I guadagni che ti aspettano se diventi uno chef famoso

Belli, bravi, famosi, carismatici e affascinanti, certo, ma  soprattutto ricchi. Tanto ricchi. Ma quanto,  esattamente?

Quali sono le entrate su cui può contare lo chef stellato e quello che a ogni ora ingrossa i palinsesti delle tv, quali sono i proventi che gli derivano non solo dai ristoranti, ma anche da manifestazioni, serie tv, cooking show e tutti gli eventi in cui vediamo spuntare, immancabile,  il cuoco del momento?

Si dice quattrocentomila euro (sì, 400.000) per Carlo Cracco come giudice di Masterchef. “Soli” 25mila euro per la comparsata di uno divo dei fornelli in un qualunque cooking show televisivo. Più, ovviamente, i proventi legati all’attività propria di ristorazione.

Queste sono le cifre che girano, anche se sul punto non c’è unanimità di vedute, come fa notare Joe Bastianich, il giudice “americano” di Masterchef che, pur non essendo uno chef, può contare su un trentina di ristoranti sparsi per il mondo oltre ad aziende vitivinicole, partecipazioni a talent gastronomici, pubblicazioni autobiografiche e chi più ne ha più ne metta.

“Le cifre che circolano non sono vere”, taglia corto Bastianich in un’intervista a Paola Jadeluca sull’inserto Affari & Finanza di Repubblica.

Ma si stima che tra ristoranti, tenute vitivinicole  in Argentina e Toscana o a Cividale del Friuli, l’  Orsone -il locale appena rinnovato in Friuli–,  partecipazioni societarie nei vari Eataly USA, libri e Tv,  il giro d’affari dell’abile imprenditore non sia  inferiore ai 250 milioni di dollari.

Le sole attività italiane fatturano inoltre poco più di due milioni di euro, secondo i dati di InfoCamere elaborati per Repubblica.

“E’ troppo, troppo”, ripete Bastianich, che comunque con il suo curriculum di tutto rispetto, tra laurea a Boston, master ad Harvard e passato di trader a Wall Street, il fiuto per gli affari ce l’ha ben radicato.

Ci sarebbe poi il reddito personale di Bastianich che, come sanno i lettori più attenti di Dissapore, è stato stimato dalla rivista USA Celebritynetworth in 15 milioni di dollari, il triplo della madre, Lidia Bastianich, oggi settantenne, che da profuga istriana aprì in USA, dove era emigrata con il marito Felice,  il suo primo ristorante, Felidia, a Manhattan, con i clienti aspettavano diligentemente in fila per poter assaporare la sua famosa pasta con le polpette.

Ma negli Usa, il primo Paese a lanciare il trend della comunicazione gastronomica, vive e lavora anche il più ricco chef del mondo secondo la classifica della rivista The Richest. Quasi sconosciuto in Italia, è  Alan Wong, di origini giapponesi-hawaiane, che  vanta attività per ben 1,1 miliardi di dollari.

Ma anche il più noto Jamie Oliver non se la passa male, con  29 ristoranti divisi in 5 catene internazionali che,  secondo il Sunday Times, hanno un valore complessivo di 400 milioni di dollari.

Il suo maestro, invece, Gordon Ramsay, giudice di Masterchef versione USA e ideatore di Cucine da Incubo, guadagnerebbe, secondo Forbes, tra ristoranti e attività mediatiche varie, la bellezza di 45 milioni di dollari, mentre per The Richest avrebbe un patrimonio personale del valore di 175 milioni di dollari.

Ma “Cucine da incubo” ha portato altrettanta fortuna al suo protagonista anche nella versione italiana, condotta da Antonino Cannavacciuolo, il cui giro di affari è stimato oltre i cinque milioni di euro.

Su livelli più bassi si attesta invece Bruno Barbieri, che quest’anno ha aperto Fourghetti, il suo primo ristorante bolognese, con un fatturato di circa 300.000 euro annui.

Carlo Cracco, invece, possiede due società per un giro d’affari di circa 3,5 milioni

Guadagni d’eccezione per chef d’eccezione.

Ed ecco riportati alcuni dati in merito al valore della  produzione, per il 2015, di alcuni tra i più noti chef italiani.

Il valore della produzione 2015, in milioni di euro, dei più noti chef italiani:

— Cannavacciuolo consulting di Antonino Cannavacciuolo: 152.443 euro

— La Marchesiana di Gualtiero Marchesi 159.288

— Interland dei fratelli Alajmo: 221.011

— Franceschetta di Massimo Bottura: 474.951

— Abnormal di Alessandro Borghese: 700.635

— Orsone srl di Joseph Bastianich: 845.644

— Niko Romito formazione e consulenza di Niko Romito: 959.102

— Cracco Investimenti di Carlo Cracco: 1.229.674

— Bastianich Estate di Joseph Bastianich: 1.270.001

— Marchesi Milano srl di Gualtiero Marchesi: 1.954.512

— Cedroni di Moreno Cedroni: 2.612.028

— Enrico Bartolini srl Unipersonale di Enrico Bartolini: 2.771041 euro

— R.R. srl – Spazio di Niko Romito: 2.782.899 euro

— Francescana srl di Massimo Bottura: 4.421.676 euro (dato 2014)

— Ca.Pri srl di Antonino Cannavacciuolo: 5.229.123 euro

— Alajmo spa dei Fratelli Alajmo: 11.035.624

— Da Vittorio srl della Famiglia Cerea: 15.461.865.

[Crediti | Link: Repubblica]

Cinzia Alfè Cinzia Alfè

13 marzo 2017

commenti (8)

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  1. Immagino che questi lauti guadagni siano il frutto della generosità e del buon cuore dei loro clienti.
    O sbaglio ?

    1. No.
      Sono bravi cuochi e bravi imprenditori , che hanno avuto la fortuna di vivere un periodo in cui la ristorazione e l’enogastronomia sono diventati a livello globale spettacolo , fenomeno di costume ,oggetto di culto,come mai prima nella storia.
      Chi ha un po’ di annetti ,come il sottoscritto, puo’ fare il paragone con la moda negli anni 80.
      Allora gli “stilisti”-come adesso gli “scièf”-si prendevano un po’ di lauree ad honorem,erano i prezzemolini e gli “opinionisti” ,si direbbe oggi ,di tutte le trasmissioni tv ,a loro erano continuamente dedicati articoli (pensate che si leggevano le riviste ed i giornali su uno strano materiale chiamato carta ).La gente si metteva in fila per un accessorio di abbigliamento,anziche’ per un piatto di tortellini “firmato” da Bottura .
      L’unica differenza e’ rappresentata da internet e dai reality .
      Chissa’ tra 15-20 anni quale sara’ l’oggetto del desiderio , nel frattempo fanno benissimo gli imprenditori della ristorazione a monetizzare questo momento d’oro.

  2. I nostri sembrano barboni rispetto a quelli americani.
    E tra i nostri a sorpresa vedo che i bergamaschi son quelli che guadagnano di più, nonostante siano molto meno sotto i riflettori.
    Comunque, grandi guadagni non è sinonimo di alta qualità, vedasi Jamie Oliver….sto ancora male a pensare alle schifezze che mi hanno obbligato a mangiare nel suo Jamie’s Italian…

  3. Luca63, sicuramente molto piu’ giovane di me, descrive con precisone e coerenza queste figure e credo veramente che la sua analisi sia corretta, realistica e molto efficace nel descrivere , indirettamente, anche i tempi che viviamo.
    Capisco che la società è questa con i suoi valori ed i suoi “idoli”.
    Ma io sono un vecchio cocciuto che non riesce a cogliere quel valore aggiunto – valutando l’operato di questi signori – che è proprio nella produzione di qualsiasi impresa.
    Bravi certamente si.
    Ma soprattutto bravi venditori dell’immagine di se stessi piu’ che del servizio che offrono ai tanti clienti loro affezionatissimi.
    Servizio inteso anche come utilità sociale prodotta.
    Certamente monetizzano questo momento d’oro per loro anche se ritengo che sottraggano comunque ricchezza in forma indebita ai tanti ignari che si avventurano in questi locali.
    La massimizzazione del profitto nel breve andare non è mai la miglior ricetta per qualsiasi bravo imprenditore. E questo dovrebbe valere anche per questi signori che speculano sulle contingenze del momento.
    Lo dico anche per Cinzia Alfè che mi pareva perplessa sulla mia precedente notazione.

  4. Articolo insulso, impreciso, approssimativo … obiettivo?
    Essere bravi chef non impedisce a nessuno di essere anche bravi imprenditori, di sé stessi o di un’attività compartecipata.
    I numeri elencati non hanno nessun significato se non contestualizzati almeno con margine e investimenti.

    1. Certo, ma qui non intendevamo fare un’analisi di bilancio, ma soltanto dare degli ordini di grandezza. Ciao.

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