considerato un pochino Not Safe For Work, ma solo se lavorate in un ambiente estremamente puritano).

Al centesimo articolo sul “gusto del piacere”, mentre consideravo le sorti apparentemente segnate della società occidentale, dove impera la crescita zero e dove a quanto pare nessuno tollera il pensiero di farlo senza prima ingoiare une douzaine di ostriche, una domanda mi è sorta spontanea: ma un tempo, quando il sesso era tabù e tutti cercavano di non farlo, in che modo era declinato questo binomio tra cibo e sesso?

La risposta è suggestiva: invece delle virtù dei cibi presunti afrodisiaci, si magnificavano le virtù degli antiafrodisiaci. Ad esempio, i cornflakes Kellogg’s. I cornflakes sono nati alla fine dell’800, creati da un gruppo di Avventisti del Settimo Giorno che cercavano ricette adatte ad una dieta completamente vegetariana. Uno dei due fratelli Kellogg era un grande fautore dell’astinenza sessuale, e nel suo ruolo di responsabile di un sanatorio imponeva ai pazienti una dieta estremamente leggera e completamente sciapa: i cornflakes erano l’alimento perfetto per la colazione. John Harvey Kellogg era infatti un seguace delle teorie di Sylvester Graham, inventore di un altro snack estremamente popolare anche oggi negli Stati Uniti, i Graham Crackers: Graham pensava che qualunque cibo che restasse nello stomaco troppo a lungo “surriscaldasse gli organi” e con ciò contribuisse ad aumentare la libido, mentre una dieta strettamente vegetariana aiuterebbe a sopprimere i desideri della carne (il famoso argomento dei vegetariani che non scop**o! )

Nel caso facciate parte della ridotta percentuale di insaziabili – o nel caso vogliate evitare di assumere alimenti che rischiano di compromettere quel pochino di libido che vi resta – ecco altri probabili anafrodisiaci: il gin tonic (il chinino, l’aroma principale dell’acqua tonica, abbassa i livelli di testosterone, mentre il gin, come qualunque bevanda alcolica, può compromettere le prestazioni sessuali), la soia, il coriandolo, la maggiorana, la liquirizia.

[Fonti: Reelmovienews.com, immagine Lowdensitylifestyle.com]