Matteo Lee, vincitore morale di Masterchef Italia 15: “I miei dieci anni di solitudine, chiuso in casa prima di presentarmi ai casting”

Matteo Lee è forse uno dei personaggi più belli, educati e delicati di tutta la storia di Masterchef Italia, ed è bello che il programma abbia rispettato le sue fragilità senza darle in pasto alle telecamere.

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Matteo Lee in realtà si chiama Lee Chock Yun. Hanno provato ad affibiargli un po’ di nomignoli, in questa Masterclass sovraffollata di Mattei, ma comunque lo chiamassero lui rimaneva sempre identico a se stesso. Il concorrente migliore di Masterchef Italia 15, fuori di dubbio, almeno per chi scrive, che ovviamente non ha mai assaggiato i piatti portati dai partecipanti al talento show culinario più celebre d’Italia (in onda in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW), ma che mastica abbastanza di Masterchef e di cucina per riconoscere il talento (e soprattutto l’aver qualcosa da dire), quando lo vede.

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Ma non solo: Matteo Lee, il Dottor Lee, è senza tema di smentita il concorrente più bello della storia di Masterchef Italia. Sempre pacato, sempre concentrato. Mai un pianto, una parola fuori posto, una polemica, un dispetto. Testa bassa e cucinare, ché è il motivo per cui ci si presenta alla corte di Antonino Cannavacciuolo, Bruno Barbieri e Giorgio Locatelli.

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Ed è esattamente il motivo per cui Matteo Lee è arrivato a quella corte, portando con sé una storia delicata, che poteva essere ingombrante magari, ma che gli autori di Masterchef hanno saputo gestire con garbo, e questo, nella tv del drama e del dolore, gli fa certamente onore, e dimostra ancora una volta che la longevità e il successo di questo programma stanno nelle sfumature, e nella capacità di mantenere sempre alto il livello della narrazione, qualsiasi essa sia.

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Matteo Lee arriva a Masterchef come fosse una terapia d’urto, dopo dieci anni passati chiuso in casa, perché lui – racconta – con le persone non si sente a suo agio. Non sempre, almeno. Perché poi lui di amici ne ha, e ne ha trovati anche dentro la Masterclass, che è stata un po’ la sua sfida personale. E non la sua cura, perché alla fine lui non si sente sbagliato. Solo ha il suo modo di fare, di essere, e anche di cucinare. E lo ha dimostrato, lasciandoci tristissimi ieri sera, durante la sua improvvisa eliminazione.

Matteo, eri il super favorito alla vittoria: ma cosa è successo?

Grazie ma guarda, il bello di Masterchef è proprio che è una gara, e quindi è l’ultimo piatto quello che conta“.

Vero, lo hanno sempre detto anche i giudici. Sarà per questo che hai affrontato la tua uscita nel modo più dignitoso possibile, senza versare una lacrima?

Non l’ho presa male semplicemente perché ho sempre saputo che c’era la possibilità di essere eliminato. Ogni prova per me poteva essere l’ultima, mi dispiace solo di non essere riuscito a presentare il mio menu finale“.

Come sarebbe stato?

Saranno dei piatti che farò vedere un giorno, che uniscono le culture. A me piace cucinare con le spezie, mescolare metodi di cottura di diverse culture. Nella Masterclass non sempre sono riuscito a farlo, perché ho bisogno di tempo e studio prima di fare qualcosa, e questo probabilmente mi ha penalizzato“.

E poi c’è il tema della “cazzimma”, che Cannavacciuolo ti ha rimproverato di non avere abbastanza…

Per me no, non è così. La riuscita di una cucinata dipende dalle idee, dalle ispirazioni, da tante cose. Ma io la voglia di arrivare, di vincere, ce l’avevo e per me è stato divertente provarci fino alla fine. Non ho mai mollato, e ce l’ho sempre messa tutta“.

Ci racconti la tua storia, quella che hai accennato un po’ ai casting?

Io sono nato a Bologna, e sono sempre stato qui. Sono sempre stato tranquillo, avevo i miei amici, sono un ragazzo fortunato. Ad un certo punto però ho voluto dedicare più tempo a me stesso, e quel tempo, alla fine, è durato dieci anni“.

Sei stato dieci anni chiuso in casa, lo hai raccontato anche ai giudici…

Non è che mi sia chiuso totalmente, uscivo tanto la sera a passeggiare, anche per mantenermi in salute. E poi ogni quattro o cinque mesi magari uscivo anche con gli amici, e comunque li sentivo telefonicamente“.

Ok, e da lì cosa ti ha portato a Masterchef?

Dopo dieci anni ho sentito che il tempo stesse scorrendo troppo velocemente e ho voluto rallentarlo un po’ facendo nuove esperienze, per quello mi sono buttato a Masterchef“.

Ma come velocemente? Forse volevi dire il contrario…

No, dopo un po’ stando a casa il tempo diventa un blocco unico, questi dieci anni sono volati, nonostante li abbia goduti tutti“.

Scusa Matteo, ma come si può godere del restare dieci anni a casa?

Era quello che volevo. Avevo bisogno di stare tranquillo, di fare le mie cose, senza stress“.

E nessuno intorno a te si è preoccupato per questa situazione?

No, perché ero felice, il mio era un isolamento consapevole. La mia paura per le persone non è mai stata una fobia, è sempre stato il timore di non riuscire a gestirne troppe tutte insieme. Ho bisogno di tempo per riposarmi, per stare per conto mio“.

Tutto il contrario di quello che succede in uno studio televisivo…

Infatti all’inizio non è stato facile, sentivo tutta la pressione, poi pian piano mi sono abituato e ora sono contento di aver fatto questa scelta“.

Le persone che hai incontrato a Masterchef ti hanno aiutato?

Sì, sono tutte bellissime persone, sono stato molto fortunato. Io in qualche modo il mio Masterchef l’ho vinto, da un punto di vista personale. Devo tantissimo a questo programma“.

Ora cosa farai, senti ancora il bisogno di stare in solitudine?

In realtà quando abbiamo finito di registrare mi sono già preso un mese per stare a casa da solo, poi ho fatto un lungo viaggio e adesso voglio vedere un po’ cosa succederà“.

Quindi Masterchef un po’ ti ha cambiato?

Mi ha cambiato nel senso che ha ampliato la mia comfort zone, ora sto bene anche con le persone al di fuori di me. Devo ammettere che è stato utile, un po’ terapeutico“.

Nella tua terapia ha avuto un ruolo centrale Niccolò, giusto?

Giusto. Lui è stato il primo a costringermi a uscire dal mio guscio, a portarmi in discoteca“.

C’eri mai stato prima?

“No, mai”.

E come ha fatto a convincerti?

Me l’ha chiesto. Io alla fine sono andato a Masterchef per fare nuove esperienze, quindi ero predisposto a sperimentare e provare cose nuove“.

Ci tornerai?

L’ho già rifatto diverse volte, quindi sì, perché no?