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Ho una notizia per voi: il più famoso ristorante del mondo, El Bulli in Costa Brava, Spagna, ha i conti in rosso. Ne ho un’altra, il più famoso cuoco del mondo, Ferran Adria, spera di farli quadrare aprendo una PIZZERIA a Barcellona con il fratello Albert.
Ho anche una domanda per voi. Possibile che con due milioni di richieste l’anno, El Bulli abbia i conti in rosso? Poi dice che uno grida alla montatura. Ne ho un’altra. Possibile che per farli quadrare, Ferran Adria, l’osannato profeta della cucina molecolare spagnola, si metta a sfornare pizze come un qualsiasi Ciro italiano?
Non mi resta che attendere la prima recensione: ci incarterò il pesce, questa volta.
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No…vi prego, la pizza molecolare no!!!
e perchè no !! la zuppizza di Scabin è buonissima !!
e poi l’archetipo del pizzaiolo napoletano è ormai relegato ai libri di tradizione popolare !!
Mah! Non è che per principio sia contro l’innovazione anche per un prodotto dalla grande storia e tradizione come la pizza.
E’ anche vero che il livello delle pizzerie a Napoli, che dovrebbe esserne la patria, non è eccelso ad uso e consumo del turista che comunque continua a trovarla migliore che altrove…
Ben venga quindi Adrià se è in grado di stupirci ancora.
Io sono molto curioso ma non vorrei che il buon Gennaro Esposito (qualcuno dice Raffaele), che non è il bisnonno del nostro amico ma il papà della pizza napoletana (1889), si rivolti nella tomba…
è vero che magari non è più come 20 o 30 anni fa,maurizio ma la pizza a Napoli resta sempre sopra la media,basta entrare in una pizzeria a caso,anche sotto casa mia al vomero, non solo dai più famosi(michele,sorbillo,presidente,di matteo,la notizia ecc)e la pizza è 100 volte più buona di quella che ho mangiato in giro..sia per l’Italia che all’estero..e intendo anche nella stessa campania,ad esempio in costiera non sono mai riuscito a mangiare una pizza sopra la media…magari la settimana prossima mi ritrovo ferran e albert sotto casa intenti a rubare i segreti dela pizza perfetta a Gennaro che di anni ne ha 29 e fa una pizza che è “nu babbbà..”
Certo che sì! Ho letto anch’io questa notizia a pag. 22 de La Stampa – a firma di G. Padovani, e la pizza molecolare non c’entra. Sempre l’articolo riporta che gli Adrià sono “in missione in Italia” in cerca di spunti, idee e troficità per la loro nuova iniziativa…
E qui mi sa che meglio del mitico Gabriele di Roma non c’è nessuno
Beh, prima il pasticcere, poi il pizzaiolo… non mi stupirei mica di vedere Adrià fare la spola tra Pizzarium e Bir&Fud…
ué ferrannnee!
al cingue la quattro stagggioni era senza in carciofini!!!
le corna che tiieenii!!!
allbbert!!
curnutone!!
a bucchina scurnacchiata e mammatte!!
achitemmuort!
ahahahahahahahahhaha…bellissima
ora che la pizza e le pizzeria abbiamo il food cost più basso del mondo non ci vuole una laurea per capirlo…
semmai inquieta di più il fatto che non tornino i calcoli con il fatto che sapranno sempre in anticipo il numero dei clienti, lo potessi fare io nel mio locale, altro che El Bulli!
Ma delle due milioni di richieste all’anno, ne vogliamo parlare?
Aveva ragione chi diceva di aver visto il ristorante mai pieno?
Due milioni mi sembra una cifra grossa. Ma pare che sia davvero dura trovare un posto… anche se il rapporto cinquanta cuochi cinquanta clienti anche il ragioniere del mio lattaio sa che non può mai fare cifre nere.
Caf, non lo dico io: lo dichiarò lui stesso da Fazio.
infatti, e anche allora mi parve una cifra esorbitante. dubitavo della fonte non del (augusto) cronista.
El Pizzaiolo. Olè
adesso gli spagnoli ce la meneranno che sono piu’ bravi a fare la pizza, esattamente come dicono ai francesi che il cava e’ meglio dello champagne…
Su quei due milioni io ho sempre la sensazione a un problema di traduzione non brillante da Fazio: magari intendeva contatti, consultazioni, tentativi sul sito.
Duecentoventi euro a cliente e una persona e mezzo al suo servizio, più materie prime eccetera, mi sembra difficile starci con i conti.
Stigmatizzare e sbeffeggiare Adrià non pizzaiolo, ma imprenditore nel ramo pizzerie, potrebbe anche significare da un lato che non ci rendiamo conto di quanto sia importante la pizza nel mondo, sia dal punto di vista qualitativo che di immagine, dall’altro e di conseguenza, che in Italia riteniamo la pizzeria una cucina di basso livello, e forse nella grande maggioranza lo è, o abbiamo consentito che lo diventasse.
Stai a vedere che poi scopriremo tutti la “pizza dei quartieri spagnoli”, quelli di Barcellona.
Due cosine:
la prima riguarda i due milioni di richieste…anche sul libro è ben messo in evidenza…anche se credo anch’io si tratti di contatti non di prenotazioni.
la seconda riguarda l’Adrià imprenditore con il fratello…beh, il bar a tapas di Barcellona esiste da tempo…e non mi sembra sia l’unica attività.
Terza cosina (m’è venuta in mente adesso): a Barcellona la pizza “decomposta” c’è già, la presenta in un bicchierino Paco Guzman al Santa Maria.
BASTA. BASTA . CONTI IN ROSSO? …..NON HO VISTO IL CONTO SOCIETARIO…QUINDI…MI SPIACE NON POSSO SENTENZIARE. MA UNA COSA E CERTA CMQ SIA MI PIACEREBBE STRIGERGLI LA MANO.
Beh, i conti in rosso non sorprendono, questa crisi sta passando con un pettine e denti fitti tutti i settori, e quelli nei quali on si badava a spese perché i ricavi lo permettevano, oggi pagano pegno rispetto a chi sta sul mercato con altri criteri, direi più manageriali.
Non credo sia il primo caso che sentiremo, secondo me troppi ne seguiranno. Adria’ che apre una pizzeria per quadrare i conti, o un Blumenthal che si fa fregare da una intossicazione alimentare causata da incuria (segno evidente di risparmio becero, a mio avviso), sono segnali da non sottovalutare.
Noi abbiamo di che discutere del GR, presto penso anche di altri.
Mi preparerei, piuttosto, a premiare chi sopravviverà al meglio, in questo settore, chi ce la farà a trovare la formula giusta per servire sempre la qualità per cui è noto, contenere i costi, e continuare a lavorare… con profitto, ovviamente.
Blumenthal aveva semplicemente un dipendente malato che ancora, vista la incubazione di 24-48 ore del noravirus, non sapeva di esserlo. Ora se uno deve fare le analisi, presumo delle feci, ai dipendenti tutti i giorni, allora si tratta di incuria, altrimenti di fatalità, visto il milione di casi all’anno di infezione del suddetto virus. Insomma non credo che sia incuria per risparmiare sulle spese, via.
Fabrizio, hai ragione quando nomini il norovirus, ma sai anche se lavori nel settore che la trasmissione del suddetto virus avviene per contatto e contaminazione crociata. Non è, quindi, solo un problema di incubazione ma anche di permanenza del virus nell’ambiente per i periodi che hai detto, il che indica l’uso di disinfettanti non idonei per la pulizia permanente del locale, soprattutto a fine turno. In particolare, ipotizzo l’impiego di alcoli isopropilici invece di cloro attivo o iodofori su alcune superfici. Tutte quelle persone intossicate, perciò, indicano secondo me una incuria notevole, perché si tratta di contaminazione crociata ripetuta nel tempo, altrimenti già alla fine di un turno la cosa sarebbe finita, e invece così non è stato. Hai anche ragione a dire, però, che sono stato forse affrettato a concludere che l’incuria deriva da un risparmio becero. Posso solo dire, però, che i detergenti che non ti mettono per niente al riparo dai virus, così come non far trattenere qualcuno a pulire per spendere meno di personale, o non controllarlo, è una delle forme di risparmio più comuni che si vedono dietro le quinte di un qualsiasi ristorante.
Mi permetto una osservazione di tipo ragionieristico gestionale: se i grandi ristoranti sono imprese, addirittura indutrie, allora è normale che ci sia un ramo d’azienda che investe, e uno che monetizza: ad esempio il ristorante perde cento per costruire un “marchio” che rivenduto in altri ambiti ricava centouno.
La segmentazione dell’offerta è uno strumento di gestione d’impresa: in campo automobilistico, ad esempio, è il fulcro stesso dello sviluppo dei costruttori.
Vissani ha trovato pace quando ha potuto vendere il prodotto televisivo Vissani (ad altissimo valore aggiunto) a fronte del prodotto Casa Vissani sistematicamente – si dice – con numeri rossi.
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