di Antonio Tomacelli 28 Ottobre 2009

gosfdavidpreviewLe scene di razzismo, lo sappiamo, sono come le ciliege: una tira l’altra. Di solito si comincia dai negri, poi ci sono gli ebrei, e giù a cascata. Quando zingari, extra-comunitari e gay non bastano più, ci vuole qualcun altro da odiare. I ciccioni, perché no? Perfino nella civile Inghilterra ci sono stati insulti e aggressioni nei confronti delle persone grasse. Che per difendersi hanno fondato il Size Acceptance Movement, l’associazione che pochi giorni fa ha rumorosamente protestato davanti all’ufficio del sindaco di Londra. Ma c’è di più, e di peggio.

La notizia è dell’altro giorno. I servizi sociali della città di Dundee hanno tolto ai genitori troppo grassi (140 chili la mamma, 120 il papà) sia la bimba appena nata che gli altri sei figli. Le lacrime e le proteste della donna non hanno scalfito le certezze delle autorità comunali: “L’abbiamo avvisata, o dimagrisci o ti leviamo i figli”, ha detto l’assistente sociale che segue la famiglia. Da oggi quindi, c’è una nuova forma di razzismo. Picchiare, insultare e umiliare le persone grasse è non solo tollerato ma addirittura previsto dal senso comune.

Come siamo arrivati a questo punto? Il copione è sempre lo stesso. I primi a puntare il dito contro i chili in eccesso sono i medici. Per fare gli interessi dei clienti, e, a volte, quelli delle case farmaceutiche. Segue la pattuglia dei dietologi spediti in televisione per propagandare le virtù della vità sana tutta muscoli&fitness. Associare il piacere del cibo a una malattia mentale aiuta, ma non è strettamente necessario.

Il resto viene da sé, due teste calde che hanno voglia di menar le mani si trovano sempre.

Capìto ciccioni? Fate attenzione, a questo giro siete voi l’obiettivo. Guardatevi le spalle, i nazi-food sono tra noi.