di Carmine Capacchione 21 Settembre 2010

Allevare galline in batteria è criticabile per come gli animali vivono la loro (breve) esistenza. Stanno in strutture metalliche dalla superficie piana leggermente inclinata, le cosiddette stie, alte 40 cm e larghe 550. Servite da mangiatoie e abbeveratoi a rifornimento automatico, le gabbie sono sovrapposte in 4-5 livelli, dentro vivono 5 animali, densità di popolazione: 22 galline per mq. In altre parole, ogni animale dispone di uno spazio equivalente a un foglio A4.

Per le galline è un problema anche riposare, le ore di oscurità sono ridotte al minimo con l’illuminazione artificiale che serve a ottimizzare la produzione di uova. Negli allevamenti più “evoluti” le  galline depongono le uova direttamente su un nastro trasportatore che le porta al confezionamento. La gallina è in pratica una macchina per fare uova che dopo circa un anno deve essere sostituita.

E’ così che l’animale sviluppa una serie di comportamenti anomali dovuti allo stress da sovraffollamento che possono sfociare nel cannibalismo, per questo è necessario mutilargli il becco.

Questo metodo è stato di fatto messo al bando dalla direttiva  CE 99/74. Entro il 2012 e dal 2003 tutti i nuovi impianti per allevamento in batteria devono allestire gabbie “modificate o arricchite” con una superficie di 750 cm2, un’altezza di 45 cm, posatoi con almeno 15 cm disponibili per capo, 12 cm di mangiatoia disponibili a pollo, 2 abbeveratoi e un nido per gabbia, una lettiera per razzolare e dispositivi per il taglio delle unghie che non possono usurarsi da sole senza sufficiente razzolamento. Le gabbie devono essere separate da corridoi larghi almeno 90 cm.

Inoltre, esistono già oggi sistemi di allevamento alternativi come l’allevamento a terra e all’aperto (free range), o all’aperto in regime di alimentazione biologica. In quest’ultimo caso le galline sono tenute in strutture coperte con una densità di popolazione non superiore ai 6 animali per m2, in comunità non superiori a 3000 galline per ricovero. In aggiunta, possono passare all’aperto almeno un terzo della loro vita con uno spazio ulteriore di 4 m2 a capo. L’alimentazione è esclusivamente a base di granaglie da agricoltura biologica.

Un tipo di allevamento ideale per la vita delle galline, non trovate?

Ecco però che un gruppo di ricercatori tedeschi dell’Università di Bochum si è preso la briga di analizzare il cervello di 3 diversi tipi di galline (si apre un Pdf). Da batteria, da gabbie arricchite, da allevamento biologico.

La prima sorpresa viene da un esame del piumaggio ben visibile nella foto in alto: le galline A e B sono quelle da allevamenti in gabbia, la gallina C proviene dall’allevamento bio. Non ha una bella cera, vero?

Ma cosa si scopre analizzando il cervello di queste galline? Le galline da allevamento bio presentano un area del cervello più sviluppata, l’ippocampo, importante per la memoria e l’orientamento nello spazio. Questo è sicuramente dovuto al fatto che la galline dispongono di uno spazio più grande e più complesso, dove esiste un dentro e un fuori ed è presente  la vegetazione.

Le cose stanno diversamente se si analizza un’altra area del cervello connessa con la deprivazione sociale e lo stress cronico: in questo caso è il cervello delle galline bio a presentare delle anomalie non presenti negli altri due tipi di galline. Perché le galline bio sono così stressate? Perché tendono a beccarsi tra di loro al punto di rovinare il piumaggio?

Il problema sono le condizioni di allevamento innaturali: una comunità di circa 3000 individui è troppo grande per animali che faticano a stabilire gerarchie sociali, e porta le galline a conflitti continui che favoriscono dosi elevate di stress individuale. Per poter stabilire gerarchie sociali adeguate, le galline devono vivere in comunità più piccole con al massimo 30-50 individui.

Ciò detto, lo studio non dimostra che l’allevamento in batteria sia migliore di quello all’aperto, casomai, che la soluzione di un problema non è mai scontata. Per migliorare le condizioni di vita della gallina bisogna rispettarne le strutture sociali, non basta garantirgli più spazio.

Prima di mangiare un uovo la prossima volta, provate a pensare col cervello di una gallina.

[Fonte e immagine: Journal of Chemical Neuroanatomy]