La spesa da Cortilia: cosa mi piace e cosa meno

Pochi mesi fa ho avuto una bimba (evviva!) e sull’onda dell’ossitocina –l’ormone della casalinghitudine– mi sono iscritta a Cortilia, che mi consegna sullo zerbino una cassetta di verdura biologica (e altro, volendo) una volta alla settimana.

Premessa: Cortilia non è l’unica società a offrire un servizio simile.

A Milano ci sono anche BioExpress e –con un quid in più di complicazione perché devi andare tu a raccattare i tuoi acquisti– l’Alveare che dice sì.

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Però io qui parlerò solo di Cortilia perché è il servizio che conosco: non ho interessi personali e ovviamente pago la spesa di tasca mia (quando la gente sui social dice bene di qualcosa e poi aggiunge “non mi hanno pagato per scriverlo” io sono sempre tentata di commentare “purtroppo”).

Cominciamo dal perché di questa scelta

Qualcuno mi ha accusato di averlo fatto perché sono una di quelle neomamme che pensa che lei, a differenza delle altre, non darà mai ai figli le porcherie. Io mi sono offesa, ho detto che non sono certo tipo da contribuire a queste divisioni tra madri, tutte noi facciamo il meglio che possiamo: tranne che invece ovviamente è proprio così.

Però ci sono anche altre ragioni: prima abitavo di fronte al Naturasì, e c’erano giorni in cui mi capitava di fare la spesa anche due volte al giorno, per pranzo e poi per cena. Adesso ci siamo trasferiti un po’ più fuori dal centro e sotto casa non c’è il Naturasì ma la macelleria etnica che vende anche il misto di totani surgelati.

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Non lontano c’è un’Esselunga, e anche se a Milano l’apprezzamento collettivo per l’Esselunga è la cosa più vicina all’amor di patria, io non ci vado un granché: quella vicino a casa è piccola (però le Esselunga sono come i caffè di Starbucks, la dimensione minima è già enorme) e quindi non offre la possibilità di pesare da sé frutta e verdura: è tutto venduto già incellophanato, e ogni volta che compro tre carote penso a quell’isola di plastica nel mezzo dell’Oceano e mi deprimo.

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Terza dopo la mia vanagloria materna e l’ecologia c’è una ragione più culinaria: di mio comprerei sempre le stesse verdure, perché sono quelle che so cucinare; invece la cassetta mi costringe a essere fantasiosa: la composizione è fissa, differente ogni settimana. Anche se è possibile togliere e sostituire fino a un massimo di tre voci, io cerco di non farlo, però mi ritrovo sempre piena di cavoli, letteralmente.

La cassetta piccola solo verdura –quella che ho io– costa 19 euro, la consegna è gratuita in una fascia molto aperta, altrimenti si paga a seconda della popolarità dell’orario di consegna (un sistema un po’ spietato).

Finora contava come introduzione…

Seguono alcune riflessioni circa il servizio

Mi piace perché: come dice il nostro guru Michael Pollan, “Mangia cibo. Non troppo. Soprattutto verdure”, insomma per comporre un pasto prima bisogna pensare alla verdura, e solo in un secondo momento a cereali e proteine: tanta cucina italiana tende invece a relegare la verdura nel ruolo di “contorno”, mentre dovrebbe essere l’opposto esatto.

Da quando ogni lunedì mi recapitano la cassetta, già all’inizio della settimana so quali verdure mangerò, e quando cerco una ricetta online o sui libri –soprattutto su quelli di Yotam Ottolenghi, in particolare Plenty e Plenty More, dedicati alla cucina vegetariana– parto dall’ingrediente e poi mi allargo. Funziona bene.

Insomma la mia cucina è più varia, anche se la resistenza mentale è potente. Esempio autunnale, io amo la zucca, la metto anche nel caffè (vedi Pumpkin Spice Latte) però mi attengo sempre alla Delica – Mantovana; Cortilia insiste sulla Butternut Squash, e ci ho messo un po’ a prendere familiarità: invece mi piace molto, e al terzo giro ho imparato a cucinarla.

Altri vantaggi

Altro vantaggio: finalmente “cucinare con quello che c’è in casa” non è mai punitivo. Con tutta questa verdura fresca, basta fare un buon lavoro di dispensa per essere sempre a mezz’ora di distanza da una cena eccellente.

Da avere sempre: pasta secca, riso, brodo vegetale fatto in casa e surgelato in monoporzioni (ah! Da quando sono madre suono proprio come tua madre), Parmigiano Reggiano, uova, olio e burro, pelati, ceci e fagioli in scatola, cipolla e aglio. Io poi ho anche una varietà di erbe aromatiche sul davanzale, ma ora non voglio turbarvi.

Lati negativi

Veniamo ai lati negativi: il rischio è l’effetto apprendista stregone, più verdure mangi e più ce ne sono. Finire tutta la cassetta in una settimana richiede un po’ di pianificazione, è un servizio adatto al genere di persona che potrebbe destinare una domenica pomeriggio a preparare la linea della settimana senza aver voglia di piangere.

In questo per esempio sono stata travolta dalla socialità prenatalizia e perciò ho mangiato pochissimo a casa, quindi ieri ho messo il forno a 220°C, ho tagliato carote, porri, cavolfiore e verza in pezzi simili e ho cotto tutto finché non era bruciacchiato: si sa che fritta è buona anche una ciabatta ma anche le verdure in forno ad alta temperatura meritano un po’ d’amore.

Insomma io e la mia cassetta stiamo bene insieme.

Anche se quando l’altro giorno ho messo su Instagram una foto di una montagna di verdura, mi ha chiamato un’amica che ha figli già grandi e mi ha detto solo: “Io capisco eh, ma in questa fase devi passare meno tempo a cuocere verdure e più tempo al bar”.

Sara Porro Sara Porro

21 Dicembre 2018

commenti (7)

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  1. Avatar luca ha detto:

    Prima di tutto tanti auguri per la bambina . Poi una curiosita’ , dato che i prezzi a Milano sono molto elevati. Quali e quante verdure ci possono essere in una cassetta da 19 euro ?

    1. Avatar luca ha detto:

      Hai ragione Marco .E’ che non sono proprio abituato a fare la spesa su internet e non ci avevo pensato .Mi rendo conto di essere troppo vecchio per il mondo digitale e dei social .

    2. @luca: naaaa…io non sono certo un giuovane virgulto 🙄
      Per parfrasare e mescolare citazioni random… “stay curious, stay foolish, stay hungry” 😁

  2. Avatar Clo ha detto:

    Ci sono passata anch’io, ma diversamente da te, al quarto tipo di rapa della quale non sapevo il nome, ho iniziato ad accumulare avanzi e buttare un sacco di roba (io all’epoca bioexpress, e non potevi nemmeno cambiare nulla).

    Alla fine ora vado dal fruttivendolo…evito esselunga perchè frutta sempre impacchettata con tonnellate di plastica, naturasì ci vado ma davvero alle volte il reparto ortofrutta è tristissimo. Così mi affido al buon vecchio fruttivendolo, caro, è vero, ma a dire il vero non butto più nemmeno una foglia di insalata.

    L’unica cosa effettivamente è che si tende a mangiare sempre lo stesso, ma anch’io in questi giorni stavo risfogliando plenty, e plenty more (e jerusalem ) per individuare qualche ricetta da cui partire (e iniziare a procurarmi gli ingredienti non freschi) ma l’idea di partire dall’ingrediente che ho e costruirci intorno non è male.