l Buonappetito: la teoria delle code al supermercato

Se qualcuno ha, come me, buttato alle ortiche una laurea in economia e commercio, avrà un ricordo vago delle lezioni di Teoria delle code.

Il mio è vaghissimo. E’ una roba, mi pare, di statistica e la tiro sempre in ballo in autostrada per provare a giustificare il fatto che un istante prima si sia tutti incolonnati, e un istante dopo si viaggi liberi e belli come fringuelli.

“E’ per la Teoria delle code” dico a mia moglie e quella mi guarda interdetta.

Non essendo agosto, la Teoria delle code non mi passerebbe in mente se il Carrefour sotto casa non mi ci avesse fatto pensare. Evidentemente da qualche mese un qualche matematico di talento deve aver generato una Nuova Teoria delle code. Lo dimostra il fatto che, come avrete notato tutti, è cambiato il modo di stare in fila alla cassa.

[Quali supermercati italiani vendono di più?]

Prima, seguendo la Vecchia Teoria delle code, ogni cassa aveva la sua coda e stop. Ora, con la Nuova Teoria delle code, la fila è una sola per tutte le casse che dunque non sono più in parallelo ma in linea.

C’è una voce meccanica tipo distributore di sigarette che scandisce E’-LIBERA-CASSA 2/E’-LIBERA-CASSA-4…

Non saprei dire se così sia più veloce, evidentemente sì se lo fa una catena globale come Carrefour (ho vista la medesima tattica anche da Decathlon). Ma mi permetto una considerazione: non è un metodo adatto a noi italiani.

Gli italiani non ammettono che uno li superi, anche se ne ha titolo: cosa che capita se tu stai pagando alla cassa due e uno è chiamato alla quattro che è più vicina all’uscita. Ho visto gente spintonare, vecchie far gli sgambetti.

[Come stanno cambiando i supermercati]

E gli italiani non confidano nella statistica: un metodo che produce una coda infinitamente più lunga – anche se più veloce – non è tollerabile. E’ una questione estetica.

Il risultato è che la coda non è più quel piacevole luogo di socializzazione – come diceva quel ministro – ma un nido di serpi velenose. Che magari escono dal negozio 30 secondi in anticipo, ma inca**ate nere.

Luca Iaccarino

22 febbraio 2018

commenti (15)

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  1. gumbo chicken ha detto:

    Ma non è nuova, sarà almeno da un paio d’anni che c’è. In giorni/orari di punta fa spavento però va detto che elimina la sfiga della coda lenta (tipo legge di Murphy –
    qualunque cassa scegli, sarà esattamente quella che avrà più problemi e si bloccherà, mentre quelle a fianco scorrono lisce.). E nell’area da Corso Turati a Nichelino a Corso Orbassano a me non è ancora capitato che qualcuno s’infilasse al posto di altri.

  2. Dan ha detto:

    Veramente penso sia la cosa migliore introdotta nei supermercati negli ultimi 10 anni. A fronte di una singola coda chiloletrica, i tempi di attesa sono diventati irrisori rispetto a prima, e non ho mai visto nessuno lamentarsi.

  3. Ganascia ha detto:

    Naaa. Al Carrefour di Pisa sono più di due anni che c’è e siamo tutti belli paciosi

  4. Pier63 ha detto:

    E’ la situazione che si sviluppa in autostrada con il regime “code-a-tratti”. Lì si manifesta colui che è affetto dalla sindrome dello sf…ortunato, colui che salta da una corsia all’altra senza però guadagnare posizioni.

  5. Lucrezia ha detto:

    Boh, al Carrefour di Milano ho fatto parte di code pacifiche e non belligeranti senza più loschi individui che cercano di intrufolarsi da dx e sx. Siamo meglio di quanto crediamo.

  6. lorenzo ha detto:

    ho visto al Decathlon una coda di almeno 60 persone, mentre le due casse self erano completamente libere.
    la chiamerei “teoria della coda volontaria”.

  7. grammarnazi ha detto:

    Mi stupisce che ci siano ancora supermercati che gestiscono le code in questa barbara maniera. Esselunga e altri hanno le “pistole” che ti evitano direttamente la cassa. Metti tutto in borsa direttamente dallo scaffale, passi nella cassa predisposta (quasi sempre vuota), strisci la carta e sei fuori, senza perdere tempo con gente che conta monetine, disagiati che non ricordano il pin del bancomat, cassieri chiacchieroni e via dicendo.

    Mi stupisce che non sia la norma in TUTTI i supermercati.

    1. Gio2710 ha detto:

      Anche all’ipercoop fanno così. C’è un solo problema ovvero che se ti capita la rilettura, il controllo casuale sulla corrispondenza fra la “pistola” e il carrello da fare su una cassa normale, e per sbaglio ti sei scordato di battere un pacchetto di caramelle da 50c, sei marchiato a vita e ogni due per tre avrai la rilettura. Ho dovuto rifare una tessera per togliermi d’impiccio. Poi rimane il fatto che, di fatto, ti schedano in ogni tuo acquisto e siccome hai fornito tutti i tuoi dati e il consenso a cederli, lo spam si impenna!

    2. Ganascia ha detto:

      @Gio2710, la stessa cosa (profilazione totale globale del cliente) succede anche usando la banale tessera-punti

  8. Mario ha detto:

    Mi è capitato di vedere una prova pseudo-scientifica fatta da una celebre trasmissione americana (MythBusters) che invece dimostrerebbe che con la fila unica tutti aspettano mediamente di più ma il sistema sembra più equo e i clienti sono più soddisfatti. (episodio 242 per chi fosse interessato…)

    1. MAurizio ha detto:

      Matematicamente e’ cosi’: la quota lenti, impiastri (tra clienti e cassieri) si distribuisce omogeneamente su tutta la fila e TUTTI ritardano. Il cliente professional NON guarda la lunghezza delle singole file, guarda i carrelli e “studia” il profilo dei clienti, scegliendo oculatamente la fila piu’ veloce (si spera) :-).

  9. MAurizio ha detto:

    Sulla fila unica e’ cosi, bisogna guardare chi hai prima di te, ovvero quanto e’ pieno il carrello. Se non c’e’ una cassa veloce per max 10 pezzi, ti puo’ capitare che i due o tre in fila dietro di te se hanno pochi pezzi escono prima se davanti hai una spesa settimanale “gestita” da un impiastro. Senza contare la variabile cassiera (piu’ o meno veloce) che si aggiunge a quella cliente. C’e’ il cliente “professionista” che svuota il carrello con metodo (in funzione di pesi e ingombri da reimbarcare dopo la cassa) e via via che la cassiera batte mette tutto al suo posto. Ci sono quelli che prima gli mancano le buste, poi cercano il portafogli, poi il bancomat e magari nel frattempo scambiano due chiacchiere al telefono o con la cassiera o i vicini . I peggiori sono quelli con i buoni pasto ancora da firmare e che poi discutono sul loro impiego (solo alimentari, percentuale sul totale, resto, etc)

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