beeopak

Più o meno ogni anno, da quattro anni, in questo periodo comincia per me la stagione della barca a vela in Laguna. Bello, ma anche il mio personale modo di accorgermi di quanta plastica c’è nell’acqua. Da anni ho sostituito l’acqua in bottiglia e cerco di non comprare la verdura al supermercato per evitare quel delirio di imballaggi che mi riempie il secchio della differenziata appena torno a casa. Ho scoperto che esiste un prodotto abbastanza diffuso nel resto del mondo e di cui non sapevo nulla: il tessuto di cotone trattato con cera d’api, olio e resina che sostituisce un sacco di imballaggi poco ecologici come la pellicola per alimenti, la carta paraffinata, i sacchetti per il congelatore, i fogli di alluminio, i vari Tupperware et similia.

Beeopak

Mi piacciono le storie romantiche, per questo un pomeriggio di primavera ho telefonato a Clarien, una violinista olandese che dopo aver vissuto a Londra e negli States si è trasferita con il marito in una cascina a Druento (TO) dove vive impartendo lezioni di musica in lingua inglese ai bambini della zona. Me la sono immaginata al tavolone di noce della cucina [n.d.r. tutte le cascine hanno un tavolone di noce in cucina] a sorbire del tè mentre con la sua amica Monica mi raccontava di come è venuto loro in mente, qualche mese fa, di produrre Beeopak, il tessuto con la cera d’api.

beeopak

Prima di tutto si sono messe a cercare i materiali giusti per un’impresa ecologica e sostenibile: il loro è un prodotto interamente biologico certificato. Mi dicono con rammarico che nonostante il Piemonte abbia una grande tradizione di industria tessile, per il momento non è stato possibile trovare un cotone biologico adatto alle loro esigenze, per questo lo comprano in Germania. Siamo però arrivati a buon punto: pare che tra qualche mese si avvierà una produzione con disegni scelti dalle due imprenditrici.

A mio avviso, una delle caratteristiche più interessanti di questi fogli è la bellezza, al secondo posto viene il profumo, un misto di miele e ceretta. Anche la resina di pino arriva dall’estero, perché in Italia ne è proibita l’estrazione ad uso commerciale.

beeopak

Quando mi raccontano della cera d’api invece fanno un sospiro di soddisfazione: “Quella arriva da Giulio, apicoltore vicino di casa di Clarien, che produce miele con metodo biodinamico.”
Il colpo di genio però – me lo racconta Monica – è stato quello di sostituire l’olio di jojoba che si trova in tutti i prodotti simili a questo, con olio di nocciole, un prodotto così local, e poi – se ne avanza un po’ dalla produzione – è buono coi tomini.

La produzione è totalmente artigianale e attualmente viene gestita da Clarien e Monica da sole. Hanno iniziato facendo provare i loro prototipi ad amici e conoscenti e ultimamente, per mettere a punto la formula, si sono avvalse del cognato di Clarien, docente all’istituto Fontis di Eindhoven, i cui tecnici di laboratorio hanno dato loro delle indicazioni precise sui tempi di fusione della cera, sulla esatta miscela di ingredienti e sulla loro successione.

Il lancio delle vendite online risale novembre 2018 e le cose stanno funzionando, tanto che a volte arrivano anche più dei 20 ordini al dì che le due sono in grado di evadere producendo tutto da sole. Adesso per incrementare la produzione sono in contatto con il Centro Ricerche e Innovazione di Torino per essere certificati come start up, accedere ai fondi dello sviluppo e aumentare la produzione.

Apepak

In Italia c’è un’altra bella storia legata a questi fogli di tessuto cerato in quel di Altivole (TV); qui a Cooperativa sociale onlus Sonda produce Apepak. Sul loro sito c’è anche un incoraggiante elenco dell’impatto in positivo se si sceglie di acquistare il loro prodotto:

  • si dà 1 giorno di lavoro a circa 1000 api da miele italiane (e ai loro apicoltori);
  • si danno 30 minuti di lavoro di un membro della cooperativa sociale Sonda, in genere una persona diversamente abile, o un ex tossico dipendente o un anziano;
  • si risparmia 1 metro quadro di pellicola ad ogni utilizzo.

Anche in questo caso l’idea nasce da chi ha visto usare questi fogli all’estero, precisamente da Massimo Massarotto e sua moglie Molly: trevigiano lui, californiana lei, vivono dalle parti di San Francisco. Anche loro han cominciato a produrselo in casa utilizzando avanzi di tessuto, la cosa è piaciuta ai vicini e agli amici e hanno deciso di avviarne la produzione in Italia, affidandosi a Sonda. Sono sul mercato da un anno e mezzo, per il momento vendono online oppure ai g.a.s. che ne fanno richiesta, ma dovrebbero trovare spazio nella grande distribuzione a breve.

Anche per loro, mi racconta Massimo, il problema dell’approvvigionamento della materia prima è il principale, loro ad esempio sono costretti a comprare parte della cera d’api all’estero. In Italia i produttori sono tutti troppo piccoli e riescono a fornire al massimo 2 o 3 kg l’anno ciascuno. Per fare rete, sul sito c’è un form per gli apicoltori italiani che volessero candidarsi a fornitori.

Quando ho cominciato a desiderare di avere questi fogli pensavo che li avrei usati principalmente per il formaggio, ma è una settimana che li provo e mi stanno venendo in mente un sacco di modi in cui sfruttarli, anche perché li sfoggio con una certa soddisfazione. Ci porto una fetta di torta in ufficio, ci copro la teglia dove metto l’impasto del pane a lievitare o ci avvolgo le torte che porto a cena dagli amici.

Clarien mi ha detto che una sua amica cinese li usa per i dumpling, ci copre il tavolo e li lavora (tradizionalmente il tavolo si copre con uno strofinaccio). Monica invece ci porta le matite in borsa, o il sapone quando viaggio.

apepak

Da usare è davvero semplice perché la cera lo rende malleabile, così si adatta alle superfici e si può creare un pacchetto semplicemente pizzicandone i bordi. Se si macchia lo si lava con un po’ di acqua fredda, se prende l’odore del cibo con cui è stato a contatto si può lavare con un po’ di sapone di Marsiglia. Se la superficie si screpola basta metterlo per un minuto in forno caldo a 50 gradi e torna nuovo. In molti casi non serve far nulla, basta ripiegarlo e metterlo via.
Dicono che usato così dura almeno un anno, o quantomeno dura 100 usi, vedremo. Per il momento è nella dispensa, vicino al rotolo di pellicola che giace inutilizzato.

Prezzi

Apepak

www.apepak.it

– duo gigante (40×40 cm): 17 euro
– due grande (30×30 cm): 16 euro
– duo medio (25×25 cm): 15 euro
– mix tre misure: 22 euro

Beeopak

www.beeopak.com

– 1 XL (40×50): 17 euro
– 2 large (33×40): 19 euro
– 2 medium (25×25): 16 euro
– 3 small (2020): 12 euro
– set 3 misure, small medium e large: 19 euro

Per la mia esperienza le spedizioni Beeopak sono leggermente più rapide.

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