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Io, me e Adriano

Assalto alla scuola: pubblicità McDonald’s nel libro delle medie

Guardatela bene questa foto. Se vi raggela siete dalla parte giusta della barricata. Quella dell’indignazione e dello sgomento. Ripeto: l’avete vista bene la foto? Non è una semplice e legittima pubblicità che racconta l’offerta McDonald’s, rincorrendo pateticamente i tempi con tanto di box demenziale su “Le regole d’oro per uno stile di vita sano e attivo”. No, è la pagina 177 del libro delle medie di Tecnologia.

Un testo che ha come sottotitolo: “Materiali Settori produttivi Energia”. E i panini, o le patatine, o i gelati del Mac sono dei materiali tecnologici o energetici? È qualcosa che ha a che fare con la loro digeribilità diversamente agile?

Ora, avete presente quegli avvincenti thriller hollywoodiani in cui un uomo scopre un sistema di interessi che fa base a una corporation che in nome del profitto calpesta diritti civili e sociali senza batter ciglio? Ecco nella realtà non è così. Ma a non essere così è l’immagine dell’eroe che fronteggia “i cattivi” o i metodi delle indagini, non la sostanza. Questa si avvicina troppo spesso alla realtà. Non è così perché certe porcate che al cinema vivono di ardite architetture narrative, nella realtà si fanno con volgare e manifesta impunità.

 Ma è tempo del pensiero forte.

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Tre regole definitive:
(1) Con i ragazzi in età scolare non si scherza. Se il marketing gioca da sempre una battaglia ai confini della moralità per raggiungere i consumatori più appetibili, ciò non toglie che debbano esistere dei limiti invalicabili. E se già ci sono non è bello doverli riaffermare.

(2) La guerra ideologica a McDonald’s non mi interessa e indebolisce la sostanza. Non è in gioco un’idea politica del mondo; è in gioco una questione di civiltà e di verità. Per me possono impegnare tutte le risorse che vogliono, chiamare Gualtiero Marchesi – e pure Adrià se gli parte l’embolo – appaltare ricerche ridicole e fare i peggiori carpiati per legittimare la qualità della loro proposta, tanto il fatto incrollabile è che il loro modello di alimentazione non può passare come virtuoso. Non lo dico io, non lo dicono i vegani scalzi o quelli che hanno sotto il cuscino il libro nero delle aziende da cui tenersi alla larga, lo dice la scienza dell’alimentazione in decenni di acquisizioni critiche progressive, lo dicono studi che dimostrano di volta in volta qualcosa di allarmante, dal rapporto con l’obesità ai danni cerebrali. 

Ci aveva già provato l’ex Ministro dell’Agricoltura, il leghista Zaia, e da ste parti si è preso le giuste bastonate, tanto che il Guardian pure ha pensato di dare un’occhiata al nostro allarme.

(3) Però la scuola non può e non deve avallare che al costo di 21,50 euro un testo in uso spieghi ai tuoi figli la dieta del fast food, e in particolare che “alimentarsi al fast-food non sempre e non necessariamente significa assumere calorie e grassi in esubero“. 
Non è solo una questione morale ma anche giuridica. Per chi non ne fosse a conoscenza esiste un Codice di Autoregolamentazione del Settore Editoriale Educativo (si apre un Pdf), che alla voce Pubblicità commerciale dice che “L’editore si impegna a non inserire messaggi pubblicitari, né espliciti né redazionali, nei libri e negli altri strumenti didattici di adozione”.

Che facciamo Editore, ti impegni?

[Crediti | Link: Beppe Grillo, Ansa, Science Daily, Dissapore, Guardian, Aie. Immagine: Facebook]

Adriano Aiello Adriano Aiello

commenti (111)

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  1. la pubblicità su un libro scolastico potrebbe essere tollerata solo se il libro fosse distribuito gratis

    1. e perchè mai? per una famiglia che arranca ad arrivare a fine mese, magari con 2 o 3 bambini, poter barattare il costo spropositato dei testi scolastici con qualche pubblicità non sarebbe a priori così negativo.
      lo so che è una porcata -- la pubblicità è di per sè una porcata -- ma in fin dei conti sono le stesse pubblicità che poi il bambino ritrova per strada, su maxi cartelloni, oppure su qualsiasi giornale, oppure in qualsiasi spot tv. la pubblicità è ovunque quindi metterla o toglierla da un libro secondo me non è concettualmente così vitale.
      invece per una famiglia non avere i soldi per mantenere i figli, quello sì che è vitale.
      convengo invece che un libro venduto a 20 euro con pubblicità occulta sia da denuncia, perchè in quel caso è solo una presa in giro.

    2. In effetti viviamo già immersi nella pubblicità (a partire da zainetti, diari e astucci degli alunni), magari almeno una riduzione consistente dei costi dei libri ci potrebbe stare (e la scuola dovrebbe nel contempo fornire gli strumenti per un’analisi di decodifica ed una visione critica della mondo della pubblicità).

    3. Nella scuola pubblica in assoluto tolleranza zero. Concordo. Senza se e senza ma. Piuttosto discutiamo sull’indecenza di quanti libri debbano avere i bambini e che costi hanno i libri di testo scolastici. Che adesso cambiano ogni anno e con ogni professore….ma questa è un’altra storia

    4. Ed ecco finalmente che le multinaizonali si sostituiscono allo stato, non piu’ in maniera subdola ma uscendo allo scoperto.

    5. lo stato….le multinazionali……e la famiglia che fine ha fatto? dov’è?
      c’è qualcuno di noi che per caso è stato educato dallo stato? ma quando mai?

    6. Ah ecco è una questione di prezzo. Facciamo educare i nostri figli dalle multinazionali, basta che pagano.

    7. no, non hai capito.
      facciamo educare i nostri figli alle famiglie e se le multinazionali pagano, tanto meglio.
      dal mio punto di vista un libro intitolato “Materiali Settori produttivi Energia” non ha compiti educativi, o almeno sicuramente non nel campo alimentare.

    8. NO! ASSOLUTAMENTE! NEANCHE COSI’! diventerebbe solo un oggetto per sponsor, abbiamo già i giornali che lo fanno e che pure paghiamo!

  2. E dai! -- Un testo che ha come sottotitolo: “Materiali Settori produttivi Energia”. E i panini, o le patatine, o i gelati del Mac sono dei materiali tecnologici o energetici? -- Certo che no, però forse i Mac Donalds hanno attinenza con i “settori Produttivi”, non ti pare? Letta la pagina non mi pare una pubblicità, e anzi mi pare equilibrata. La foto e il logo sono evidenti ma d’altronde per illustrare ad un adolescente il settore produttivo dei fast food la scelta di una foto di una panineria ambulante era molto meno logica.
    I soliti, noiosi indignati in servizio permanente effettivo che mettono i link a quel demagogo di Grillo mi fan girare gli zebedei molto più di un cheese burger.

    1. No, non mi pare e qui mi sembra ci si voglia raccontare le barzellette. Però ho la tosse e se rido mi fa male il petto. Grillo non c’entra nulla e quella è una pubblicità. Occultata bene o male non è rilevante, non ci prendiamo in giro.

    2. Direi che è molto peggio di una pubblicità. Una pubblicità la recepisci, anche se sei un bambino, per quello che è e ti può interessare relativamente. Ma qui si tratta di qualcosa al limite (anzi oltre) della legge, perchè camuffa da “insegnamento” un sordido tentativo di convincimento.
      Siamo a livello del pedofilo che offre le caramelle al parco, vestito da clown. Ma la colpa più grossa ricade su chi ha pubblicato questo testo e su chi lo propone agli studenti, preside o professore che sia.
      Magari qualche “viscido” informatore editoriale avrà offerto qualche benefit ai vari direttori didattici e compagnia varia per far adottare il suo libro. Come da sempre avviene in campo medico e farmaceutico.

    3. Cioè a te non pare che i fast food mac Donalds siano un settore produttivo? Scusa, qui rido io.
      Grillo poi non c’entra nulla, dici? Ma ‘sta fesseria non è uscita proprio da lì? E tu non l’hai ripresa sempre da lì? Fai ancora più ridere.

    4. No, mi ha proprio telefonato direttamente per chiedermi di scriverne, specie conoscendo la mia assoluta aderenza al suo pensiero 🙂

    5. Urca, davvero? Ti ha telefonato? Allora il link a beppe l’hai messo gratis? Oh no, aspetta, forse stai cercando di essere ironico e Grillo non solo non ti ha telefonato ma neanche ti piace e manco hai preso ‘sta fesseria dal suo blog, che solo per caso è il primo a parlarne.
      Accidenti, ti devo chiedere scusa, per un attimo avevo creduto che tu facessi la cornetta di Grillo.

    1. a proposito, cliccando il link forniamo tutti indicazioni a google sulle nostre preferenze web … continuiamo a sparare sperando che le multinazionali finiscano le munizioni ?

      sul libro: l’editore ha violato una legge ? se si e’ da condannare, se no ci manca una legge, i codici di autoregolamentazione fanno ridere

      e finche una legge non c’e’ non possiamo fare nulla

    2. fai uscire il beppe grillo che si è impossessato di te.
      quello è un libro che spiega come sono realizzati alcuni prodotti e trovo lodevole il fatto che vengano citati prodotti reali.
      questa non è pubblicità occulta, mettetevelo in testa, ed è proprio per questo che la normativa non può bloccarla, perchè non è pubblicità.
      cioè secondo voi l’editore di questo testo avrebbe preso in nero soldi da apple, da todd’s, da mcdonalds, da barilla e da nikon? ma avete presente che giganti state citando? cioè l’editore adesso dovrebbe essere come minimo milionario e con dei conti segreti in svizzera, senza contare che il suo manager per contattare tutti questi colossi e convincerli a pagare in nero dovrebbe essere come minimo berlusconi.
      cioè è una storia che fa acqua da tutte le parti, non può essere vera, e solo i poveri complottisti alla beppe grillo possono ritenerla tale.

  3. Boh. Non sarei cosi’ drastico.
    Se si deve fornire informazione deve essere completa. Se indico i parametri alimentari di un determinato prodotto, devo indicarne anche la marca, perchè l’hamburger mc non equivale a BK o a quelli “casalinghi”.
    Si può discutere sul fatto se sia necessario inserire una tabella così dettagliata in un libro di testo NON per addetti ai lavori o sulla scelta del marchio.
    Ma “filosoficamente” è corretto riportare i dati con nome e cognome (anche perchè un altro produttore potrebbe altrimenti contestarli -- a ragione -- se differiscono molto da quelli del proprio prodotto).

    1. Magari bastava una parentesi nel testo che indicasse che si erano presi in esame i dati di QUEL produttore, ma senza mettere loghi in testa alla pagina o foto promozionali (una foto di un fastfood generico sarebbe stata così poco indicata pius?)… Così è una bella porcata

    2. Indubbiamente. Ma (evidentemente) sono sponsorizzati e arrotondano ?
      Se si, dipende anche da chi come insegnante sceglie il libro : a libro paga anche lui/lei ?

    3. concordo che la scelta sia stata fatta come minimo con disattenzione, (ma se per esempio avessero adottato il primo libro quello dove di pubblicità c’è solo tod e avessero dovuto adottare il secondo per continuità? )
      ma coinvolgere sempre l’ultima ruota del carro per depenalizzare il timoniere mi pare un po’ qualunquistico

    4. Mattia: un fast-food generico, in Italia, ma quando mai? al massimo potevano citare burger king, non esiste altro qui praticamente.
      e poi che genere di informazione utile potrebbe essere quella che indica le calorie di un panino generico, già sapendo che tutti i ragazzini vanno da mc? sarebbe completamente inutile, pensaci

    5. Bastava mettere una nota alla tabella con scritto “dati a cura della McDonald’s Italia”: mettere sul titolo “La dieta del fast-food” è fuorviante, e l’affermazione “Alimentarsi al fast-food non sempre e non necessariamente significa assumere calorie e grassi in esubero” è scientificamente irrilevante, è come se scrivessi “Ubriacarsi ed impasticcarsi in discoteca e poi mettersi alla guida non sempre e non necessariamente significa morire schiantati contro un platano il sabato sera”…

  4. In una societá “mercificata” ,tutto ha un prezzo.
    La pubblicità non mi piace.Specie quando è occulta.
    Im questo caso è sbattuta in mezzo alle pagine di un testo scolastico.
    E stona.
    Ma dei docenti “in gamba” potrebbero trarre spu(n)to per fare educazione
    alimentare.I quattro menù ,con diverse calorie,è un’occasione “ghiotta”
    per *controinformare*.
    P.ossoS.olo aggiungere che molti “altri cibi” vanno mabeggiati con cautela.