Bere o non bere…che dilemma. Fa bene? Fa male? Se si quanto? E potremmo andare avanti ancora per molto con le classiche domande sul bere. Ma la domanda meno frequente è: far bere un ragazzino è un gesto da incoscienti? Per “far bere” non intendo lasciargli tracannare vino dal collo di una bottiglia, ma dargli l’opportunità di assaggiare magari un buon vino o lasciargli fare un brindisi, magari “in punta di labbra” come mi dicevano, in casa, quando ragazzina ero io e il vino a tavola non mancava mai.

Marco Cremonesi, giornalista del Corriere, ha confessato di portare il figlio 12enne nelle sue “scorribande” per cantine. E sull’opportunità di far assaggiare il vino ai bambini ha scritto questo pezzo. Se sia più o meno interessante lo lascio decidere a voi, intanto lui dice:

“Quando racconto che porto mio figlio Nicola, 12 anni, nelle mie scorribande in Borgogna o nel bordolese, in Langa o in Maremma, nel Collio o ai castelli di Jesi oppure nella Valpolicella, incontro sempre uno sguardo diffidente. Diciamolo: scandalizzato”. Insomma il ragazzino beve o non beve? “…Basta mezzo dito o anche meno. È il momento di far notare quanto il sapore duri a lungo e quante volte cambi in bocca. A me sembra, semplicemente, educazione”.

Se poi, come dicono alcuni studi: ragazzi che sono cresciuti in famiglie in cui non era permesso toccare alcol, sono sette volte più a rischio di diventare alcolisti che non coloro le cui famiglie bevevano durante i pasti, significa che questa “educazione famigliare” qualche frutto lo ha dato. Ovviamente a questa tesi ce n’è subito un’altra diametralmente opposta che paragona il vino al veleno e che non dovrebbero bere né adulti né bambini.

Le conclusioni, insomma sono opposte, ma le scelte, trattandosi di ragazzini, sono unilaterali. E le vostre scelte in che direzione vanno?

[Crediti | Link: Intravino, La 27esima ora, Immagine: Jpg Magazine]

commenti (52)

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    1. La foto è agghiacciante più che altro per la bruttezza delle smorfie dei soggetti 😛

    2. Avatar MAurizio ha detto:

      E perché più che vino sembra succo di ribes o sangue diluito …

  1. se non si tratta di “far bere” quanto di “educare al gusto”, lasciate che i pargoli vengano al vino. Un giovane rischia senz’altro di più avvicinandosi all’alcool senza guida alcuna, piuttosto che guidato ai piaceri di un buon bicchiere da una guida consapevole. E sono uno di quegli utopisti che continuano con ostinazione a pensare che l’educazione paghi sempre.

  2. Avatar antonio fumarola ha detto:

    “Quando racconto che porto mio figlio Nicola, 12 anni, nelle mie scorribande in Borgogna o nel bordolese, in Langa o in Maremma, nel Collio o ai castelli di Jesi oppure nella Valpolicella….” AD AVERCELO UN BABBO COSI’ 🙂 in fin dei conti, alcol deidrogenasi permettendo, educare un palato in erba è gesto nobile. molto meglio che far ingozzare il figlio di grassi pseudoanimali dal Mac o di olio di palma Ferrero…..

  3. Avatar Giuseppe ha detto:

    Oggigiorno sembra che dare un dito di vino al figlio/a (ogni tanto)… poi però se li vedi alle feste da adolescenti ad ammazzarsi di vodka-lemon allora, “eh, son ragazzi”…

  4. Avatar Arilu ha detto:

    Posso dire tranquillamente che anche mio padre mi educò ad amare il vino fin dagli 8/10 anni. Purtroppo non girando in lungo e in largo per cantine come il fortunato figlio di Cremonesi.
    Può essere che lo abbia fatto anche per farmi capire l’acool prima dell’adolescenza.
    Per questo lo ringrazio e farei lo stesso per i miei figli.

  5. Avatar alda ha detto:

    Mah…. siamo così sicuri che un dodicenne abbia tutta sta necessità di centellinare, assaporare e conoscere il vino e il suo gusto? Poi magari scopre che l’alcool scioglie i freni inibitori ( nell’età adolescenziale è facile che siano timidi e imbranati), e cominciano a farne un uso abituale… io non correrei questo rischio se avessi dei ragazzini in casa!!!

  6. Avatar dink ha detto:

    Mio padre e mio nonno ci provarono nella mia pubertà a svezzarmi con vino, anche annacquato, ma non mi è mai piaciuto, come la birra (in pizzeria da liceale bevevo fanta, odiando anche la cocacola); poi al militare venni svezzato da un commilitone di Milano su tutti i pub e le osterie della marca trevigiana, gli anni universitari a Pisa fecero il resto ed eccomi qui, a pasteggiare a verdicchio riserva villa Bucci o chianti Felsinea e a degustare Gewurtztraminer Nussbaumer e Ben Ryè, fare corsi di degustazione birra e whisky single malt, a preparare mojitos… Questo per dire che, con le giuste “cattive” compagnie si può essere “traviati” anche da adulti.

  7. Avatar David ha detto:

    Quello che bevo a tavola, lo faccio assaggiare in quantità infinitesimali (se vogliono) anche ai miei figli di 5 e 3 anni.

    Raramente disapprovano.

    Ieri per esempio la più grande ha apprezato un Rebo della Cantina Pratello del 2007, come il papà e la mamma del resto…

    1. Avatar David ha detto:

      …apprezzato… devono essere ancora i fumi dell’alcool…

  8. Conosco bambini educati a coca e fanta come se fosse acqua, ma non si scandalizza nessuno.
    Io credo non ci sia nulla di male ad educare a bere.

    1. Avatar razmataz ha detto:

      mia figlia 8enne beve solo acqua naturale. coca e fanta eccezionalmente, quando va alle feste di compleanno e la mamma del festeggiato non mette in tavola altro.

      però il vino non ci penso nemmeno a farglielo assaggiare, per ora.

      quando sarà adolescente certamente le spiegherò un po’ di cose, per ora no grazie

    1. Avatar dink ha detto:

      Sì ma fanno ingrassare (troppi zuccheri)… E io da adolescente ne sapevo qualcosa 🙁