Antonino Cannavacciuolo, tre stelle Michelin a Villa Crespi ma per tutti soprattutto giudice di Masterchef e conduttore di programmi televisivi di successo come Cucine da Incubo, è il nuovo volto di Lidl Italia. E forse dovrebbe stupirci almeno un po’ vedere l’immagine di uno chef tra i più blasonati che ci sono nel nostro Paese finire a promuovere una delle più celebri catene di discount, ma alla fine non è così: ci siamo abituati, e questo vorrà pur dire qualcosa.
“L’eccellenza incontra la convenienza”: Cannavacciuolo & Lidl

“Antonino Cannavacciuolo – veniamo a scoprire leggendo il comunicato stampa lanciato da Lidl Italia – sarà il testimonial della linea di punta dell’insegna della grande distribuzione: “Italiamo, il brand che celebra le eccellenze locali Made in Italy, e della selezione di frutta e verdura IGP e DOP“.
Lo chef, citiamo testualmente, “guiderà i consumatori alla scoperta di prodotti simbolo come i Rigatoni di Gragnano IGP trafilati al bronzo, l’Olio DOP Terra di Bari e i Cantuccini Toscani IGP, e si affiancherà al meglio del patrimonio ortofrutticolo italiano, mettendo in risalto la freschezza e la stagionalità delle eccellenze certificate IGP e DOP“.
Come? Con una campagna pubblicitaria multicanale che andrà in onda da metà aprile, che vedrà “lo chef mentre verifica con estrema attenzione la qualità dei prodotti mettendo in chiaro la sua ferma volontà di volerli testare personalmente prima di consigliarli al pubblico“.
Cannavacciuolo e Lidl Italia: cosa c’è che non va?

Forse niente, in effetti, ed è per questo che la collaborazione non ci stupisce più di tanto. Eppure, siamo pronti a sentirci dare degli snob se ci stride qualcosa nell’immaginare uno dei quindici chef italiani arrivati ai massimi livelli della ristorazione (almeno secondo la Guida Rossa) dialogare braccio a braccio con la più importante catena di supermercati low cost.
E, anche se è pieno di precedenti illustri (il primo fu Carlo Cracco con le patatine, ma poi vennero, per dire, anche Antonino Cannavacciuolo con il chewing gum o Bruno Barbieri con il panettone), non possiamo smettere di porci domande. E non perché ci sia qualcosa di male o di sbagliato, ma anche solo, semplicemente, per capire quando è successo che il fine dining e la grande distribuzione organizzata avessero lo stesso target di pubblico. Perché è evidentemente successo a un certo punto, e forse non ce n’eravamo del tutto resi conto.
Cosa hanno in comune il fine dining e la GDO?

La maggior parte delle persone pensano ancora che nei ristoranti stellati si stia a digiuno. Pensano che le porzioni siano ridicole (“ora che ho assaggiato, puoi calare la pasta”, diceva più o meno Checco Zalone), che si spendano cifre folli, che sia tutta una gigantesca fuffa per ricchi che non hanno un problema al mondo.
Ed è certamente uno dei problemi della cucina creativa (non a caso detta “alta cucina”) quello di non aver saputo dialogare di più con il grande pubblico, rimanendo chiusa nella sua elite di clienti che ora – stordita dall’affollamento di offerta e comunque con il portafoglio meno gonfio, e magari pure un po’ annoiata dalle solite cose – latita un po’ e contribuisce a mandare in crisi un settore che non c’è dubbio che sia in un momento di ripensamento generale.

Quindi, è semplicemente strano, al di là di ogni giudizio di merito, che i grandi chef riescano a “tenere il piede in due scarpe”, quelle dell’Italiano medio e quelle dell’Italiano gourmet (o dell’Italiano ricco, decidete voi). Eppure, qualcuno ci riesce, e il merito è tutto della scatola magica che chiamiamo tv. Che sarà anche vecchia e moribonda, ferita dalle armi dei social network, ma che certamente ancora attrae e conquista le masse.
Antonino Cannavacciuolo, così come fu per Carlo Cracco e come certamente è per Bruno Barbieri, oggi è un conduttore televisivo, prima ancora che uno chef tre stelle Michelin. È una star del piccolo schermo, al pari di un’Antonella Clerici, giusto per fare un nome. Le folle lo amano, e lo identificano con i suoi programmi molto di più di quanto non lo associno a Villa Crespi. Anzi, forse manco sanno come si chiama il suo ristorante stellato sul Lago d’Orta.
E sì, è incredibile che Cannavacciuolo riesca a fare tutte e due le cose, e a farle bene (gliene va dato atto). Barbieri non cucina più da tempo – nel senso professionale del termine. Cracco ha rallentato moltissimo la sua carriera televisiva per tornare a fare il cuoco quasi a tempo pieno. Forse unico caso nel suo genere, Antonino Cannavacciuolo è uno chef che stra piace alla critica, ed è un personaggio televisivo che stra piace al pubblico. Ed è nelle seconde vesti, quelle di conduttore di programmi, che oggi promuove Lidl Italia, rivolgendosi al suo grande pubblico.
E se l’idea suscita in voi un po’ di cringitudine, sappiate che non siete gli unici, ma che è il caso che ve ne facciate una ragione.
