di | mer 13 apr 2011 ore 11:26
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interviste

Delle due una: o Ilaria Bellantoni è un genio o non abbiamo capito un tubo di Slow Food

Non vi dico lo stupore, ieri, nel trovare dentro l‘ultimo Max, uscito a inizio mese nel nostro più meritato disinteresse, un’intervista di Ilaria Bellantoni a Carlo Petrini. La prima, ricorderete, ha scritto Lo chef è un Dio, docu-fiction sul mondo dell’alta cucina che (non) ha fatto tremare lo chef stellato Carlo Cracco, dentro le cui cucine la giornalista scesa dal tacco dodici ha trascorso un mese di stage (infatti, ormai per tutti — ahinoi — è “la stagista”), l’altro è “l’eroe dei nostri tempi” che ha fondato Slow Food.

Non so se a causa della sua proverbiale inadeguatezza in cucina, o per il ruolo di paladina della liberazione delle donne dai fornelli che la Bellantoni si è scelta, ma l’intervista acutizza una spontanea insofferenza tra le parti, odio sarebbe esagerato, che ha il risvolto positivo di smorzare l’effetto “con tutti gli onori e i rulli di tamburi del caso”, di una tipica intervista a Petrini. Oltre a segnalare delle possibili contraddizioni di Slow Food, di fronte alle quali, caro il mio piccolo lettore, ti chiediamo di prendere posizione.

A parte le scemenze cui evidentemente una giornalista che firma interviste per Max non riesce a rinunciare, tipo: “E’ vero che lei ha un vestito per l’inverno e uno per l’estate?”, la Bellantoni, dopo l’osservazione di Petrini sulla necessità di fantasia ai fornelli, puntualizza in pieno Cotto&Mangiato-style.

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“Ci vuole anche tempo però. Io lavorando tutto il giorno alla sera non lo trovo proprio il tempo per essere creativa anche in cucina”.

DOMANDA DI DISSAPORE. Quando chiediamo alle donne (e agli uomini) che lavorano di cucinare cose superiori alla media, stiamo chiedendo troppo? Dobbiamo per forza rassegnarci al Parodismo (da Barbara Benedetta Parodi) dilagante?

A Petrini, nel frattempo, inizia a scattare la carogna, non vuole mettersi nei panni della Bellantoni: “Se lei non vuole interessarsi di cucina sono fatti suoi. Non so se ho reso l’idea”.

Cerea, Carlin!

La tensione sale e la Bellantoni sfodera la madre di tutte le acidate contro Slow-Food: “Però la vostra è un’associazione di persone abbienti che sostiene prodotti di lusso destinati a una minoranza”.

Ma non è facile lasciare senza risposta Carlo Petrini.

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Il fondatore di Slow Food replica: “Noi sponsorizziamo prodotti buoni e accessibili, non si è mai pagato così poco il cibo, basta spendere con attenzione, un cibo di qualità fa risparmiare medicine e fa bene all’ambiente”.

DOMANDA DI DISSAPORE. Vi sembrano argomenti convincenti? Voglio dire, quali di queste due opinioni su Slow Food condividete?

Ilaria Bellantoni non molla la presa e stupisce: “Ma è cibo che costa di più”.

La pazienza di Carlo Petrini ha un limite, innervosito chiede: “Ma parla con cognizione di causa o tanto per parlare?”

I due discutono, lei fa la spesa al supermercato, lui al mercato al contadino, dove dice di spendere meno.

DOMANDA DI DISSAPORE. E’ vero, nella vostra esperienza al mercato del contadino si spende meno?

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Subito dopo il discorso torna sulla mancanza di tempo, ma l’accusa di essere elitario a Carlo Petrini non è andata giù. “Per mangiare cose buone, pulite e giuste bisogna dedicarvi più tempo, certo. E’ una scelta. Ho molti amici che pranzano e cenano al ristorante, ecco, loro non risparmiano di sicuro”.

Sarà mitomane più della media o forse meno stagista di quel che si pensa, ma Ilaria Bellantoni tiene il punto e per indispettire l’intervistato affonda con il peggiore insulto possibile. Uno di quelli che noi qui, su Dissapore, conosciamo bene: “Infatti io pensavo alle famiglie, non ai gourmet fighetti”.

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[Crediti: Link: Dissapore, immagini: Max]

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126 commenti a Delle due una: o Ilaria Bellantoni è un genio o non abbiamo capito un tubo di Slow Food

  1. Non ho mai stimato tanto Petrini quanto ora, dopo aver letto quest’articolo, lui dice cose sensate.
    Lei le solite ovvietà del tempo e dello spendere di più (spesso balle), si trova tempo per farsi una lampada o per l’aperitivo alle 19 ma non si trova per prendere la macchina il sabato mattina e andare a far la spesa dal produttore fuori porta.

  2. Le domande sono più o meno i soliti commenti dei fans del discount e della monospesona settimanale al centro commerciale fuori città con supercoda del sabato o domenica. Con un punto interrogativo alla fine.

    Le risposte, soprattutto “Ma parla con cognizione di causa o tanto per parlare”… da applauso! :-D

    • avatar jade

      il vostro amico Carlin però, con questa risposta piaciona (era certo che i suoi fan si sarebbero sdilinquiti), ha perso l’occasione di smentire tutta la schiera di quelli che voi definite “poveracci da GDO” dimostrando loro che si può spendere meno comprando bene. ha fatto la battuta e quale messaggio ha fatto passare? nessuno.

      • Diciamo che dopo la ottomilionesima volta che si sente la stessa domanda -a cui volendo si poteva già trovare risposta altrove – credo persino da parte dello stesso interlocutore- uno giustamente si dovrebbe rompere i maroni.
        Se uno vuole provocare si riceva pure un certo tipo di risposte. Non necessariamente da Petrini.
        In generale dico.

        Peraltro io comunque non faccio parte della schiera di quelli che ogni weekend vanno per malghe e mercati in ogni angolo sperduto del pianeta.
        Semplicemente so bene che tra essere maniacali e mangiare la prima cosa che capita ci sono tante sfumature.
        E che spesso la mancanza di tempo è una scusa per mascherare disinteresse.
        Legittimo, ma basta ammetterlo non farlo passare come “impossibilità oggettiva”.

        • avatar jade

          beh, ma allora quando intervistano un attore per promuovere un film, chiedendogli sempre le stesse cose, mille volte nella stessa giornata, lui sarebbe autorizzato a rispondere “ahò, e che palle, vattelo a leggere su Variety?”

        • avatar jade

          che poi Max non sia la prima fonte che un appassionato di cibo consulterebbe, siamo d’accordo, ma proprio perché è destinata a quelli che si mettono la tuta bianca e le LA Trainer la domenica mattina per l’aperitivo, quale migliore occasione per far capire anche a loro che c’è tutto un mondo oltre?
          invece lui no, si siede sul trono di uova di Parisi e si chiude.

        • Diciamo che se c’è il tour promozionale di un film ci si può aspettare che alla conferenza stampa più o meno arrivino le stesse domande.
          In interviste generiche, invece, per me potrebbero tranquillamente rispondere tutti così all’8milionesima stessa domanda!

          Perché il compito di un giornalista, qual è se non è quello di andare a scavare fra le cose non dette e fra i reali punti deboli – che ci sono, anche nello Slow Food-pensiero?
          Perché dovrebbe essere pagato per riscrivere le banalità che senti in qualunque bar?

          Le domande nate per comprendere meglio meritano risposta articolata, quelle solo per polemizzare no.
          Se uno non è disposto ad ascoltare tanto troverà il modo di rigirare la cosa e mostrare che le altre sono stupidaggini, senza cambiare di una virgola.

          • avatar jade

            la Bellantoni ragiona col gloss di Dior che le intasa le sinapsi, e lo sappiamo, ma è proprio questo che lui avrebbe dovuto sfruttare per sm.are lei e le sue seguaci. invece dà risposte chiuse che non comunicano nulla.

          • Magari! Le sinapsi al gloss di Dior credo che darebbero più colore e vivacità alle domande!
            Queste sono le solite.
            A domande noiose, seguono solo risposte serie noiose.
            Io le risposte così almeno le ho trovate divertenti.
            E comunque vere. Se uno vuole può cogliere il messaggio anche da queste!

          • avatar jade

            “parla tanto per parlare” è una risposta seria?

          • No, appunto.
            Una risposta seria sarebbe stata per forza tipo prete che vedendo il peccatore provocatore cerca di convertirlo. Quindi, una noia. Questa invece è stata carina, come risposta.

    • avatar Barbara P.

      Condivido al 100

    • avatar wood

      SONO UNA POVERACCIA SFIGATA, faccio la spesa all’ ESSELUNGA perche’ il mio STATUS SOCIALE non mi permette di non lavorare e passare invece la settimana al mercatino dei contandini a scegliere le delizie da cucinare.

      PERO’…pero’ cucino da DIOOOOOOOO!! cose buone sane e belle e risparmio.

      GUMBO CHICKEN sei solo un pollastro d’allevamento e non a Terra da BATTERIA

      • Scusa ma…io ho scritto già oggi che vado anche all’Esselunga perché non ho sempre tempo di mercato e che la vera differenza sta nel dedicare tempo a imparare a cucinare meglio. Quindi che mi stai a dire quello che già faccio?
        Se poi questo significa essere polli d’allevamento, ok, sai chem’importa del giudizio altrui!

      • avatar momò

        ciao, io sono di Torino e ti scrivo solo che mio padre, di 60 anni, operaio, ha passato 40 anni della sua vita a fare 10 km con i mezzi pubblici per andare a comprare dai contadini tutta la frutta e verdura di stagione…e se non fosse che oggi ha l’orto continuerebbe a farlo…non ci nascondiamo dietro ad un dito…perchè la scelta di andare in un centro commerciale piuttosto che fare un giro in più anche solo al mercato rionale è solo una scelta di comodità. si tende ad andare in un unico posto dove comprare tutto il necessario, a discapito della qualità..anche perchè la verdura al supermercato è brutta e per niente economica, per non parlare del pesce…ed io seguo mio padre, e lavoro, e se devo risparmiare sicuramente taglio su altri beni, come la benzina, e non uso la macchina, ma mai taglierò sul cibo.

  3. avatar leo

    Chi è Barbara Parodi ? Bambi ?

  4. avatar dink

    Le mie risposte alle domande di Dissapore:

    1) Per niente: ad esempio, ieri sera, tornato al lavoro alle sette e mezza, ho aspettato la mia compagna che tornava alle otto e 30 e, mentre lei si faceva la doccia, ho cucinato spaghetti Martelli con aglio, olio di Buti, peperoncino e colatura di alici di Cetara: puro godimento del palato, piatto velocissimo da preparare (10′).

    2) Quoto totalmente Petrini.

    3) Faccio la spesa il sabato al mercato contadino di Pisa sull’Aurelia, prevalentemente formaggi (di pecora, eccezionali), erbe di campo, frutta e verdura di stagione, talvolta uova e carne e ho constatato di persona che il mercato batte il super/iper non solo nella qualità ma anche, in assoluto, nel prezzo; in più, la verdura e la frutta che compro la mercato contadino, molto più saporita, dura di più e non si ammuffisce il giorno dopo come quella del supermercato.

    • avatar Riccardo I.

      Il peperoncino negli spaghetti di dov’era? 8-)

    • avatar serena

      ma se sei di Pisa non dovresti aver bisogno del peperoncino di Sulmona! scendi fino a Bibbona e vai da Peperita: hanno un sacco di varietà…a me è stato regalato l’habanero…fantastico!

      • avatar gianluca

        io compro l’aglio rosso di sulmona, è buonissimo.
        lo trovo alla coop senza tanti sbattimenti di andare chissàdove.
        ah, per rimanere in tema è anche marchiato slowfood (e costa il triplo rispetto a un aglio rosso “normale”, sempre per rimanere in tema….)

      • Accidenti, l’habanero…. roba seria.

        Non è che per caso hanno anche il Naga Jolokia? O anche un Naga qualsiasi, tanto è sempre 10 volte più forte dell’Habanero e lo hanno portato le comunità del Bangladesh, ce l’hanno loro e si chiama anche Peperoncino Serpente.

      • avatar dink

        Grazie per l’indicazione, ma diobòno son 70 km di Aurelia! Magari quando andrò giù in Maremma ci farò un pensierino.

        L’aglio rosso di Sulmona qui non lo trovo nei supermercati: al Carrefour per curiosità ho comprato una treccia di aglio francese affumicato , anche se cuocendolo ho notato che l’aroma di affumicato si perde, meglio forse a crudo nelle bruschette o in certe insalate.

  5. avatar aranthor

    Grande carlin!
    Certo che lei e’ ben ben antipatica e malata di Parodismo acuto…..

    • avatar jade

      diciamo che anche lui non è proprio affabile, ma trattandosi di Petrini voi lo giustificate.
      aveva l’occasione per sm. la Melissa P della padella e se l’è giocata.
      qui è una bella gara tra chi è più irritante. ma voi non lo ammetterete mai.
      lungi da me difendere la Bellantoni, che manderei volentieri a lucidare le Gucci in vetrina a 40 gradi, ma la risposta di Petrini “se a lei non interessa sono fatti suoi” è francamente un po’ povera.

      • avatar manu foodlover

        credo che non potrò mai stimare la Bellantoni, visto il tenore di domande che pone e l’arguzia Mariano DeFilippesca che dimostra nel saper tener le redini di un’intervista, nè tanto meno Petrini. Slow Food nasce a parer mio da buoni e giusti propositi poi è venuto il marketing, la mania di protagonismo e… i soldi, che come sempre rovinano anche le storie più belle.

        su una cosa sono d’accordo: il tempo per cucinare “bene” si trova, basta averne la voglia; come per tutto il resto.

    • avatar Woland

      Si, Petrini invece è un simpaticone… per una volta che trova qualcuno che non gli lecca il culo si irrita all’istante…

  6. avatar Stefano

    Sono stufo delle domande idiote dei giornalisti. Petrini ha risposto come gli pareva, io al posto suo non avrei proprio accettato l’intervista: ‘sti cazzi di Max e della Bellantoni!

    • avatar manu foodlover

      il punto è proprio questo Stefano, se accetti di rilasciare un’intervista… poi Petrini è libero di rispondere come vuole, questo non gli garantisce però di essere esente da critiche.

  7. il genio è petrini che usa la bellantoni e spero a questo punto che il lavoro dell’intervista della bellantoni sia stato retribuito…
    mai darla gratis…nemmeno alla sinistra :-)

    • avatar jade

      ma la usa per cosa? non mi sembra che abbia fatto un grande sforzo a sostegno della sua teoria. lei sarà idiota e farà domande idiote, ma la spocchia di lui non è che porti tanto lontano.
      se l’intervista fosse stata per assurdo a ruoli invertiti voi avreste gridato “come osa quella scema rispondere così al guru?”.

      se chiunque altro avesse detto la frase “la cucina è l’arte di rendere meno tristi i prodotti di stagione” sarebbe subito partita la vostra crociata anti-ca..ata.
      perché, ammettiamolo: che vuol dire quella frase?

      • idiota lei e spocchioso lui…insomma viviamo proprio nell’era del sado maso maschile vs femminile o in versione bunga bunga dove il caro premier è in veste adorante delle sue fanciulle o in versione eyes wide shut dove petrini si maschera in un giornale da QI discutibile per bistrattare la sua baccante di turno.
        ci sono vari modi pare oggi per mettersi alla corte dei potenti di turno, diciamo che la bellantoni ha cambiato le regole del gioco e questo già mi incuriosisce .
        sul fatto delle domande e delle risposte sono stati bravi entrambi perchè hanno aderito completamente allo standard del magazine che li ospita .
        @bernardi
        la prossima volta invita i tuoi lettori ad accompagnare i testi con dei fumetti tipo manga erotici perchè sarà un mio delirio ma leggendo l’intervista io visualizzo petrini mascherato con voce severa mentre lei nuda balbetta imbarazzata.
        ribadisco bravi!!!!

      • avatar nonnou

        È perfetta, cosa ha che non va quella frase? Basta saper leggere.

  8. avatar Jaws

    Io al mercato del contadino del circo massimo a roma vado la domenica o il sabato e cerchiamo di pianificare pasti peralmeno 3 -4 giorni , spendiamo meno della gdo e compriamo materie prime di qualita’ superiore , il resto dei giorni cerco di organizzarmi come posso ma ( esempio personale ) se mi capita che una sera sono in ritardo e voglio farmi un risotto posso anche usare un brodo di dado e pazienza…. cerco di evitare il glutammato il piu’ possibile e ci riesco ma non mi sento in colpa a volte se mi capita di usarlo ,,

    Petrini per me è un talebano convinto che fa bene ad esserlo , nel senso che difende a spada tratta le sue idee e la sua filosofia di cibo , se fosse troppo accomodante non avrebbe senso per lui essere il patron di slow food , quindi fa bene a cercare coerenza

    • avatar dink

      Per mia fortuna io ho il “dado vegetale” fatto in casa da mia “suocera” (in pratica una salamoia ristretta di verdure ed erbe aromatiche cotte e conservate in vasetti), e spesso congelo i brodi avanzati di verdure/carne/pesce. Stasera però utilizzerò la risottiera per un riso e pollo al curry, con riso Galileo comprato a Vercelli, curry di Madras e pollo nostrale del macellaio di fiducia, non dovrei metterci più di 45′.

      • avatar Paolo

        …Attento perchè se congeli, potresti beccarti una denuncia per frode alimentare…..e se consigli di farlo un’altra denuncia per istigazione ….e ricordati di mettere l’asterisco sul menù quando hai ospiti a cena…..

        • avatar dink

          E pensa che stasera mi mangerò gli avanzi della sera prima, accompagnato da una birra Duvel…
          Errata Corrige: il riso non era Galileo, era l’Apollo (un mio lapsus mnemonico).

    • avatar gianluca

      io per il risotto se non ho tempo per il brodo uso acqua e sale, con un buon soffritto di partenza, il risultato finale non è poi tanto diverso. il dado mai, mi fa schifo.

  9. avatar gianluca

    comunque per me slowfood è assolutamente elitario, ma non lo trovo un difetto, anzi

    • avatar jade

      ma lo è, infatti. e non è un difetto. ma perché vergognarsene e volerlo far passare come grande movimento di democraticizzazione del cibo di nicchia?
      non è così. chiedetelo alla gente di Sulmona che magari fino a un anno fa comprava l’aglio a prezzi normali e ora se lo vede triplicare.

      • avatar dink

        E quale aglio comprava la gente di Sulmona? Sicuramente non quello rosso che era una specie destinata a scomparire dal mercato. Non mi pare che Slow Food valorizzi alimenti già diffusi gonfiandone il prezzo, ma che vada in cerca di alimenti e lavorazioni in via d’estinzione, valorizzandoli e facendoli conoscere, anche all’estero, creando nuove opportunità di lavoro e riscoprendo sapori altrimenti perduti. Se i prezzi sembrano eccessivi, e a mio parere non lo sono, si può continuare a comprare l’aglio cinese al Lidl, ed a pensare che quello sia il prezzo giusto (in realtà gonfiatissimo)…

        • avatar gianluca

          i prezzi sono alti, non sono eccessivi. sono due cose ben diverse.
          la qualità si paga e quindi non è un eccesso. un prodotto scadente venduto a prezzi alti, quello è un eccesso.
          ma quando vendi a prezzi alti (e non c’è nulla di male a farlo, vista la qualità elevata), non puoi negare che la direzone della tua proposta sia elitaria.
          è questo che si critica.

          • avatar dink

            Ma così affermi in pratica che la qualità è solo per ricchi, così è il tuo discorso ad essere elitario: i prezzi possono essere più alti rispetto all’iper o al discount, ma se si ragiona così e si vuole, per esempio, l’olio EVO a due euro al litro, non si uscirà mai dal circolo vizioso dei bassi prezzi, qualità bassa, bassi stipendi e basso o meglio nullo ricavo per chi produce beni alimentari: il che poi porta alle famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese, che non è certo colpa di Petrini, ma qui si dovrebbe fare un discorso un po’ più articolato e abbastanza OT.

            Per i prezzi poi rispondeva a jade, che sembrava sostenere che Slow Food faccia aumentare i prezzi dei prodotti che presidia, in realtà senza Slow Food tali prodotti non esisterebbero più semplicemente. Mi si lasci dire che certi riferimenti alle famiglie a basso reddito mi sembrano un po’ populisti, a questo punto possiamo anche citare i bambini poveri del Biafra… Io penso che la qualità nel cibo non deve essere considerata un lusso e che mangiare bene sia alla base di una accettabile qualità della vita e che valga la pena spendere un po’ di più per il cibo che per altre cose: io e la mia compagna siamo una coppia che con due stipendi non arriva a 3000 euro, casa in affitto e auto a metano, sto bene ma non penso di appartenere ad elite particolari e so di potermi permettere almeno il lusso giornaliero di una pasta Martelli a 4,20 euro il Kg.

          • avatar gianluca

            ma chi è che vuole l’olio EVO a due euro al litro ?
            ma qui stiamo dando i numeri !!!
            ho scritto che la qualità non è per la massa. stop. è un dato di fatto.
            non ho mai scritto che vorrei che lo diventasse, semplicemente trovo ipocrita chi non lo ammette.
            è così difficile da capire?
            in tutti i settori la qualità elevata non è mai un bene accessibile a tutti. io la vedo così.
            se tu non la pensi così, amen.
            le accuse di populismo poi sono ridicole. dovresti rimanere più sull’argomento, stai divagando.

            ps: la pasta martelli è buonisimma ma è fatta con grano duro canadese. petrini non ti ha istruito poi così bene! :-)

          • avatar dink

            “ps: la pasta martelli è buonisimma ma è fatta con grano duro canadese. petrini non ti ha istruito poi così bene!”
            Ok, ho capito che non vuoi o non puoi afferrare la complessità del pensiero e della filosofia complessiva di Slow Food e di Petrini, ma preferisci discutere di volta in volta dei singoli concetti ed affermazioni (i presìdi, il km zero) senza un minimo di contestualizzazione e approfondimento, il che, tra parentesi, è proprio l’approccio utilizzato dalla Bellantoni nell’intervista.

          • avatar gianluca

            ripeto per l’ennesima volta che non sto criticando “la complessità del pensiero e della filosofia complessiva di Slow Food e di Petrini”, questa è una tua divagazione.
            ho ribadito più volte che acquisto i loro prodotti e la mia ammirazione per il loro metodo di approccio al cibo (“dio santifichi slowfood” non ti sembra abbastanza?).
            possibile che non riesci a capirlo?
            io sto facendo un ragionamento molto più pratico e non per questo da considerarsi inferiore a quello che tu ritieni essere il concetto filosofico globale.
            lo spunto pratico deriva dall’intervista della bellantoni, e il thread è stato aperto riguardo a quelle parole, a quella intervista, suddiviso chiaramente per domande e risposte.
            se io sto analizzando quello è solo perchè sto rimanendo sull’argomento del thread, e non perchè “non posso afferrare la complessità del pensiero”. credo che tu ti stia sopravvalutando senza ragione.

            l’ipocrisia che sto criticando non è mai stata riferita alla filosofia complessiva di slowfood, ma alle parole esatte di petrini, riferite all’accessibilità dei presidi. stop.
            sei tu che cerchi di estendere le mie critiche al resto, per poi accusarmi di non comprendere il pensiero globale. ma io del pensiero globale non sto proprio parlando, se non in termini positivi, per cui le tue accuse sono del tutto insensate.
            è questo che devi capire.

            per quanto riguarda la pasta martelli, mi spiace ma qui pecchi di ignoranza.
            il fatto che i fusilli a mano realizzati con grano italiano siano un presidio e che una pasta realizzata con grano canadese non lo sia NON E’ UN CASO, tutto rientra perfettamente nella “filosofia complessiva di slow food” che ti vanti di conoscere bene ma che in pratica dimostri di non aver propriamente capito.

            in conclusione, non è necessario pensarla nello stesso modo.
            ma per ribattere è necessario almeno capire di cosa stiamo parlando. ossia di un’intervista.

          • Ah il discorso proseguiva in questo thread?
            Per me vale la stessa risposta che ho scritto
            qui

        • avatar mario maggi

          @dink
          Premesso che quando leggo “non puoi afferrare la complessità del pensiero e della filosofia complessiva” (a proposito di chiunque) la mano corre alla pistola (cit), giudico estremamente corretto, direi socratico, discutere “dei singoli concetti e affermazioni” senza avventurarsi nell’empireo di teorizzazioni più o meno fumose e prive di riscontri.
          Se leggo sul sito SF che “il piacere alimentare [...] va democraticamente perseguito per tutti nel mondo. Non è eresia lavorare perché anche i più poveri ne possano godere”, permettimi di evidenziare che il prezzo è elemento centrale del quadro. E non può essere “accantonato” sull’onda di una presunta “complessità del pensiero e della filosofia complessiva” di chi lo scrive.
          Quanto sopra non costituisce un attacco a SF, bensì una risposta all’ipocrisia di non voler ammettere che la qualità costa, non si sposa con la quantità, e che quindi il cibo promosso da SF è elitario per definizione.

          • avatar dink

            Dunque, premesso che entrambi leggete “non puoi afferrare…” quando scrivo “non vuoi o non puoi afferrare…”, che preferite ignorare le numerose altre inziative di Slow Food per la “democratizzazione” del piacere alimentare nel mondo, che anche la bassa qualità ha un costo enorme in termini di salute e di sprechi, che ad essere elitario è il pensiero che la qualità sia roba solo per ricchi, io mi fermerei qui, sono stanco e le pistolettate non mi garbano, e poi sì ho capito che io e gianluca parliamo di cose diverse, allargare un po’ il discorso per comprendere meglio non si può, e allora abbassiamoci pure a livello delle interviste di Max, la Bellantoni ve la meritate proprio tutta.

          • avatar mario maggi

            A parte che “vuoi” è anche peggio di “puoi”, perché introduce il concetto di mala fede, continui a esprimere principi (“democratizzare” ad es), senza portare esempi concreti nel merito, cioé qualità SF a prezzi bassi. Quanto al costo, se tu parli delle externalities se ne può discutere, ma finora il discorso è stato limitato a “prezzo di vendita, potere di acquisto del consumatore”. Non è elitario il pensiero che la qualità sia roba da “ricchi”. è realtà. che poi non sia eticamente accettabile: concordo con te.
            Quando copi Nanni Moretti, aggiungi “cit.”, altrimenti è plagio ;-)

          • avatar gianluca

            @dink:

            il livello della discussione parte dal livello del thread: un’intervista della bellantoni e le risposte di petrini (non l’ho aperto io il thread, lamentati con bernardi se vuoi).
            io sto commentando quelle.
            per quanto il livello delle domande ti possa sembrare superficiale, in realtà evidenzia un problema reale, che tutti possono verificare, ossia il prezzo elevato dei prodotti da loro sponsorizzati.
            la teoria, la filosofia, il progetto, sono sempre discorsi interessanti, ma se non c’è un riscontro reale, restano solo ARIA FRITTA.
            per ora l’unico riscontro reale dei prodotti da loro sponsorizzati in termini di “accessibilità” (la parola è stata usata da petrini, lamentati con lui se vuoi) è il prezzo di vendita.
            e questo prezzo si aggira dal triplo a N volte tanto il prezzo di un corrispettivo prodotto da loro non sponsorizzato.
            questa è la realtà in questo momento, stop.
            e non c’è niente di male in questo, anzi io lo trovo naturale.
            però bisogna ammetterlo, altrimenti si pecca appunto di ipocrisia, l’ipocrisia di affermare di non essere elitari.

            se non la pensi così, AMEN.
            ma non rispondermi ancora con la “filosofia complessiva di slowfood” oppure bullandoti di ragionare su chissà quali livelli o di avere chissà quali capacità di allargare i discorsi, perchè non è quello l’argomento della discussione.

  10. Ma che razza di intervistaè? Mi sembra di stare al Chiambretti Night :)

  11. avatar Giuseppe

    io faccio la spese al mercato rionale di via tabacchi (Milano) le stesse cose prese all’Esselunga costa di più.
    fine della storia, la Bellantoni la smetta di fare la saccente saputella “dai che faccio domande provocatorie, sono una ggggiornalista seria”, si vada ad informare.
    ps. Dopo il gastrofighetto abbiamo il gastrosnob? perfetto!!! se uno vuole fare 20 minuti di coda al supermercato per fare “people watching” con i pensionati si accomodi.

  12. avatar jade

    comunque fatevi un giro ai mercati Campagna Amica al circo massimo o a Testaccio. il regno del bo-bo finto-scaciato.
    si risparmia, vero, ma non dappertutto. e in ogni caso una famiglia con tre figli non può certo permettersi frittate con le uova di Parisi ogni sera.

  13. La Bellantoni è un genio della provocazione e a giudicare dagli spazi che ottiene, ci riesce benissimo.

    DOMANDA: ma qual’è la platea di MAX?! Si meritano la Bellantoni, dai … e lasciamoli crogiolare nelle loro certezze … macchisenefrega !!!!

    PETRINI FOR PRESIDENT !!!!

  14. avatar anto

    1)
    Per cucinare cose superiori alla media ci vogliono materie prime superiori alla media, questo è matematico, quindi quoto totalmente Dink, il tempo per cucinarle è una variabile indipendente ( due linguine con gamberi di sicilia altrettanti 10 minuti)
    2) Ho trovato l’intervista irritante in generale e indisponenti sia l’intervistatore che l’intervistato , con minore comprensione per quella di Petrini, forse stare a lungo sulle uova di Parisi provoca bruciori indesiderati

    3)
    Le cose buone COSTANO, magari anche solo perchè per procacciartele devi fare chilometri e ricordo che la benzina sfiora l’euro e sessanta. Certo se vado al mercato settimanale dellla mia cittadina qualcosa risparmio, anche se gli ortolani storcono sempre il naso se comperi piccole quantità, almeno al super nessuno ha da ridire se compro solo un carciofo

  15. Comunque le risposte serie (!):
    1. Per cucinare cose superiori alla media ci vuole curiosità, interesse, attenzione e un po’ di tempo:
    - per imparare a scegliere meglio
    - per crearsi una piccola rete di luoghi abbastanza comodi da raggiungere in cui acquistare prodotti buoni e a prezzo conveniente;
    - per imparare a cucinare dignitosamente i prodotti che acquisti e nel modo più semplice possibile (per motivi di tempo, appunto).
    La pizza versione videoBonci -per dire-con ingredienti supertop (per restare in stile Bellantoni) non costa più della pizza Gegé surgelata.

    2. Condivido

    3. Non ricordo i prezzi al centesimo, ma solito è vero – tranne a volte per alcuni prodotti biologici.
    Quello che è quasi sempre vero è che trovati i banchetti giusti, il rapporto sapore-prezzo è più vantaggioso per i prodotti del mercato.
    Questo per me non significa che non mi capita mai di comprare all’Esselunga o all COOP (per dire), solo che non compro la prima cosa che capita!

    • avatar jade

      beh… non credo che Gegé usi la meravigliosa farina Mulino Marino da 6 (meritatissimi, sia chiaro) euro al chilo.

      • avatar Jaws

        Parlando della mia adorata pizza, la farina buratto marino che raccomanda Bonci costicchia un po’ ma non è l’unica da usare per fare delle ottime pizze , la farina marino che utilizzo di solito , una pacco da 5 kg di 00 rinforzata costa c.a 6 euro , ci devi aggiungere la spedizione ma se come capita a me si compra in gruppo , alla fine con qualche euro in piu’ ti trovi una farina spettacolare da lavorare …con un prodotto finale da sballo

      • Appunto, per avere maggiore qualità allo stesso prezzo devi accettare di dedicare un po’ più tempo a cucina e spesa. Senza necessariamente esagerare all’opposto, però!
        (comunque la farina qui costa 3,30/kg)

        • avatar Jaws

          le marino hanno questo costo nei negozi , io ordino direttamente dal mulino che spedisce quasiasi quantitativo a chiunque e ovunque , sono molto disponibili e gentili e chiaramente le farine hanno un prezzo piu’ basso ( chiaramente se si fanno ordini piu’ grossi come facciamo noi , in gruppo periodicamente su Roma )

  16. avatar alessandra meldolesi

    Beh, io penso che per mettere in difficoltà l’ottimo Petrini si potevano fare domande più ficcanti, studiando un po’ il tema. questo cos’è? cliché.

  17. avatar Ilaria Bellantoni

    Sempre carini, da queste parti. Grazie per il disturbo, Mefistofile. E ora beccatevi il blog. Tiè.

    http://www.feltrinellieditore.it/BlogAutore?id_autore=10008423&blog_id=401

  18. avatar Ivan

    La Bellantonia da Cracco c’è stata un mese e non s’è accorta di nulla. Non sa cucinare, non sa intervistare e pur facendo la giornalista professionista non vede gli scoop a un millimetro dal suo naso.

  19. avatar Nico aka tenente Drogo

    questa donna è l’emblema della mediocrità

  20. avatar essere

    Petrini è stato fin troppo gentile ed educato ….
    La Bellantoni…? chi è costei..?:)))

  21. La cosa che più mi stupisce è che Petrini rilasci interviste a MAX. Cosa si aspettava: che gli venissero poste domande serie e approfondite sui massimi sistemi?

    Cronaca Vera non è il New Yorker… ogni rivista ha il suo pubblico di riferimento.

    • avatar jade

      sì, ma nel momento in cui accetti di essere intervistato per una testata del genere, perché “chiudersi” in risposte acide e prive di un vero messaggio, e non scegliere invece di parlare chiaro e “orizzontale” per diffondere la filosofia in cui si crede ?

  22. avatar Sebastiano maria de franco

    Spiace molto che una persona affermando come premessa di odiare la cucina sia poi costretta, per guadagnarsi da vivere, a scrivere di cucina.
    Credo sia una pena degna di un girone dantesco e non lo auguro a nessuno.

  23. avatar Dite quello che volete

    Dite quello che volete, ma la Bellantoni è notevole

  24. avatar gianluca

    secondo me la bellantoni è molto più furba di quello che si pensi e il fatto che tutti stiano a leggere cosa scrive per poi accusarla di mediocrità rientra perfettamente nel gioco mediatico del suo personaggio, da cui ricaverà popolarità, soldi e nuovi lavori.
    l’intervistato non si arrabbia MAI per la stupidità o banalità delle domande (per quelle al massimo riderebbe con aria compassionevole), ma solo perchè la domanda, apparentemente stupida, in realtà va a toccare un tasto dolente e reale.
    petrini sa benissimo di essere elitario ma sa anche che mediaticamente non deve trasparire, altrimenti l’ ipocrisia del mangiare democratico per tutti verrebbe troppo alla luce.
    e non fatemi il discorso dei telefonini le scarpe firmate e le priorità nella vita: in italia molte famiglie tagliano su tutto, scarpe e telefonini compresi, e non hanno comunque i soldi per nutrirsi ad alti costi.
    slowfood “sostiene” la vendita di fusilli di grano duro a 10 euro al kilo, cioè grano e acqua. sono buonissimi, non lo metto in dubbio, ma una famiglia che non arriva a fine mese non può immaginarsi di spendere queste cifre. altro che mangiare democratico, mi piacerebbe vedere il conto in banca di petrini.
    e il tempo da dedicare al cibo, alla ricerca, e alla cucina, spesso non c’è semplicemente perchè i genitori lavorano fino alle 7 di sera, e quando rientrano a casa ci sono mille cose da fare oltre che cucinare…….come back to real life.
    petrini si paragona con i suoi “molti amici” che “mangiano e cenano sempre la ristorante”, già questo dovrebbe far capire tutto. la realtà vera è fatta di famiglie che girano per l’auchan con i buoni sconto del 20% a cercare l’offerta migliore, non certo da milionari che mangiano 2 volte al giorno al ristorante.
    e ci tengo a precisare che io non ho niente contro l’elite nè tantomeno contro slowfood, che anzi apprezzo, come tutte le cose in cui si ricerca la qualità. mi indispettisce solo l’ipocrisia di certe affermazioni.

    • Io non sono d’accordo con TUTTO quello che dice Slow Food.
      Però mi piacerebbe sapere dove Petrini ha detto che si deve per forza comprare i fusilli da 10 euro al kg.
      O che si deve passare tutto il giorno in cucina e a cercare i prodotti stranissimi.

      • avatar gianluca

        a me piacerebbe sapere dove IO ho scritto che petrini dice che PER FORZA si deve comprare fusilli a 10 euro al kilo.
        io ho scritto che SOSTIENE, ossia che i fusilli di gragnano sono un presidio slowfood, ossia sono marchiati slowfood, ossia che la linea alimentare che loro sostengono è elitaria. elitaria non perchè fighetta ma perchè costa molto di più della media dei prodotti dello stesso tipo.
        l’aglio slowfood costa il triplo, i fusilli slowfood costano 10 volte tanto, le olive slowfood costano il quadruplo, ecc…ecc….devo continuare?
        ripeto, non c’è niente di male, anzi. per me è normalissimo che un prodotto di qualità costi molto di più di uno scadente, e questo non riguarda solo il cibo. e dio santifichi slowfood che valorizza e salvaguarda le piccole produzioni di qualità.
        però mi indispettisce che si tenti di far passare il prodotto elitario come un prodotto alla portata di tutti, perchè così non è. e se petrini dovesse vivere con mille euro al mese, magari con due bambini da sfamare, se ne renderebbe conto.
        certo che essere milionari ed avere molto amici che mangiano due volte al giorno al ristorante e poi negare di essere un elite o volersi spacciare per gente comune è un atteggiamento che mi fa venire il mal di stomaco. troppo ipocrita per essere digerito.

        • Dato che non ricordo l’elenco completo dei presidi ho guardato sul sito di Slow Food e i fusilli non ci sono. Quindi boh!
          E le olive Slow Food quali sono?
          Comunque la mia comprensione è che i presidi dovrebbero aiutare a salvaguardare alcune tradizioni e sapienze per evitare che vadano perse.
          Che funzioni davvero,che non abbia altre controindicazioni non è detto però non capisco cosa c’entra con la spesa quotidiana.
          Mica devi per forza comprare tutti i giorni quei prodotti. Puoi comprarli ogni tanto, o anche no – però andare al mercato il sabato invece che all’iper.

          Il discorso che ho colto io a suo tempo (anche o forse soprattutto da Slow Food) quando ho cominciato a interessarmi un po’ di cibo è: mettere più attenzione a ciò che mangio.
          Poi il modo esatto in cui mettere in pratica questa cosa ognuno se lo adatta….a dove vive, come vive, quanto guadagna eccetera.

          Se fare attenzione al cibo o avere amici che mangiano due volte al giorno al ristorante significa appartenere a un’élite…boh! Idee tue non mie!

        • avatar gianluca

          la gente comune non ha MOLTI amici che spendo 100 euro al giorno al ristorante. questo non certo è un peccato, ma sicuramente non è comune.
          fare attenzione al cibo non significa appartenere a un’ elite. avere i soldi per comprare quotidianamente i presidi slowfood però si.
          e slowfood parla di alimentazione quotidiana, non del cibo da comprare una volta ogni tanto, quando è natale o il compleanno di. altrimenti che senso avrebbe affermare che “un cibo di qualità fa risparmiare medicine e fa bene all’ambiente”, se non parlassimo di un comportamento da seguire più o meno quotidianamente?

          io ammiro slowfood e tutti i suoi presidi: non sto discutendo quello. sono solo infastidito dall’ipocrisia di alcune affermazioni.

          riguardo ai presidi da me citati:

          Oliva infornata di Ferrandina – in vendita alla coop

          aglio rosso di nubia (non di sulmona, mi sono confuso) – in vendita alla coop

          fusilli di gragnano lavorati a mano, prezzo medio di mercato 10 euro al kilo, Presidio di Gragnano dei Fusilli fatti a mano patrocinato da slow food. oltre ad essere stati più volte citati e osannati da interviste di petrini, che li ha definiti la sua pasta preferita. ma lui non è elitario, 10 euro al kilo è un prezzo per la massa, ovvio no?

          http://www.terre-del-gusto.it/prodotti.asp?shop=1009&intProdID=25610

          • avatar gianluca

            ah scusa. i fusilli in questione hanno prezzo medio di 20 euro al kilo. tanto per rimanere nella spesa quotidiana per la massa.
            a volte pure di più:

            http://www.cassandra.it/ita/fusilli-a-mano-baladin-ita.html

          • La gente comune può anche avere amici molto vari e non appartenere a un’élite. Petrini può darsi che abbia molti amici che mangiano fuori 2 volte al giorno (senza necessariamente spendere 100 euro) e molti che non mangiano fuori 2 volte al giorno. Pure io se è per questo! Ma con Slow Food ha comunque poco a che vedere.

            Ah, grazie, ora vedo i fusilli. Non so se li ho mai assaggiati. Se dovessi dire alcuni dei miei cibi preferiti potrei anche elencare qualcosa di molto costoso e particolare. Che potrei anche comprare solo una volta ogni tanto. Qual è il problema?

            Un cibo di qualità non significa necessariamente spendere tanto, e io conosco gente di tutti i tipi – a partire da cassintegrati e precari – che sono convinti che comprare un cibo di qualità faccia risparmiare medicine e faccia bene all’ambiente. Quindi scelgono cosa comprare con attenzione.
            Che è quello che cerco di fare pure io.
            Invece ci sono coppie con due stipendi da impiegati di alto livello o anche più che vanno solo al Discount.
            Sono valori e scelte. A me pare molto chiaro. Ad altri no, pazienza!

          • avatar gianluca

            gumbo non ci capiamo.
            “Un cibo di qualità non significa necessariamente spendere tanto”: sono perfettamente d’accordo.
            ma un cibo presidio slow food significa necessariamente spendere tanto? si. è questo il punto.

            “Invece ci sono coppie con due stipendi da impiegati di alto livello o anche più che vanno solo al Discount”
            concordo e non ho mai messo in discussione questo. il mio discorso è opposto. la gente comune, non gli impiegati di alto livello, non possono permettersi un’alimentazione basata sul consumo quotidiano di presidi slow food.

            conosco alcune famiglie piuttosto disagiate, con difficoltà reali di sopravvivenza (e non gente che va in giro vestita da punkabbestia e poi il padre è direttore in banca) e credo che se gli dicessi di cibarsi di fusilli a 20 euro al kilo perchè “basta spendere il denaro con attenzione” e “un cibo di qualità fa risparmiare medicine e fa bene all’ambiente” mi prenderebbero più o meno a mazzate :-)

            (è chiaro che l’esempio è un’estremizzazione ma rende bene il concetto di fondo)

            ribadisco comunque la mia stima per petrini/slow food e per il suo metodo di approccio al cibo.
            un pò meno per alcune dichiarazioni come quella in questione.

          • C’è che “spendere il denaro con attenzione” e fare attenzione al cibo ” perché “fa risparmiare in medicine e fa bene all’ambiente” si può applicare a tutti i livelli.
            Esempi fuori da questo giro: due mie amiche che ho incontrato recentemente dopo un po’ che non ci sentivamo – una sta a Torino e una ad Amsterdam – hanno lavori non stabili (anche i mariti), un figlio e star dietro a tutte le spese a fine mese è sempre un’incognita.
            Però sono convinte di alcuni principi (vedi sopra) e fanno la spesa con molta attenzione, spesso al mercato, comprando anche prodotti biologici o altre volte costosi perché li considearno più buoni e sani. Valori e scelte. Appunto. Punto.

            I presidi sono un’altra cosa e l’esistenza dei fusilli a 20/kg si può anche ignorare – quando fai la spesa quotidiana. Andrebbero forse aboliti perché non tutti possono comprarli tutti i giorni?
            Mica è una setta per cui devi per forza seguire TUTTO quello che dice Slow Food o niente!

          • avatar dink

            Mi inserisco una tantum nel vostro dialogo:
            aggiungerei che i fusilli citati, che sono lavorati a mano ovvero “avvolti manualmente intorno ad un filo di ferro che veniva utilizzato per la lana così da assumere la tipica forma a spirale” (!), sono evidentemente, in questo caso, un prodotto di lusso, una coccola da concedersi ogni tanto (costano sempre meno del cinema 2D o 3D che sia, eh). Però esistono altre paste artigianali ottime dal costo più contenuto, io come spesa quotidiana utilizzo la pasta Martelli a 4,20 euro il kg, che mi sembra un prezzo giusto e abbordabilissimo e la pasta è così buona che la mangerei scondita.

          • avatar gianluca

            @gumbo
            il lavoro precario, finchè ce l’hai, è un lavoro come gli altri.
            per dire una famiglia con un bambino in cui entrambi i genitori lavorano (con stpendio medio) facendo delle scelte può decidere di investire più o meno soldi nel cibo, tagliando altro (un pò come faccio io).
            una famiglia disagiata no, almeno che non sia appunto il cibo di un giorno particolare.

            tu dici che “i presidi sono un’altra cosa”. ma de che? sono l’argomento del thread.

            “noi sponsorizziamo prodotti buoni e accessibili. Non si è mai pagato così poco il cibo”
            noi sponsorizziamo = presidi.
            prova a rileggerla così: “i nostri presidi sono buoni e accessibili. non si è mai pagato così poco il cibo”.
            l’ipocrisia (alias presa per il culo) è talmente palese che non so come tu faccia a non vederla !

            @dink:
            non metto in dubbio la qualità delle altre paste artigianali.
            concordo sul concetto di lusso riferito ai fusilli a mano, ossia il lusso del presidio slow food. è proprio quello che volevo dire.
            (e dio benedica i presidi slowfood, lo ribadisco, ma non le ipocrisie)

          • Lavoro precario che intendevo io era: un mese c’è un mese magari no, tre mesi sì e un altro no. E anche così si può mangiare con attenzione – se si vuole e si considera importante.

            Ma scusa secondo te Slow Food predica di mangiare solo prodotti dei presidi? Ma a parte l’aspetto economico – ti pare fattibile? :-D

          • avatar gianluca

            no, non mi pare fattibile, ma più che altro per l’aspetto economico (ed è proprio quello che sto dicendo).

            non so se slowfood predichi di mangiare solo i loro prodotti, quel che so è che i prodotti che loro sponsorizzano, sono tutto tranne che accessibili.
            e visto che petrini sta parlando proprio di quelli, e la parola “accessibile” è riferita proprio ai suoi presidi, io sto commentando quello. tutto qui.

            poi il fatto che si possa mangiare cibo di qualità facendo attenzione senza comprare i presidi, come probabilmente faranno le tue amiche precarie, è tutt’altro discorso. discorso che condivido in pieno tra l’altro, ma questo thread è riferito chiaramente alle parole di petrini riguardo ai prodotti da lui sponsorizzati. e io sto commentando quello.

          • Bé a me l’idea di fare più attenzione al cibo, andando a scegliere alcuni prodotti piuttosto che altri – tipo alcuni pesci che freschi e pescati costano un infinitesimo di altri più “famosi” o alcuni prodotti stagionali al mercato – è arrivata casualmente e almeno inizialmente in gran parte per mezzo di Slow Food.

            Quindi i casi sono due, più in tema che mai:
            - o io ho non ho capito nulla di Slow Food e ho cambiato il mio modo di mangiare facendo tutt’altro rispetto a quel che dice Petrini & C ma pensando di averlo appreso da loro (anche se non solo da loro).
            - o io ho capito il messaggio più ampio e qualcun altro no.

            Boh! Comunque sia, per me fa lo stesso!

          • avatar dink

            Ah, ora capisco, gianluca si ferma alle affermazioni presenti nell’intervista (peraltro soggetta come è solito che avvenga ai famigerati “tagli redazionali” che tolgono ogni eventuale sfumatura di pensiero), mentre io e gumbo avevano probabilmente in mente la filosofia globale di Slow Food e Petrini, che non si ferma certo ai presìdi: è ovvio che costruire una dieta basata solo su quelli è impossibile, e non tanto per motivi economici, farei anche presente che non tutti i presidi hanno il costo dei fusilli presi ad esempio: in Toscana si possono acquistare testaroli, il dolce sfratto dei goym, salumi come il biroldo e mallegato, pane alle patate, e soprattutto la Palamita, pesce assai sottovalutato e di costo veramente infimo, a prezzi abbordabilissimi; in un mercato nei pressi di Vicenza ho comprato 500 gr di farina di Mais Biancoperla Slow Food a poco più di due euro; certo se si va di bottarga o di carni pregiate e rare, o di paste fatte a mano arricciate una per una i prezzi salgono, ma è come lamentarsi dei prezzi dei tartufi. Mi pare ovvio che Carlin parli altro oltre che dei presìdi, basti pensare che cita appunto i mercati contadini. Se poi si vuol parlare di famiglie disagiate, beh, allora parliamo anche dei bimbi poveri del Biafra, ammantiamo tutto di populismo ed evitiamo di vedere i problemi.

          • avatar gianluca

            @dink @gumbo

            non so dove si fermi la filosofia slowfood, non sto discutendo quella.

            Il mio discorso è molto più pratico, partendo dalle parole di petrini:
            “Noi sponsorizziamo prodotti buoni e accessibili”
            faccio una considerazione di carattere pratico: mi sembra una presa per il culo.

            i suoi presidi costano mediamente dal doppio a 10 volte tanto lo stesso cibo non presidiato.
            e ci tengo a precisare LO STESSO CIBO.
            fusillo contro fusillo.
            non puoi paragonarmi la palamita all’aragosta e poi stupirti perchè costa infinitamente di meno.
            la farina a più di due euro per 500grammi è comunque il triplo di una farina del supemercato.
            i numeri non sono un’opinione. poi se volete filosofeggiare anche su quelli, buonanotte.

            l’allusione ai bimbi poveri del biafra rende ancora più ridicola la presunta accessibilità dei cibi promossi da petrini.
            sul populismo invece stendiamo un velo pietoso. non sono certo io a non vedere i problemi, semmai chi si illude che il mangiare di lusso possa diventare di massa. ma tant’è.
            in italia tanto funziona sempre così: si mette la testa sotto la sabbia pur di difendere i propri eroi.
            berlusconi docet :-)

          • Gianluca, ma lo sai esattamente cosa sono i presidi? Lo sai perché nascono, che scopo anno?
            Dai, sbagli bersaglio.

          • avatar dink

            “i numeri non sono un’opinione”
            Beh, invece sì (Berlusconi docet, come scrivi te), per il resto vedo che si sta girando a vuoto.

          • avatar gianluca

            Tommaso ti prego rileggi bene ciò che ho scritto.
            i presidi so benissimo cosa siano, non ho mai criticato la loro esistenza (“dio santifichi slowfood” più di così cosa devo dire?), ma il fatto che li si faccia passare come prodotto per la massa.
            se non la pensi così, amen.
            per me è un dato di fatto: mi basta guardare lo scontrino quando acquisto i loro prodotti. stop.
            ma per la mente illuminata di dink anche i numeri sono un’opinione e allora vabbè. probabilmente si è confuso mentre stava girando nel vuoto.
            :-)

          • La differenza (secondo me) è che:

            - per gianluca prodotto sponsirizzato da Slow Food= solo ed esclusivamente presidi

            - per me (e mi pare anche dink) prodotto sponsorizzato da Slow Food= qualunque prodotto stagionale, prodotto secondo certi criteri e modalità (blablabla…non necessariamente tutti condivisibili ma questo non importa ora), fra i quali eventualmente anche i presidi.

            Quindi credo sia inutile continuare perché è ovvio che i punti di vista procedono in due direzioni diverse che non si incroceranno mai.

          • avatar gianluca

            la differenza è che le parole in italiano hanno un significato preciso, e voi state divagando.

            partiamo da qui (fonte garzantilinguistica)

            sponsor: ente o operatore economico che, allo scopo di ricavarne pubblicità, finanzia attività sportive, culturali, di spettacolo e sim.

            sponsorizzare: fare da sponsor a qualcuno

            le parole di petrini:
            “noi sponsorizziamo prodotti buoni e accessibili”

            conseguenza logica:
            potrà mai petrini ricavare pubblicità da “qualunque prodotto stagionale, prodotto secondo certi criteri e modalità (blablabla……) ” ???? NO
            da quale e unico tipo di prodotti può ricevere pubblicità petrini? dai presidi.
            quindi quali possono essere gli unici prodotti (almeno in questo momento) sponsorizzati da petrini? I PRESIDI.

            così forse è più chiaro?

            il salone del gusto o terra madre, eventi sponsorizzati da SF, non sono prodotti, ma eventi.

            in lingua italiana, i prodotti sponsorizzati da petrini, possono essere solo i presidi.
            non è una libera interpretazione.

            e poi, perchè petrini s’innervosisce tanto quando si parla di elite?

            perchè sulla pagina di wikipedia riferita ai presidi slowfood si legge:
            “Il modello di produzioni di nicchia, originariamente di un mondo povero rurale, ma ora proposto come modello elitario per intenditori ha coinvolto la stessa politica agraria italiana Lo stesso ministero individua nella valorizzazione di questi prodotti l’asse portante delle scelte economiche e di possibilità di conquistare i mercati mondiali con prodotti di altissima qualità.
            Questo tipo di scelte ha suscitato però delle riserve da parte di alcuni analisti che ritengono la strada non idonea a garantire un futuro al mondo agricolo .” ????

            i riscontri reali, per adesso, sono questi.
            e la filosofia di approccio al cibo di SF non c’entra niente con il riscontro reale sull’accessibilità dei presidi. e questo discorso compare nell’intervista, si parla di prezzi e non di filosofia. il livello è quello, se non lo gradisci lamentati con bernardi non con me, io lo sto solo commentando.

          • Bé ad esempio a Terra Madre è vero che non sono invitati i prodotti ma la vedo difficile gestirli da soli senza persone che li accompagnino, ne parlino, stiano agli stand. :-D
            Persone cui viene pagato il viaggio, vitto, alloggio – che nel mio vocabolario rientrano nella categoria “sponsorizzazione”. I presidi sono ovviamente una piccolissima parte.

            Inoltre tanto per fare un copia incolla dal primo sito che mi viene in mente, Slow Fish, si parla di cosa promuove Slow Food: “alimenti freschi, gustosi e di stagione, che soddisfino i sensi e si riallaccino alla nostra cultura e identità locale,
            metodi di produzione rispettosi dell’ambiente e della salute umana, prezzi accessibili per i consumatori, ma anche guadagni equi per i piccoli produttori, che garantiscano condizioni di lavoro e di vita dignitose.”

            Tutto questo solo per puntualizzare di cosa si sta parlando – senza nessun riferimento a essere d’accordo oppure no, al fatto che ottenga davvero ciò che si prefigge, che sia giusto o sbagliato.

          • avatar gianluca

            terra madre è un evento culturale legato al cibo. non è un prodotto.
            i prodotti sponsorizzati da slowfood sono quelli da loro presidiati, con tanto di regolamente e logo in bella vista esposto sul cartellino di vendita.

            e comunque anche se prendessimo per buona la tua teoria, e non fossero SOLO quelli ma ANCHE quelli, la presa per il culo ci starebbe comunque , visto che nei TUTTI, per forza di cose, rientrano anche i presidi.

        • Oh che vuoi che ti dica. No, da quel leggo per me non sono solo quelli e per te sì. Fine della discussione, non c’è null’altro da aggiungere.

          • avatar gianluca

            non sono solo quelli significa però che sono ANCHE quelli.
            per cui, anche auto-dandomi torto e prendendo per buono il tuo punto di vista, non cambia nulla ai fini della conclusione finale.
            mi spiace :-)

  25. avatar Giulio

    1) Si può cucinare cose superiori alla media facendo meno fatica di una Parodi qualsiasi. Il parodismo si batte così.
    2) Nessuno dei due esprime opinioni su Slow food, mi pare che l’intervista sia a livello di battibecco da mercato (tanto per rimanere in tema)
    3) Non lo so, faccio anch’io la spesa al supermercato ma sul cibo come sulla salute chi guarda all’euro in più? Solo le parodine come la suddetta.

  26. avatar mungo

    la logica del titolo … Ilaria Bellantoni e´un genio o non abbiamo capito un tubo di Slow Food , mutualmente esclusi? non mi sembra cosi o sbaglio?

  27. avatar enzo

    A casa mia ce la caviamo con circa 100 euro per settimana, con poco supermarket e molto mercato, olio comprato dal produttore una volta l’anno, niente cibo industriale ma conserve casalinghe (pomodori, marmellate, carciofini, melanzane etc.) verdure a strafottere, frutta a cassette, pesce fresco anche non costosissimo, polpette, lesso, spezzatini, uova bio, salumeria rara ma eccelsa, surgelati mai. Siamo in quattro stabili, con ospiti e commensali vari che apprezzano. Il tempo si trova, se tutti danno una mano.

  28. avatar momò

    mi viene un dubbio…ma sono i prodotti slow food o a km0 a costare tanto o sono i prodotti che troviamo al supermercato a costare troppo poco?!?perché forse sarebbe anche giusto chiedersi come mai la barilla costi 1 euro mentre la gragnano 4, o la farina a 90 cent contro la marino a 3 euro…per non parlare della carne,,come farà un pollo a costare 3,99 euro al kg? e penso che il rapporto bisognerebbe farlo tenendo conto di una famiglia media, tralasciando gli estremi (ricchi e poveri) poiché le famiglie disagiate fanno fatica persino ad acquistare beni al supermercato..mentre quelle ricche neanche si preoccupano della spesa…l’intervista è stata troppo breve e mirata nello specifico a slow food per poter parlare in modo più ampio della sua filosofia( l’attenzione per l’ambiente, per la biodiversità, per i piccoli produttori..), anche perchè collaborano con molte “comunità del cibo” anche al di fuori del loro circuito. Nell’idea di Petrini, quindi, non solo prodotti certificati “presidio slowfood” ma anche sostenere altri piccoli produttori per creare cibo per il consumo quotidiano, e nella sua linea rientrano certamente i contadini che poi ritroviamo nei mercati rionali. probabilmente nell’intervista petrini ha risposto in quel modo proprio per questa sua visione aperta che va oltre al presidio, che fa parte di un progetto più ampio. sta’ il fatto che ci sbagliamo quando paragoniamo certi prodotti con quelli del supermercato, che costeranno sicuramente meno, ma hanno davvero una qualità pessima, e se guardiamo oltre, alla filiera di produzione di questi, ci rendiamo conto che il prodotto finale, a basso costo, è costato moltissimo all’ambiente, al lavoratore,agli animali,alla salute…e noi tutto questo lo paghiamo senza nemmeno accorgercene e nel frattempo sosteniamo le grosse aziende di produzione con dei ricavi enormi per loro.

  29. avatar enzo

    Se Ilaria Bellantoni è quella della foto di copertina, sono d’accordo con lei.

  30. Brava Ilaria, che non ha fatto la solita intervista in ginocchio: tirando fuori infatti un pezzo molto più originale e divertente del solito.

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