di Chiara Cavalleris 6 Dicembre 2019

Matteo Salvini, il sovranista, “ha scoperto che la Nutella viene fatta con le nocciole turche” e “ora non la mangia più” (pappappero). Una frase pronunciata con finta ingenuità – fare la parte dello spammatore seriale di foodporn da multinazionale dolciaria pentito sulla via del patriottismo da materia prima sarà una carta vincente per vincere le elezioni in Emilia Romagna? Certo così non si vince in Piemonte – che però sottende un vero candore.

Vero, da qualche settimana a questa parte non si parla d’altro che di #nutellabiscuits e per una questione di algoritmi e massimi sistemi dell’internet “sfruttare” la Nutella potrebbe essere una buona mossa per mantenere viva La Bestia (aka, l’azienda che gli gestisce i social, si chiama proprio così), ma tirare frecciate a una delle poche (l’unica?) multinazionali italiane che la maggior parte degli italiani amano potrebbe far scalmanare più oppositori del popolo delle sardine.

Si esagera, chiaramente, per dirvi che l’azienda con la “miglior reputazione nel mondo” (Global RepTrak 100, marzo 2019), quella “ideale in cui lavorare per gli italiani” (classifica di Randstand, aprile 2019″), che quest’anno elargirà ai suoi dipendenti un bonus di circa 2000 euro, la Ferrero dicevamo, suscita una certa affezione diffusa, e non solo tra chi riceve la busta paga ad Alba.

La miglior risposta.

Gepostet von Il Disagiato Leghista am Freitag, 6. Dezember 2019

Mai come oggi, mentre la “notizia” di Matteo Salvini che dice addio alla sua amata crema spalmabile faceva il giro di tutte le testate registrate, si è ricordato quanto sia invidiabile il welfare della Ferrero, la più grande acquirente di nocciole italiane, oltreché piemontesi. Quel “preferisco aiutare aziende che aiutano gli agricoltori italiani”, potete starne certi, susciterà negli anti-salviniani e negli anti-sovranisti, in generale, una solidarietà nei confronti della Ferrero che la multinazionale stessa, da sempre restìa alle dichiarazioni pubbliche, non avrebbe potuto sperare, dopo mesi e mesi di citazioni non richieste (e chissà se gradite) da parte dell’aspirante Premier.

Cara Nutella, che mondo sarebbe senza Matteo Salvini? Al netto del recentissimo lancio dei Nutella Biscuits, un’operazione di comunicazione offline efficacissima con correlato hype generatosi sui social network, la Ferrero, diciamocelo, non è leader nella comunicazione di se stessa. Un’azienda che possiede marchi tanto famosi, potremmo dire iconici (EstaThè, Tic Tac, Ferrero Rocher, Kinder..) forse non ha bisogno di attirare l’attenzione con uno spot, ma ne converrete: l’ultima pubblicità Ferrero che possa considerarsi brillante (per i tempi) è quella della limousine, di Ambrogio e della signora chic che ha voglia di qualcosa di buono.

Da allora, si ricordano banali famiglie sedute intorno a un tavolo, pinguini che escono dai frigoriferi per indicare alle madri che il Kinder Pinguì sta in frigo e quella orrida reclàme del Grand Soleil portato nel patio, su una piccola alzata (“il nettare degli deeeei”…), per suggerirci un vetusto senso di lusso percepito. Qualcuno non ci vede più dalla fame? Io per ora sono a posto.

Per carità, Ferrero è nel cuore di molti(ssimi) italiani senza bisogno di prendere in prestito gli sceneggiatori politicamente scorretti del Buondì Motta, ma è pur sempre una multinazionale, la seconda dolciaria nel mondo, che durante la demonizzazione dell’olio di palma ha sentito la necessità di giustificare la qualità dei semi utilizzati, e di cui si è discusso per via dei lavoratori turchi impiegati nei campi di nocciole, sottopagati per la Bbc.

È ragionevole pensare che oggi, e senza spendere un euro in pubblicità, Ferrero sia riuscita a guadagnarsi la simpatia di un pubblico che mai e poi mai si sarebbe sognato di difenderla? “Se un gigante del settore alimentare come la Ferrero di Alba acquistasse l’intera produzione made in Italy di nocciole o di qualsiasi altra materia prima provocherebbe la reazione dell’Antitrust”, ha spiegato oggi Il Sole 24 Ore. Da Il Post a Selvaggia Lucarelli, da La Stampa a Il Foglio, tutti, nel ridicolizzare l’uscita di Salvini, hanno messo in buona luce le politiche di Ferrero, spiegando di fatto all’Italia che c’è multinazionale e multinazionale, tracciando una chiara linea di demarcazione: la Nutella non è cattiva. Punto.

Da alleata di Salvini a sua insaputa a improbabile contorno delle sardine, la Nutella saprà, in cuor suo, che senza di lei il mondo non sarebbe né migliore né peggiore; lei di certo, in cabina elettorale, lascia la scheda bianca. Ad ogni modo, qualcuno di noi oggi si è tolto un peso: tra crocifisso e Nutella, l’appropriazione di simboli che ci sono cari è un vecchio trucco. Che liberazione guardare il barattolone e non vederci segni di partito. Solo una bandiera, tricolore.