di Francesca Romana Mezzadri 1 Giugno 2016
Top Chef Italia

Successo televisivo dal 2006 (sì, 2006: guardavate talent di cucina allora? io no), nato negli States, esportato finora in 20 paesi: in autunno, infine, Top Chef sbarcherà anche in Italia, prodotto da Magnolia per Discovery e in onda su Nove (canale 9 del digitale terrestre).

Premessa: abbiamo visitato gli studi a giochi ormai conclusi. Il programma è stato già interamente registrato, compreso il finale. Anzi, i finali.

Sembra sia infatti prassi comune, nel mondo dei reality (certo, di quelli trasmessi in differita), che per mantenere la segretezza assoluta sul vincitore si girino più di un finale, uno solo quello reale, lasciando l’onere della verità nelle mani di pochissimi, selezionatissimi fra gli autori e i produttori del programma.

Quasi nulla trapela anche durante l’anteprima stampa in cui si è curato soprattutto l’effetto teaser: in pratica, a noi giornalisti è stato gettato qualche osso (pochi a dire il vero) senza neppure lasciarci il tempo di rosicchiarlo per bene. Per scarni che siano, li lancio anche a voi.

Top Chef Italia

Concorrenti

Dimenticate, se ce la fate, i partecipanti a Masterchef e anche quelli di Hell’s Kitchen: dilettanti i primi, onesti ma modesti i secondi.

Qui, solo cuochi professionisti strutturati: ovvero, con anni di esperienza alla spalle, chi come executive, chi come sous chef, chi come capo partita. Insomma, gente di mestiere.

I protagonisti, uomini e donne, di Top Chef hanno carriere già di tutto rispetto, tanto che molti si conoscevano fra loro e con i giudici – che si sa che il mondo della ristorazione è un paesotto e alla fine le facce son sempre le stesse.

Non è dato di sapere i nomi, né il numero dei concorrenti. Che si può solo dedurre dal numero delle postazioni in studio (vedi oltre).

Giudici Top Chef Italia

Giudici

A guidare le sorti del gioco, Top Chef mette in campo un poker di stelle. Michelin, naturalmente.

Ne ha tre Annie Féolde alla guida dell’Enoteca Pinchiorri di Firenze e dei suoi “gemelli” in Giappone e a Dubai. La regina della cucina italiana nel mondo è la signora del gruppo, prima donna (la quarta al mondo) ad aver raggiunto il massimo riconoscimento della Michelin. Tosta e intraprendente, ci auguriamo che con i concorrenti si riveli anche dolce e materna. Ma non possiamo scommetterci.

Due le stelle che spiccano sulla casacca di Moreno Cedroni, il cuoco marchigiano che si divide fra La Madonnina del Pescatore di Senigallia, il Clandestino Susci Bar di Portonovo e Anikò, locale (sempre a Senigallia) dalla definizione mista, un po’ salumeria ittica, un po’ “eaterie” (com’è questo neologismo?). Da lui, sorridente ma a tratti beffardo, ci aspettiamo rigore e severità non disgiunti da una certa distaccata ironia.

Bistellato anche Mauro Colagreco del ristorante Mirazur di Mentone. Italoargentino, una formazione iniziata a Buenos Aires e proseguita in Francia, ha aperto il suo locale nel 2006 con 25mila euro e cinque collaboratori: oggi sono in trenta. Coraggioso ed eclettico, pensiamo porterà a Top Chef una ventata di “locura”, follia, tutta sudamericana.

Prima di arrivare alla stella Michelin, Giuliano Baldessari del ristorante Aqua Crua di Barbarano Vicentino (VI) ha fatto tanta, tanta gavetta. La più classica, fra cucine di Grand Hotel (Terme di Sirmione, Cortina d’Ampezzo, Villa d’Este a Cernobbio) e navi da crociera. E quella di altissimo livello, per due anni da Aimo e Nadia a Milano e per dieci braccio destro di Massimiliano Alajmo alle Calandre di Rubano (PD). Il più giovane fra i giudici forse si riconoscerà nei concorrenti tanto da risultare il più indulgente. O forse no.

Top Chef Italia setTop Chef Italia set

Reality

Resta che dalla produzione ci hanno assicurato che, fra concorrenti e giudici, il clima è stato perfetto, sereno, rilassato. Noi speriamo, naturalmente, che non sia così. Che lo spogliatoio, lo spazio dove i cuochi si riunivano fra una ripresa e l’altra e per assistere alle prove dei colleghi, sia stato teatro di strategie, alleanze e, ça va sans dire, bisticci, litigi e ripicche.

Ugualmente ci auguriamo che durante le sfide Quick Fire, Location Challange (in esterni) e Final Blade si assista a sgomitate, sgambetti e sfuriate. Come dev’essere in un talent che si rispetti.

Fra le cose non dichiarate dalla produzione, la posta in palio: presumibilmente, al vincitore andrà una somma in denaro da investire nella sua attività e/o nella formazione.

top chef set

Studio

Situato all’interno del MegaWatt Court, centro di produzioni milanese, lo studio di Top Chef con i suoi 700 mq è grande circa il doppio di quello di Masterchef (che, da casa, ci è sempre sembrato tanto più spazioso delle nostre cucine!). La scenografia, firmata Susanna Aldinio, si ispira ai punti chiave che, in un futuro prossimo venturo, caratterizzeranno gli spazi operativi dei ristoranti di alto livello: in particolare, recupero e autoproduzione.

Molti dei materiali sono riciclati da processi industriali: pannelli forati scarti della produzione dei tappi delle birre o ricavati da rifilature di banda stagnata delle lattine, orti verticali (in cui si sono coltivate erbe, pomodorini, peperoncini) ottenuti dalla sovrapposizione delle fasce grezze di alluminio delle veneziane.

Di postazioni (solo taglio e lavaggio) ne abbiamo contate 15: forse 15 saranno anche i concorrenti iniziali?
A queste si aggiungono 6 lavabi, 10 piani cottura allineati su un unico bancone e, alle spalle, 6 forni. Non mancano abbattitori, planetarie, blender, cutter e tutto quel che ci si può aspettare in una cucina professional-televisiva. Compresa la dispensa ricolma di ogni ben di dio, dal mercato e dagli sponsor.

Top Chef Italia studio

Format

Durante lo show, i cuochi in gara cucineranno piatti assegnati ma anche creazioni originali. Rispetto ad altri talent (no, non mi ripeterò, avete capito di quali parlo) si cercherà di alzare l’asticella presentando al pubblico la cucina professionale e i suoi segreti.

Senza, tuttavia, stressare eccessivamente le tecniche. L’intento è suscitare in noi telespettatori quel che si dice “effetto wow” e, insieme, farci esclamare in coro “posso farlo anch’io”.

L’impressione – ma questo probabilmente si deciderà nei prossimi mesi di montaggio – è che si punterà più sui piatti che sui personaggi.

Anche se noi talent addicted speriamo che gli autori li condiscano con la consueta dose di Schadenfreude e Fremdschämen, i termini tedeschi che indicano il piacere e l’imbarazzo per le disgrazie altrui. Ma anche di Mudita, parola buddista che significa gioire per il successo di qualcun altro.

È il reality, bellezza.