Luca Digesù (e Focaccia Blues), una storia così vera da essere inventata?
Sedetevi e respirate prima di continuare. Presente Luca Digesù, il piccolo fornaio di Altamura, in Puglia, che nel 2005 costrinse alla chiusura per mancanza di clienti il locale McDonald’s, la cui storia ispira il film presto nella sale, Focaccia Blues, “cinefocaccia più divertente di qualsivoglia cinepanettone”, definizione dello scrittore Camillo Langone letta questa mattina sul Foglio? Stando a un commento lasciato su Dissapore la sua storia sarebbe completamente inventata. Non possiamo confermare la teoria di Clara, questo il nome della commentatrice, ma abbiamo scoperto che più di qualcuno accredita la sua versione.
Sono nata e vivo ad Altamura e ci terrei ad informarvi che la storia del piccolo fornaio altamurano che sconfigge McDonald’s è completamente inventata. Bella, affascinante, intrigante ma completamente inventata.
Quando il piccolo fornaio ha aperto la sua rivendita, era già stato deciso di chiudere il McDonald’s di Altamura perchè ipertrofico. Abbastanza frequentato ma non a sufficienza. In città lo sapevano tutti e lo ha confermato subito dopo la chiusura il manager responsabile che ha ammesso l’errore di valutazione. Aspettavano solo che scadesse il contratto, due o tre mesi dopo. Occupava una superficie sconfinata, in centro, con un affitto elevatissimo. Figurarsi che ora nello stesso locale ci sono, comodamente, una banca ed un negozio di abbigliamento. A Bari, l’unico McDonald’s della città occupa una superficie dieci volte inferiore.
La trovata pubblicitaria per lanciare il piccolo fornaio, è frutto della mente vulcanica di un buontempone (che conosco molto bene) che ha fatto anche il giornalista per un importante quotidiano nazionale, che non esiste più. Spesso inventa notizie affascinanti, ma quasi sempre non ci crede nessuno. In questo caso la cosa gli è sfuggita di mano: prima ci è cascato (non so quanto in buona fede) un ex collega che l’ha pubblicata su di un famoso settimanale nazionale, poi ci è cascato un ignaro giornalista di Liberation e infine ci è (quasi completamente) cascato un giornalista del New York Times. La notizia ha fatto il giro del mondo ma, ripeto, era inventata. Sarebbe stato bello che fosse vera. Adesso fa comodo continuare a diffonderla anche perché ha un grande fascino: Davide che sconfigge Golia e cose simili. Diventare famosi fa piacere a tutti.
Ho due figli adolescenti e vi posso garantire che loro e tutti i loro coetanei, la focaccia non sanno neppure cosa sia. Preferiscono ingozzarsi con equivoci panini e pizzette scongelate (prodotte chissà dove con chissà cosa) in rumorosi locali sempre pienissimi. Nel locale di McDonald’s, almeno l’igiene era garantita, i lavoratori avevano un contratto, venivano pagati regolarmente e non erano sfruttati lavorando più del previsto. Nei locali che frequentano i nostri figli, tutto questo non è quasi mai vero. E lasciamo perdere anche la qualità di certi prodotti da forno venduti in alcune panetterie (compresa quella del piccolo fornaio).
Andate a vedere il film, ma sappiate che NON si basa su di una storia vera.
Clara scrive cose vere? Possibile che dal 2005 ogni giornale— perfino il New York Times—abbia preso un abbaglio? Noi continueremo a chiedere, ma lì fuori, per caso c’è qualcuno che ne sa di più?












Bernardi ha scritto:
se la storia vera di Luca Digesù (e Focaccia Blues), fosse completamente inventata?
Non lo so…
dipendesse da me, anche se fosse non farebbe una gran differenza. Tenterò di spiegarmi: a livello emotivo, il montaggio del trailer era assai coinvolgente; io ad esempio è tutta la settimana, che canticchio se vai a teatro… schioccando le dita a mo’ di Enzo Arbore.
Cosa intendo dire? Non sono più influenzabile di chiunque altro, no davvero; ma non c’è desiderio di ulteriori disillusioni sociali, al momento, persino in un cinico – no, cinico può suonare compiacente… asociale, rende meglio – persino in un asociale quale mi riconosco.
Questa di Altamura, era una piacevolissima suggestione…
Clara ha scritto:
adesso fa comodo continuare a diffonderla, anche perché ha un grande fascino;
Davide che sconfigge Golia e cose simili.
…
piacevolissima, dicevo.
Pertanto: potrà anche fare comodo, continuare a diffonderla; ma fa ugualmente piacere, almeno nel mio caso, continuare a crederci. E mentre di solito sono tutto contento, quando mi si evita di abboccare a ‘na storiella spacciata per vera,
stavolta tentenno.
(’mazza che lagna m’è uscita…)
“a bari il mcdonald’s occupa una superficie dieci volte inferiore”
Ammettendo che il mcdonald’s di bari sia 50 mq (e non credo che lo sia), stiamo dicendo che quello di altamura era 500mq?
Inoltre, che io sappia, il mcdonald’s e’ un’azienda il cui scopo e’ fare profitto, un mcdonald’s non chiude “perche’ ipertrofico”, ma perche’ non vende abbastanza e non rientra nell’investimento. Se i tipi di mcdonald’s, che cretini non sono, avessero creduto che ad altamura ci sarebbe stato un mercato (dici tu che era “abbastanza frequentato”), di sicuro ne avrebbero aperto uno piu’ piccolo, sempre ad altamura.
Evidentemente questo mercato non c’era (ammeno da quello che leggo dal tuo intervento); allora e’ da chiedersi, perche’ ad altamura la gente non va al mcdonald’s? E perche’ lo Starbucks non c’e’ in Italia? Forse la risposta e’ simile, forse no.
insomma, alla fin fine chi se ne frega se è vera, anche solo parzialmente, oppure no. il mondo è pieno zeppo di notizie gonfiate ad arte o create dal nulla.( abruzzo docet ,dove di sciacalli era si piena l’aria ma avevano in mano uno strano strumento: il microfono) mi stupisco che ci si stupisca. e poi mac.usa molta aggrrrressività non solo nella pubblicità. e io sono solo contento che almeno a bari, per il momento, abbia toppato. certo che i nomi, ragazzi…. questo tipo si chiama Digesu’ ed è perfino banale dire che altro lavoro non poteva fare, se non moltiplicare pane. sarebbe invece interessante sapere se ha un fratello, con pescheria al seguito.
Mi sono imbattuta in un articolo pubblicato, su di un periodico on-line della mia città, il 17 gennaio 2006. Non l’avevo letto prima, ma dice più o meno le cose che ho detto io. Il giornalista, un serio professionista che scrive anche sulla Gazzetta del Mezzogiorno, è solo un po’ più romantico e campanilista di me:
http://www.notizie-online.it/economia/mcdonald-ad-altamura-ecco-come-ando-davvero.html
Il mc donald’s di Altamura occupava una superficie di 550 mq. Nel 70% dei locali aperti in Italia l’iniziativa nasce da un imprenditore locale che chiede di poter utilizzare il marchio a determinate condizioni. Spetta a lui realizzare il business plan. Agli americani interessa che paghi le royalties.
Comunque, si sappia che non sono una fan di mc donald’s. Infatti per poche volte che ci sono andata, mi è venuta la gastrite. Parimenti, non proclamo acriticamente l’equazione locale/paesano/nostrano/tradizionale/tipico=genuino, perché spesso in questi prodotti si utilizzano in piena legittimità e legalità materie prime ‘sofisticate’ (grassi vegetali idrogenati, margarina, destrosio, maltodestrine, olio semplicemente d’oliva quando non addirittura di sansa, farine scadenti, ecc.).
Il famoso fornaio è, a quanto mi dicono, un bravo ragazzo onesto lavoratore che, coinvolto suo malgrado (l’idea non è partita da lui) in questa trovata, fa bene a viversi, divertendosi, questa bella esperienza.
Non voglio convincere nessuno, ma i fatti stanno così. Purtroppo.
Clara ha scritto:
Non voglio convincere nessuno, ma i fatti stanno così. Purtroppo.
Magari non ancora il convincimento, ma lei ha sicuramente catturato la mia piena attenzione; pertanto mi corregga, laddove non avessi beninteso il senso del “purtroppo” finale (i corsivi che seguono son parole sue):
PRO
il mastodontico MacDonald’s di Altamura, i cui panini le procuravano dolori gastrici ad ogni visita, ha chiuso i battenti poiché ipertrofico: abbastanza frequentato ma non a sufficienza, occupava una superficie sconfinata, in centro, con un affitto elevatissimo.
PER CONTRO
nel mastodontico MacDonald’s almeno l’igiene era garantita; i lavoratori avevano un contratto, venivano pagati regolarmente e non erano sfruttati lavorando più del previsto.
PRO
si son accese le luci della ribalta sul esercizio commerciale del fornaio dirimpetto, bravo ragazzo onesto lavoratore coinvolto suo malgrado (l’idea non è partita da lui) in questa trovata. La sua concorrenza commerciale non ha fattivamente inciso, in merito alla chiusura del succitato MacDonald’s; nondimeno però, fa bene a viversi, divertendosi, questa bella esperienza.
PER CONTRO
pane e focaccia di Altamura, cosiddetta “città del pane”, non meritano appieno le luci della ribalta: lasciamo perdere la qualità di certi prodotti da forno venduti in alcune panetterie (compresa quella del piccolo fornaio) [...] spesso in questi prodotti si utilizzano, in piena legittimità e legalità, materie prime ‘sofisticate’ (grassi vegetali idrogenati, margarina, destrosio, maltodestrine, olio semplicemente d’oliva quando non addirittura di sansa, farine scadenti, ecc.)
…
Ho beninteso tutto quanto, in merito a quel “purtroppo”?
Caro Massimo,
il tuo commento sul film Focaccia Blues che riprende “la teoria di certa Clara” sorprende per la vaghezza di informazioni e per le acidule argomentazioni di questa signora Clara che vorremmo almeno conoscere visto che dice di essere nata e domiciliata ad Altamura .
Vorremmo assicurarla che la vicenda a cui si ispira il film è veramente accaduta e non è stata minimamente falsata.
“la focaccia in questione” si riferisce alla tradizione gastronomica locale che di fatto ha reso vana l’iniziativa commerciale del McDonald che inizia la sua avventata avventura ad Altamura alla fine del 1999 e si chiude in maniera quasi clandestina nel 2001 e pagando il contratto stabilito con il proprietario fino al marzo 2003.
Il fast-food fu messo in crisi.
PS: il primo a parlarne fu il giornalista del settimanale 7 del Corriere della Sera (8 marzo 2003) pubblicando un servizio sul sottoscritto dal titolo Onofrio Pepe il bovet della Puglia. Certamente il fallimento del McDonald è dovuto non solo “alla focaccia” ma ad una sorta di resistenza gastronomica al cibo globalizzato. Una resistenza salutare che spero coinvolga tutti ad iniziare dalla Signora Clara.
Comunque sia viva Focaccia Blues la focaccia che unisce l’Italia.
Caro Massimo,
il tuo commento sul film Focaccia Blues sorprende per vaghezza di informazioni e per le acidule argomentazioni di questa signora Clara…
Beh ma è proprio quella, la cifra stilistica del Bernardi:
non aspetta di avere il culo parato, prima di cavalcare la notizia! Perdoni l’espressione volgarotta: è che sinora non l’avevo mai interpretata, la parte dello scheràno pro domo blog; stasera apparirò quindi un po’ impacciato, nel farlo…
In breve:
quella che lei definisce vaghezza di informazioni, io – lettore qualsiasi – la recepisco per mirabile faccia tosta: cos’ avremmo guadagnato, noialtri lettori qualsiasi, ad aver avuto un Bernardi prudente, o supplente?
E invece
un – due – tre, son appunto esempi di faccia tosta mi-ra-bi-le.
Ciò detto, per quanto riguarda lui;
starà invece poi a me, medesimo lettore qualsiasi nient’ affatto scheràno, men che meno sempliciotto (viva Focaccia Blues, la focaccia che unisce l’Italia?), a decidere di volta in volta se il Bernardi avrà sfatato un bel trailer, oppure vagheggiato ‘na tòpica acidula.
Penso di sapere chi si nasconda sotto lo pseudonimo Clara… ma è la solita gelosia strapaesana e provinciale da “AMICI MIEI”. Se vuoi ti faccio telefonare da Luca (tra l’altro non lo conoscevo neanche…). Comunque Massimo, ecco le date:
Il Mc Donalds inaugura la sua mega sede innalzando il suo totem di 18 metri a maggio del 2000.
Il 4 settembre 2001 Luca Di Gesù inaugura la sua piccola focacceria in un locale accanto al Mc Do (tra l’altro affittandolo dallo stesso proprietario dei locali del Mc Do). Sembra un paradosso: lui lo fa per “sfruttare” la notorietà del Mc Do, “così i suoi clienti passando sotto il porticato mi noteranno…” e invece accade che il 27 dicembre 2002 il Mc Do chiude interrompendo il contratto firmato per 6 anni… e ammaina il totem.
Il 29 dicembre su La Gazzetta del Mezzogiorno appare l’articolo della scrittrice giornalista Bianca Tragni che racconta la vittoria della focaccia e del pane di Altamura sul fast food.
L’8 marzo su Sette del Corriere della Sera il giornalista Antonio Calitri pubblica un lungo servizio anche fotografico sul Bovet della Puglia che poi sarei io, facendo un pò una forzatura nel senso del paragone, infatti il Mc Do non è stato battuto sul suo stesso terreno, ma da una collettività da sempre legata alle tradizioni alimentari del sud e che con la nostra Associazione http://www.amicidelfungocardoncello abbiamo valorizzato.
Poi a novembre del 2005 Giovanni Fasanella di Panorama riprende la vicende e ne fa uno storico articolo che viene notato da EWric Jozsef di Liberation che viene ad Altamura per vedere se la storia sia vera…poi arriva anche il NYTimes, la CNN, ecc. ecc. ecc.
Il film non è sulla focaccia di Di Gesù, è solo la chiave per raccontare una comunità orgogliosa e per dare un segno di ottimismo a chi non vuole arrendersi alla perdita della memoria, e la “cucina” rappresenta la stessa identità. Ed è un messaggio allo stesso Mc Do per capire che il rispetto anzi l’uso delle produzioni locali potrebbe essere accompagnata da una filosofia che non sia solo marketing e che punti al cibo salutare.
Tutto qui, raccontato con molta leggerezza ed autoironia.
P.S.
Se vuoi ti mando tutte le foto fatte all’indomani della chiusura del MC DO e alcune foto di quando il MC DO era a regime e organizzava feste di compleanno per i bimbi.
“…è un messaggio allo stesso Mc Do per capire che il rispetto anzi l’uso delle produzioni locali potrebbe essere accompagnata da una filosofia che non sia solo marketing e che punti al cibo salutare.”
A giudicare dalla vicenda del panino Ciociaro, direi che ci hanno provato, ma hanno capito male. Avvitamento.
certo che il viral marketing di McDonald’s funziona proprio bene!
proprio in concomitanza con l’uscita del film si diffondono in rete i messaggi sulla presunta non veridicità della storia di focaccia blues (scritti guarda caso sempre dalla stessa persona e su tutti i blog su cui si parla del film!).
Chi ha visto il film sa benissimo che le testimonianze raccolte sono tutte vere. Certo, è scomodo per un colosso accettare la sconfitta da parte di un semplice fornaio, ma tant’è…
Buon lavoro signora “clara” mcDonald!
[...] dopo, la segnalazione di un’altra lettrice: “Occhio, la signora Clara non esiste, è viral marketing spammato in rete [...]
No scusate, ma la signora Clara cosa vuol dire, che McDo aveva gia deciso di chiudere prima del 4 settembre 2001, quando DiGesu inauguro la sua focacceria?
Perche quella sarebbe l’UNICA prova che la focacceria non sia stata strumentale per la chiusura del Mc Do.
L’UNICA.
La signara Clara e’ per caso in possesso di ducumenti o circolari private del McDo che indichino questo?
Quello che a voi sfugge è che ad Altamura, di attività commerciali come quella di Digesù ce ne sono tantissime e ne aprono sempre di nuove. Siamo la città del pane e vengono addirittura dai paesi vicini a comprare i nostri prodotti da forno (pane, focacce, biscotti). Digesù, in queste condizioni di così elevata concorrenza, che fatturato avrebbe dovuto fare per far fallire il fast food? Adesso sarebbe milionario. In tutta onestà, ammetteva già nel gennaio del 2006 che il mcdonald’s avrebbe chiuso anche senza di lui (vedi questo blog: http://trashfood.com/2006/01/digesu_batte_mcdonalds_1-0.html lui è l’ultimo della serie).
Perciò non è una questione di mese in più o in meno, avevano già deciso o non avevano già deciso: non viviamo in una metropoli, ma neanche in un villaggio dove c’è solo il fast food e Digesù, come uniche alternative. La strumentalità è altrove.
Voler far credere, poi, che i nostri ragazzi siano tutti dei piccoli gourmet che stanno attenti alle calorie e alla qualità di quello che mangiano, suvvia, non succede da nessuna parte. Questa tanto sbandierata cultura del cibo sano, tra i giovani, non c’è. Non siamo meno globalizzati che da qualunque altra parte. La televisione esiste anche da noi. Se i giovani (target di riferimento!) hanno snobbato mcdonald’s è solo perché avevano abitudini (alimentari e non) diverse, che si erano ormai radicate in tanti anni; frequentano un altro tipo di locali con altre caratteristiche: musica ad alto volume, luci soffuse, avventori omogenei (niente adulti o bambini tra i piedi), quello che si mangia per loro non è importante, purtroppo (capito il senso, CostaBrava?).
Per vostra informazione, ad Altamura è andata male anche ad un ristorante cinese.
Se non lo avete fatto vi invito ad andare a vedere cosa c’è scritto in questo periodico on-line della nostra città, di come commentò l’apertura, la chiusura (non si fa cenno a Digesù) e come ci tenne poi a chiarire che la storia della chiusura del mcdonald’s di Altamura era diversa da come la si raccontava:
http://www.notizie-online.it/archivio/mcdonald-rsquo-s-sbarca-nella-citt-agrave-del-pane-e-del-salotto.html
http://www.notizie-online.it/archivio/commercio.-due-quot-grandi-quot-chiudono.html
http://www.notizie-online.it/economia/mcdonald-ad-altamura-ecco-come-ando-davvero.html
Adesso teniamoci questo simpatico film, che trae spunto da una boutade di questo ‘Sette in un colpo’, che resterà famoso come ‘l’uomo che riuscì a far credere al mondo che…’. Lo studieranno nelle Università e magari il settimanale del Corriere della sera gli dedicherà un altro articolo nel quale lo definirà l’Orson Welles della Puglia. Potrà guardare il bravo Cirasola dall’alto in basso.
P.S. spam sarà tua sorella!
Io sono d’accordo con la Clara. Non abito ad Altamura, ma l’ho frequentata un po’ e in diversi anni. Guarda caso sono anche capitato una volta nel famigerato Mc (solo perchè con 2 figli sulle spalle, a volte per svariati motivi è la soluzione più comoda) e ne sono uscito schifito per la pessima qualità sia del servizio che del cibo. Nel resto della città e in generale in tutta la zona si mangia bene ma non è certo la patria del cibo genuino. Spesso si mangia a prezzi molto molto inferiori di come siamo abituati noi nel centro nord e forse anche questa è una bella differenza. A bologna nei Mc si mangia con meno di 10€, cosa che non riesci a fare nemmeno nei baretti di periferia.
Questa è la classica storia montata ad arte per puro e semplice sciacallaggio. Possibile che non ve ne rendiate conto???
Secondo me il Mc ha chiuso perchè fa schifo come nel resto del mondo (e magari lì faceva anche più schifo), però ad Altamura non aveva nemmeno il vantaggio dei prezzi bassi e al contrario un sacco di concorrenza.
I miei cinque centesimi…:
diversamente da quanto sostenuto da Clara, qui a Bari, e provincia, come ci si può rendere conto passeggiando all’ora di pranzo, la focaccia è quotidianamente consumata da migliaia di ragazzi e adulti (leggere che sarebbe ‘ignorata’ dai ragazzi è sinceramente surreale);
sicuramente, è vero che, qui come altrove, anche i fast food possono avere mercato, alquanto limitato però, stando ai fatti: è altrettanto vero, infatti, che, come descritto nella storia di Focaccia blues, e come si può facilmente verificare sul posto, esistono e prosperano centinaia (letteralmente) di panifici (che vendono focaccia, per l’appunto), mentre, in una città che ospita – con gli studenti – non meno di 400.000-500.000 persone, esiste, a fronte di quelle centinaia di panetterie, un solo McDonald (e nessun esponente di altre catene, ad eccezione di Spizzico, che, peraltro, vende pizza). Mi sembra un dato inoppugnabile (p.s.: è altrettanto significativo, forse, che altre due sedi, in verità piuttosto piccole, di McDonald esistano solo all’esterno della città presso due centri commerciali).
Sicuramente, le ragioni sono state già ben esposte da altri commentatori: la focaccia costa poco, è buonissima, e riduce notevolmente il mercato disponibile per la catene di fast food. Poi, che sia stato il singolo panettiere o, più probabilmente, il tessuto formato da decine (Altamura) o centinaia (Bari) di luoghi tradizionali in cui mangiare focaccia, a rendere poco remunerativo il business del fati food ha poca rilevanza: il senso è il medesimo.
Ricetta per un film dal sicuro successo:
Focaccia alla bufala
[...] Focaccia Blues. La storia del fornaio di Altamura che fece chiudere McDonald’s ha già fatto il giro del mondo qualche anno fa. Ora è uscito il film, ispirato a questa storia, e su internet circolano diverse versioni di questo racconto, sicuramente molto “romantico” ma negli anni è stato alquanto romanzato dal passaparola. Dal passaparola ora siamo arrivati alla dietrologia. [...]
[...] o meno ci sono dei dubbi.Se volete abbandonarvi ad essi, vi rimando all’articolo apparso su Dissapore qualche mese fa. Vera o falsa, sembra proprio che il film meriti una visione . Indovinate [...]
[...] o meno ci sono dei dubbi.Se volete abbandonarvi ad essi, vi rimando all’articolo apparso su Dissapore qualche mese fa. Vera o falsa, sembra proprio che il film meriti una visione . Indovinate [...]