di Giovanni Puglisi 1 Aprile 2020
Street Food - Asia

Dici serie tv sul cibo e pensi a Chef’s Table, inevitabilmente, a Netflix. Eppure il colosso di distribuzione (e produzione) di film, serie, documentari annovera una programmazione ricchissima a tema gastronomico, abbastanza da farsi una cultura su chef, street food, cucina etnica, cibi estremi, antropologia alimentare.

Siete anche voi tra quelli a cui sentir parlare di cibo non basta mai? Musica, libri, film, ogni scusa è buona per parlare di gastronomia – soprattutto mentre si mangia.

Ebbene, abbiamo raccolto e valutato per voi le migliori 10 serie di Netflix sul cibo.

Ugly Delicious

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David Chang ci porta, insieme a una schiera di star golosone, in giro per il mondo a provare cibi “brutti” ma buoni – ove “brutti” non va inteso nel senso orrori da gustare, ma di ristoranti e preparazioni quotidiane, lontane dai circuiti gourmand, in cui la presentazione è sempre (di molto) secondaria alla sostanza.

Una visione laica dei temi trattati, montaggio effervescente, grande selezione di indirizzi e la showmanship di Chang rendono Ugly Delicious una serie imperdibile per chi ama il cibo più viscerale.

Street Food – Asia

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Una puntata, una nazione: questa meravigliosa serie getta un occhio sull’aspetto più antropologico dello street food, introducendoci nelle ottiche e nelle preparazioni più schiettamente indigene, mettendoci di fronte a luoghi, ricette-simbolo, mercati, personaggi iconici.

Il progetto si snoderà su più stagioni, ognuna centrata su una macroarea: il volume 1, l’unico disponibile al momento, è un viaggio in Asia completo, che ci porta dalla Thailandia alle Filippine, dal Giappone all’India, dall’Indonesia alla Corea, in maniera diretta e immersiva. In arrivo un volume 2 dedicato all’America latina.

Chef’s Table

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Nel mondo gastrofighetto digitale, qualcuno direbbe che non siete nessuno se non avete mai sentito parlare di Chef’s Table. Noi non siamo tra quelli, però, quindi vi spieghiamo di cosa si tratta senza andare troppo per il sottile: una serie di video monografici sulla vita e sulla filosofia culinaria di grandi chef del mondo, chirurgicamente diretta da David Gelb (quello di Jiro Dreams of Sushi). Importante, impegnativa, interessante se siete dentro il mondo del fine dining con tutte le scarpe

Sale, Grassi, Acidi, Calore

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Allieva del mai domo Michael Pollan, la chef americana di origini persiane Samin Nosrath presta il volto e la parola alla trasposizione televisiva del suo libro omonimo. Il tentativo è semplice e nobile: spogliare il cibo dei virtuosismi e dei valori esterni di cui è stato rivestito dalla macchina comunicativa contemporanea e tornare a viverlo in maniera diretta e spensierata, riducendolo alle basi fisiche di cui è composto (ancora una volta, le stesse citate nel titolo) ed indagandone le trasformazioni.

Il prodotto finale, in viaggio tra Italia, Giappone, Messico e Stati Uniti, risulta gradevole pur se non particolarmente incisivo (mancando della critica politica ancora di Pollan, per esempio, della raffinatezza di Bourdain; né riuscendo al contempo ad abbandonarsi completamente alla dimensione dell’intrattenimento disimpegnato).

Food Wars

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Trasposizione del manga di Yuto Tsukuda, Food Wars è un anime shōnen (letteralmente “ragazzo”, tipo di fumetto o cartone dedicato principalmente a giovani maschi nel quale il protagonista deve raggiungere il successo superando una serie di sfide impossibili: ossia, esattamente come Dragon Ball o I Cavalieri dello Zodiaco).

La differenza principale con gli altri manga e anime della stessa famiglia è che Sōma Yukihira, l’eroe della storia, non è un guerriero né uno sportivo ma un aspirante chef. Niente tornei di arti marziali né campionati per lui, quindi, ma cooking show e prove d’accademia che il nostro affronterà con piatti sempre più raffinati resi in maniera accattivante, e un andamento narrativo venato di trovate comiche al limite dell’assurdo.

Le sessioni d’assaggio presentate fanno leva sulla sensualità e sulla sinestesia, puntando non di rado su bizzarri riferimenti erotici, spesso ben più audaci di semplici allusioni.

Cooked

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Il crociato della cucina Slow Michael Pollan si presta a una cinematizzazione del suo omonimo libro del 2013, un excursus tematico sul cibo visto attraverso l’azione su di esso degli elementi naturali (acqua, aria, terra, fuoco) e vissuto in prima persona dallo stesso autore, che si cimenta sullo schermo nel migliorare le proprie capacità di cucina casalinga.

Il messaggio dello storico dell’alimentazione è per grosse linee sempre il medesimo: “quanto ci siamo staccati dalle radici del sistema-cibo, quanto poco sappiamo delle sue origini e delle sue caratteristiche, quante lavorazioni abbiamo ceduto completamente all’industria e quanto poco cuciniamo”?

Temi interessanti che richiamano una presunta epoca dell’oro anarco-pastoral-tribale, ai quali però si potrebbe rispondere fuori di ogni demagogia che forse, ai giorni nostri, cucinare nel modo ipotizzato da Pollan, è più che un atto agricolo un lusso che sa di gentrificazione.

L’origine dei sapori

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Se credete di conoscere la cucina cinese, mettetevi alla prova: l’Origine dei Sapori è una serie Netflix non “sulla cucina cinese”, ma sulle cucine cinesi; affrontate e scoperte regione per regione.

Scatti in slow motion sulla produzione tradizionali degli ingredienti, super-macro da acquolina in bocca, aneddoti e spiegazioni dettagliate sulla filosofia e sulla pratica dell’alimentazione cinese, un livello di food porn fin qui mai raggiunto da qualsiasi produzione cinematografica a tema cibo e una fotografia decisamente golosa rendono questo prodotto una chicca imperdibile per gli amanti dell’Oriente (e non solo).

Cucina Estrema (Hyper Hardboiled Gourmet Report)

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Com’è fare un barbecue con i membri di una gang latina della Mara Salvatrucha losangelina? Cosa mangiano i gli ex soldati bambini strafatti di crack che vivono nei cimiteri abbandonati della Liberia? Qual è il primo pasto che decide di consumare chi esce dopo anni dalla più grande prigione d’America? A questi e altri interrogativi para-gastronomici dà risposte questo format giapponese, con crudezza talvolta spiazzante.

The Final Table

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Una sorta di mega-Masterchef per chef professionisti, che divisi in 24 coppie affronteranno un viaggio intorno al mondo per dimostrare di essere i migliori (bla bla bla bla). In ogni puntata viene rappresentata una Nazione sulla quale i concorrenti si sfidano, con giudici e pietanze a tema: per l’episodio sull’Italia cucineranno la pasta, giudici Eleonora Cozzella, Andrea Petrini e… Alex del Piero (?!).

Nonostante il concept non sia nulla di particolarmente nuovo il format è godibile e mette sullo schermo, di tanto in tanto, anche piatti davvero ben fatti.

Tutto sul taco

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Ma proprio tutto. Sei puntate che raccontano sei diverse specialità facenti parte del mondo che è questo piatto messicano, ancora così poco conosciuto nel nostro Paese: tutti i segreti, gli ingredienti, la storia e le persone di taco “al pastor”, “con carnitas”, “asados”, “barbacoa”… Raccontate con humor e calore. Da guardare se volete anticipare il prossimo trend dello street food.