A volte si dice figlio d’arte così, per dire. Dalila Esposito invece probabilmente, da piccola, si annoiava proprio, quando suo nonno la portava in laboratorio a imparare a osservare il lievito. La storia di Dalila Esposito come lievitista parte infatti alla fine degli anni ’60, quando suo nonno Mario Antonelli apre a Roma un laboratorio di pasticceria, ampliato negli anni ’90 dalla figlia Antonietta, madre di Dalila. Eppure il nonno, in quei pomeriggi un po’ noiosi, ha piantato un seme, e nel 2005 Dalila decide di mettersi in proprio: inaugura la Pasticceria Antonelli a Monte Porzio Catone, nel cuore dei Castelli Romani, dando ufficialmente inizio alla terza generazione familiare.
Il passo successivo arriva nel 2020, quando ritrova l’ex compagno di scuola Simone Cavallo: insieme fondano Vizio, laboratorio di grandi lievitati a San Cesareo, nato dalla fusione tra la sua sensibilità tecnica e la visione imprenditoriale di lui. Anche lui, infatti, è figlio d’arte: in famiglia gestiscono diversi bar, ed è il fondatore del franchising “We Love Tiramisù”. In questo modo Vizio non solo conosce e promuove l’arte bianca, ma sa anche come intessere relazioni e posizionare i propri prodotti sul mercato. Non è da tutti.
Ma l’affare di famiglia non è finito qui, quando chiedo a Dalila al telefono quale sia il suo panettone preferito, escludendo ovviamente il suo, mi dice: “Quello dei miei zii”, e scopro che lo zio di Dalila è il compagno di Giorgia Proia, la lievitista di Casa Manfredi, quest’anno diciottesima nella nostra classifica del panettone artigianale. È stato lì che ho capito cosa devono essere i pranzi di Natale in questa famiglia, e ho chiesto se quest’anno invitano anche me.
Com’è il panettone de Il Vizio
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È una “creatura viva”, come lo definisce Dalila, che richiede 58 ore di lavorazione, lievito madre curato come un figlio e una precisione quasi maniacale. Dalila parla di fasi “adrenaliniche”, riferendosi agli impasti del panettone e a quella sensazione che, in fondo, non sai mai davvero se hai fatto tutto giusto fino alla fine. In effetti, come ogni lievitista nerd, ciò che preme alla Esposito non è tanto la caratterizzazione — quella viene dopo — quanto piuttosto la gestione dello sviluppo dei lieviti, l’ascolto e la supervisione di ogni fase. Frequentare il proprio lievito più dei propri amici è tipico di questi lievitisti.
Infatti il suo panettone classico Milano, nell’assaggio alla cieca, ci aveva stupiti per la consistenza fondente della mollica e per sentori importanti di miele d’acacia, uvetta e canditi. Ma in generale quello della lievitista romana è un panettone per golosoni; non è un caso se il suo Tre Cioccolati ha vinto per tre anni di fila (2023 e 2024) un importante concorso romano, Panettone Maximo, dedicato alla versione al cioccolato del lievitato delle feste.
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Al Vizio preparano anche gusti come Pistacchio, Marron Glacé, Albicocca, la versione semi integrale anti sensi di colpa, e la novità 2025 rhum e pere. Le glasse meritano una menzione particolare, soprattutto perché nei gusti più originali sono ben visibili, e il panettone viene spennellato con un impasto denso a base di cioccolato: ricordano un po’ lo stile delle cupcake o del cake design. Sono intriganti, e Dalila spiega, a me nordica minimalista, che il mercato romano è avvezzo al panettone solo da qualche anno, e gli piace quello ciccione: il cioccolato va via quasi quanto il tradizionale.
Inolre Dalila e Simone guardano, un po’ come tutti i lievitisti di alto livello, al mercato estero come possibile luogo di destagionalizzazione del panettone. Impossibile infatti avere una produzione continua in Italia; e, come sappiamo, produrre panettone costa caro e il solo periodo natalizio a volte non basta a ottenere una plusvalenza. Per ora stanno vendendo soprattutto a Londra, in Grecia e in Brasile (e stanno litigando con le shelf life brevi tipiche dell’artigianale, messe a dura prova dai trasporti e dalle temperature elevate di alcuni Paesi). Il loro sogno? Aprire al mercato statunitese, magari con un laboratorio in loco.
Non accade spesso che i nostri emergenti abbiano anche un’anima squisitamente imprenditoriale; nel caso del connubio Dalila e Simone questo aspetto c’è, eccome. Lungi dal guardarlo con il sopracciglio alzato, confidiamo in una crescita del loro lavoro, tanto quantitativa quanto qualitativa. Lo scorso premio al panettone emergente andò a The Rag, che nel frattempo si è dimostrato anche un grande gelatiere.
Per questa edizione della classifica del panettone il premio viene intitolato a Molino Dallagiovanna, sponsor del nostro progetto e realtà da sempre attenta a pasticceri e pizzaioli che meritano di crescere nel proprio settore.

