Torna Cucine da Incubo con Antonino Cannavacciuolo: ma ai ristoranti conviene partecipare?

Se siete anche voi in astinenza dalla burbera simpatia di Antonino Cannavacciuolo, vi sarete consolati con la notizia che il paladino dei ristoratori sull’orlo di una crisi di nervi sta per tornare su FoxLife. Dieci nuove puntate di Cucine da Incubo, adattamento italiano di Kitchen Nightmares con Gordon Ramsay, andranno in onda dal 7 maggio sino a estate inoltrata. Nella nuova serie ci sono altre località dov’è richiesto il soccorso goloso del mastodontico Antonino, tra queste Alessandria e Livorno.

Ma quali sono i ristoranti derelitti, bisognosi di restyling, disposti a riconoscere che sì, è vero. così le cose non vanno? Ma soprattutto, cosa li spinge a partecipare a Cucine da Incubo? E’ davvero conveniente per loro prestarsi alle esigenze del programma?

il corallo cannavacciuolo

Ristorante Corallo

Antonino Cannavacciuolo

Anche nei nuovi episodi, la trama, degna di uno schema di Propp, è quella che conosciamo bene: chef Cannavacciuolo esce dalle linde cucine del suo ristorante a Villa Crespi, tra le meraviglie di Orta San Giulio, per avventurarsi tra ambienti sudici, brigate improbabili, cibo mediocre e posti che hanno palesemente visto tempi migliori.

Dopo un primo assaggio della cucina, sempre rivelatorio (cioè insoddisfacente), Cannavacciuolo passa in cucina per osservare il lavoro e catechizzare a dovere il povero personale, improvvisandosi il più delle volte arguto psicologo. Poi si procede alla messa a nuovo del locale e alla successiva serata di prova, in cui si tiene alta la tensione fino all’ultimo momento.

La conclusione è obbligatoriamente a lieto fine, con il suggello del saluto, ormai marchio di fabbrica dello chef: “Adiòs!”.

Antonino Cannavacciuolo e il personale del ristorante Il Corallo

Ristorante Corallo

Conosciamo anche i retroscena di Cucine da Incubo e li abbiamo ampiamente commentati. Se la memoria vi fa difetto, ripassateli qui. Tra chi gridava al “gombloddo” e i finto-sgamati che “massì, ma ovvio che l’avevamo sentito dire”, abbiamo appurato che le liti, la sporcizia e i clienti sono in gran parte costruiti.

Allora chiediamoci perché. Perché un ristoratore nel pieno delle sue facoltà mentali dovrebbe rivolgersi a Cucine da Incubo. Insomma: conviene davvero farsi spaventare da Cannavacciuolo? Prendiamo il caso del ristorante pizzeria Il Corallo di Livorno, uno dei ristoranti che vedremo nella seconda serie, come potete arguire da questo passaggio, non maltrattato nelle recensioni di TripAdvisor:

Una sera abbiamo fatti tardi e per caso ci siamo fermati a mangiare… sorprendente, ambiente pulito, tranquillo e accogliente, menu svariato (sic!) e fantasioso, non mancano gli “accorgimenti” culinari anche per i più piccoli…

Personale, ristorante Corallo, livorno

Antonino Cannavacciuolo al ristorante Corallo

Vediamo pro e contro.

PRO

Immagine. I locali scelti rappresentano il più delle volte quel “caratteristico” che confina con lo squallido. Non c’è niente di meglio di una sana patina glamour passata generosamente dalla Tv per risollevare l’immagine pubblica del ristorante.

Rinnovamento. Ristrutturare un ristorante, anche lasciando da parte il capitolo cucina, costa. Tanto. Come ha detto nella serie precedente la signora Angelica dell’ex “Isola Fiorita” di Milano, ribattezzata dopo il passaggio di Cannavacciuolo “Al Capolinea”, per rifare il solo pavimento servivano 7000 euro. Quando si dice fare di necessità virtù.

Pubblicità. Vantaggio fin troppo ovvio. I ristoratori acquistano i clienti che vanno perché hanno visto il locale in tv. Oltre a quelli che non vedono l’ora di sbugiardare l’impavido Cannavacciuolo.

Antonino Cannavacciuolo, incavolato

CONTRO

Credibilità. Bisogna costruirsela. La tanto desiderata patina glam ha alcune controindicazioni. Fa diventare il locale “mainstream”. Più sei conosciuto, più sei esposto alle critiche, e il “purché se ne parli” per i ristoranti può essere molto pericoloso.

Il prima e il dopo. A volte non c’è una vera differenza. E per dimostrare la tesi il buon vecchio Tripadvisor e le recensioni di tanti critici, non solo gastronomici, ci fanno capire che, a certi ristoratori, più che un week end con Cannavacciuolo servirebbe un semestre alla Scuola Internazionale di Cucina ALMA.

Abbiamo cercato di dare delle linee guida ma tirate voi le somme, o almeno, qualcuno di voi che ha avuto la ventura di mangiare in uno dei locali salvati da Cucine da Incubo.

[Crediti | Link: TvZoom, Davide Maggio, Immagini: La Nazione ]

Camilla Micheletti

7 aprile 2014

commenti (7)

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  1. Vero o falso che sia, uno dei miei programmi preferiti su Cielo. E poi vedere Cannavacciuolo mentre cucina è uno spettacolo.

  2. …MAGARI dicesse “adiós” (che si scrive con accento acuto e non grave, ndr). Dice “addìos”.

  3. Vedere Cannavacciuolo dopo anni di Ramsay in kitchen nightmares è l’equivalente di mescolare la lana con gli stracci, come diceva la nonna di mio marito.

    1. Seta, non “lana”. Tanta lana che trovi in vendita è ricavata proprio dagli stracci

  4. Ne ho visto solo qualche puntata, perché mi intristisce e mi conferma sempre più nell’idea che per avere la certezza di cibo “sano” bisogna prepararselo con le proprie mani (lavate).
    L’idea di andare a mangiare in un ristorante (per quanto “risanato”) di cui si è potuto osservare ogni magagna, mi ricorda quei “turisti” che si recano sui luoghi dove è avvenuto un incidente (o una disgrazia varia …) per fare foto e poter dire “Io c’ero” …

  5. Non sono chef non mi considero un cuoco ma solo un appassionato di cucina che in cucina trova il suo ambiente naturale. Tutti quelli che hanno provato la mia cucina sono rimasti contenti e questo mi carica di soddisfazione. Quando vedo lo Chef Cannavacciuolo mi carico ancora di più mi esalta mi diverte mi appassiona, sprizza simapatia da ogni poro e da ogni suo gesto. Oltre che professionale in cucina è anche un bravo conduttore. Il suo “addìos” che mischia napoletano e spagnolo è sempre divertente. Quello che non capisco però sono le critiche che qualcuno ancora gli spara addosso nonostante la sua bravura la sua simpatia….ma forse è solo invidia.

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