di Luca Iaccarino 7 Novembre 2018

Lunedì su Repubblica.it la sempre documentata Chiara Ugolini ha raccontato le tante trasmissioni televisive dedicate alla cucina che stanno per partire: talent, show, gare, Sky, Rai, Netflix.

E alla fine ne ha citata una in cantiere, molto diversa dalle altre: il progetto si chiama “Qualcuno sta uccidendo i più grandi cuochi d’Italia”, l’ha pensato la casa di produzione Pandora che sta mettendo assieme risorse, cast e tutte le tantissime cose che servono per fare una serie TV.

[Per chi non ne più degli chef in tivù: Qualcuno sta uccidendo i più grandi cuochi d’Italia]

Se ne parlo io è perché il progetto della serie nasce da un librino che ho scritto poco più d’un anno fa che si chiama “Qualcuno sta uccidendo i più grandi cuochi di Torino” (EDT, €8,90; il titolo è un omaggio al film “Qualcuno sta uccidendo i più grandi cuochi d’Europa”, un pasticcino degli anni Settanta).

Il mio è un gialletto comico – così spero – attraverso il quale volevo raccontare la città che abito e amo, Torino, la cucina che mangio e amo, quella piemontese, e i cuochi di cui sono cliente e amo, da Baronetto di Del Cambio a Scabin del Combal.Zero, dagli esperti tramezzinisti di Mulassano alla famiglia Ranzini dell’omonima piola.

Quando mi sono messo a scrivere, però, avevo ben presente un fatto: parlare bene delle cose che ami risulta terribilmente stucchevole. Ci voleva qualcosa di intrigante, di acchiappante. Così ho deciso di ammazzarli, quei cuochi, e in maniere rocambolesche. “Sai perché ha funzionato? Perché tutti oggi vorrebbero ucciderci”, mi avrebbe poi detto, ridendo, Baronetto.

[Del Cambio e il nuovo risorgimento di Torino: Il buonappetito]

Il libro è uscito, ha avuto una sua buona fortuna e pensavo la cosa fosse finita lì. Invece no. Qualche mese dopo mi chiamano quelli di Pandora, mi invitano nella loro sede, mi fanno vedere le cose che fanno – dai commercial ai documentari al Polo Nord alla fiction – e mi dicono: “che ne diresti se dal libro traessimo una serie TV?”

Orca. La loro idea è di spostare l’azione da Torino a livello nazionale, con una serie di omicidi di grandi chef nei luoghi più belli d’Italia. “Un modo per fare incontrare giallo e gastronomia – mi raccontano – come se Montalbano facesse Chef’s Table”. Doppio Orca.

Così i Pandora acquistano l’opzione sui diritti del libro dalla casa editrice e ci mettiamo a lavorare. Loro si concentrano su risorse e cast – che bello sarebbe avere Luca Argentero e Valentina Lodovini come ispettori di polizia – io sui cuochi che mi piacerebbe uccidere.

Perché la genialata di Pandora è questa: le vittime saranno quelle vere. Non nel senso che li ammazziamo sul serio, ma che a partecipare in ruoli “cameo” saranno proprio loro, i grandi chef italiani.

Dunque io mi metto a pensare ai cuochi che mi piacciono con i ristoranti in posti italiani che sarebbe bello raccontare: Baronetto e Scabin nella mia Torino, certo, ma poi lo propongo con successo a Morendo Cedroni – chiameremo la puntata “Omicidio alla Madonnina”? -, Ciccio Sultano ci sta ragionando: che figo sarebbe un assassinio a Ragusa Ibla, un posto così suggestivo (e montalbaniano), una vittima così telegenica.

[Del Cambio e il nuovo risorgimento di Torino: Il buonappetito]

Bello sarebbe uccidere Cracco in galleria – un episodio alla Scerbanenco -, Beck sulla terrazza affacciata sui tetti di Roma – quer pasticciaccio brutto del Rome Cavalieri -, Niederkofler tra le nevi, alla Joe Nesbo.

L’avventura è appena partita e la strada è lunga. Ma tutti quelli cui viene presentata l’idea, piace. Certo: di questi tempi, chi non vorrebbe uccidere i cuochi?

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