Quante ne sapete, voi, sui fichi d’India?

Il fico d’India in Sicilia cresce perfino sui tetti delle case. E’ un simbolo di identità locale, territoriale, porta con sé il DNA dell’Isola per come ne caratterizza il paesaggio, in dolce contrasto con le coste di roccia vulcanica.

Il frutto che per conformazione spiega meglio di ogni altro cosa significa vivere in Sicilia: assaporare estreme dolcezze, ingoiare spigolosità difficili da digerire, affrontare le spine per non averne paura.

I fichi d’India, gialli, rossi e bianchi, s’incontrano lungo ogni contorta strada siciliana, abbarbicati a “pale” ostili e immobili, tocco d’autore in un quadro naif.

Raccolta Fichi D'India - Biancavilla (Catania)

Scopriamo allora cosa si nasconde dietro questo frutto che cresce su una pianta selvaggia, considerato, a torto, modesto e sventurato, dietro la scorza torva e spessa, la polpa soda e croccante.

LA RACCOLTA

Una pesante tuta cerata, da indossare anche sotto il sole cocente, con 40 gradi all’ombra, spessi guanti larghi, coltello in mano e pinzetta al collo come un ciondolo, gioiello indispensabile per tirar via le punture più fastidiose, i raccoglitori di fichi d’india sono una categoria a sé.

Raccolta Fichi D'India - Biancavilla (Catania)

Raccolta Fichi D'India - Biancavilla (Catania)

Sono ormai insensibili alle punture. Le spine, a detta loro, si sentono solo nei primi tre giorni di raccolta, poi la pelle le accetta suo malgrado.

Il metodo non include strambi macchinari, è solo la mano imbattibile dell’uomo che lavora con estrema naturalezza fra queste piante spinose.

I più arditi, quelli di sempre, due o tre in una delle aziende più grandi dell’isola, non indossano nemmeno le tute, neanche quando potano le piante nei punti più impensabili.

Raccolta Fichi D'India - Biancavilla (Catania)

Raccolgono i frutti alla velocità della luce, difficile fermarli per far loro uno scatto, le braccia prendono un ritmo che non rallenta, men che meno riesce a bloccarsi.

Salgono sulle scale in legno per raggiungere i punti più alti, poggiandole alla pianta stessa, in mano sempre il coltello appuntito.

Raccolta Fichi D'India - Biancavilla (Catania)

Raccolta Fichi D'India - Biancavilla (Catania)

Il frutto viene raccolto tagliando uno strato di cladodo, che i siciliani hanno sempre chiamato ‘pala’, e si posa nelle cassette.

Si evita così di privare la polpa dalla sua protezione, la buccia, così come succedeva quando ancora era in voga il vecchio metodo: quello del coppo.

Un lungo bastone di legno alla cui estremità veniva infilzato un bicchiere di latta con cui si staccava alla buona il fico d’india, togliendone però irrimediabilmente una parte di buccia e destinandolo a rapido deperimento per via del contatto diretto con l’aria.

Campo Fichi D'India - Biancavilla (Catania)

Dalla raccolta all’esportazione passano solo pochissime ore.

Le cassette vengono caricate nei camion per essere portate in magazzino.

Raccolta Fichi D'India - Biancavilla (Catania)

Il frutto viene selezionato e privato poi delle spine, per quel che si può, tramite una spazzola che lo accarezza e leviga.

Raccolta Fichi D'India - Biancavilla (Catania) Raccolta Fichi D'India - Biancavilla (Catania) Raccolta Fichi D'India - Biancavilla (Catania)

Le spine, raccolte in una grande vasca, dal contenuto polveroso e minaccioso come un alveare di api, vengono infine bruciate.

COME SBUCCIARE I FICHIDINDIA

Un metodo sicuro per sbucciarli non esiste. Le spine volano via come polvere e anche sbucciati nel modo giusto, una o due potreste incontrarle.

Ma come si dice da queste parti, con le spine dei fichi d’india non è mai morto nessuno, ragion per cui non ne abbiate troppo timore e lasciate perdere i guanti, seguite piuttosto questi semplici consigli.

Non toccate la buccia con le mani, utilizzate solo coltello e forchetta. Quest’ultima accompagnerà il frutto dall’inizio alla fine della sua sbucciatura e sarà la vostra intima alleata.

Poggiate il frutto su di un piano e infilzatelo con la forchetta, proprio al centro della sua pancia.

Fico d'India

Con il coltello fate un taglio netto in ciascuno dei due estremi senza eliminare del tutto la buccia.

Fico d'India

Effettuate poi un’incisione lungo tutta la pancia, da un’estremità all’altra. Allontanate dolcemente con il coltello prima una e poi l’altra delle due sezioni ricavate con l’incisione.

Fico d'India

Adesso che la buccia è quasi del tutto tolta arriva il momento più piacevole, dovrete agguantare il frutto con le mani staccandolo dal lato interno della buccia, privo di spine.

Fichi d'India

QUALI SCEGLIERE

I fichi d’ india non nascono tutti uguali, ogni siciliano ha il suo preferito.

Le varietà danno frutti diversi anzitutto per i colori, con caratteristiche simili ma non uguali, le differenze sono ben percepibili da chi li conosce bene.

Raccolta Fichi D'India - Biancavilla (Catania)

I gialli (i sulfarina), sono i più semplici, in genere i meno amati dai siciliani, ma anche i più diffusi.

Decisamente più saporiti i bianchi (i muscaredda), il cui colore non indica una maturazione ancora incompleta come pensano sbagliando i meno esperti.

Sono solo leggermente meno dolci dei gialli, ma il piacere sta nel morderli grazie a una consistenza meno farinosa e alla pellicina sottilissima che circonda la polpa, più palpabile.

Infine i rossi (i sanguigni), una via di mezzo quanto a consistenza ma i più dolci di tutti.

Raccolta Fichi D'India - Biancavilla (Catania)

Se ognuno ha il proprio colore preferito su una cosa i siciliani non hanno dubbi: la superiorità dei bastardoni.

Non è un insulto, i bastardoni sono fichi d’india nati dalla seconda fioritura, nel periodo da fine settembre a novembre, dopo che sono stati eliminati i frutti della prima fioritura.

Più grandi e sodi di quelli nati sotto il sole d’agosto, hanno qualche seme in meno e godono del clima più mite.

Fichi D'India - Biancavilla (Catania)

Se ne trovano di buoni in tantissime zone della Sicilia, fra i migliori quelli delle zone di Belpasso, San Cono, Militello, Piazza Armerina.

DOLCI E AMARI: I MILLE USI DEI FICHI D’INDIA

Nelle località dove abbondano, è d’uso preparare la mostarda di fichi d’india. La si può assaporare subito, nei giorni in cui mantiene dolcezza e freschezza, con aggiunta di una spolverata di cannella e un trito di mandorle,.

La si può anche essiccare al sole, per conservarla con le foglie di alloro e assaporarla durante l’inverno. Indurita, acquista il carattere maturo con un forte sentore di tabacco

Ma gli usi dei fichi d’india sono infiniti. Gli effetti benefici sono particolarmente racchiusi nei cladodi: la polverina che li circonda, e che si può ricavare strofinandoli con le dita, viene utilizzata come cicatrizzante.

Mentre il cladodo stesso, sbucciato, può essere usato nelle insalate per gli effetti benefici, digestivi e anti-gastritici. Un tempo, appeso al collo, si diceva curasse la tonsillite.

Ma se non sapete dove trovare i cladodi potete rimediare con un ‘Vecchio amaru sicilianu’: una miscela di cardi selvatici, alloro, finocchio, liquirizia, cladodi, noce, arancia amara e cannella.

Se ne bevete troppo, probabilmente, vi si formerà in testa la coppola ma almeno avrete mani pronte a ricevere le spine.

Raccolta Fichi D'India - Biancavilla (Catania)

[CREDIT: FOTO ALFIO BONINA]

Mara Pettignano mara pettignano

30 settembre 2016

commenti (22)

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  1. Con i rossi faccio una marmellata niente male, che assume un brillante ed inquietante color fucsia.
    Anni fa in Sardegna, ho conosciuto un geniale “incrociatore” di piante – specialmente agrumi – che mi fece vedere i suoi fichi d’india senza spine. Il suo più grande rammarico era di non essersi potuto mettere d’accordo con un suo collega israeliano che aveva ottenuto frutti senza semi: peccato!

  2. Bell’articolo,sulla mia tavola non mancano mai,anche se sono il solo che li apprezza.In anni passati a Napoli c’era il gioco “dell’appizzata”vendidori ambulanti ponevano in un secchio diversi fichi d’india(in napoletano ‘E ffigurine),e tu bambino con 10 lire avevi l’opportunità con un coltellino di tentare di “appizzare”un fico d’india,se riuscivi a tirarlo su,in genere avevi tre tentativi,il frutto era tuo.Quasi sempre uno riuscivi a guadagnartelo e mangiarlo all’istante.

  3. Visto che avete citato i termini dialettali…
    Mio nonno, siciliano, quelli che voi chiamate “bastardoni”li ha sempre chiamati “Bìfare”. Un termine che io non ho mai capito finché non ho studiato latino. Si chiamano così infatti le piante che portano per due volte i frutti.
    confermo poi che o sei del partito dei muscaredda o dei sanguigni. Quelli arancioni erano i reietti del gruppo.

    1. Esatto! Le bifare almeno dalle parti delle Madonie.

    2. Ma cosa devono sentire le mie orecchie!
      Bifare sono i fichi (normali) non i fichi d’india.
      Mai sentito un siciliano che chiamasse in modo diverso da bastarduni i fichi d’india tardivi.
      P.s.: non amo particolarmente i fichi d’india ma leghgere certi commenti di chi, evidentemente, non li ha mai assaggiati mi fa solo crepare dalle risate!

  4. E delle bucce di fichi d’india fritte in agrodolce ne vogliamo parlare?

    1. Parliamone! ….in contrada Karsa ovviamente.

  5. A colazione pane di casa e fichi d’India. Così sono cresciuto. Quelle di Santa Margherita Belìce, gli scuzzulati però, sono imbattibili nella dimensione della succosità, per me.
    Una volta, tantissimi anni fa, vennero i cugini tutti fighi e tischi toschi da Milano a trovarci, in Sicilia.
    Non credo avessero mai visto in vita loro una pianta di fichi d’India perché fecero tutta una serie di domande che non avrebbero dovuto fare a mia nonna (che è figa e stronza).
    – Questa è la pianta dei fichidindia?
    – Sì
    – E questi cosi che spuntano sono i fichidindia?
    – Si
    – ma mica ve li mangiate quei cosi lì?
    – Li mangiamo
    – E come si mangiano?
    – li raccogli e gli dai un morso e te li mangi.

    1. 92 minuti ininterrotti di applausi alla nonna

  6. Io invece ho il ricordo di mamma, quando (troppo raramente) si andava a Lanusei: sbarco a Olbia all’alba, poi molte ore di pulman fracassone.
    Ecco che lungo l’Orientale Sarda, nei pressi di Cantoniera Giustizieri si levavano le voci dei passeggeri: “ferma ferma, ci sono i fichi d’india!”. La corriera si fermava, e mezza corriera scendeva per cogliere i frutti dalle piante a bordo strada.
    Spiegando a noi bambini come si faceva ad evitare le spine, come si apriva la buccia con un coltellino, e come mangiare il frutto dolcissimo.
    Più ancora dello sbarco al porto, era quello il momento in cui si sentivano a casa; lo vedevi negli occhi, lo coglievi da quelle mani che golose trattenevano i fichi d’india

  7. Piccola storiella che mi raccontava mio nonno…
    Una turista francese si avvicina a un venditore di fichi d’ India e incuriosita chiede : Comment s’appellent?
    E il venditore : non si pelano,si munnano
    La donna non capisce e dice: Comment?
    E l’uomo: No con i mani cu cuteddu!
    La turista sempre più confusa gli dice : Je ne comprend pas !
    E il venditore arrabbiato:Ma si un vuoi comprare niente picchì mi fa tutte ste domande?

    1. I ficurini bìfferi non esistono, forse li scambi con i fichi, dalle mie parte si chiamano annuruvati.

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