di Alessandro Morichetti 13 Luglio 2010

È più forte di me, quando leggo “bevanda anti-sbronza” mi sale la carogna. Penso a frotte di gggiovani barcollanti e il solo illuderli di aver trovato la pozione magica che vince l’instabilità mi annebbia la vista. Gli integratori alimentari crescono come funghi, ti attirano con slogan ammiccanti tipo “mantiene svegli dopo l’eccesso di alcol”, o quell’altro: “previene i postumi della sbornia”, prima di deviare le aspettative in corner con puntualizzazioni lapalissiane: “la consumazione non permette la guida in stato di ebrezza”. Epperò. Io sono all’antica, diffido a prescindere di certi miscugli. Nessuna prescrizione medica, nessuna reale garanzia, studi scientifici che dovrebbero esserci ma latitano e il forte sospetto che prodotti realmente efficaci siano nascosti tra molti di dubbia validità.

Per dire, io ne ho provato uno che si chiama Equì, provocando una risposta puntuta della Citosalus che produce l’integratore. Riassumo: esce il prodotto, lo testo come previsto dopo aver bevuto un po’, non noto benefici e lo racconto senza eccessi, dubbi ma rispetto per il lavoro altrui. Ho anche chiesto aiuto alla prof. Gianna Ferretti ma niente, punto a capo. Mea culpa, devo ammettere adesso. Gli interrogativi sollevati dall’azienda sono sacrosanti:

Veniamo poi alla sua prova dai risultati che lei definisce nebulosi. A dire il vero è la sua prova ad essere nebulosa. Signor Morichetti, lei quanto ha bevuto? Dopo quanto tempo ha fatto la prova dell’etilometro? Dopo quanto tempo ha rifatto la prova dopo aver assunto Equi’? Quali erano i valori di alcolemia prima e dopo? Se avessimo avuto questi dati probabilmente avremmo potuto darle una risposta in merito ad un ipotetico mancato funzionamento

Cavolo, hanno ragione. Sono stato approssimativo e avrei dovuto segnare tutto, valori-tempi-quantità-prima-dopo-durante. Succede sempre così: provi un prodotto, lo fai approssimativamente manco fossi un decerebrato sbronzo fuori dalla discoteca, poi pretendi che funzioni.

Mi sono riletto 73 volte la pagina informativa sul sito dell’azienda senza venirne a capo: risposta individuale all’assunzione di alcol variabile, riduzione del tasso alcolico misurata con strumenti di precisione e recupero della cenestesi (ovvero la percezione sensoriale di benessere o malessere) sarebbero le scoperte.

Da cosa dipendono? Facile, è tutto merito della “capacità di Equì di attivare gli enzimi alcol deidrogenasi e aldeide deidrogenasi che convertirebbero più agevolmente l’alcool etilico verso il metabolismo aerobico con produzione di ATP, acqua e anidride carbonica”.

Si, ok, è arabo anche per me ma ecco l’idea geniale. Visto che io non ho saputo fornire quantità, tempi e valori registrati, perché non lo fanno loro, pubblicando una bella casistica statisticamente significativa che spieghi con chiarezza i meriti del prodotto? Non è molto più facile e comprensibile che parlare di aldeidi e metabolismo aerobico? Dati alla mano, successo assicurato.

Nel frattempo, io ho trovato l’unica e vera bevanda anti-sbronza, ho i test e volendo li fornisco a chi li richiede: il risultato garantito è zero alcol nel sangue, soddisfatti o rimborsati anche per un milionesimo di milligrammo rilevato. Non ditelo in giro, è la scoperta dell’acqua (fredda).