di Antonio Tomacelli 4 Agosto 2009

Il mondo bio è in subbuglio per la ricerca dell'FSAScioccante: mangiare cibi biologici o prodotti convenzionali non fa alcuna differenza. Questo perché, dati alla mano, i contenuti nutritivi sono gli stessi. Parola di Food standards agency (Fsa), l’organismo ministeriale inglese a tutela della sicurezza alimentare, che con una monumentale ricerca su 162 studi degli ultimi 50 anni ha riacceso la guerra del bio.

La polemica.
Non ci sono differenze tra cibo bio e cibo convenzionale. Frutta, verdura, latte, carne e uova biologiche hanno le stesse proprietà nutritive degli alimenti comuni. Vacilla anche il mito del cibo biologico migliore in quanto esente da pesticidi e concimi organici: secondo la FSA, NATURALE non è sinonimo di SANO, e anzi, l’assenza di trattamenti chimici favorisce lo sviluppo di muffe e tossine dannose alla salute. È la fine di un sogno? Presto per dirlo, il mondo del bio si difende e contrattacca respingendo al mittente le conclusioni di FSA, accusato di aver truccato ricerche e risultati.

La ricerca
Non sono state svolte analisi in laboratorio. Niente provette. Nessuno scienziato ha confrontato prodotti provenienti da coltivazioni o allevamenti biologici con quelli convenzionali. Niente di tutto ciò. La ricerca inglese analizza una parte dei testi accademici pubblicati negli ultimi 50 anni facendo una media dei risultati. Arrabbiati, gli scienziati di parte bio si chiedono con quali criteri siano stati scelti questi studi. E attaccano il metodo di ricerca, che considera alcuni studi e ne dimentica altri.

Le conclusioni della FSA
“A causa della limitatezza e della variabilità dei dati disponibili, oltre alla scarsa affidabilità degli studi esaminati, non risultano reali benefici per la salute dei consumatori di cibi biologici rispetto a chi fa uso di cibo convenzionale”. Come questo dubbio sia diventato certezza nel comunicato stampa della FSA rimane un mistero anche per i giornali della destra britannica, curiosamente tra i primi ad accorgersi del problema.

La ricerca dell’Unione Europea: il progetto Quality Low Input Food
Totalmente diversi i risultati della ricerca finanziata dall’Unione Europea, il progetto QLIF. Terminata nello scorso Aprile e costata 18 milioni di euro, la ricerca ha dimostrato sul campo il valore nutrizionale del cibo biologico (+25%) rispetto al convenzionale. Mangiare bio è anche più sano e sicuro, grazie ai rigorosi protocolli previsti dalla legge. Per dirne uno, l’allevamento animale in pieno campo fa registrare livelli di salmonella due o tre volte inferiori rispetto a quello intensivo. Molto più completa e articolata, la ricerca dell’Unione Europea è la prima grande inchiesta sul mondo biologico che sia mai stata fatta. Come mai non è stata inclusa tra testi presi in esame dalla FSA? Le associazioni ecologiste, inutile dirlo, vedono in questa omissione un colpevole dolo, a tutto vantaggio delle multinazionali del cibo.

Le nostre conclusioni
Se anche i risultati della FSA fossero veri, resta il fatto che qualche milione di tonnellate di pesticidi in meno all’anno, non possono che far bene a noi e, in definitiva, al Pianeta Terra. L’influenza suina è figlia degli allevamenti intensivi da milioni di maiali stipati in poche stalle, e anche l’accusa di scarsa produttività del metodo biologico non è credibile, perché ogni anno il mondo produce due volte il cibo che gli serve per nutrirsi. La ricerca della FSA ha però gettato un’ombra pesante sull’agricoltura biologica e questo, forse, era il suo vero obiettivo.