
giorgia cannarella: Io ho una vera ossessione per
vincenz: Visto che ti stimo,visto che s
Fabio Cagnetti: Mi spiace molto leggere di que
S. Batisti aka schlaks: mi permettevo solo di suggerir
Colpito dalla laurea messa in soffitta, incluso il dottorato di ricerca in sociologia, e tutto per aprire una pasticceria americana, Camilla Rossi Torte, mi son detto che era tempo per un altro post sui nuovi format, le mangiatoie alternative ai ristoranti frequentati di solito. Nel caso qualcun altro, animato dal sacro fuoco della passione, cercasse opzioni diverse dal dottorato che in Italia non aiuta a trovare lavoro. Richiesti come sempre i vostri giudizi.
PESCE:
PESCHERIA MATTIUCCI, Vico Belledonne a Chiaia, 27 – Napoli. Via Vincenco Monti, 56 – Milano. Blenheim Cresecent, 8 – Londra.
Voialtri fratelli dell’Internez, manco a dirlo, sapete del quarantotto che ha trasformato le pescherie nazionali, okay, non tutte, in ritrovi per aperitivi spot on, risto alternativi e cosivvia. A intercettare la tendenza più degli altri sono stati i Mattiucci, arrivati a Londra partendo dalla pescheria di famiglia a Napoli, e passando per Milano. La formula: solo pescato del giorno, a pranzo pasta con il pesce, poi aperitivi e la sera largo ai crudi con un po’ di cucinato. Possibilità di ordinare l’asporto. Prezzo medio: 20 euro.
– PESCHERIA DA CLAUDIO, via Cusani, 1 Milano.
Se qualcuno dice, chissà poi perché, che a Milano “si mangia il pesce migliore d’Italia”, un po’ di merito è della pescheria dei milanesi, che dal 1958 è solo Da Claudio. Code a mezzogiorno e sera per i pesci e i crostacei, per le convenienti composizioni di crudo e da qualche tempo, per un tavolo nel nuovo ristorante al piano superiore, dove il menù spazia dal Gran Fritto a piatti più articolati. Prezzo medio: a pranzo un piatto di crudo o marinato si prende con 15 euro, mentre la sera con 50 euro conquistate il lasciapassare definitivo per una cena nella città “dove si mangia il pesce migliore d’Italia”.
– MARMOREO, Lungomazzaro Ducezio, 30 – Mazara del Vallo (Trapani).
L’equivalente di Mazara del Vallo (Trapani), della pescheria dall’elevato tasso di fighettismo. Marmoreo (che è il cognome di una famiglia di commercianti di pesce arrivati alla quarta generazione) è pescheria e ristorante nello stesso edificio, pomposamente ribattezzato “Antico Borgo Marinaro”. Niente svolazzi, la cucina è semplice il menù fisso, i grandi tavoli vicini ai banchi del pesce hanno il centro girevole con 7 portate che cambiano a seconda delle stagioni. Prezzo medio. A cena si spensono 60 euro, ma andateci preparati, porzioni così non si vedono da tempo.
RISTORANTI:
– SLURP, via Massena, 26 – Torino. Casa Slurp, via XX Settembre, 2M Torino.
Se la vostra condizione non negoziabile è: ben venga qualunque mangiatoia — anche atipica — purché una volta a tavola si mangi a dovere, siete nel posto giusto. Un po’ Bat-caverna un po’ bazar, è il modello di ristorazione più fashionista di Torino, ma dovrei dire d’Italia. Cucina senza fronzoli (hamburger e vitello tonnato buonissini), carta dei vini riuscita, delle birre meno, brunch domenicale, apertura 24/7, l’entusiasmo dei giovani Beraudo e il bernoccolo per il design del loro papà architetto. Da pochi mesi è arrivato Casa Slurp, per comprare il meglio dell’arredo nazionale e i casalinghi di Slurp. Prezzo medio: dai 10 ai 25 euro.
– GATTO’, via Castel Morrone, 10 – Milano.
Entri folgorato dal sandalo à la page e scopri sul retro un ristorantino. Minimal l’arredo, i tavoli e le tovagliette di carta, non il conto purtroppo. Cucina (napoletana rivisitata: il gattoncino, ovvero il tortino di patate, la salsiccia con ricotta e friarielli, e la parmigiana di melanzane sono buoni) aperta fino alle 22:30, piatti freddi e da forno fino alle 24. Prezzo medio: se il successo non deve limitarsi ai famosi 15 minuti warholiani bisogna rivedere i prezzi, 40/50 euro vini esclusi sono troppi.
CARNE:
– DAMINI, MACELLERIA & AFFINI, via Generale Cadorna, 31 – Arzignano (VI).
Inoculato anche in macelleria il virus che ha radicalmente cambiato un tot di pescherie. Così si arriva a Damini & Affini, ad Arzignano (VI) che è insieme macelleria, banco dei formaggi, bottega con irresistibili scaffalature (dal pane di Matera al caffè di Gianni Frasi), ristorante da 30 coperti, raffinata enoteca. Specialità della casa la carne di una razza dal nome bellissimo, Limousine, allevata con mille scrupoli da Alfredo Parmegiano a Pozzo d’Adda, vicino Milano. La battuta di Limousine al naturale vale da sola la visita. Prezzo medio: 25 euro a pranzo, il doppio a cena.
– MACELLERIA AL VECCHIO FORNELLO, via Basiliani, 18 – Cisternino (BR).
È il grado zero della ristorazione, qui il tovagliolo di pezza è un lusso e sulla carta dei vini c’è un solo nome: Peroni. In Puglia li chiamano Fornelli, incroci tra una macelleria di basso rango e bettole di quarta categoria. Nel retro del Vecchio Fornello, a Cisternino, c’è un forno a legna caricato a braci roventi per cucinare il taglio preferito: bistecche di capocollo, testina d’agnello, interiora, carne di puledro, roba per uomini veri, insomma. Prezzo medio: 15/20 euro.
– SOLOCICCIA, via XX Luglio, 11 – Panzano in Chianti (Firenze).
Il vero spettacolo di questo compound della carne (la macelleria, Solo ciccia il ristorante, L’Officina della bistecca la steck house, Mac Dario il fast food della carne) resta Dario Cecchini, il leggendario macellaio toscano che ha ispirato libri e programmi Tv. Una sublime trappola per turisti dove Dante è di casa (Cecchini lo declama meglio di Benigni). Prezzo medio: dai 10 euro del Mac Dario ai 50 per una cena all’Officina della bistecca.
– RISTORANTE MACELLERIA MOTTA, strada Padana Superiore, 90, 20060 Bellinzago Lombardo (MI).
All’inizio, era noto come la sola cosa in comune tra Silvio Berlusconi e Veronica Lario, divisi ma uniti dal filetto. Il segreto del successo di Motta, terza generazione di macellai a Inzago, profondo hinterland milanese, è la carne piemontese allevata nell’astigiano e macellata in proprio (una rarità). Di recente si è aggiunto il ristorante con piatti obbligati, vedi: il bollito completo, la piramide di tartara e un costato di bue alla brace che genera endorfine. Prezzo medio: 40/45 euro.
BAR:
– BAR DELL’ORSO, via Cassia Nord, 23 – Monteriggioni (Siena).
Transitando sulla Firenze-Siena c’è chi esce volontariamente a Monteriggioni, il borgo medievale che apre Io ballo da sola, il film di Bertolucci. Perché il Bar dell’Orso è padre e madre dei posti atipici. Aperto con gli orari di un bar (dalle 6 a mezzanotte) offre il caffè del mattino, panini e merende la cui fama ha travalicato i confini locali, il ristorante decoroso, e, vero erotismo della questione, un’atmosfera fieramente casalinga. Diciamo anche che tutto il successo ha ormai annoiato i toscani. Prezzo medio: impossibile stimarlo, un panino costa 3 euro, 25 un pranzo al ristorante.
PANE:
– PRINCI, Piazza 25 Aprile, 5 – Milano. Wardour St, 135-137 – Londra.
Per i milanesi il pane ha un grande innovatore, Princi. Entrare nel suo negozio di Piazza 25 Aprile, aperto praticamente sempre, significa partecipare a uno spettacolo quotidiano, e mentre i fornai lavorano senza sosta, si assaggiano pani di ogni tipo, cornetti, focacce e pizze al taglio. L’istituzione milanese Princi ha ormai 4 punti vendita e una bottega aperta di recente a Londra. Prezzo medio: istiga all’ingiuria, si possono pagare un panino vuoto più di 2 euro, e 7 per un kg. di pane semplice. Ma il parere di molti è che valga comunque la pena.
VINO:
– ENOCRATIA, Via Sant’Agnese, 14 – Milano.
Titolo e sottotitolo sono di sconvolgente bellezza, Enocratia: il governo del vino. Spiazzante il colpo d’occhio, da una parte il bel bancone con accanto un pianoforte, dall’altra libreria e due tavoli di numero, il resto, lindo e molto carino, si trova nel soppalco e al piano inferiore. Apertura non-stop da mezzogiorno alle 2, wi-fi, cucina sbrigativa a pranzo, mentre la sera è il vino a conquistare la scena. Quasi 200 etichette consigliate con franchezza e cordialità come dovrebbe succedere più spesso nei risto stellati. Blog e Twitter per i più tech. Prezzo medio: a cena 40 euro.

– ENOTECA VINO E CONVIVIO, Via di Coselli, 4/6 – Coselli, Capannori (Lucca).
Se siete enofanatici che si eccitano cenando accanto alle calde scaffalature piene di vino, questa enoteca con cucina di Capannori, a pochi km da Lucca, fa per voi. Quasi obbligatorio prenotare, i tavoli sono pochi e tutti vogliono cenare mangiando cose buone e genuine ma soprattutto, bevendo bottiglie col migliore rapporto qualità-prezzo del mondo. Accoglienza come poche, piccola bottega gastrofighetta e il prezzo… Prezzo medio: difficile superare i 35 euro vino compreso (se non scegliete etichette proibitive).
– RISTORANTE ENOTECA CREMINATI, Via della Valle, 10 – 25128 Brescia.
Altro caso di salumeria felicemente evoluta in una ruspante trattoria da 50 coperti, con abbacinante scelta di vini più banco dei salumi e dei formaggi. Sulle tovaglie a quadrettoni si mangiano risotti, tortellini di Valeggio, straccetti di puledro e torta sbrisolona. Creminati è anche bottega gastronomica e catering. Prezzo medio: al tavolo, i prezzi dei vini restano quelli di un’enoteca maggiorati di 5 euro per il servizio, per una cena corposa si spendono 35/40 euro.
Qui trovate il primo e il secondo post della serie.
[Crediti | Link: Corriere, Camilla Rossi Torte, Dissapore. Immagini: Flickr/ItsBruce, Spottedbylocals, Passione Gourmet, Archide, Corriere]
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La macelleria al “Vecchio Fornello” a Cisternino non è proprio un nuovo format, i nostri paesi sono colmi di posti come questo da quando i miei nonni si permettevano il lusso di uscire per cena..per chi ci abita da sempre i “nuovi format”sono i ristoranti gourmet, almeno nel brindisino.
Le prospettive dei punti di vista..!
«bistecche di capocollo, testina d’agnello, interiora, carne di puledro, roba per uomini veri, insomma». Ma che strano! Signor Bernardi, lei ci vuole far credere che davvero è entrato in una macelleria ed ha trovato questa roba truculenta??!! Mah, lo trovo difficile da immaginare. Io, quando entro in una macelleria, vedo solo peluches di Bambi, la capretta Fiocco di Neve che pascola, e tanta, tanta verdura genuina. Se poi sono proprio morbosamente ostinato e voglio comprare della carne, il macellaio va nel retrobottega e ritorna porgendomi una busta che contiene l’obbrobriosa materia, opportunamente occultata e censurata. Non so dove viviate voi, ma dalle mie parti le macellerie che espongono carne cruda di animali sono vietate ai minori di venticinque anni.
A parte questa facile ironia sulle palesi castronerie, è chiaro che tutti i nove righi sulla macelleria di Cisternino grondano di inesattezze: realtà esistenti da più di vent’anni vengono spacciate per «nuovi format», il menù è inventato di sana pianta (“Al vecchio fornello” non ha carne equina, non ha birre Peroni, ma in compenso offre diversi vini, sia in bottiglia sia sfusi) e persino le note folkloristico-linguistiche contengono delle inesattezze: la locuzione «fornelli pronti» individua una tradizione tipica delle Murge, non dell’intera Puglia, e viene usata per riferirsi a quelle macellerie che dispongono di locali adibiti alla ristorazione in cui si può mangiare della carne (quasi sempre bovina o suina) cotta – per l’appunto – in caratteristici fornelli a legna. Si tratta quindi di un particolare tipo di macellerie-ristoranti che seguono usanze culinarie di origini antichissime, risalenti addirittura alle colonie magno-greche. Questi «nuovi format», come li chiama Bernardi, ereditano naturalmente (per i motivi storico-sociali a cui ho accennato) molti tratti dei locali pubblici popolari, e sono ovviamente distanti anni luce dai raffinatissimi ristoranti per gourmet à la manière de ‘dissapore’, ma non sono bettole e, soprattutto, non sono macellerie di basso rango. L’errore che può commettere anche il più sprovveduto dei Bernardi, infatti, è scambiare la forma per la sostanza, visto che ormai, presso molti buongustai, non c’è niente di sacro tranne l’estetica di un bel ristorante in cui sorbirsi la propria microporzione di cibo scipito (ma così ben presentato!). Nei «fornelli pronti» si mangiano prodotti di altissima qualità e, di norma, non si spende molto. Non è un caso se le prelibatezze di “Al vecchio fornello” sono citate favorevolmente da “Gambero Rosso”, “Osterie d’Italia”, “Slow Food”, “La guida verde Michelin (Italia centro-Sud)”, ecc.
Ma adesso capisco perché il buon Bernardi se la prende tanto con le guide cartacee come quelle che ho nominato: perché lì, diversamente che sul web, c’è il dovere della serietà, e, se un critico si inventa i menù, scatta l’azione legale. Professionalità, competenza, responsabilità: requisiti che si trovano nel cartaceo e che latitano (almeno per ora) sul web. Era già tutto previsto. Per fortuna.
Nella categoria macellerie con cucina segnalo pure “Mucche e Buoi” a Milano in porta ticinese: http://www.chefdicucinamagazine.com/alberghi-e-ristoranti/mucche-a-buoi-il-regno-della-carne.html
Dato che sono citati un po’ di posti nella città dove vivo, metto i miei due centesimi su quelli che conosco. Gattò, diciamolo chiaramente, è un mistero che venga ancora citato, dato che esiste ormai da molti molti anni e non è certo migliorato nel frattempo. Indipendentemente dalla cifra che si spende, comunque abominevole per il livello, è in ogni caso una cucina approssimativa e dilettantesca, senza spunti e sapori, adatta giusto al palato gastrofighetto della classica figura del milanese macchietta del peggior film di natale.
Su Princi, a parte dire che continua a sfornare locali sempre più grandi e somiglianti a gioiellerie, la qual cosa ne attesta senz’altro il successo della formula, resta il fatto che al di là della scena del forno a vista e dell’esposizione lussuriosa, il suo pane fa sentire l’acido della pasta come pochi. A molti può sembrare il gusto del naturale, a me sembra solo un pane sbagliato.
Di Claudio non so nulla, forse perché essendo pescheria del milanese, non fa per me che son nato a Varese…
Grazie dell’apprezzamento soprattutto del nostro lavoro e di quello del mio splendido staff, essere criticati ci spinge a migliorarci ma i complimenti ci fanno capire che siamo sulla strada giusta consapevoli che la strada e’ ancora lunga e probabilmente non ci sentiremo mai arrivati….la nostra forza forse. Davide ed Anna gli enocratici
E a Roma? Aiutatemi…..
DA CLAUDIO??? ma state scherzando? in 3 ci siamo divise un piattino di aperitivo crudo, e abbiamo passato ilr esto della giornata in bagno. Inoltre vorrei sottolineare “a Milano si mangia il pesce migliore d’Italia?” ma stiamo ARIscherzando? il pesce migliore lo mangi dove lo pescano, non dopo che ha fatto il giro d’Italia o peggio del mondo. Ma voi per pesce fresco cosa intendete scusate??
pesce fresco? e poi c’erano le marmotte che incartavano la cioccolata…
Gatto’ no, per favore. E’ stracaro e non ne vale proprio la pena.
E’ il classico locale per fighetti milanesi
Non per difendere Massimo, che si difende benissimo da solo, ma non mi sembra che il tema del post sia sulla qualita’ dei format di ristorazine alternativa (su cui ci sono molti post su Dissapore) ma su quelli che stanno facendo soldi…
gatto’ mi ha sorpreso in positivo, migliorabile comuqnue anche perche’ le porzioni sono pantaG
x il sergio motta “profondo hinterland” lo dici a …
#tispaccoilmuso
Io dal cecchini ci son stata, All’officina, e a parte lo show , il cibo nn e’ che sia stato proprio all’altezza di tutto il clamore mosso. Buono,anche se sei sfortunato e becchi il oezzo di ciccia sbagliato ti giochi il pranzo… E poco poco ..e il servizio, celandosi sotto la scusa del conviviale, lascia tutto a desiderare…
La torta all’olio e il lardo dell’antipasto sono forse le due cose migliori assaggiate..
Alla faccia dell’apertura “recente” di Princi a Londra: saranno almeno due anni.
Che il Cecchini poi sia una trappola per turisti, non mi convince tanto. Uno che ti dice che la carna la cucina “come gli pare a lui” mi pare il contrario del ristoratore “piacione” che tanto successo ha, soprattutto, con i turisti stranieri.
Trappola per turisti è in corsivo, un po’ come dire che malgrado sia un’attrattiva turistica Cecchini piace.
Togliendo il Fornello di Cisternino, che rimane sempre un’ottima alternativa se vuoi mangiare buona carne senza svenarti, il resto dei locali è tutto al centro-nord! Che tristezza …
Da quando abbiamo deciso che Mazara del Vallo è al centro-nord?
Scusa Massimo, sono stato impreciso. Anche se poi, nella sostanza, il concetto non cambia. Su 14 locali citati solo 2 sono al Sud. Era una semplice constatazione.
..ma questo perchè al centro sud si mangia spendendo, a volte anche notevolmente, meno. Nei pressi di Cisternino posti con la dinamica del Vecchio Fornello ci sono non solo per la carne, ma anche per il pesce e certo un “Princi” non farebbe scalpore considerando che un pezzo di focaccia delle stesse dimensioni e qualitativamente migliore lo si paga un terzo.
Poi a noi trarre le conclusioni..!
Beh, un’esperienza negativa a quanto pare, tuttavia non concordo. A Cisternino ci sono molti posti dove si mangia discretamente e si paga molto e quindi sarà pure un posto spartano o “bettola di quarta categoria”, ma ha ottenuto vari riconoscimenti e c’è a chi la carne piace (e i prezzi non sono eccessivi). Questo locale è stato uno dei primi tre a Cisternino ad utilizzare questa formula e di estate è praticamente impossibile trovare un posto (vorrà pur dire qualcosa, no?). E poi se tale la reputava, aveva pure lo stomaco di non entrarci. In quanto alle teste ci sono se vengono ordinate e i puledri non vengono preparati. Non so, vorrebbe aggiungere qualche altra storia macabra? Sarà mica diventato vegetariano dopo quest’esperienza così truculenta? Da quanto ne so non c’è nemmeno la Peroni, ma la Dreher e il vino proviene dalle cantine di Manduria. Ma mi dica, ci è solo entrato a farci un giro e le foto sono anche prese da un altro locale?
Ma per fare questa recensione non è che ha sbagliato locale? I fegatini sono un prodotto tipico di quelle zone. Puledri al vecchio fornello non ne cucinano e neanche teste (se non su ordinazione). Non c’è la Peroni,ma la Dreher e poi il pezzo forte è la bombetta. Il vino è di Manduria e la foto non mi sembra del Vecchio fornello. Sul resto concordo, ma rettifico quello che lei scrive.
ovviamente concordo pienamente sul prezzo, il resto mi sembra abbastanza onirico.
Immagino ti riferissi ai locali in cui si cucina carne.
Non so se e’ nello schema del format innovativo, ma a Napoli da anni c’e’ Barrique che e’ una enoteca con poca cucina tra cui una eccellente carne. E da anni sa far fruttare il locale.
No.
Davvero, no.
Confermo il giudizio su Princi, con l’arredamento che dopo 2/3anni a Londra è persino consunto…lì qualità Tavola calda così così, ma pizza e pane discreti/buoni (per l’Uk qualità fantastica…), a prezzi stratosferici: ma sei nel cuore di Londra, a Soho. Sempre pieno, dipendenti italiani, weekend con buttafuori sulla porta…
Se quello di Claudio fosse il pesce più buono d’Italia, o anche solo di Milano, o anche solo di Milano in zona Brera, saremmo rovinati! Non scherziamo, per favore. E’ immangiabile.
Più che dei nuovi format sono dei ripescaggi vediamo quali tra due anni staranno ancora in piedi, per quanto riguarda princi nonostante la qualità sia al di sopra della media di Milano che però è molto bassa, i prezzi sono uno sproposito, una fetta di torta l’ho pagata cinque euro, ma non ero al ristorante ero in piedi e con le posate di plastica, il fatto che in Milano a princi non ci sono alternative, quindi ragazzi se qualcuno vuole fare alternativa a Princi è ben accolto
quelli di milano li conosco tutti.
il pesce di mattiucci è decisamente più buono: può sopravvivere, anzi stravivere bene, in via vincenzo monti che ha la più alta percentuale di sciure miliardarie per km/q d’italia. quindi la scelta è stata intelligente. anche mia mamma ci va (il che è tutto dire)!
princi: vuoi il pane fresco quando esci di studio all’una di notte? esistono solo loro. punto. il prezzo include il costo di tenere aperto sempre. poi vabbè il pane di fobello è molto meglio, però dàì cazzo, è impossibile.
da claudio: il crudo nella precedente collocazione l’ho mangiato a pranzo decine di volte e non sono mai stato male.
alle sera e nel nuovo posto, nonzo. problema il misto mediterraneo sfama un colibrì e costa 15 euro. in piedi col calicino.
enocratia a breve lo proverò.
Ti aspettiamo dunque! A presto,
Davide
Perchè solo un locale al sud..?!
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DA CLAUDIO:
Ci passo davanti due volte al giorno almeno 5 giorni a settimana, spesso mi capita di vedere lo stesso pesce (magari particolare, come uno scorfano o un san pietro) in vetrina TUTTI I GIORNI dal lunedì al venerdì.. alla faccia del fresco.
Un pietoso silenzio invece sui prezzi..
nelle mie perenigrazioni milanesi ho salvato princi per la scelta e la pizza. anche i cannolini sono buoni pucciati nel caffè. ma è caro che non si immagina, ho pagato 12 euro un trancio sfamante di pizza con i pomini. da Luini però la fila c’è ancora. dici che non fa più tendenza?
Ma che bello trovarci Enocratia. Una delle poche enoteche di Milano (in zona centro poi) dove la chiacchierata sul vino è possibile. Dove parti con l’idea di bere un vino e dopo un paio d’ore il buon Davide te ne ha aperte 5, tutti ottimi motivi di discussione.
Sulla stessa linea, sempre a Milano, il Vinodromo, ma lo trovo più dispersivo.
Grazie a tutti e condividiamo con voi la nostra Gioia, verrei a darvi un bacio ma stiamo contando i soldi, essere fra i primi 14 locali di format innovativo in Italia fa piacere, Si fa Soldi a Palate….. speriamo…..
Ciao a Tutti Lido Vannucchi Vino&Convivio Lucca
un salutone da Giovanni e Giuseppina ciaoooooo
bar-pasticceria con cucina
Bergamo, 2 nov – Luca Brasi, chef dai trascorsi stellati con La Lucanda, è sceso in campo con il format Civus, un bar-pasticceria con cucina che propone tre tipologie di servizio: un veloce self service assistito; un servizio di piatti d’asporto infagottati con una pratica tovaglietta; la consegna a domicilio (gratuita oltre i 30 euro) sia a pranzo che a cena (con prenotazione entro le 11:30 per il pranzo e le 18:30 per la cena). Prossima tappa? Milano. Il nome è nato per caso…
[img]http://smileys.sur-la-toile.com/repository/Reflexion/pas-compris.gif[/img]
e continua sull’ecodibergamo.it ma resto incerto che Brasi abbia compreso-appreso
che il prezzo medio, contenuto o sostenuto sia, è la prima info da fornire oggigiorno.
quattro cuochi, sei vini e niente camerieri
Verona, 14 nov – E’ l’idea con cui Giancarlo Perbellini vuol aumentare l’offerta a Verona città. Nel menu i piatti della tradizione italiana, sei etichette base nella carta dei vini e un conto finale che non supererà i 30-40 euro. Nessun cameriere in sala ma solo cuochi, si chiamerà “Locanda quattro cuochi” e aprirà il 15 dicembre: non è un’idea mia, confessa Perbellini…
e continua sul corriere.it, del resto Perbellini ha sempre avuto il pallino del low cost:
“lì sì che si fa il business vero“, buffo come la crisi cambi la percezione di una frase