di Massimo Bernardi 10 Febbraio 2011

Non voglio recitare la messa del gastrofanatico consapevole, ma io a come conservo gli alimenti deperibili e a lunga conservazione ci sto attento. Per esempio, consumo i cibi in scatola secondo il principio del first in first out, vale a dire che mangio i cibi acquistati per primi e ripongo le scorte dietro. Quanto ai deperibili, li conservo in frigorifero nella zona giusta per ogni alimento, se possibile lasciandoli nel loro involucro. Tipo le uova, che non tiro mai fuori dall’imballo per evitare che la superficie, dove potrebbero trovarsi presenze indesiderate (vedi residui di sterco animale) entri in contatto con altri alimenti. Scongelo cuocendo nel forno i surgelati parzialmente cotti, pizze, lasagne…, mentre bistecche e spinaci li metto in padella, conservo frutta e verdura al riparo dalla luce e una volta tagliate o cotte le consumo subito.

E ovviamente, al momento dell’acquisto scelgo i prodotti che riportano la data di scadenza più lontana. Già, la data di scadenza.

So da me che sulle confezioni la data di scadenza fa riferimento al prodotto conservato in modo corretto nel suo imballaggio. Mentre, una volta aperto, l’alimento va sempre consumato nel minor tempo possibile. Insomma, non apro un succo di frutta e aspetto fino alla data si scadenza per berlo. Ma giuro che il mondo sarebbe un posto migliore se qualcuno mi spiegasse la differenza tra “Consumare entro…” e “Consumare preferibilmente entro…“. O se l’impegnatissimo angelo del gastrofanatico perdesse 10 minuti per dirmi in base a cosa si calcola la data di scadenza. Prerogative dell’alimento, materiale dell’imballaggio, tempo di trasporto, cosa?

A volerla dire tutta, non mi sono mai arreso all’evidenza che la scadenza dell’olio riguardi solo il gusto e il valore nutrizionale. Ma è proprio così? E quando scade il caffè? E lo zucchero, la pasta, i pomodori pelati?

Ora mi metto da una parte, lontano dai curiosi, e aspetto che venga l’angelo a chiarire i miei dubbi. Nel frattempo, se qualcuno di voi sa…