di Lucia la Gatta 9 Maggio 2012

Bere o non bere…che dilemma. Fa bene? Fa male? Se si quanto? E potremmo andare avanti ancora per molto con le classiche domande sul bere. Ma la domanda meno frequente è: far bere un ragazzino è un gesto da incoscienti? Per “far bere” non intendo lasciargli tracannare vino dal collo di una bottiglia, ma dargli l’opportunità di assaggiare magari un buon vino o lasciargli fare un brindisi, magari “in punta di labbra” come mi dicevano, in casa, quando ragazzina ero io e il vino a tavola non mancava mai.

Marco Cremonesi, giornalista del Corriere, ha confessato di portare il figlio 12enne nelle sue “scorribande” per cantine. E sull’opportunità di far assaggiare il vino ai bambini ha scritto questo pezzo. Se sia più o meno interessante lo lascio decidere a voi, intanto lui dice:

“Quando racconto che porto mio figlio Nicola, 12 anni, nelle mie scorribande in Borgogna o nel bordolese, in Langa o in Maremma, nel Collio o ai castelli di Jesi oppure nella Valpolicella, incontro sempre uno sguardo diffidente. Diciamolo: scandalizzato”. Insomma il ragazzino beve o non beve? “…Basta mezzo dito o anche meno. È il momento di far notare quanto il sapore duri a lungo e quante volte cambi in bocca. A me sembra, semplicemente, educazione”.

Se poi, come dicono alcuni studi: ragazzi che sono cresciuti in famiglie in cui non era permesso toccare alcol, sono sette volte più a rischio di diventare alcolisti che non coloro le cui famiglie bevevano durante i pasti, significa che questa “educazione famigliare” qualche frutto lo ha dato. Ovviamente a questa tesi ce n’è subito un’altra diametralmente opposta che paragona il vino al veleno e che non dovrebbero bere né adulti né bambini.

Le conclusioni, insomma sono opposte, ma le scelte, trattandosi di ragazzini, sono unilaterali. E le vostre scelte in che direzione vanno?

[Crediti | Link: Intravino, La 27esima ora, Immagine: Jpg Magazine]