La Frittata di Report: parla il sindacalista che ha dato il via alla denuncia

Abbiamo intervistato Fulvio Di Giorgio, il sindacalista che guida i dipendenti che accusano Eurovo di pratiche scorrette in campo lavorativo e di sicurezza alimentare, e che hanno prodotto le immagini trasmesse a Report.

La Frittata di Report: parla il sindacalista che ha dato il via alla denuncia

Non le piacerà la metafora, ma Giulia Innocenzi a Report ha combinato il solito macello. I suoi servizi shock sul mondo degli allevamenti, a cui ci aveva già abituati con il notevole docu-film Food for Profit, gettano sempre il panico nel mondo dell’agrozootecnia, dell’industria alimentare, della politica e perfino quello della gastronomia, che di tanto in tanto si unisce alla levata di scudi in difesa delle imprese italiane.

Perché nel sincero auspicio che le immagini messe in onda la scorsa domenica su Rai 3 non corrispondano alla prassi aziendale di Eurovo, e anzi si riferiscano a un’eccezione, magari a scarti di lavorazione, dobbiamo pure prendere atto del corporatismo in atto contro l’informazione che invece si preoccupa dei consumatori. Una levata di scudi contro Report che strumentalizzerebbe le immagini, e pure contro di noi che le riprendiamo (non possiamo non citare Luca Montersino che, dopo aver difeso l’azienda oggetto del servizio di Report, sostenendo di conoscerla come un’eccellenza in termini di pulizia e rigore, ora accusa noi di cattiva informazione).

Tornando al lavoro di Giulia Innocenzi, i video e le testimonianze attribuite allo stabilimento Eurovo di Occhiobello, in provincia di Rovigo, sono preoccupanti ed inquietanti. Nelle immagini – corredate dalla testimonianza di un dipendente dal volto oscurato – si vedono cassoni contenenti uova sporche di deiezioni e sangue, uova marce, perfino uova con carcasse di galline e topi che galleggiano dentro. Quelle uova, sostiene l’intervistato, andranno tutte alla pastorizzazione, e dunque poi al consumo. Di contro, Eurovo risponde formalmente a Report, negando tutte le accuse, parlando di “sabotaggi volontari volti a danneggiare l’azienda ed il marchio” e mettendo “in dubbio la veridicità e l’affidabilità di chi ha fornito la documentazione”.

Chi ha raccolto la documentazione sarebbero 58 dipendenti che, tramite Fulvio Di Giorgio, coordinatore dell’organizzazione sindacale Cobas, hanno presentato una denuncia–querela contro l’azienda nel 2023, accusandola di sfruttamento del lavoro e intermediazione illecita di manodopera, violazioni delle norme sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, pratiche potenzialmente integranti frodi alimentari e grave pregiudizio per la sanità pubblica.

La denuncia delle uova, dal 2023 a Report

Signor Di Giorgio, come è andata questa denuncia?

“Noi l’abbiamo depositata nel 2023 ed è rimasta lì in Procura, a bagnomaria, per molto tempo. Poi, a seguito di sollecitazioni sullo stato della situazione, ci è arrivata comunicazione che il PM aveva chiesto l’archiviazione. Abbiamo visionato il fascicolo e fatto opposizione, ma constatiamo con immenso stupore che la procura non ha fatto alcuna indagine. Eppure noi avevamo presentato una documentazione dettagliata, con tantissime testimonianze: quello che avete visto voi è una piccolissima parte di tutto il materiale che abbiamo“.

E ora?

“E ora non mollo. Dopo la messa in onda del servizio di Report io ho fatto alla Questura di Rovigo una richiesta di intervento urgente allo stabilimento Eurovo di Occhiobello, per “gravi profili di ordine e sicurezza pubblica, perdurante sfruttamento lavorativo e rischio per la salute collettiva”.

Queste immagini chi le ha registrate?

“Sono opera di più dipendenti. Tenga conto che loro non volevano parlare perché temevano ripercussioni sul lavoro, ovviamente. Ma alla fine si sono convinti. Di immagini ne abbiamo tantissime altre ancora depositate: c’è un servizio fotografico che mette paura davvero”.

report eurovo

Cosa risponde a chi dice che quelle nei video non erano uova destinate al consumo umano?

“Che non esiste proprio. Abbiamo raccolto una montagna di testimonianze che dichiarano quello che c’è nella denuncia, solo che la Procura non ha ritenuto di sentire nessuno. Una montagna di persone che dichiarano irregolarità contro quello che dice un pasticciere che è andato lì una volta: ecco, io a lui vorrei dire che un bel tacer non fu mai scritto, perché forse lui non sa tutte queste cose”.

Questa situazione, a suo parere, è un’eccezione?

“No, assolutamente. Ci sono tante situazioni simili in tanti stabilimenti italiani. E lo dico sia per le denunce fatte in passato, sia per altre su cui stiamo raccogliendo video, foto, documentazioni”.