Ciascuno prende atto della bellezza della natura a modo propio. Io, per esempio, ho capito quanto la creatività della natura sia disarmante di fronte a un campo di zucche.
Crescono “dal nulla”, comparendo nelle loro forme definitive, le più varie, assurde, talvolta molto buffe, in un momento predestinato, dove non c’era niente fino al giorno prima.
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Esistono 500 varietà, che fanno riferimento a 15 specie, di cui 5 commestibili: la zucca da orto o zucchino (cucurbita pepo), la zucca gigante (cucurbita maxima), la zucca muschiata (cucurbita moschata), la zucca del Siam (cucurbita ficifolia) e l’ayote (cucurbita argyrosperma).
Si dà il caso che io conosca chi le chiama tutte per nome: Nando Musso, accumulatore seriale di semi e coltivatore di zucche, 500 tipi per la precisione. E’ di quelli che organizzano la Fiera della Zucca di Piozzo (CN) e se il cognome associato al luogo vi suggerisce qualcosa, la risposta è sì: è il fratello non famoso di Teo Musso.
Quindi mi sono rivolta a lui per chiedergli appunti, zucche e un aiuto per tagliarle, al fine di condividere con voi lettori di Dissapore una Prova d’assaggio inedita: una guida al riconoscimento, ai sapori e agli utilizzi delle 12 varietà di Cucurbitaceae che tutti dovrebbero conoscere.
[Salsiccia di Bra: Prova d’assaggio]
Sarebbe stato alquanto buffo assegnare un voto ad ogni zucca, per cui mi sono limitata ad ordinarle in base al gusto, all’intensità del loro sapore e alla loro resa in cucina, in particolare. Eccole, dalla più insipida alla migliore.
12. ZUCCA SPAGHETTI
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Moderate il vostro stupore, se non avete mai visto una zucca spaghetti: è finita al fondo di questa Prova d’assaggio e un motivo ci sarà. Varietà di “Cucurbita pepo” dalla polpa giallo chiara, oserei dire trasparente, si chiama così perché composta di lunghe fibre longitudinali.
Selezionata inizialmente in Giappone e oggi molto diffusa negli Stati Uniti, si consuma proprio come un piatto di spaghetti, previa apposita cottura: si immerge la cocuzza tutta intera in acqua, o meglio, in forno, per 40 minuti, e quando la superficie si fa croccante e dorata la si taglia a metà. Poi si separano le fibre con la forchetta e si condisce, nel piatto o direttamente dalla “ciotola”.
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Si dice sprigioni un gradevole sapore di noce, ma la trovo piuttosto insipida. Al netto della scenografia, non merita un ragù.
11. TABLE GOLD
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Vi portiamo ad esempio la Table Gold, ma potremmo dirvi Table king, Table queen, Celebration F1, Festival F1: tutte Acorns, vatietà di “Cucurbita pepo” caratterizzata dalla forma a ghianda, con 10 costolature longitudinali. Sono zucche molto apprezzate nella cucina americana, per la preparazione di dolci, complice l’aroma di nocciola (qualcuno dice carciofo) e l’invitante polpa giallo crema.
La Table Gold è davvero troppo delicata per i miei gusti, assuefatti al sapore “castagnoso” di ben altre cucurbite: la consiglierei più a scopo decorativo, che dopotutto caratterizza le Acorns in genere. La zucca di Halloween, che vale giusto il divertimento dell’intaglio (se vi diverte..) è una “Cucurbita pepo”, giustappunto.
10. LUNGA DI NAPOLI
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La zucca che più comunemente trovate al supermercato, probabilmente per la sua facilità di confezionamento, a tranci; la si coltiva largamente in tutta Europa. Considerate pure che è tutta polpa: i semi si concentrano nella parte ingrossata della “pera” allungata (fino a un metro, per la precisione).
Appartiene alla varietà “Cucurbita moschata”, quella dal caratteristico sentore muschiato, e in particolare alla famiglia delle “butternuts”, le “noci di burro”. Arancio scuro, soda e leggermente fibrosa, non è certo la più memorabile per intensità e consistenza: uscita dal forno risulta acquosa e non lascia un granché.
Relegatela alle minestre e a qualche dessert, purché gli altri ingredienti siano di sostanza.
9. MUSQUÉE DE PROVENCE
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Siamo sempre nell’ambito delle zucche altamente reperibili. La Musquée de Provence, o Provenzale, è quella che trovate nella grande distribuzione tagliata a fette. “Cucurbita moschata” per antonomasia, di muschiata ha anche la tinta della superficie, liscia e solcata.
Come la Lunga di Napoli, e le moscate in genere, paga lo scotto di una resa acquosa e di un sapore che talvolta ricorda il melone, addirittura il cetriolo. La polpa della Provenzale è comunque più spessa e dolce, più consistente in generale. Oltre alla solita minestra, potete farci i canditi, o un bel purée.
8. BUTTERNUT
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Ci troviamo di fronte a un classico esemplare di butternut, dal tipico colore beige-bruno e dalla superficie liscia, sempre sotto la specie “Cucurbita moschata”. Troverete zucche di questo gruppo più o meno allungate, sempre a forma di pera: questa è una “bugle”, che quando è molto allungata si chiama “ultrabutternut”, perché i nomi delle zucche tendono ad essere molto diretti.
Facili da lavorare, le butternut sono piuttosto dolci, tendono all’aroma di nocciola e hanno il vantaggio di riunire i semi in un’unica area. Usatele per minestre, crostate, purée e marmellate, ma anche risotti.
7. VIOLINA (o BUTTERNUT MOSCATA)
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Tipica di Ferrara, la Zucca Violina si distingue dalle altre butternut per la superficie raggrinzita, coperta da una patina farinosa, e dalla forma a violino.
Buona anche cruda, ha una polpa soda e lievemente dolciastra, che tende all’aroma di noce. Perfetta per la marmellata e per le cotture al forno in genere.
6. ZUCCA DI PIOZZO
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Curioso che la Zucca di Piozzo appartenga alla specie “Cucurbita maxima” (o zucca gigante), dal momento che è così piccola, 400 grammi di polpa all’incirca, da poter essere considerata una mono-dose per il risotto. La sua fine più comune è a dadini, con il riso, o in crema, nel soffritto che attende la tostatura del risotto, per via della sua cremosità e del colore acceso che rilascia.
Non a caso si chiama anche “Zucca da riso”, ma rende bene anche insieme alle patate, per fare gli gnocchi. A dispetto del colore intenso, ha un sapore delicato, tendente al dolce.
La sua inclusione tra le “zucche giganti” è presto spiegata: la specie, quella che probabilmente raggruppa il maggior numero di varietà, si distingue per il gambo cilindrico e dalla consistenza, simile al sughero. Sono le zucche migliori sul fronte gustativo, carnose e compatte. All’interno della specie, però, ce ne sono di migliori.
5. MANTOVANA
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Condizione necessaria per l’esistenza del tortello di zucca, la Mantovana ha in realtà un sacco di parenti: per citarne due, solo in provincia di Pavia, la Berettina di Lungavilla e la Bernagnina di Dorno. Tutte varietà coesistenti nella “Cucurbita maxima”e caratterizzate dalla forma di turbante.
Perfetta per i ripieni, che ve lo diciamo a fare, è adatta anche a dolci e marmellate, o come contorno per pietanze molto saporite; tenete conto che ha una consistenza molto gustosa e densa.
4. MARINA DI CHIOGGIA
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La zucca nazionale, varietà di “Cucurbita maxima” intransigente e durevole quanto squisita. La riconoscete dalla superficie, irregolare e bitorzoluta e dal colore rosso-bruno che raggiunge a piena maturazione.
Si tratta di una zucca tardiva, che richiede molto calore per la maturazione completa, e poi si conserva fino a 8 mesi. La sua polpa, giallo aranciata, non suggerirebbe il sapore intenso che sprigiona. Non limitatevi ai ripieni e ai risotti, la Marina di Chioggia è abbastanza versatile da garantirvi una buona riuscita in qualsiasi ricetta.
3. POTIMARRON RED KURI
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Non si indispettiscano i lettori più accorti: si tratta della mitica Hokkaido, la zucca-castagna di origini giapponesi, poco conosciuta con il suo vero nome.
Potimmarron rimanda alla castagna, che ritrovate nel sapore, nella consistenza della polpa e nel peso specifico della zucca stessa. Farinosa, asciutta e altamente malleabile, è adatta a crostate, purèe, gnocchi (ma anche a tutto il resto, suvvia), purché ne apprezziate l’aroma dominante.
2. IRON CUP (TETSUKABUTO)
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L’iron cup (letteralmente: coppa di ferro), chiamata così per la sua scorza dura, è talmente buona da farci gli snack, passando le fette al forno senza la necessità di condirle.
Anche detta “Zucca perfetta”, è un incrocio tra una “Moscata” e una “Maxima” ottenuto dal giapponese Takii, che ha così “creato” un ortaggio prolifico, durevole, dalla polpa squisita. Cercatela, appellandovi se serve a tutti quanti i nomi che le sono stati appioppati, e poi ditemi se non ho ragione nel sostenere che è buona anche da sola, croccante e castagnosa.
1. DELICA
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Sono in molti a sostenere che la “Zucca perfetta” sia effettivamente insuperabile, ma se da una zucca cercate una polpa asciutta, molto profumata, che unisca la consistenza della castagna e l’aroma di frutta secca, mantenendo equilibrio tra intensità e delicatezza, forse dovreste dare una chance alla Delica.
Certo più facile da gestire, con la sua forma appiattita e la buccia più sottile della precedente, è una varietà della “Cucurbita maxima” che si presta a tutte le preparazioni, a partire dalla più essenziale vellutata di zucca.
[Crediti foto: Chiara Cavalleris]