Delle due una: o Ilaria Bellantoni è un genio o non abbiamo capito un tubo di Slow Food

Non vi dico lo stupore, ieri, nel trovare dentro l‘ultimo Max, uscito a inizio mese nel nostro più meritato disinteresse, un’intervista di Ilaria Bellantoni a Carlo Petrini. La prima, ricorderete, ha scritto Lo chef è un Dio, docu-fiction sul mondo dell’alta cucina che (non) ha fatto tremare lo chef stellato Carlo Cracco, dentro le cui cucine la giornalista scesa dal tacco dodici ha trascorso un mese di stage (infatti, ormai per tutti — ahinoi — è “la stagista”), l’altro è “l’eroe dei nostri tempi” che ha fondato Slow Food.

Non so se a causa della sua proverbiale inadeguatezza in cucina, o per il ruolo di paladina della liberazione delle donne dai fornelli che la Bellantoni si è scelta, ma l’intervista acutizza una spontanea insofferenza tra le parti, odio sarebbe esagerato, che ha il risvolto positivo di smorzare l’effetto “con tutti gli onori e i rulli di tamburi del caso”, di una tipica intervista a Petrini. Oltre a segnalare delle possibili contraddizioni di Slow Food, di fronte alle quali, caro il mio piccolo lettore, ti chiediamo di prendere posizione.

A parte le scemenze cui evidentemente una giornalista che firma interviste per Max non riesce a rinunciare, tipo: “E’ vero che lei ha un vestito per l’inverno e uno per l’estate?”, la Bellantoni, dopo l’osservazione di Petrini sulla necessità di fantasia ai fornelli, puntualizza in pieno Cotto&Mangiato-style.

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“Ci vuole anche tempo però. Io lavorando tutto il giorno alla sera non lo trovo proprio il tempo per essere creativa anche in cucina”.

DOMANDA DI DISSAPORE. Quando chiediamo alle donne (e agli uomini) che lavorano di cucinare cose superiori alla media, stiamo chiedendo troppo? Dobbiamo per forza rassegnarci al Parodismo (da Barbara Benedetta Parodi) dilagante?

A Petrini, nel frattempo, inizia a scattare la carogna, non vuole mettersi nei panni della Bellantoni: “Se lei non vuole interessarsi di cucina sono fatti suoi. Non so se ho reso l’idea”.

Cerea, Carlin!

La tensione sale e la Bellantoni sfodera la madre di tutte le acidate contro Slow-Food: “Però la vostra è un’associazione di persone abbienti che sostiene prodotti di lusso destinati a una minoranza”.

Ma non è facile lasciare senza risposta Carlo Petrini.

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Il fondatore di Slow Food replica: “Noi sponsorizziamo prodotti buoni e accessibili, non si è mai pagato così poco il cibo, basta spendere con attenzione, un cibo di qualità fa risparmiare medicine e fa bene all’ambiente”.

DOMANDA DI DISSAPORE. Vi sembrano argomenti convincenti? Voglio dire, quali di queste due opinioni su Slow Food condividete?

Ilaria Bellantoni non molla la presa e stupisce: “Ma è cibo che costa di più”.

La pazienza di Carlo Petrini ha un limite, innervosito chiede: “Ma parla con cognizione di causa o tanto per parlare?”

I due discutono, lei fa la spesa al supermercato, lui al mercato al contadino, dove dice di spendere meno.

DOMANDA DI DISSAPORE. E’ vero, nella vostra esperienza al mercato del contadino si spende meno?

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Subito dopo il discorso torna sulla mancanza di tempo, ma l’accusa di essere elitario a Carlo Petrini non è andata giù. “Per mangiare cose buone, pulite e giuste bisogna dedicarvi più tempo, certo. E’ una scelta. Ho molti amici che pranzano e cenano al ristorante, ecco, loro non risparmiano di sicuro”.

Sarà mitomane più della media o forse meno stagista di quel che si pensa, ma Ilaria Bellantoni tiene il punto e per indispettire l’intervistato affonda con il peggiore insulto possibile. Uno di quelli che noi qui, su Dissapore, conosciamo bene: “Infatti io pensavo alle famiglie, non ai gourmet fighetti”.

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[Crediti: Link: Dissapore, immagini: Max]

Massimo Bernardi Massimo Bernardi

13 aprile 2011

commenti (126)

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  1. Non ho mai stimato tanto Petrini quanto ora, dopo aver letto quest’articolo, lui dice cose sensate.
    Lei le solite ovvietà del tempo e dello spendere di più (spesso balle), si trova tempo per farsi una lampada o per l’aperitivo alle 19 ma non si trova per prendere la macchina il sabato mattina e andare a far la spesa dal produttore fuori porta.

    1. Ho appena scoperto di adorare Petrini. Alla risposta “Se lei non vuole interessarsi di cucina sono fatti suoi. Non so se ho reso l’idea”, avrei aggiunto “però, a questo punto, non capisco il senso di quest’intervista….sicura di non avermi scambiato per Raul Bova?”
      Percepisco un idem sentire persino con Tommaso Farina. Che emozione. 🙂

  2. Le domande sono più o meno i soliti commenti dei fans del discount e della monospesona settimanale al centro commerciale fuori città con supercoda del sabato o domenica. Con un punto interrogativo alla fine.

    Le risposte, soprattutto “Ma parla con cognizione di causa o tanto per parlare”… da applauso! 😀

    1. il vostro amico Carlin però, con questa risposta piaciona (era certo che i suoi fan si sarebbero sdilinquiti), ha perso l’occasione di smentire tutta la schiera di quelli che voi definite “poveracci da GDO” dimostrando loro che si può spendere meno comprando bene. ha fatto la battuta e quale messaggio ha fatto passare? nessuno.

    2. Diciamo che dopo la ottomilionesima volta che si sente la stessa domanda -a cui volendo si poteva già trovare risposta altrove – credo persino da parte dello stesso interlocutore- uno giustamente si dovrebbe rompere i maroni.
      Se uno vuole provocare si riceva pure un certo tipo di risposte. Non necessariamente da Petrini.
      In generale dico.

      Peraltro io comunque non faccio parte della schiera di quelli che ogni weekend vanno per malghe e mercati in ogni angolo sperduto del pianeta.
      Semplicemente so bene che tra essere maniacali e mangiare la prima cosa che capita ci sono tante sfumature.
      E che spesso la mancanza di tempo è una scusa per mascherare disinteresse.
      Legittimo, ma basta ammetterlo non farlo passare come “impossibilità oggettiva”.

    3. beh, ma allora quando intervistano un attore per promuovere un film, chiedendogli sempre le stesse cose, mille volte nella stessa giornata, lui sarebbe autorizzato a rispondere “ahò, e che palle, vattelo a leggere su Variety?”

    4. che poi Max non sia la prima fonte che un appassionato di cibo consulterebbe, siamo d’accordo, ma proprio perché è destinata a quelli che si mettono la tuta bianca e le LA Trainer la domenica mattina per l’aperitivo, quale migliore occasione per far capire anche a loro che c’è tutto un mondo oltre?
      invece lui no, si siede sul trono di uova di Parisi e si chiude.

    5. Diciamo che se c’è il tour promozionale di un film ci si può aspettare che alla conferenza stampa più o meno arrivino le stesse domande.
      In interviste generiche, invece, per me potrebbero tranquillamente rispondere tutti così all’8milionesima stessa domanda!

      Perché il compito di un giornalista, qual è se non è quello di andare a scavare fra le cose non dette e fra i reali punti deboli – che ci sono, anche nello Slow Food-pensiero?
      Perché dovrebbe essere pagato per riscrivere le banalità che senti in qualunque bar?

      Le domande nate per comprendere meglio meritano risposta articolata, quelle solo per polemizzare no.
      Se uno non è disposto ad ascoltare tanto troverà il modo di rigirare la cosa e mostrare che le altre sono stupidaggini, senza cambiare di una virgola.

    6. la Bellantoni ragiona col gloss di Dior che le intasa le sinapsi, e lo sappiamo, ma è proprio questo che lui avrebbe dovuto sfruttare per sm.are lei e le sue seguaci. invece dà risposte chiuse che non comunicano nulla.

    7. Magari! Le sinapsi al gloss di Dior credo che darebbero più colore e vivacità alle domande!
      Queste sono le solite.
      A domande noiose, seguono solo risposte serie noiose.
      Io le risposte così almeno le ho trovate divertenti.
      E comunque vere. Se uno vuole può cogliere il messaggio anche da queste!

    8. “parla tanto per parlare” è una risposta seria?

    9. No, appunto.
      Una risposta seria sarebbe stata per forza tipo prete che vedendo il peccatore provocatore cerca di convertirlo. Quindi, una noia. Questa invece è stata carina, come risposta.

    10. SONO UNA POVERACCIA SFIGATA, faccio la spesa all’ ESSELUNGA perche’ il mio STATUS SOCIALE non mi permette di non lavorare e passare invece la settimana al mercatino dei contandini a scegliere le delizie da cucinare.

      PERO’…pero’ cucino da DIOOOOOOOO!! cose buone sane e belle e risparmio.

      GUMBO CHICKEN sei solo un pollastro d’allevamento e non a Terra da BATTERIA

    11. Scusa ma…io ho scritto già oggi che vado anche all’Esselunga perché non ho sempre tempo di mercato e che la vera differenza sta nel dedicare tempo a imparare a cucinare meglio. Quindi che mi stai a dire quello che già faccio?
      Se poi questo significa essere polli d’allevamento, ok, sai chem’importa del giudizio altrui!

    12. ciao, io sono di Torino e ti scrivo solo che mio padre, di 60 anni, operaio, ha passato 40 anni della sua vita a fare 10 km con i mezzi pubblici per andare a comprare dai contadini tutta la frutta e verdura di stagione…e se non fosse che oggi ha l’orto continuerebbe a farlo…non ci nascondiamo dietro ad un dito…perchè la scelta di andare in un centro commerciale piuttosto che fare un giro in più anche solo al mercato rionale è solo una scelta di comodità. si tende ad andare in un unico posto dove comprare tutto il necessario, a discapito della qualità..anche perchè la verdura al supermercato è brutta e per niente economica, per non parlare del pesce…ed io seguo mio padre, e lavoro, e se devo risparmiare sicuramente taglio su altri beni, come la benzina, e non uso la macchina, ma mai taglierò sul cibo.

  3. Le mie risposte alle domande di Dissapore:

    1) Per niente: ad esempio, ieri sera, tornato al lavoro alle sette e mezza, ho aspettato la mia compagna che tornava alle otto e 30 e, mentre lei si faceva la doccia, ho cucinato spaghetti Martelli con aglio, olio di Buti, peperoncino e colatura di alici di Cetara: puro godimento del palato, piatto velocissimo da preparare (10′).

    2) Quoto totalmente Petrini.

    3) Faccio la spesa il sabato al mercato contadino di Pisa sull’Aurelia, prevalentemente formaggi (di pecora, eccezionali), erbe di campo, frutta e verdura di stagione, talvolta uova e carne e ho constatato di persona che il mercato batte il super/iper non solo nella qualità ma anche, in assoluto, nel prezzo; in più, la verdura e la frutta che compro la mercato contadino, molto più saporita, dura di più e non si ammuffisce il giorno dopo come quella del supermercato.

    1. Il peperoncino negli spaghetti di dov’era? 😎

    2. Ego te absolvo a crimine gastrofighettismi… 😎

    3. Un attimo… sto solo aspettando che un mio amico mi fornisca di piantine di peperoncino abruzzese e aglio di Sulmona per il mio orto…

    4. Vabbe’, ma farselo mancare e rivolgersi al Ducros, è roba che comunque merita penitenza…

    5. ma se sei di Pisa non dovresti aver bisogno del peperoncino di Sulmona! scendi fino a Bibbona e vai da Peperita: hanno un sacco di varietà…a me è stato regalato l’habanero…fantastico!

    6. io compro l’aglio rosso di sulmona, è buonissimo.
      lo trovo alla coop senza tanti sbattimenti di andare chissàdove.
      ah, per rimanere in tema è anche marchiato slowfood (e costa il triplo rispetto a un aglio rosso “normale”, sempre per rimanere in tema….)

    7. Accidenti, l’habanero…. roba seria.

      Non è che per caso hanno anche il Naga Jolokia? O anche un Naga qualsiasi, tanto è sempre 10 volte più forte dell’Habanero e lo hanno portato le comunità del Bangladesh, ce l’hanno loro e si chiama anche Peperoncino Serpente.

    8. Grazie per l’indicazione, ma diobòno son 70 km di Aurelia! Magari quando andrò giù in Maremma ci farò un pensierino.

      L’aglio rosso di Sulmona qui non lo trovo nei supermercati: al Carrefour per curiosità ho comprato una treccia di aglio francese affumicato , anche se cuocendolo ho notato che l’aroma di affumicato si perde, meglio forse a crudo nelle bruschette o in certe insalate.

  4. Grande carlin!
    Certo che lei e’ ben ben antipatica e malata di Parodismo acuto…..

    1. diciamo che anche lui non è proprio affabile, ma trattandosi di Petrini voi lo giustificate.
      aveva l’occasione per sm. la Melissa P della padella e se l’è giocata.
      qui è una bella gara tra chi è più irritante. ma voi non lo ammetterete mai.
      lungi da me difendere la Bellantoni, che manderei volentieri a lucidare le Gucci in vetrina a 40 gradi, ma la risposta di Petrini “se a lei non interessa sono fatti suoi” è francamente un po’ povera.

    2. credo che non potrò mai stimare la Bellantoni, visto il tenore di domande che pone e l’arguzia Mariano DeFilippesca che dimostra nel saper tener le redini di un’intervista, nè tanto meno Petrini. Slow Food nasce a parer mio da buoni e giusti propositi poi è venuto il marketing, la mania di protagonismo e… i soldi, che come sempre rovinano anche le storie più belle.

      su una cosa sono d’accordo: il tempo per cucinare “bene” si trova, basta averne la voglia; come per tutto il resto.

    3. la bellantoni stile maria de filippi? ma non scherziamo proprio, la de filippi è una professionista, questa chi è?

    4. Pensa tu che pure questa è una (giornalista) professionista, il che aggiunge l’ennesima freccia all’arco di coloro che si battono per l’abolizione dell’Ordine…

    5. Si, Petrini invece è un simpaticone… per una volta che trova qualcuno che non gli lecca il culo si irrita all’istante…

  5. Sono stufo delle domande idiote dei giornalisti. Petrini ha risposto come gli pareva, io al posto suo non avrei proprio accettato l’intervista: ‘sti cazzi di Max e della Bellantoni!

    1. il punto è proprio questo Stefano, se accetti di rilasciare un’intervista… poi Petrini è libero di rispondere come vuole, questo non gli garantisce però di essere esente da critiche.

  6. il genio è petrini che usa la bellantoni e spero a questo punto che il lavoro dell’intervista della bellantoni sia stato retribuito…
    mai darla gratis…nemmeno alla sinistra 🙂

    1. ma la usa per cosa? non mi sembra che abbia fatto un grande sforzo a sostegno della sua teoria. lei sarà idiota e farà domande idiote, ma la spocchia di lui non è che porti tanto lontano.
      se l’intervista fosse stata per assurdo a ruoli invertiti voi avreste gridato “come osa quella scema rispondere così al guru?”.

      se chiunque altro avesse detto la frase “la cucina è l’arte di rendere meno tristi i prodotti di stagione” sarebbe subito partita la vostra crociata anti-ca..ata.
      perché, ammettiamolo: che vuol dire quella frase?

    2. idiota lei e spocchioso lui…insomma viviamo proprio nell’era del sado maso maschile vs femminile o in versione bunga bunga dove il caro premier è in veste adorante delle sue fanciulle o in versione eyes wide shut dove petrini si maschera in un giornale da QI discutibile per bistrattare la sua baccante di turno.
      ci sono vari modi pare oggi per mettersi alla corte dei potenti di turno, diciamo che la bellantoni ha cambiato le regole del gioco e questo già mi incuriosisce .
      sul fatto delle domande e delle risposte sono stati bravi entrambi perchè hanno aderito completamente allo standard del magazine che li ospita .
      @bernardi
      la prossima volta invita i tuoi lettori ad accompagnare i testi con dei fumetti tipo manga erotici perchè sarà un mio delirio ma leggendo l’intervista io visualizzo petrini mascherato con voce severa mentre lei nuda balbetta imbarazzata.
      ribadisco bravi!!!!

    3. È perfetta, cosa ha che non va quella frase? Basta saper leggere.

  7. Io al mercato del contadino del circo massimo a roma vado la domenica o il sabato e cerchiamo di pianificare pasti peralmeno 3 -4 giorni , spendiamo meno della gdo e compriamo materie prime di qualita’ superiore , il resto dei giorni cerco di organizzarmi come posso ma ( esempio personale ) se mi capita che una sera sono in ritardo e voglio farmi un risotto posso anche usare un brodo di dado e pazienza…. cerco di evitare il glutammato il piu’ possibile e ci riesco ma non mi sento in colpa a volte se mi capita di usarlo ,,

    Petrini per me è un talebano convinto che fa bene ad esserlo , nel senso che difende a spada tratta le sue idee e la sua filosofia di cibo , se fosse troppo accomodante non avrebbe senso per lui essere il patron di slow food , quindi fa bene a cercare coerenza

    1. Per mia fortuna io ho il “dado vegetale” fatto in casa da mia “suocera” (in pratica una salamoia ristretta di verdure ed erbe aromatiche cotte e conservate in vasetti), e spesso congelo i brodi avanzati di verdure/carne/pesce. Stasera però utilizzerò la risottiera per un riso e pollo al curry, con riso Galileo comprato a Vercelli, curry di Madras e pollo nostrale del macellaio di fiducia, non dovrei metterci più di 45′.

    2. …Attento perchè se congeli, potresti beccarti una denuncia per frode alimentare…..e se consigli di farlo un’altra denuncia per istigazione ….e ricordati di mettere l’asterisco sul menù quando hai ospiti a cena…..

    3. E pensa che stasera mi mangerò gli avanzi della sera prima, accompagnato da una birra Duvel…
      Errata Corrige: il riso non era Galileo, era l’Apollo (un mio lapsus mnemonico).

    4. io per il risotto se non ho tempo per il brodo uso acqua e sale, con un buon soffritto di partenza, il risultato finale non è poi tanto diverso. il dado mai, mi fa schifo.

  8. comunque per me slowfood è assolutamente elitario, ma non lo trovo un difetto, anzi

    1. ma lo è, infatti. e non è un difetto. ma perché vergognarsene e volerlo far passare come grande movimento di democraticizzazione del cibo di nicchia?
      non è così. chiedetelo alla gente di Sulmona che magari fino a un anno fa comprava l’aglio a prezzi normali e ora se lo vede triplicare.

    2. E quale aglio comprava la gente di Sulmona? Sicuramente non quello rosso che era una specie destinata a scomparire dal mercato. Non mi pare che Slow Food valorizzi alimenti già diffusi gonfiandone il prezzo, ma che vada in cerca di alimenti e lavorazioni in via d’estinzione, valorizzandoli e facendoli conoscere, anche all’estero, creando nuove opportunità di lavoro e riscoprendo sapori altrimenti perduti. Se i prezzi sembrano eccessivi, e a mio parere non lo sono, si può continuare a comprare l’aglio cinese al Lidl, ed a pensare che quello sia il prezzo giusto (in realtà gonfiatissimo)…

    3. i prezzi sono alti, non sono eccessivi. sono due cose ben diverse.
      la qualità si paga e quindi non è un eccesso. un prodotto scadente venduto a prezzi alti, quello è un eccesso.
      ma quando vendi a prezzi alti (e non c’è nulla di male a farlo, vista la qualità elevata), non puoi negare che la direzone della tua proposta sia elitaria.
      è questo che si critica.

    4. Ma così affermi in pratica che la qualità è solo per ricchi, così è il tuo discorso ad essere elitario: i prezzi possono essere più alti rispetto all’iper o al discount, ma se si ragiona così e si vuole, per esempio, l’olio EVO a due euro al litro, non si uscirà mai dal circolo vizioso dei bassi prezzi, qualità bassa, bassi stipendi e basso o meglio nullo ricavo per chi produce beni alimentari: il che poi porta alle famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese, che non è certo colpa di Petrini, ma qui si dovrebbe fare un discorso un po’ più articolato e abbastanza OT.

      Per i prezzi poi rispondeva a jade, che sembrava sostenere che Slow Food faccia aumentare i prezzi dei prodotti che presidia, in realtà senza Slow Food tali prodotti non esisterebbero più semplicemente. Mi si lasci dire che certi riferimenti alle famiglie a basso reddito mi sembrano un po’ populisti, a questo punto possiamo anche citare i bambini poveri del Biafra… Io penso che la qualità nel cibo non deve essere considerata un lusso e che mangiare bene sia alla base di una accettabile qualità della vita e che valga la pena spendere un po’ di più per il cibo che per altre cose: io e la mia compagna siamo una coppia che con due stipendi non arriva a 3000 euro, casa in affitto e auto a metano, sto bene ma non penso di appartenere ad elite particolari e so di potermi permettere almeno il lusso giornaliero di una pasta Martelli a 4,20 euro il Kg.

    5. ma chi è che vuole l’olio EVO a due euro al litro ?
      ma qui stiamo dando i numeri !!!
      ho scritto che la qualità non è per la massa. stop. è un dato di fatto.
      non ho mai scritto che vorrei che lo diventasse, semplicemente trovo ipocrita chi non lo ammette.
      è così difficile da capire?
      in tutti i settori la qualità elevata non è mai un bene accessibile a tutti. io la vedo così.
      se tu non la pensi così, amen.
      le accuse di populismo poi sono ridicole. dovresti rimanere più sull’argomento, stai divagando.

      ps: la pasta martelli è buonisimma ma è fatta con grano duro canadese. petrini non ti ha istruito poi così bene! 🙂

    6. “ps: la pasta martelli è buonisimma ma è fatta con grano duro canadese. petrini non ti ha istruito poi così bene!”
      Ok, ho capito che non vuoi o non puoi afferrare la complessità del pensiero e della filosofia complessiva di Slow Food e di Petrini, ma preferisci discutere di volta in volta dei singoli concetti ed affermazioni (i presìdi, il km zero) senza un minimo di contestualizzazione e approfondimento, il che, tra parentesi, è proprio l’approccio utilizzato dalla Bellantoni nell’intervista.

    7. ripeto per l’ennesima volta che non sto criticando “la complessità del pensiero e della filosofia complessiva di Slow Food e di Petrini”, questa è una tua divagazione.
      ho ribadito più volte che acquisto i loro prodotti e la mia ammirazione per il loro metodo di approccio al cibo (“dio santifichi slowfood” non ti sembra abbastanza?).
      possibile che non riesci a capirlo?
      io sto facendo un ragionamento molto più pratico e non per questo da considerarsi inferiore a quello che tu ritieni essere il concetto filosofico globale.
      lo spunto pratico deriva dall’intervista della bellantoni, e il thread è stato aperto riguardo a quelle parole, a quella intervista, suddiviso chiaramente per domande e risposte.
      se io sto analizzando quello è solo perchè sto rimanendo sull’argomento del thread, e non perchè “non posso afferrare la complessità del pensiero”. credo che tu ti stia sopravvalutando senza ragione.

      l’ipocrisia che sto criticando non è mai stata riferita alla filosofia complessiva di slowfood, ma alle parole esatte di petrini, riferite all’accessibilità dei presidi. stop.
      sei tu che cerchi di estendere le mie critiche al resto, per poi accusarmi di non comprendere il pensiero globale. ma io del pensiero globale non sto proprio parlando, se non in termini positivi, per cui le tue accuse sono del tutto insensate.
      è questo che devi capire.

      per quanto riguarda la pasta martelli, mi spiace ma qui pecchi di ignoranza.
      il fatto che i fusilli a mano realizzati con grano italiano siano un presidio e che una pasta realizzata con grano canadese non lo sia NON E’ UN CASO, tutto rientra perfettamente nella “filosofia complessiva di slow food” che ti vanti di conoscere bene ma che in pratica dimostri di non aver propriamente capito.

      in conclusione, non è necessario pensarla nello stesso modo.
      ma per ribattere è necessario almeno capire di cosa stiamo parlando. ossia di un’intervista.

    8. Ah il discorso proseguiva in questo thread?
      Per me vale la stessa risposta che ho scritto
      qui

    9. @dink
      Premesso che quando leggo “non puoi afferrare la complessità del pensiero e della filosofia complessiva” (a proposito di chiunque) la mano corre alla pistola (cit), giudico estremamente corretto, direi socratico, discutere “dei singoli concetti e affermazioni” senza avventurarsi nell’empireo di teorizzazioni più o meno fumose e prive di riscontri.
      Se leggo sul sito SF che “il piacere alimentare […] va democraticamente perseguito per tutti nel mondo. Non è eresia lavorare perché anche i più poveri ne possano godere”, permettimi di evidenziare che il prezzo è elemento centrale del quadro. E non può essere “accantonato” sull’onda di una presunta “complessità del pensiero e della filosofia complessiva” di chi lo scrive.
      Quanto sopra non costituisce un attacco a SF, bensì una risposta all’ipocrisia di non voler ammettere che la qualità costa, non si sposa con la quantità, e che quindi il cibo promosso da SF è elitario per definizione.

    10. Dunque, premesso che entrambi leggete “non puoi afferrare…” quando scrivo “non vuoi o non puoi afferrare…”, che preferite ignorare le numerose altre inziative di Slow Food per la “democratizzazione” del piacere alimentare nel mondo, che anche la bassa qualità ha un costo enorme in termini di salute e di sprechi, che ad essere elitario è il pensiero che la qualità sia roba solo per ricchi, io mi fermerei qui, sono stanco e le pistolettate non mi garbano, e poi sì ho capito che io e gianluca parliamo di cose diverse, allargare un po’ il discorso per comprendere meglio non si può, e allora abbassiamoci pure a livello delle interviste di Max, la Bellantoni ve la meritate proprio tutta.

    11. A parte che “vuoi” è anche peggio di “puoi”, perché introduce il concetto di mala fede, continui a esprimere principi (“democratizzare” ad es), senza portare esempi concreti nel merito, cioé qualità SF a prezzi bassi. Quanto al costo, se tu parli delle externalities se ne può discutere, ma finora il discorso è stato limitato a “prezzo di vendita, potere di acquisto del consumatore”. Non è elitario il pensiero che la qualità sia roba da “ricchi”. è realtà. che poi non sia eticamente accettabile: concordo con te.
      Quando copi Nanni Moretti, aggiungi “cit.”, altrimenti è plagio 😉

    12. @dink:

      il livello della discussione parte dal livello del thread: un’intervista della bellantoni e le risposte di petrini (non l’ho aperto io il thread, lamentati con bernardi se vuoi).
      io sto commentando quelle.
      per quanto il livello delle domande ti possa sembrare superficiale, in realtà evidenzia un problema reale, che tutti possono verificare, ossia il prezzo elevato dei prodotti da loro sponsorizzati.
      la teoria, la filosofia, il progetto, sono sempre discorsi interessanti, ma se non c’è un riscontro reale, restano solo ARIA FRITTA.
      per ora l’unico riscontro reale dei prodotti da loro sponsorizzati in termini di “accessibilità” (la parola è stata usata da petrini, lamentati con lui se vuoi) è il prezzo di vendita.
      e questo prezzo si aggira dal triplo a N volte tanto il prezzo di un corrispettivo prodotto da loro non sponsorizzato.
      questa è la realtà in questo momento, stop.
      e non c’è niente di male in questo, anzi io lo trovo naturale.
      però bisogna ammetterlo, altrimenti si pecca appunto di ipocrisia, l’ipocrisia di affermare di non essere elitari.

      se non la pensi così, AMEN.
      ma non rispondermi ancora con la “filosofia complessiva di slowfood” oppure bullandoti di ragionare su chissà quali livelli o di avere chissà quali capacità di allargare i discorsi, perchè non è quello l’argomento della discussione.

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