Stroncature

Eataly Roma: quella cacio e pepe a 20 euro non s’ha da fare. Al limite s’ha da fare meglio

Menu, Ristorante Italia, Eataly, Roma, prezzi

A inizio anno fu facile, nonostante i postumi dei bagordi di fine 2011, vaticinare che “l’apertura di Eataly Roma all’Air Terminal Ostiense farà così tanto rumore che a stento si parlerà d’altro”. E dopo l’inaugurazione fioccano le recensioni che la colgono in piena operatività, seppur ancora necessariamente in rodaggio; la tendenza è quella di evidenziare quante più magagne possibile, al punto da rendere la stroncatura di Eataly il nuovo classico della letteratura gastronomica.

Ultimo ma non ultimo il pezzo al vetriolo del giornalista/blogger Puntarella Rossa sul Fatto Quotidiano, pubblicato in due tempi con una certa, percepibile ridondanza. Ora non starò qui a sottolineare come il bersaglio Eataly per la testata dove fortissima è l’influenza di Marco Travaglio, sia perfetto. Mi limiterò invece ad analizzare le critiche di Puntarella Rossa chiedendomi quanto siano circostanziate, senza farmi influenzare dal fatto che l’imprenditore Oscar Farinetti sia notoriamente vicino al Pd, per necessità il Gran Nemico tanto caro al vicedirettore di cui sopra.

Insomma, questi i punti salienti evidenziati dal misterioso inviato di Puntarella Rossa, Agrette Sauvage:

–  Clienti e luoghi comuni. Benvenuto fra la gente comune. Le cinture nere di gastronomia, che non solo riescono a distinguere un pistacchio siciliano da uno mediorientale, ma hanno visto un albero di pistacchio e sanno che la raccolta si effettua ad anni alterni e questo è un anno “no”, sono una irrilevante minoranza. Se si vuole far funzionare una struttura come Eataly la linfa vitale sono i curiosi, i consumatori non superesperti, la gente comune. Quella che oh, il pistacchio di Bronte, ooh la pasta di Gragnano e oh-oh-oh-oh-oh-oh Tafazzi.

–  Marketing ridondante. Eataly non è una onlus, è un esercizio commerciale a scopo di lucro. Che poi questo lucro si realizzi promuovendo le eccellenze della gastronomia italiana è incidentale, qui si deve vendere e qualsiasi meccanismo psicologico atto a incrementare il fatturato è il benvenuto.

–  Effetto centro commerciale. Inevitabile con questa metratura, la metratura di un luogo utilizzato assiduamente per un mese nel ’90 e poi lasciato degradare a ricovero per profughi e senzatetto, nonché deposito di negri morti droga. Per certi versi può anche essere un effetto desiderabile, visto che il romano medio ama il centro commerciale, e in preda alla voglia matta nel fine settimana affolla ogni strada che dall’Urbe porta ai centri-commerciali-più-grandi-d’Europa sorti come funghi nell’ultimo decennio, con effetti da esodo estivo sul già problematico traffico capitolino.

–  Cacio e pepe a 20 euro. Il ristorante Italia è caro, la foto del menu pubblicata su Puntarella Rossa vale più di mille parole. E non è solo un discorso di “food cost”, che come ben sappiamo non può mai superare il 20% del prezzo in carta (trattorie e pizzerie dai grandi numeri in luoghi con affitti bassi possono forse arrivare al 25) e che qui incide ancora meno. Il problema è anche una cucina estremamente elementare. 20 euro una parmigiana di melanzane, 24 un piatto di tortellini in brodo, 35 un brodetto all’anconetana.

Seriously?

E la sensazione è che l’impostazione della cucina sia proprio questa, anche se forse, con la brigata in rodaggio, è solo nella fase iniziale che i piatti sono così semplici e ultraclassici, in genere privi di deviazioni dal solco dell’ovvio. Perché nella cucina creativa incidono anche quelli che possiamo chiamare costi di ricerca e sviluppo, le ore spese e gli ingredienti utilizzati per un piatto che (forse) finirà in carta; costi in questo menu pari a zero. Anche se dobbiamo considerare due voci non da poco. La prima sono gli stipendi, che generalmente incidono ben più degli ingredienti utilizzati: quante persone lavorano nella cucina del Ristorante Italia? Qual è il rapporto stipendi/coperti? La seconda sono le altre spese fisse, ad esempio le opere d’arte presenti in sala. Modigliani non è esattamente un artista a buon mercato, due anni fa una sua testa è stata battuta a 43 milioni di euro… per cui mi sembra che il ragionamento secondo il quale, piaccia o no, almeno quattro o cinque dei 20 euro di quella cacio e pepe vadano ad ammortizzare l’arredo della sala e gli altri costi fissi, possa filare. In ogni caso sì, il ristorante è caro e non fa nulla per nasconderlo.

–  Comportamento del personale. Se tutto è andato veramente come racconta Puntarella Rossa, mi piacerebbe comunque sentire l’altra campana, è da rivedere. A questi prezzi mi aspetterei un servizio da Pergola dell’Hilton, ma si sa, il grave problema dei ristoranti italiani è la difficoltà di trovare personale di sala professionale e competente. Io ad esempio farei attendere i clienti seduti allo splendido tavolo dei dieci, proiettando loro qualche filmato…

– Cacio e pepe della discordia. Un piatto di pasta freddo non è accettabile nemmeno in un’umile trattoria, figuriamoci in un ristorante pretenzioso e con pochi coperti. E no, il parmigiano non ci va, e ho una mia personale teoria: la cacio e pepe viene esaltata dall’affumicatura del pecorino di Gavoi, che preferisco in luogo di quello romano, anche se praticamente si fa e si consuma tutto in Sardegna. Posso anche comprendere il non rimandare indietro il piatto “perché era lì in qualità di recensore, non di cliente”: per il recensore, per questo specifico recensore, la vendetta è un piatto che a differenza della cacio e pepe si consuma freddo.

– Il senso di Oscar Farinetti per l’oligopolio. Sì, il marchio del distributore o “house branding” è una cosa che Farinetti sa fare. Tenendo conto che la sua personale interpretazione della disciplina passa direttamente per l’acquisizione dei fornitori. Finché c’è qualità a giusto prezzo è solo una sinergia in più, cosa importa se La Granda, Lurisia, Borgogno, Afeltra e altre aziende sono marchi di proprietà? Mi sembra l’ennesima variabile di quella vaga idea –veterocomunista e ancora non debellata in certi salotti sinistrorsi– secondo cui arricchirsi, ma anche solo generare profitti, sia un crimine. Però se i prodotti a marchio proprio sono in GDO, magari alla Coop che con la linea Fiorfiore cerca di mettere insieme una buona qualità a un prezzo abbordabile, va tutto bene, se lo fa un singolo imprenditore identificabile no. Mistero.

Insomma, se le cose stanno come raccontate da Puntarella Rossa siamo di fronte a un infortunio, magari cercato e bramato da un recensore che sperava di trovare materiale per una stroncatura ma pur sempre un infortunio che non dovrebbe capitare. Il problema è quando da un piatto sbagliato si passa ad attaccare, passando ai massimi sistemi, una struttura che rivaluta un quartiere e si propone come cuore pulsante di una Roma gastronomica desiderosa di parlare con tutti. Questo, nell’attesa di provare con mano la cucina del ristorante Italia, a questo punto una tappa obbligata e prossima.

E se nel frattempo qualcuno di voi lettori ci ha già mangiato, avanti con le testimonianze!

[Crediti | Link: Dissapore, Il Fatto Quotidiano, Puntarella Rossa, tgCom. Immagine: Puntarella Rossa]

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265 commenti a Eataly Roma: quella cacio e pepe a 20 euro non s’ha da fare. Al limite s’ha da fare meglio

  1. Stroncatura radical-chic! E poi il riferimento probabile Euronics-Farinetti è pure sbagliato, pechè la sua catena era Unieuro. Ma l’importante è ironizzare dice puntarella rossssa.

    • bhe… siete a bocca aperta per una cacio e pepe a 24 euro? e allora la pizza del giorno a 12.50 vi sembra normale….. e poi volete sapere… i ragazzi che lavorano li soprattutto chi è assunto da eataly ha uno stipendio da fame senza straordinari senza festività ….. insomma nessun diritto….. al Signor Farinetti suggerisco un bel esame di coscienza.

      • A circa due anni dall’apertura e le aspettative generati, il luogo sta sempre più assumendo in volto da centro commerciale puro e di questa direzione ne risentono anche i cibi prodotti. La pizza che inizialmente era buona, digeribile e fatta con pomodoro di prima qualità e’ da un po’ indigesta, spesso bruciata ed il pomodoro usato quasi insapore. Mi domando: perché l’affermazione di un brand corrisponde quasi inevitabilmente al suo declino qualitativo? Sig. Farinetti, controlli ed agisca, perché la prima regola del marketing di successo e’ mantenere le aspettative generate.

  2. Scusate, mi sono.. mangiata un pezzo.
    “ destra e a sinistra del tapis roulant scorrevano – come un paesaggio fuori dai finestrini di un treno – ristoranti e ristorantini, friggitorie e pizzerie, bistrot e localini. Guardandoli così, mentre salivo verso il primo piano, non ho potuto non chiedermi che differenza ci sia tra uno di quei posti con vista sulla scala mobile e l’atrio di un Euronics”
    Stroncatura radical-chic! E poi il riferimento probabile Euronics-Farinetti è pure sbagliato, pechè la sua catena era Unieuro. Ma l’importante è ironizzare dice puntarella rossssa.

    • Scusate, ma si sono stufato di leggere critiche senza senso scritte solo per farsi notare. Voglio sottolineare due cose. La prima: se uno non è medico e fa il medico incorre nel reato di abuso della professione medica. Un reato che purtroppo non è perseguibile per quelli che criticano e scrivono di food senza aver alcun percorso professionale accertato. Non mi riferisco a nessuno in generale, ma solo voglio far riflettere. Qualcuno scrisse un secolo fa che non basta avere un piloro e un intestino per scrivere di enogastronomia. La seconda, per quanto riguarda lo “scandalo” dei 20 euro: ma l’ha ordinato il dottore di andare a mangiare il cacio e pepe da Eataly?

      • Scusa, ma se tu vai da un medico per un’iniezione e questo sbaglia il medicinale, ti rompe l’ago nel sedere e ti fa comunque pagare la salata parcella professionale, la risposta che vorresti sentire alle tue lamentele è che nessuno ti aveva ordinato di andare da lui, perchè l’iniezione te la potevi fare da solo o fartela fare altrove?

        • Però da questa specie di recensione si capisce benissimo che l’autore, dopo aver visto il prezzo, o forse dopo che gli è stato segnalato, si è fiondato abbastanza prevenuto.
          Se non si fa cambiare il piatto, anche perchè aveva fretta di andare a lavorare…
          è un blogger come tanti, dietro una tastiera è facile picchiettare.

          • @lino grigno: immagino che a chi scrisse che la Mercedes classe A -- a suo tempo -- si ribaltava, avresti risposto “nun me rompe er ca… (cit.) non te l’ha ordinato il dottore di comprarla”.

            @carloc: davanti a una cacio e pepe da 20 euro, anche la sottoscritta partirebbe prevenuta, perché con attese altissime, pari al prezzo. Il farsi o non farsi cambiare il piatto non incide: non è che se te la fai cambiare, allora la pasta non ti è più arrivata fredda la prima volta.

            • ma non si discute i 20 euro, sono tanti, è che ha scritto di tutto, dal sicario alle scale mobili e di un solo piatto, ah anche il bunet (che secondo me non l’aveva mai assaggiato in tutta la sua vita) “”la cui qualità è per fortuna superiore (anche se non di molto) a quella della cacio e pepe”". Anche se non di molto! Poi nel post-bis, il bunet era buono. Stronca fin che vuoi, ma ad esempio, lascia perdere i clienti, come se fossero tutti deficenti con il loro carrellino. E’ ironia questa?

              • Ao a franco hai finito co ìsto bunet? abbiamo capito de qua e de là che sei il custode dei segreti de ìsto dolce e mo basta.

                E l’ironia sui clienti ci sta tutta perchè mi ci gioco uno stipendio che là dentro ci stanno quelli che si fanno i viaggi su quanto so’ buone le pesche de villabirzerbola disopra ma non ce capiscono niente.
                e daje su…

            • Però un conto è avere aspettative altissime, ben altra cosa è l’essere prevenuti.
              Io da chi recensisce mi aspetto che parta, per quanto possibile, con la mente scevra di pregiudizi, sennò il discorso è falsato in partenza. O no?

  3. Innanzitutto onore a Dissapore.
    Perchè?
    Perchè ha dedicato molti articolo all’apertura di eataly.E tutti positivi.
    Ed oggi, un articolo in cui spuntano,
    anche se riferite a Puntarella Rossa,
    delle critiche ben circostanziate.
    Perchè per un giornale ,o un blog, serio
    la prima cosa è l’indipendenza.
    Una stampa libera ed indipendente,
    appunto.

    • Sei ironico, vero? Questo post è scritto proprio per ribattere e depotenziare una a una le critiche di Puntarella Rossa. Usando anche argomenti speciosi, come quello sull’house branding. Le altre insegne della GDO identificano chiaramente le proprie private label; poi se si compra un prodotto Esselunga perché lo si trova buono o perché si ha il santino di Caprotti sul comodino sono fatti dell’acquirente. Ma la promessa di Eataly (e di Farinetti) è “io ti offro il meglio dell’alimentare italiano”. Poi all’interno di questo “meglio” propone all’acquirente ignaro il “suo” vino, la “sua” birra, la “sua” pasta, la “sua” gazzosa etc, che mantengono i precedenti brandname. Prodotti a “Trasparenza Zero”, li chiamerei.

        • Ho scritto “prodotti a trasparenza zero”, non centro commerciale a trasparenza zero, innanzitutto. Quando leggo una recensione, per me è rilevante sapere se chi l’ha scritta è anche il proprietario del ristorante. Poi ci si mangerà benissimo davvero, questo è un altro discorso. Quanto al confronto numerico da te citato, non significa nulla: in Eataly, qual è la penetrazione dei prodotti Farinetti-owned sulle rispettive category, ad esempio? Da quanto leggo, sulla carne bovina è prossima al 100%.

            • Trattasi di analogia. Farinetti afferma che Eataly “offre le eccellenze enogastronomiche del nostro Paese” (cit). Casualmente in tali eccellenze (giudizio di merito) ci sono tutti i prodotti delle sue aziende. Senza che tale proprietà sia nota al di fuori di una ristretta cerchia. Per me -- sono amena senza senso -- questo equivale al ristoratore che afferma che il suo ristorante è un’eccellenza, senza rivelare di esserne il proprietario. Hai presente i disclaimer che giornalisti e blogger trasparenti utilizzano per indicare possibili conflitti di interesse?

              • @me medesimo: il thread è partito dalla “giustificazione” del post che assimilava la vendita, da parte di Farinetti, dei prodotti delle proprie aziende alla strategia di private label della GDO. Io mi sono limitata a sottolineare la differenza, in termini di trasparenza, tra chi offre prodotti a marca commerciale e chi seleziona “eccellenze” casualmente di sua proprietà senza renderlo noto. Niente di illecito, diciamo si tratta di una strategia commerciale di colonizzazione proprietaria (o presidio, che suona meglio) di determinate category.

              • @ marina montana: io continuo a non capire cosa ci sia di male. Oltretutto leggo, ma magari sbaglio, una “velata” critica nelle tua parole che va oltre quella riguardante la mancanza di trasparenza, la quale peraltro, opinione personale, non toglie nulla al valore di Eataly.
                Innanzi tutto, ci sono molti prodotti di qualità che non sono di Farinetti, mentre tu stai dicendo il contrario e questo è falso (a meno che io non abbia inteso bene le tue parole, tipo “colonizzazione”). Se poi Farinetti produce o seleziona alimenti di qualità, mi sembra normalissimo che li venda nei suoi punti vendita. A me sinceramente fregaca**i che renda noto al mondo intero che alcuni, ribadisco alcuni, di questi prodotti siano i suoi, per me l’importante è trovarceli, tipo la pasta Afeltra, accanto a quella di Benedetto Cavalieri, a quella Mancini a quella Morelli……………

          • Prodotti, infatti, perchè a trasparenza zero? Si la carne bovina ha un altissima penetrazione
            ma non è nascosto da nessuno, è un grande prodotto -presidio sf- e comunqie da quel che so il 20% dei prodotti arrivano da aziende di proprietà in toto o meno, il restante 80% da altri 2000 produttori. Su chi ha scritto la recensione, sono d’accordo con te, vorrei sapere chi l’ha scritta, ma a quanto pare se la domanda la si pone a puntarella rossa, non ricive alcuna risposta.

              • E quale sarebbe il problema?
                Cosa dovrebbe fare Farinetti, mettere una sua gigantografia sopra il banco della carne, magari vestito da diavoletto, con un fumetto che dice: “Tutta la carne che vedete e mia, solo mia, tutta mia!”?
                E pure se lo facesse, cosa cambierebbe?

              • infatti qual’è il problema??? Comunque il legame è 50% eataly- 50% altra persona.
                Quindi se vogliamo essere precisi 50% eataly NON vuol dire 50% farinetti.
                e comunque non cambia nulla.

  4. non trovo niente di strano che un recensore recensisca ovvero faccia il suo mestiere.
    cosi come Farinetti fa il suo, prima vendeva elettronica ora vende food.Strano è che lo si voglia far passare per quello che non è. Eataly è un impresa commerciale con molti meriti ma altrettante ombre, l’offerta enologica per esempio è fortemente condizionata in negativo dalla politica di “house branding”. per quanto attiene al menù e ai suoi prezzi non ci sono parole abbastanza denigratorie … e poi il Modigliani non me lo mangio mica!

  5. Quando sul blog di puntarella rossa faccio notare che per un minimo di trasparenza l’autore si potrebbe anche firmare, perchè, si, per me, in buona fede( insomma) capisco la sua ironia agra e tutto finisce in caciara, ma altri forse più smaliziati possono pensare altro. Ecco è bastato scrivere questo e zac, commento non inserito.

  6. Io non ho capito che è tutta ‘sta caciara che si è scatenata attorno a questo pezzo, qui come su altre piattaforme.
    E’ andato ad Eataly ed ha pagato tanto, ha mangiato male e il servizio non era dei migliori.
    Tutto il resto è contorno, scritto male/bene, simpatico/antipatico, superficiale o non, possiamo stare a discuterci quanto volete ma il punto è un altro, il punto è che quel giorno è successo quello che non doveva succedere.
    Poi se vogliamo pensare che sia tutto frutto di fantasia possiamo farlo, ma allora il dubbio è legittimo porselo su tutti, Dissapore compreso.
    La Fumelli al No.Au. ad esempio (e qui specifico che dubbi di tale genere non mi appartengono).

  7. Faccio coming out, ci ho mangiato, e pur non avendo degustato la cacio e pepe fredda, il mio giudizio non si discosta molto da quello di Agrette Sauvage o come cavolo si chiama. E me ne dispiace perchè l’apertura di Eataly, con 500 nuovi posti di lavoro, il recupero di una struttura abbandonata da 15 anni sull’ostiense, una possibilità in più di acquistare prodotti enogastronomici di qualità (non a buon mercato, ma non è che da Vulpetti o da Castroni le cose le regalino, mi pare) è comunque un evento che considero positivo.

    Detto questo, e limitandomi quindi al solo ristorante Italia, dire che è stata una delusione è dir poco. Io non mi scandalizzo per i 20 euro di una cacio e pepe o per i 24 euro dei tortellini (Henz Beck ha in carta dei tortellini a 39 euro) … poi si può discutere se sia etico spendere per un piatto di pasta il reddito medio mensile di un keniota, ma c’è chi spende molto di più per una bottiglia di vino, mi pare … ma a 20 euro la cacio o pepe (o qualunque altro piatto) deve essere perfetto, in un contesto perfetto, non ci possono essere sbavature. Non può essere un piatto “normale”. Se spendo 15 (o sono 16 ?) euro per la Carbonara da Roscioli, ne posso spendere 22 per la stessa al ristorante Italia. Ma deve essere almeno come quella di Roscioli (è solo un esempio di piatto classico ma di altissimo livello, la Carbonara non è in carta al ristorante Italia)

    Non posso accettare come giustificazione (cito dissapore) “la difficoltà di trovare personale di sala professionale e competente”. Si trova, e se non è all’altezza lo si istruisce opportunamente. Ma che (è capitato a me) il cameriere non mi cambi la forchetta usata tra primo e secondo è un errore da prima elementare in qualunque posto che non sia una onesta trattoria. Che il vassoio del pane venga portato a tavola senza dare una indicazione dei vari tipi di pane che contiene un errore solo un filino più veniale. Che nel percorso di degustazione abbinato ai piatti mi si serva un Fiano di Avellino Feudi di San Gregorio (che posso acquistare al supermercato sotto casa quando voglio) non indica un grosso sforzo di ricerca da parte del sommelier. Che nel menù ci sia riportata la voce “pane coperto e Modigliani 4 euro” (per cui il Modigliani mi è stato fatto già pagare a parte) una caduta di stile, oltre al fatto che il “coperto”, in quanto voce del menù, a Roma è stato eliminato dal 1995 da una ordinanza comunale. Che il menù degustazione serale (4 portate) costi mediamente più dello stesso menù alla carta è una scelta commerciale che non ho mai visto fare in nessun ristorante. Che affianco alle opere di Modigliani ci sia un cartellino che avvisa di non toccare (ma no? !!!) e che il tutto è videosorvegliato (questo va indicato per legge, lo so), ma non vi sia nessuna indicazione sul titolo, tipologia e caratteristiche dell’opera stessa una … svista deplorevole (tra l’altro, si vede nelle foto pubblicate quando ci ha cenato Napolitano, c’è una tavolozza incorniciata in bellavista, immagino che sia la tavolozza di Modigliani … o no?)

    E mi fermo ad osservazioni oggettive, che quelle soggettive sono, come tutte le cose soggetive, opinabili.

    • Grazie Hagrid, ero curiosa di sapere com’era il ristorante da chi ci e’ stato. La polemica sulle ragioni per cui uno critica o supporta Eataly mi sembrano piuttosto noiose, ognuno ha le sue opinioni, ma sapere com’era il ristorante da uno che c’e’ stato- ecco, questa e’ la ragione per cui leggo i commenti!

  8. Cagnetti ha ragione, mi pare di buon senso l’articolo. Eataly per me resta un “market”. Non ci mangerò comunque per due motivi: niente di curioso, prezzi cari. A Roma, Genova o a Torino c’è di meglio a prezzi migliori.

  9. Per serietà, ho telefonato ad una noto
    ristorante di Testaccio dove ho mangiato un’ottima cacio e pepe.
    Dove bisogna prenotare la sera. (si mangia bene).
    Mi ha detto che è un piatto che fa a 11 euro, e che nella ristorazione romana di quel livello può variare da 9 a 13.
    Ha aggiunto che ognuno può fare il prezzo che vuole,poi sta al cliente decidere.

    Vorrei sentire i romani,che questo piatto
    lo conoscono bene e conoscono anche i locali di Roma.

    • Una cacio e pepe a quel prezzo è un furto perchè è un piatto povero. Che mi frega di Modigliani, del personale o del market. Fa fico o politicamente conveniente stroncare 2ataly? Argomento legittimo, ma una volta sostenuto non ci si puó arrampicare sugli specchi come fa questo post che è francamente un bel boomerang. Da queste parti mi aspetto piú coraggio nel criticare alcuni fighettismi

  10. Da notare che, stando alla foto, non c’è un secondo che costi meno di 30 euri, e che il cacio e pepe è il primo che costa meno. 50 euri a stare stretti,per un primo e un secondo, significa che con dessert, vino, acqua, coperto etc etc, si passano gli 80 euri. E meno male che “a Roma si spende meno”, qui a Bologna, stesso negozio, te la cavi con molto meno. Vabbè che Eataly Ambasciatori non sarà così glamour, vabbè che è un ex cinema porno, ma 24 euri per i tortellini!!

  11. L’articolo originale e quello di ulteriori spiegazioni mi hanno divertito. Scritti briosamente e ironicamente espongono il loro punto di vista.
    Se poi vogliamo farci della dietrologia anti Bersani …
    (che poi sarebbe come sparare sulla Croce Rossa).
    Resta aperta la questione che il “critico” critica, anche se mi è sembrato “deboluccio” l’argomento “costo della materia prima”.
    Se avesse mangiato licheni a 200 euri cosa avrebbe scritto ?

  12. Da una recensione in genere mi aspetto qualcosa di più di un semplice “focus” su un piatto per cui, onestamente, mi sarebbe piaciuto che l’autore dell’articolo non si fosse limitato a cacio e pepe e bunet.
    A parte questo e tralasciando ulteriori e personali perplessità sull’articolo di Puntarella, mi chiedo quanto sia accettabile (cito) “forse, con la brigata in rodaggio, è solo nella fase iniziale che i piatti sono così semplici e ultraclassici”; per i prezzi la fase di rodaggio non è mai contemplata, ma com’è?

  13. Ahò, regà, pe’ venti neuri io vojo vede er pastore co le pecore tra i tavoli che me fa er pecorino al momento e si no ‘stica**i, artro che bucatini de Gragnano freddi.
    Ma de che stamo a parlà?

    • A proposito di pecore e prezzi dei prodotti c’era una vecchia storiella.
      Una tizia entra in un negozio di abbigliamento piuttosto alterata e si rivolge alla commessa:
      Signorina, mi avete fatto pagare questo maglione 100 euro, quando il negozio a fianco li vende a 30 !
      Ma signora, quelli non sono di pura lana vergine …
      E adesso cosa c’entra cosa fanno le pecore la notte ???

  14. L’articolo del Fatto Quotidiano è solo una precisazione per chi pensa che Farinetti abbia inventato un supermercato equo è etico. Farinetti ha sviluppato dove non c’era il concetto già esistente di una catena di supermercati di lusso, andamento che (con lentezza paragonato agli altri paesi europei) tutti i supermercati adottano per rispondere alla concorrenza. Si tratta di un carrefour fighetto, no un pantheon del cibo italiano come alcune giornalisti di partes provano a far credere (quello fa innervosire, no il supermercato in sé). A lungo termine, passato l’effetto “apertura EurRoma2″, sara un posto destinato ai cuochi della domenica, no le persone che fanno la spesa quotidiana (non ho niente contro i cuochi della domenica… ma questo non è un posto di cibo genuino, ma semi-industriale). Pierangelini fa la spesa al mercato locale, Beck ha il suo fornitore di abbacchi di fiducia (NEL LAZIO, NO PIEMONTE), e la mamma che cucina la domenica in famiglia va dal pizzicagnolo. Non è perchè l’alimento è presentato in una scatola fighetta e costo il doppio che sarà migliore… non è perchè la mozzarella è preparata al bancone che è migliora di una preparata al caseificio… anzi…
    Non c’è nessun male che Briatore 2 apra un supermercato (ancora che… sarebbe un lungo discorso…), ma ogni volta che se ne apre uno in Italia, mi dico a me stesso: “il poco di bello e vero che c’è rimasto in Italia, ossia fare la spesa al mercato locale (i più belli e genuini che mi sono capitati di vedere nel mondo occidentale sono quelli italiani), anche quello ce lo stanno distruggendo.
    Sono contento che per una volta stia nascendo una multinazionale del cibo dal Italia invece che i soliti francesi Auchan, Carrefour e Leclerc… ma prendiamo coscienza che quest’è.

    BUONO?
    per il gusto? sicuramente meglio della carrefour. (ma non originale… il supermercato di lusso, a scala ridotta ma molto diffusa a livello locale esiste da anni, è una catena che si chiama Elite e propone tanti prodotti di qualità… basta vedere la vetrina dei formaggi, mi fa impazzire a me che sono mezzo francese… ma ci sono negozi di formaggio molto migliori a Roma…) (NB: ho la cittadinanza italiana… si…preciso questo per evitare commenti “ignoranti”)

    PULITO?
    sicuramente NO. una bistecca (o qualsiasi prodotto fresco) che fa 600-800km è il contrario di pulito.

    GIUSTO?
    sicuramente NO. varietà dei prodotti scelta secondo la proprietà delle aziende, non per forza il “top” dei prodotti, facendo credere che i prodotti vengono da lontano perché migliori. (globalizzazione al livello nazionale)
    tipica strategia della grande distribuzione (quello che è Eataly coi suoi 10-12 ipermercati) per ricattare i piccoli produttori (eccetto quelli che Farinetti ha comprato o favoreggiato ovviamente) e uccidere i piccoli commerci genuini e produttori locali (eccetto i fortunati eletti, per motivi da chiarire volendo).
    (discorso a parte: chi fa contratti di lavoro di 3 mesi usufruendo di una posizione di forza (“il lavoro quest’è…o lo piglio, o torni a casa”) in un momento drammatico per il mercato del lavoro in Italia può difficilmente essere definito “un grande imprenditore coraggioso che prende rischi”, ma sarebbe più giusto definirlo un imprenditore che apre la sua attività, con gli stessi rischi degli altri imprenditori, semplicemente… si… odio il culto della personalità)

    Per favore gironalisti (o blogger…pare che nel 2012 le chiamino cosi), Eataly ha avuto una pubblicità nei media (giornali, blog e TV) senza precedenti, abbiate la decenza di non girare in ridicolo un gironalista (l’unico?) che esprime un opinione diversa con argomenti che reggono la strada. (sembra quasi che vi abbino disturbato)
    Mi rendo conto di essere cittadino di un paese che prova più ammirazione per persone come Briatore che per persone come Levi-Montalcini, ma per carità giornalisti, non vendete il vostro spirito critico in cambio di un ostrica e un bicchiere di prosecco al inaugurazione. Rendetevi conto che se perdete il vostro spirito critico diventerete schiavi del reparto marketing di un trust agroalimentare-grande distribuzione.

    • Pero’, giusto per ricordare che non c’e’ rosa senza spine, il premio Nobel fu poi molto “chiacchierato” per i legami emersi con una casa farmaceutica che cercava di promuovere un farmaco che venne poi ritirato o non immesso in commercio in altri paesi per i suoi effetti negativi

    • Ottimo contributo che spero verrà raccolto e controbattuto in primis dagli editor di Dissapore.
      Piccolo appunto però; che ognuno si critichi il proprio di Paese, perchè l’Italia sarà pure la repubblica delle Banane, ma in Europa come nel mondo è in ottima e numerosa compagnia.
      Su un punto siamo effettivamente meno preparati degli altri: il paraculismo.

    • BUONO: solo perchè esistono altri ottimii negozi, la qualità di eataly dev’essere scarsa? Se poi mi dice che eataly non è un format originale, (parlo dell’italia) beh, allora non ci siamo.
      PULITO: fai l’unico esempio che ci può stare, ma ad eataly roma ci sono oltre 14000 prodotti che provengono da tutta italia. Che facciamo allora? Cacio e pepe a vita? Vuoi i buoni prodotti e va bene ma guarda che questi arrivano dal piemonte come dalla sicilia. E’ farinetti il primo a dire che non è un talebano del km zero.
      GIUSTO: Scusa ma chi è che vuol far credere che se i prodotti vengono da lontano sono migliori? Questo mi sfugge. Inoltre le aziende della galassia farinetti sono 19, ad eataly roma i produttori sono 2000, vedi un po’ te.
      Che poi eataly uccida il piccolo commercio è una stupidata immane, a torino cinque anni fa si diceva la stessa cosa, ad oggi le piccole botteghe ci sono ancora tutte e tutte hanno migliorato la loro offerta.

        • SCusate il linguaggio forte, ribadisco niente di personale ma ‘ste cose non si possono proprio leggere. Già si leggevano tal quali quando aprì Torino. E tutti a spiegare: niente ricatto ai piccoli produttori, se un prodotto non è più disponibile ne vendono un altro. Già questo fa sì che Eataly si discosti dalla GDO classica.

          • Cioè, per dire che la Pezzenta Materana, o lo ‘ndujotto dei fratelli Pugliese sono cose “semi industriali”, i casi sono due: o non si conoscono, oppure si vuol essere inutilmente velenosi senza costrutto.

            • se un prodotto non è più disponibile ne vendo un altro???? nel senso che i 1000 caseifici italiani non hanno più mozzarella dunque hanno scelto l’unico disponibile???? ahahahahahahahahahahahahhahahahaha
              per quanto riguarda la grammatica, in effetti faccio tanti sbagli in quanto l italiano non è la mia madrelingua… l’avevo anche precisato che ero “mezzo francese…ma di cittadinanza italiana… per evitare commenti ignoranti”….ma vedo che non è stato sufficiente.
              “riccato ai piccoli produttori”: in GDO, il prezzo non viene imposto dal produttore, ma dal distributore, chi si rifiuta di accettare le regole viene tolto dai scaffali. (o non viene proprio messo…a me interesserebbe sentire i produttori bravi del lazio che non sono presenti la dentro che cosa hanno da dire)
              per rispondere più in alto, si parla di 14000 prodotti, e non di 14000 produttori… 1 azienda, tipo fontanafredda (marchio) produce tipo 40-50 etichette (prodotti)… e oltre che ai produttori (2000 mi dici? 2000 proprietari o 2000 marchi?)

              scusi se ho graffiato il suo idolo (amico?) o il suo modello economico da prendere come esempio… ma non è il mio. il modello GDO ha decisamente contribuito alla standardizzazione del cibo (quante piccole produzioni hanno messo la chiave sotto la porta o si sono fatti ricomprare da più grandi questi ultimi 30 anni? tanto è vero che se non era il caso, questa “ricerca del cibo prelibato” non esisterebbe) e la sparizione dei piccoli commerci… qui ovviamente faccio un discorso classico di GDO, non specifico ad eataly. la domanda è: perchè cosi pochi produttori???? perché uno o due fornitori di carne? perchè del piemonte? perché fare venire cibo da lontano ? oppure il lazio fa schifo? le marche? abruzzo? (sicuramente troverete un esempio di qualcosa di abruzzese o laziale, mi io non parla di singoli prodotti, parlo della maggioranza, del concetto… questo è eatpiemonte, e poi se rimane spazio sullo scaffale sarà anche eataly)

              poi, come dicevo, al di là del modello economico, della GDO, dei soldi, del posto, del servizio… ma non vi piace a voi fare la spesa al mercato, dal macellaio di fiducia, dal formaggiaio (si dice cosi?) di fiducia, andare alla ricerca di ingredienti sfiziosi da voi stessi? no?
              non ho mai detto che Eataly era scarso di qualità, ho detto che il modello GDO di qualità esiste già (il prodotto grezzo e la qualità m’interessono, non il lato disneyland, che in effetti è nuovo, ma sembra neanche funzioni bene quando vedo i commenti…non ho provato il ristorante) e che quel posto è un supermercato buono basato su specialità piemontesi, con logica commerciale come un altro, non la salvezza del cibo italiano, né un punto vendita “equo-solidale” (se si può dire) per i produttori italiani. tutto qua.

              e ribadire che eataly non è il primo a Roma o in nessun altro posto ad avere importato la qualità, ma è soltanto un ennesimo posto dove si trova qualità e che è stato aiutato da tanti amici giornalisti. (eataly ha forse un senso a NY o Tokyo, ma parlando con veri new yorkesi, anche per loro era caro… confermo per quello di NY). Poi, chiaro che se mi mettono la pistola in testa obbligandomi di scegliere se passare il pomeriggio a EurRoma2 o eataly scelgo il secondo.

              io mi faccio una domanda …. ma tutti questi giornalisti (categoria alla quale appartieni in quanto scrivi da tempo su Libero, oppure sei un omonimo?) che difendono Eataly….che ci guadagnano? un invito a cena? uno tessera sconto da eataly? (mica vi sarete veramente dati per un ostrica?) perché tanto fervore a difendere il business di uno “sconosciuto”? (oppure non si tratta di uno sconosciuto?) perché le risposte alle critiche cercano sempre punti deboli “punto per punto” mentre quando presentate questo posto sembra che scrivete come fosse l’ottava meraviglia del mondo, quasi come se leggevate la cartella stampa tutta pronta per vuoi fatta a posto dal servizio marketing di Eataly? dove sta lo spirito critico?(forse anche per questo lei ha scritto 5 o 6 commenti di fila… avrò messo le dita su un punto dolente?)

              lei si interessa alla cucina regionale…
              http://www.tommasofarina.com/2011/aruotalibera/1540/qual-e-la-vostra-cucina-regionale-italiana-preferita
              … ripeto la mia domanda: perché difendere un posto che propone un offerta nazionale quasi identica in tutti i punti vendita? (GDO)

              neanche io ho niente di personale, alla fine siamo parlando di una fenomeno di moda a Roma, scemenze paragonato alle cose veramente importanti che succedono ogni giorno nel mondo, ma vorrei solo capire… e scusi di nuovo per gli errori di italiano.

              • scusa ma vedo che continui ad insistere sulla carne… 14000 referenze provenienti da tutta italia. A torino succede proprio che se un prodotto di un piccolo produttore è finito ( se è piccolo…) un ‘ altro simile è sugli scaffali. Sul sentire il parere di qualche produttore, cerca, proprio su dissapore c’è. Un’ esempio, agli allevatori de la granda il bovino viene pagato in media il 20% in più del prezzo di mercato. A già che la granda è il 20-30% di farinetti…manmaggia.ripeto 2000 prouttori

              • nessun dumping, nessun ricatto ai produttori piccoli o meno piccoli, conosco qualcuno che ha i propri prodotti in vendita da Eataly e mi riferiscono che il loro comportamento è estremamente corretto, mentre mi dicono peste e corna, ad esempio, di Harrod’s.

                In ogni caso non mi sento investito del ruolo di avvocato difensore di Eataly, mi interesso alla questione perché penso sia MOLTO rilevante per il mondo del cibo a Roma, e cerco di guardare all’argomento con occhio laico e imparziale, come spesso non è quello degli antagonisti della creatura dell’Ostiense.

              • Risposto al commento qui sotto: io sto facendo delle domande vere… al quale si vede che lei non vuole rispondere. Veramente è lei ad avere attacato in modo aggressivo il mio commento (se fa cosi con tutti, la credo che non ha amici), e ci ho risposto facendo delle domande e sono stupito che lei non rispondi, dando ancora più credito al mio commento. Se non è amicizia, ci può spiegare come funziona il mondo del giornalismo enogastronomico?
                le ricordo che una giornalista, puntarella rossa, (che non conosco, tengo a precisarlo, sono un lettore di dissapore che non lavora in ambito enogastronomico) è stata pesantemente attaccata in simultanea da più giornalisti del campo. C’è un tipo di lobbying dietro? (lobbying è probabilmente molto esagerato in questo caso…).
                Ci spieghi perché punti deboli di Eataly (alcuni si notano subito, anche lei è d’accordo con l’esempio della carne mi è sembrato di capire) sono stati omessi dalla parte dei giornalisti che hanno fatto recensioni sul’ apertura di eataly? grazie
                (per una volta che il discorso vola un po’ più in alto della solita domanda “qual’è la migliora pizzeria?”, approfondiamo, no? non è d’accordo?)

              • Ha risposto carlo, ma anche Fabione Cagnetti. E’ esattamente cosi’. Non c’è niente di truffaldino in eataly. La carne che arriva da lontano è una barzelletta, sapessi che tante macellerie di Roma vendono ottima carne danese (ottima sul serio). Quindi di che parliamo? Dà fastidio la carne della Granda, che è una delle migliori d’Italia? Ci stiamo prendendo in giro?
                Non mi pare di vedere alcuna penuria di produttori a Eataly. E a me sembra che i pregi superino le lacune. Io sono contento che a Roma, o a Torino, si possano trovare tanti produttori come Scherzerino o fratelli Pugliese in maniera comoda e razionale. Paolo Marchi, a proposito di eataly, parlò di “capolavoro culturale”. Io non sono troppo lontano da questa sua visione.

              • (rispondo ad Andrea)

                Le accuse di lobbying non stanno in piedi. Ho criticato la recensione dell’anonimo blogger di Puntarella Rossa/Fatto Quotidiano perché a mio avviso non serena nè priva di pregiudizi. Mi sembra la recensione di chi è andato per stroncare e ha trovato pane per i suoi denti. Poi ovviamente su un piatto di pasta che arriva freddo non faccio sconti, cosi’ come nella mia lunga presentazione di Eataly ho espresso anche delle perplessità, pur in un contesto complessivamente favorevole perché la mia opinione in materia è complessivamente favorevole.

              • Gli argomenti e gli interrogativi posti da Andrea sul ipoteticamente limitato esercizio di critica di certi giornalisti verso l’universo farinettiano sono interessanti e secondo me non meritano di passare sotto silenzio o senza risposte. Proverò a darne alcune. Secondo me è chiaro che Farinetti si sia meritatamente guadagnato una forte dose di rispetto, di stima, di simpatia. Con le persone ci sa fare, è diretto, ti guarda negli occhi, è chiaramente un grande seduttore. Che lo faccia consapevolmente forse è possibile ma probabilmente è una dote maturata in decenni di frenetica attività nel mondo del commercio dove se ti vendi bene è più facile far trionfare il tuo business pur se basato su solide e valide basi etiche, commerciali e di prodotto. Anche la sua giusta collocazione politica chiaramente antiberlusconiana ha contribuito a farne un mito moderno, tanto quanto Berlusconi ha contribuito ad affossare il suo stesso mito. Posizione politica che son sicuro non essere determinata dal contingente, ricordo sue prese di posizione avverse a Berlusconi anche quando lo stesso era al massimo del potere e dello splendore mediatico. Con la mia Osteria siamo stati a cucinare a Fontanafredda ed Eataly Torino per una settimana. Dormivamo a Fontanafredda e posso garantire che fra i dipendenti egli sia un mito. Un mito di ascolto, di buon senso, di buona conduzione, soprattutto di rispetto. E queste son cose che passano di bocca in bocca, girano e vuoi o non vuoi entrano nel capitale di simpatia, di disponibilità e credito che Farinetti ha accumulato e continua ad accumulare. Stesso discorso con i suoi fornitori. Ne conosco alcuni e mai un minimo lamento.
                Però Andrea sul punto ha ragione: questo capitale di simpatia, di credito, su taluni è come ingigantito. Secondo me è Ingigantito dal potere, anche economico, mediatico, di stima diffusa. Molti giornalisti ne sono intimoriti più che sedotti. Adottano verso Farinetti uno stile di giornalismo prono, favorevole, timoroso verso il nuovo potente. La seduzione ritorna, il potere ne porta in dote sempre una grande quantità. E si badi bene che secondo me Farinetti sa usare le sue armi di seduzione di massa e mai appunto arriverebbe a “costringere” un giornalista a parlar bene di lui o a non fargli domande scomode. Non ne ha bisogno. Certi giornalisti e certo giornalismo annusano gli ormoni del potere e si adeguano, si adagiano, scodinzolano. Bramerebbero partecipare alla mensa del Principe ma non arrivano a capire che cosi facendo non avranno che le briciole cadute distrattamente dalla tovaglia.
                Per effetto del medesimo meccanismo poi, alcuni giornalisti, per raggiungere i medesimi risultati degli altri, anzichè incensare preferiscono attaccare ad alzo zero, a palle incatenate, a mitraglia. Attaccando anche aspetti che se pur veri sono minimi a confronto della cifra complessiva dell’investimento culturale ed economico romano. Per questo trovo che certe critiche siano funzionali a rendersi detestabili ma visibili agli occhi del Principe, ottenendo forse il medesimo risultato dei colleghi adulatori.
                Fino ad ora ho parlato di giornalisti, ma lo stesso discorso vale per taluni blogger che son nati come contraltare a certo giornalismo paludato e ruffiano ma in pochi anni ne hanno già interiorizzato parecchi aspetti negativi.
                .
                Ciao

              • Si lo so….tanta carne danese in Italia…Ma personalemente, se devo mangiare carne piemontese,tanto vale farsi altri 200-300km per prendere una bella bistecca di Charolaise (per chi ne capisce)
                Capolavoro culturale: concordo pienamente. ogni iniziativa per dirottare un ignorante gastronomico (ossia un fedelissimo del sabato pomeriggio al carrefour) verso un supermercato che propone prodotti buoni sotto aspetto ricreativo (tipo “guarda figlio mio come fa ‘a muzzarell’ ” ), è valida.
                Allora diciamo le cose come stanno: è un posto per fare soldi in un modo (un po’) meno sporco dei altri, e l’aspetto disneyland fa meno paura di liberati/castroni al enogastro-ignorante che forse potrà leggermente incrementare la sua cultura gastronomica… non dico enologica, perché la selezione vini mi ha (personalmente) molto deluso (al di lá del discorso “Farinetti Wine Inc”). Ma si sa. I vini del supermercato fanno ca….. :D
                (esagero, ma non mi dite che si tratta di una bellissima selezione… a proposito, maahhhh… Intravino sta dormendo su quest’argomento?)
                Saluti a tutti

    • Per quanto i prodotti che arrivano da lontano, lontano.
      Ci sono anche questi:
      “Delegato alle Politiche Agricole di Roma Capitale, Francesco de’ Micheli: “Abbiamo l’onore di portare sui banchi di vendita anche alcuni alimenti biologici prodotti nelle aziende comunali.” Non solo made in Italy quindi, ma anche made in Rome, nell’agroalimentare”
      http://www.lunico.eu/agro-romano/57736-eataly-nel-tempio-di-farinetti-anche-i-prodotti-di-roma-capitale

    • “uccidere i piccoli commerci genuini e produttori locali”

      Continua la propaganda sul piccolo commercio sano e genuino dei nostri nonni (quelli che non avevano la minima idea, allora come oggi, di cosa mangiavano), e urge adeguata contromisura.

      Il piccolo commercio (come altre realtà produttive) non si può uccidere, si suicida. Il 90% del piccolo commercio vuol dire solo ignoranza e miseria. Si tratta al 90% di persone inutili che hanno deciso di vivere di rendita e di speculazione pura, in molti casi (non siamo più negli anni ’50) ricevendo il negozietto in eredità, senza NEANCHE PENSARE ad aumentare la produttività, la qualità, ad espandersi, in una parola: a lavorare. I contratti che questa gentaglia propone ai giovani, se e quando ci sono, sono ADDIRITTURA PEGGIORI dei contratti che si possono ottenere nella grande distribuzione, per non parlare della spendibilità dell’esperienza nel futuro. Meglio lavorare a Eataly Roma, con possibilità di inviare il curriculum a Eataly New York, o al pizzicagnolo-porchettaro sotto casa?

      E’ il tipo di propaganda che guarda inesistenti pagliuzze nei contratti a norma e nelle policy aziendali del McDonald, ignorando completamente il nero, la gestione familiare e approssimativa, la mafia, l’igiene inesistente e l’evasione fiscale delle piccole realtà.

      In pochi anni, anche GRAZIE alla crisi, speriamo di toglierci dalle scatole la maggior parte del piccolo commercio parassita. Detto da un amante della gastronomia, rimarranno solo i migliori, pochi, quelli per cui vale la pena perdere tempo ed energie, per il resto la grande distribuzione fa bene e fa meglio.

  15. Una domanda, visto l’astio che suscitano su dissapore le critiche negative (vedi ad esempio con Visintin nel passato), cosa deve fare un ristoratore per essere stroncato?
    Qui da quello che ho capito c’e’ un prezzo doppio rispetto alla media, un piatto di qualità inferiore ed un servizio non all’altezza…. se questo non basta

      • Hai ragione, lo Scozzese sembra l’unico di cui poter parlar male per tutti gli altri c’e’ sempre una giustificazione, è nuovo, è stanco, era tardi, “è l’esperienza non il piatto in se”, “si ma il cliente aveva il cellulare in mano”, ha chiesto il maccherone e non il pacchero che ha rovinato l’armonia…

        • … ero rimasto sena benzina… avevo una gomma a terra… non avevo i soldi per prendere il taxi… la tintoria non mi aveva portato il tight… c’era il funerale di mia madre… era crollata la casa… c’è stato un terremoto… una tremenda inondazione… le cavallette… NON E? STATA COLPA MIA, LO GIURO SU DIO!!!!!!!!!!!!!!

  16. Sono stato a Eataly tre volte da quando è aperto. La prima volta il 21 giugno, grandi aspettative, tutto molto ben organizzato, prodotti di grande qualità, ma il tempo è poco ripasserò decido comunque di provare una bottiglia di spuma vista la temperatura esterna.
    Molte casse sono libere quindi vado ma da quando il cassiere passa la bottiglia a quando me ne vado passano cinque lunghissimi minuti…Mi scusi ma è il primo giorno mi dice il ragazzo al di la del banco. Mia riflessione : sarà che hanno preso personale senza esperienza? Non è possibile.
    Seconda visita il 27 giugno, siamo in due e decidiamo di provare il ristorante della carne.
    Abbiamo ordinato anche una bottiglia di vino che arriva dopo poco al tavolo, già aperta.
    Chiedo alla cameriera il perchè questo venga fatto e lei mi risponde che è per una questione di praticità/velocità in quanto l’addetto alle bevande è dietro il banco.
    Fermo il responsabile del ristorante il quale si scusa e dice che non è assolutamente la prassi e che avendo 35 persone da seguire non può stare dietro a tutti (mettetevi d’accordo).Passata questa, prendo le posate, finalmente la carne è arrivata, altra sorpresa : sono tutte segnate dal calcare forse bisognerebbe asciugarle subito o passarle con l’aceto….La carne comunque era ottima.
    Terza volta il 29 giugno : finalmente proviamo la frigitoria e la mozzarella penso.
    Prendiamo due porzioni di treccia con prosciutto crudo e cotto : la treccia di cui si parla nel menù sono in realtà 5 pezzettini peraltro molto buoni ma non si sa di cosa, se scrivi treccia mi aspetto di vederla nel piatto e soprattutto spiegatemi perchè il piatto deve essere “inondato” di olio di oliva?Passiamo ai fritti : ordiniamo il fritto imperiale servito su tre piatti a castello. Nel nostro caso per 40 euro abbiamo avuto : 1 suppli, 4 polpettine, 2 pezzi di pasta fritta, 8 gamberi, 6 calamari, una montagna di alici e tranci di pescato del giorno. Non conoscendo la normale composizione del piatto, mangiamo ma mi accorgo presto che nei tavoli vicini la composizione e ben diversa : i gamberi e i calamari sono decisamente di più.Vado dal responsabile, faccio presente quello che ci è successo e la spiegazione è stata in via ufficiosa : calamari e gamberi erano finiti ma gli ordini vanno evasi comunque, le posso offrire un prosecco?
    No grazie, i miei ospiti hanno un aereo da prendere e anche io non credo di volermi trattenere ancora.
    Riepilogando, forse per sfortuna o forse per una reale mancanza di uno standard di lavoro, la mia esperienza non è stata proprio felice…e neanche economica 

  17. Completamente opposta la mia esperienza -- a parte il gran casino -- ci siamo trovati bene, ho preso del pane molto buono, dopo 4-5 giorni era meglio di prima, abbiamo preso 2 semplici margherite a 6-7 euro (secondo me, non care) buone, siamo passati poi alle alici fritte, se ricordo bene 7 euro, il gusto lo ricordo bene, ottime. La mozzarella l’ho presa a 7 euro per 1/2kg, e poi altre cosette.

  18. se la cacio e pepe vale 20 euro ok, altrimenti basta non ritornarci Da Beck i fagottini costicchiano qualcosa di piu’ , ma valgono il prezzo. Per il resto fa sorridere che la panna sopra e sotto in gelateria te le fanno pagare un euro!! Fa sorridere percheì sono teneri questi piemontesi….

    • Ehi Carlo, a parte che basta co’ ‘sta storia della panna che si paga (qui non si parla d’altro), ad ogni modo da romano a romano ti dico che la panna sul gelato è gratis praticamente solo a Roma. Lo sapevi, tenerone ;-)

      • visto che siamo a Roma infatti la ritengo l’unica stecca iniziale. Per il resto il pane e’ eccezionale, la verdura, i pelati e parecchie conserve sono eccellenti e anche con prezzi inferiori a mercati e negozi di Roma, la mozzarella e la ricotta sono strepitose, le alici fritte eccellenti, la pasta fresca l’ho comprata ben volentieri, gli olii sono tantissimi e con buone scelte, la libreria e’ valida come il reparto utensileria. La pasticceria sembra straordinaria,. Stica’ per la cacio e pepe che, come la carbonara o l’amatriciana preferisco mangiarla in altri posti.

  19. La cosa strana ,e che mentre qui a Dissapore qualche critica motivata
    la stiamo facendo a eataly,

    in altri blog attaccano Puntarella Rossa.

    Questo per dire che Dissapore ,con tutti i limiti,veramente permette opinioni
    diverse.

  20. Ciao,

    ottima recensione della recensione :-) Avevo letto l’articolo del Fatto, e dopo due righe già avevo capito dove l’autore andava a parare: qualcuno che si era fatto un’idea ancora prima di provare. Un’idea snobista, tra l’altro. Ciò detto, il parmigiano nella cacio e pepe noooo! :-D

    Guido

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